Rinnovabili, missione compiuta dal governo: eolico e solare in calo

rinnovabili

!

Frenano le nuove installazioni di rinnovabili nel 2025: Il fotovoltaico ha avuto in calo del 5%, mentre l’eolico è calato ancora di più, con minori installazioni pari all’8%. Si sono così materializzati tutti i timori denunciati da quando si è insediato il governo Meloni, i cui provvedimenti non sono stati favorevoli alle rinnovabili.

Mentre l’Europa continua a correre nella crescita delle energie rinnovabili, l’Italia schiaccia il perde sul freno. Nonostante il nostro Paese abbia le bollette più alte dell’energia in Europa, che pesano si famiglie e imprese, il governo continua a puntare sul gas naturale per la produzione di elettricità. E non punta con convinzione sulle rinnovabili. Connesse con lo sviluppo delle batterie, potrebbero garantire prezzi inferiori.

Restrizioni sulle installazioni e aste in ritardo

Non hanno aiutato i provvedimenti del governo di centrodestra, dal decreto aree idonee al decreto Agricoltura, nonché il rallentamento nella semplificazione delle procedure per il rilascio dei permessi. Solo nell’ultimo anno sono arrivatele prime aste per le rinnovabili innovative e di sistemi di accumulo.

Rinnovabili, il 91% dei progetti più economico delle centrali a fonti fossili

Per la prima volta negli ultimi dodici anni – esclusa la parentesi del 2020 segnata dalla pandemia – la crescita del fotovoltaico in Italia rallenta. Nel 2025 i nuovi impianti solari sono diminuiti complessivamente del 5%, delineando un mercato che procede ormai a due velocità. Da un lato continuano a crescere i grandi impianti, sostenuti dagli investimenti degli operatori industriali e dei fondi infrastrutturali, con un aumento del 15%. Dall’altro, frenano bruscamente le installazioni di piccola e media taglia: quelle residenziali calano del 32% con la fine del superbonus, mentre scendono del 26% gli impianti al servizio di stabilimenti industriali e aree commerciali.

Il quadro emerge dal rapporto diffuso da Italia Solare, che ha elaborato i dati Terna relativi al 2025. Una dinamica che, secondo il presidente dell’associazione Paolo Rocco Viscontini, ha effetti concreti su famiglie e imprese: la minore diffusione degli impianti distribuiti riduce la capacità di difendersi dalle oscillazioni dei prezzi dell’energia elettrica. Se la crescita dei grandi impianti contribuisce alla riduzione dei prezzi all’ingrosso, il passaggio atteso dal Prezzo unico nazionale a quello zonale rischia di concentrare i benefici soprattutto nel Sud del Paese dove questi impianti sono prevalentemente localizzati.

Le rinnovabili, per la prima volta, producono più energia di gas e carbone

I dati regionali confermano una forte spaccatura geografica. Il Nord registra un arretramento significativo, con la Lombardia a -19%, l’Emilia-Romagna a -10%, il Veneto a -7% e il Piemonte a -5%. Al contrario, il Mezzogiorno mostra una dinamica opposta, trainata dall’impennata della Sicilia (+81%), seguita da Puglia (+24%) e Calabria (+21%).

Si allontanano gli obiettivi del PNIEC per il 20230

Anche l’eolico mostra segnali di rallentamento. Nel 2025 la nuova capacità installata si è attestata a circa 563 MW, in calo dell’8,1% rispetto all’anno precedente. A fine anno la potenza eolica complessiva in esercizio ha raggiunto 13.629 MW, ben al di sotto dell’obiettivo intermedio di 15.823 MW fissato dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC). Il traguardo al 2030 – 28.140 MW – appare sempre più difficile da raggiungere, anche alla luce dei ritardi accumulati dall’eolico offshore.

Nel corso dell’anno sono entrati in esercizio 55 nuovi impianti eolici, contro gli 83 del 2024. La capacità installata resta fortemente concentrata in pochi territori: sei regioni del Sud rappresentano il 91% del totale nazionale, con la Puglia in testa, seguita da Sicilia, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna. Nel 2025 l’eolico ha prodotto 21,4 TWh, coprendo il 6,9% della domanda elettrica italiana, ma con una flessione del 3,3% rispetto all’anno precedente. Un andamento che, nel complesso, evidenzia la distanza crescente tra i target climatici e il ritmo effettivo di sviluppo delle rinnovabili.

Visualizza commenti (13)
  1. Invece di sproloquiare di nucleare Pichetto Fratin farebbe bene ad incentivare la produzione elettrica mediante una risorsa inesauribile, non inquinante e gratuita, quale è il geotermico avanzato…ma questo richiederebbe almeno la comprensione dell’argomento.

  2. Che paura avete? Il ministro Fratin ha detto che entro il 2030 saranno pronti i primi reattori nucleari. Adesso sono un attimo presi dalle olimpiadi, ma come finisce il torneo di Curling si parte, garantito !

    1. studio di fine 2025, simula diversi mix energetici per l’Europa intera e per i suoi singoli paesi
      https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0196890425009239

      — mix 100% rinnovabili – scenario E – 55 €/MWh
      — mix 80% rinnovabili e 20% nuculare – scenario D – 105 €/MWh

      — scenario E – 55 €/MWh
      mix 100% rinnovabili ipotizzando solo fotovoltaico + eolico + batterie + accumuli stagionali chimici (tramite elettrolizzatori); è una ipotesi volutamente peggiorativa senza idroelettrico, biomasse, biometano

      GRAFICO costo elettricità previsto nei singoli paesi europei, tra 35 e 70 €/MWh; il costo è suddiviso nelle sue componenti, tra cui le batterie (colore marrone) e gli accumuli stagionali chimici (colore verde)
      https://ars.els-cdn.com/content/image/1-s2.0-S0196890425009239-gr6_lrg.jpg

      — scenario D – 105 €/MWh
      aggiungere una quota di 20% di nuculare di nuova costruzione causerebbe un forte rialzo del prezzo finale medio complessivo dell’elettricità; l’aumento di costo è consistente per le alte spese fisse associate alle centrali e per la rigidità del loro funzionamento, che si integra poco con le esigenze di flessibilità del resto del mix

      1. Carlo Ombello

        Penso che Gio stesse ironizzando! Chiunque non intaschi mazzette dalla lobby nucleare sa che quella fonte non andrà da nessuna parte. Nel tempo che i nuovi reattori SMR saranno progettati e costruiti (?), il solare in Italia sarà oltre il 50% della domanda elettrica italiana.

  3. Carlo Ombello

    A salvare l’Italia sarà ancora una volta la spinta dell’Unione Europea, che forzerà qualsiasi governo in carica a non guardare dall’altra parte. Indipendentemente da questo, il fotovoltaico continuerà comunque a trainare la crescita rinnovabile, ormai puramente grazie ai bassi costi. L’eolico dovrà puntare sull’offshore per eliminare le polemiche paesaggistiche e assicurare un buon “capacity factor”. Lo scacco matto sono le batterie (in particolare al sodio nel lungo termine), che aiuteranno l’Italia ad affrancarsi dal dominio del gas nel determinare il prezzo dell’elettricità, garantendo ulteriore spazio al fotovoltaico dispacciabile nei picchi serali. Tra oggi e il 2030 la spallata al fossile arriverà con o senza governi favorevoli, con buona pace dei detrattori.

  4. Articolo un po deludente e semplicistico. Il calo delle nuove installazioni di fotovoltaico sono dovute ai minori impianti domestici, e non e’un caso: e’ la fine del superbonus. Che e’ staro un enorme furto al.paese, ina delle peggiori cose fatte in Italia dal punto di vista economico. E guardacaso, una dimi uzione di sussidi. Il che di.ostra anche come i co ti sulla.economicota’ delle fonti sostenibili sia fatto al lordo dei sussidi, che e’ metodoligicamente disonesto. Su eolico, come scrive l’aeticolo, la diminuzione e’ dovuta un po ai decreti – che stanno pero’ ponendo um fremo qnche allo scempip dei grandi impianti, e jn po all’offshore, che cala se.olicemente perche’ fortemente antieconomico ( costo medio dell’e efgia prodotto 200$/Mwh). Purtroppo la transizione eneegetica non.si puo fare SOLO con fotovoltaico e eolico (esistono innumerevoli studi che lo.dimostrano nero su bianco) ma i fautori delka transizio e sono anche ideologicamente schierari contro la pii importante e pulita finte energetica che abbiamo a disposizione, il nucleare, il cui .mancato utilizzo, grazie a due referendum farlocchi, ha prodotto centinaia di migliaia di morti e miliardi di tonnellate di CO2 che potevamo evitare.

    1. Da cittadino a cittadino, sui 2 referendum le posso dire che sul primo ero da poco maggiorenne e votai pro-nucleare perché mi sembrava assurdo smantellare tutto.
      Sul secondo ho votato no, semplicemente perché una volta smantellato il tutto sono prevalse le ragioni di sicurezza e costi nettamente inferiori ai benefici che avrebbe portato la produzione da nucleare.
      Oggi che ho superato il mezzo secolo di vita, pur riconoscendo il valore scientifico, continuo ad essere non d’accordo alla reintroduzione del nucleare.
      Di motivi ce ne sono tanti, tra quelli da tenere da conto abbiamo: 1. saremo dipendenti da forniture di paesi come Russia, Stati Uniti e Cina per i combustibili da fissione di Uranio,, 2. le riserve di uranio in base alle valutazioni non basteranno per il prossimo secolo con le attuali centrali a fissione (a maggior ragione perché investire nel nucleare incrementando i consumi per avere un margine operativo di al massimo 30 anni?), 3. ma non ultimo, per quel che se ne dica il nucleare costa a costruirlo, costa operativamente e soprattutto per smantellarlo, in più non ha la flessibilità operativa che può dare l’accoppiata FER (fotovoltaico, eolico, idroelettrico e BES), ricordo infatti che le centrali a fissione funzionano +/- a regime fisso e non seguono l’andamento della richiesta. Cosa che può essere gestita con le FER. Anche perché, come da più parti si fa presente, usare le FER per produrre H2 da accumulare o produrre metano sintetico da usare in centrali termoelettriche per i periodi invernali o notturni è molto più conveniente e gestibile.

    2. per chi non è in preda ai fumi dell’alcool:

      — la quasi totalità di studi recenti, diciamo dal 2023 in poi, prevede e simula futuri mix energia 100% rinnovabili, con FTV, eolico, accumuli e altre componenti

      — impianti rinnovabili utility cioè di grande taglia, da tempo non necessitano di incentivi perchè producono energia a pochi cents al KWh, vengono installati con investimenti privati, senza un soldo pubblico

      — superbonus pessimo ma non centra con le rinnovabili

      — nuculare in occidente è obsoleto per costi spropositati, tempi lunghissimi, filiera sporca.. in America+Europa in 30 anni hanno fatto 5 reattori.. è roba da archeologia industriale o youtubers nostalgici

      — l’idea stramba di Fratin e compagni di furberia di mettersi a costruire in italia per 30 anni 10 miseri GW di quelle pentole radioattive vecchie e costosissime equivarrebbe a un furto all’erario pari a circa DUE superbonus

      1. Le nazioni europee più evolute di noi (Germania, Spagna, Francia ad es, ) spingono forte su F.E.R. + B.E.S.S. e devono anche ammodernare velocemente le reti; noi, invece, ci muoviamo in concorrenza con la Grecia su stare tenacemente attaccati alla canna del gas (GNL) specie se U.S.A.

        https://www.reuters.com/business/energy/greek-joint-venture-seeks-20-year-us-lng-deal-strengthen-southern-europes-gas-2026-02-06/

        https://www.reuters.com/business/energy/france-set-out-ambitious-electrification-drive-this-week-2026-02-09/

        per gli svedesi è evidente che senza forte partecipazione statale (con le tasse… che pagano, da noi, i soliti noti .. e più poveri ! ) il nucleare Non è fattibile

        https://www.reuters.com/sustainability/climate-energy/swedish-nuclear-plans-need-direct-state-investment-vattenfall-says-2026-02-05/

        A proposito di nucleare, il governo americano al momento le sta tentando tutte per trovare qualche stato che si “sacrifichi” ed accetti un deposito definitivo per le scorie nucleari attuali e future…

        Almeno in Europa ci son Svezia e Finlandia che han già “svolto il compitino” (mentre nella terremotata, franosa e comunque povera Italia è “mission impossible” far qualcosa di efficace e duraturo..

        https://energiaoltre.it/la-svezia-costruira-un-deposito-per-mettere-in-sicurezza-i-rifiuti-nucleari-per-100-000-anni/

        1. il deposito finlandese sarà forse sicuro per i primi 80 anni, dopodichè anche i sofisticati contenitori in rame proposti cedono e con le scorie che durano 100.000 anni non so se prima o poi l’acqua raggiunge il deposito e si inquina una faglia idrica.. nel caso dovranno riscavare fuori tutto come è previsto di dover fare nel deposito tedesco di Asse non appena capiranno come fare

          poi c’è un discorso di costi e di capienza.. il depositi finlandese ha capienza per 6500 tonnellate delle scorie

          ma per ogni 1 tonnellata di uranio arricchito che fa da carburante e poi diventa scoria ad altissima radioattività e durata 100.000 anni, a valle accumuli 10 tonnelate di (esafluoruro di) uranio impoverito UF6; è solo debolmente radiattivo ma è altamente tossico chimicamente.. anche questo viene conservato depositi di superfice sorvegliati e solo in piccola parte viene “smaltito” facendo proiettili.. anche questo andrebbe sotterrato bello profondo e lontano da faglie idriche

          https://www.robertharding.com/preview/857-13836/aerials-paducah-gaseos-diffusion-plant-ky-cylinders-depleted/

          ci sono almeno 1.100.000 tonnellate di UF6 e nei depositi crescono ogni anno.. hai voglia a scavare buchi.. e ogni deposito geologico profondo costa mi pare sui 70-100 miliardi, più altre spese fuori misura per la logistica per trasportare i rifiuti sul posto

          il deposito progetto americano di Yucca Mountain mi pare sia stato abbandonato quando si accorsero che i costi della logistica per postare li i rifiuti erano fuori scala

          allora avevano deciso di usare le piscine esterne delle centrali anche dismesse come deposito delle loro scorie, cosi rimandano anche i costi lo smantellamento.. questa sarebbe la filiera “pulita”

          prima di Trump, ci fu un Bush ( e un Cameron e un Berlusconi) che a soldi pubblici e politica (e accordi lobbistici) cercarono di forzare un’onda di nuove centrali nei primi anni 2000, quando erano già obsolete, all’epoca per colpa delle centrali a metano. e fini malissimo.. ora dopo 20 anni, quando sono obsolete perché abbiamo rinnovabili e accumuli, ci riprovano a piazzare la “sola”,
          approfittando di un onda di governi di destra compiacenti a spendere soldi pubblici.. un enorme debito che poi sviluppa su decenni

          1. è abbastanza chiaro che col “nuculare” ci fregano soltanto soldi (in costruzione prima e mantenimento poi) senza alcun reale beneficio sul funzionamento delle reti o sul ribasso dei prezzi, anzi !!
            purtroppo ora che ci riavviciniamo alle elezioni dovremo sorbirci la continua “spinta” del ritornello nucleare a tutti i livelli (le “finestre di Overton” ormai son spalancate ! i cervelli molto meno.. )

    3. Stai facendo l’imitazione del ministro Adolfo Urso come Crozza? Quando hai scritto “20% nuculare” mi hai fatto ridere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Articolo Precedente

Africa e mobilità elettrica: da Nigeria e Marocco una spinta al cambiamento

Articolo Successivo

Tesla FSD “sotto esame”: promosso alla guida, ma bocciato per la patente

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Abbonati alla nostra newsletter e resta aggiornato.
Seleziona i tuoi interessi:
No spam e zero emissioni garantiti!