Nel 2025, sono crollati ulteriormente i costi dei sistemi di accumulo. Al contrario, dopo anni si è invertita la tendenza per fotovoltaico e solare. e i costi delle tecnologie chiave per la transizione energetica hanno mostrato segnali contrastanti. È quanto emerge dal rapporto “Levelized Cost of Electricity 2026” di BloombergNEF, che analizza l’andamento del “costo livellato” dell’energia a livello globale. Con Lcoe si intende l’indicatore che misura quanto costa produrre un megawattora (MWh) di elettricità con una determinata tecnologia lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto.
Il dato più rilevante del rapporto riguarda l’accumulo. E non solo per lo sviluppo della tecnologia. Ma soprattutto perché, in combinata con il solare, le batterie rappresentano l’alternativa che permetterà di accelerare l’abbandonare dei combustibili fossili. Nel dettaglio, i costi delle batterie hanno toccato nuovi minimi storici. Al contrario, fotovoltaico ed eolico – sia a terra sia in mare – hanno registrato un aumento rispetto al 2024. Interrompendo la tendenza al ribasso che aveva caratterizzato gli ultimi anni. Secondo gli analisti, per gli impianti che sfruttano sole e vento per produrre energia elettrica, pesano vincoli nelle catene di approvvigionamento, minore qualità delle risorse in alcuni progetti e riforme di mercato nella Cina continentale.
Le rinnovabili rimangono la tecnologia più economica
Nonostante l’inversione di tendenza, le rinnovabili restano le tecnologie più economiche per nuova capacità in gran parte del mondo. Il fotovoltaico ad asse fisso ha raggiunto nel 2025 un Lcoe medio di 39 dollari/MWh, in crescita del 6% su base annua. Il costo dei moduli si è mantenuto stabile a 0,09 dollari/W (hardware), ma l’aumento dei tassi di finanziamento ha inciso sul risultato finale. Il calo dei costi delle batterie sta intanto favorendo l’integrazione tra solare e accumulo: nel 2025 sono stati installati 87 GW di impianti fotovoltaici co-localizzati con storage, con un Lcoe medio di 57 dollari/MWh.
Sul fronte eolico, l’onshore ha registrato un costo medio globale di 40 dollari/MWh (+2%), mentre l’offshore è salito a 100 dollari/MWh (+12%). La dinamica è però differenziata: al di fuori della Cina l’eolico a terra ha visto un calo del 4%, ma l’aumento dei costi nel mercato cinese – legato allo sviluppo di siti con minore ventosità – ha spinto verso l’alto la media globale.
Rinnovabili, missione compiuta dal governo: eolico e solare in calo
I costi delle centrali a gas sono saliti ulteriormente
Per l’eolico offshore, i colli di bottiglia nelle forniture hanno determinato aumenti nei principali mercati. Nel Regno Unito, il costo dei nuovi progetti finanziati è oggi superiore del 69% rispetto al 2020. E, secondo BloombergNEF, resterà elevato almeno fino alla fine del decennio. Anche la generazione termoelettrica ha registrato rincari. L’Lcoe delle centrali a gas a ciclo combinato è salito del 16%, raggiungendo i 102 dollari/MWh: il livello più alto dal 2009 nel database Bnef.
Nonostante questi aumenti, fotovoltaico ed eolico risultano le fonti più economiche per nuova produzione elettrica in mercati che rappresentano circa l’80% della generazione globale. In forte crescita rispetto al 37% del 2020. In molte aree – tra cui Cina, India, Europa e America Latina – le rinnovabili sono competitive non solo rispetto a nuovi impianti fossili, ma anche rispetto ai costi operativi di parte della capacità esistente.
Le previsioni indicano ulteriori riduzioni dei costi entro il 2035: -30% per il solare, -25% per l’accumulo, -23% per l’eolico onshore e -20% per l’offshore. Un segnale che, nonostante le tensioni sulle filiere e il contesto finanziario più oneroso, la traiettoria di lungo periodo resta orientata verso una progressiva competitività delle tecnologie pulite.



leggere questo report completo richiede un abbonamento a Bloomberg, però in rete si trovano un paio di immagini “anteprima” di grafici
=== GRAFICO
andamenti costo di varie fonti rinnovabili e non
https://www.pv-magazine.com/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-23-at-09.55.19.png
=== GRAFICO (in prestito da un sito “amico”)
con aggiunto il costo medio astronomico del nuculare di nuova costruzione convenzionale (258 €/MWh) o ancora peggio SMR (404 €/MWh):
https://www.qualenergia.it/wp-content/uploads/2026/02/qualenergia-it-grafico-bnef.jpg
=== COSTO MEDIO e COSTO IN OCCIDENTE
Bloomberg ci ricorda che le fonti di energia hanno costi diversi a seconda di dove vengono realizzzate, per il nuculare convenzionare gli impianti in Cina o Medio Oriente abbassano la media di costo, mentre quelli in occidente alzano la media di costo, in € attuali sono stimati a oltre 300 €/MWh
https://i.guim.co.uk/img/media/087f87dc3632acedfe3190f014b4f0e84c5b26a1/0_0_902_801/master/902.jpg?width=1140&dpr=2&s=none&crop=none
Spiace che nell’articolo non si facciano numeri ma solonperce tuali.
Il tema vero dell’accumulo è se l’energia totale fornita nella vita utile dell’accumulo costa più o meno che comprarla dalla rete.
A quanto ne so io i prezzi dell’accumulo attuali sono ancora troppo alti perché sia conveniente rispetto all’acquisto dalla rete.
Ma ha letto l’articolo?
Io leggo:
“…Il fotovoltaico ad asse fisso ha raggiunto nel 2025 un Lcoe medio di 39 dollari/MWh…”
“…Il costo dei moduli [fotovoltaici] si è mantenuto stabile a 0,09 dollari/W (hardware)…”
“…Sul fronte eolico, l’onshore ha registrato un costo medio globale di 40 dollari/MWh (+2%), mentre l’offshore è salito a 100 dollari/MWh (+12%)…”
Che numeri cercava lei?
considera che:
– l’articolo parla dei prezzi delle “rinnovabili utilility”, cioè grandi impianti fotovoltaici, eolici e di accumulo energia progettati per produrre molta energia e a costo più basso possibile, per immetterla in rete
– le “rinnovabili per autoconsumo”, cioè impianti fotovoltaici ed accumuli di piccola taglia (per le abitazioni) o media (per le aziende) sono un’altra categoria, con prezzi unitari un po’ più alti e valuzioni caso per caso sulla convenienza