Distributori green. Sarà obbligatorio, dal 2028, che ogni impianto di distribuzione carburanti offra almeno un vettore energetico alternativo: una colonnina di ricarica elettrica oppure una pompa per biocarburanti. Per chi rottama le pompe diesel e benzina e passa all’elettrico ci sono 112 milioni, incentivo al 50% e fino a 60 mila euro. Questa è una delle misure contenute nella bozza — ancora suscettibile di modifiche — del nuovo DDL Concorrenza, che il Governo punta ad approvare entro luglio. Resta da capire se la misura sarà davvero una leva utile per la mobilità elettrica.
Dal 2028 autorizzazioni solo con carburanti alternativi
Nella bozza che abbiamo letto si prevede, in particolare l’ Art. 1-bis dedicato “Requisiti oggettivi per il rilascio delle nuove autorizzazioni” che «a decorrere dal 1° gennaio 2028 non possono essere rilasciate autorizzazioni per impianti che non prevedano la distribuzione di almeno un vettore energetico per autotrazione alternativo ai combustibili fossili».
Quale il vettore alternativo? Il riferimento è il regolamento (UE) 2023/1804, in particolare l’articolo 2 numero 4 dove la definizione è ampia e comprende diverse opzioni:
1. Energia elettrica
2. Idrogeno
3. Ammoniaca
4. Combustibili da biomassa
– Inclusi:
• biogas (gassoso o liquefatto),
• biocarburanti avanzati,
• combustibili sintetici rinnovabili.
5. Gas naturale
– In forma gassosa: GNC (gas naturale compresso)
– In forma liquefatta: GNL (gas naturale liquefatto)
– Comprende anche biometano liquefatto o sintetico, secondo la definizione di “metano liquefatto”.
6. Gas di petrolio liquefatto (GPL)
– Considerato combustibile alternativo per veicoli stradali.

È evidente che l’obbligo non garantisce automaticamente la presenza di una colonnina elettrica in ogni impianto, ma la rende molto probabile: dal 2028 ogni distributore dovrà offrire almeno un carburante alternativo. Se il gestore non rispetterà questa regola, perderà l’autorizzazione a operare.
Finanziamenti fino a 60mila euro per chi si converte
Nel disegno di legge si sottolinea che per favorire la decarbonizzazione dei trasporti, gli impianti di benzina, gasolio, GPL e metano situati nei centri abitati che entro il 31 dicembre 2028 si trasformano in stazioni di ricarica elettrica (almeno 90 kW per infrastruttura) oppure in impianti di distribuzione di biocarburanti possono ottenere un contributo pubblico.
Il contributo è previsto per il 2028, 2029 e 2030 (37 milioni per ciascuno dei primi due anni, 38 milioni per il terzo) e copre fino al 50% delle spese, con un tetto massimo di 60.000 euro. Sono finanziabili sia le spese di dismissione dell’impianto tradizionale sia quelle per installare le nuove infrastrutture (colonnine, connessioni alla rete, cabine elettriche, accumuli, impianti per biocarburanti).
Nelle aree interne deve restare il carburante tradizionale
Per gli impianti nelle Aree interne, il contributo è riconosciuto solo se si aggiunge una ricarica elettrica o un impianto di biocarburanti senza eliminare i carburanti tradizionali. In questo caso il tetto massimo scende a 30.000 euro. Insomma si vuole conservare un presidio in territori dove i servizi, non solo elettrici, sono scarsi.

Come si legge nella bozza: «La ripartizione dell’agevolazione fra le diverse voci di spesa ammissibili è flessibile ed è decisa dal beneficiario, fermi il raggiungimento dell’obiettivo di dismissione di un impianto di distribuzione carburanti e la realizzazione di una correlata stazione di ricarica veloce di veicoli elettrici».
Attenzione: se nelle aree interne è obbligatoria la distribuzione dei carburanti tradizionali, le stazioni convertite all’elettrico e destinatarie del contributo «sono compatibili esclusivamente con l’installazione di altri vettori energetici alternativi ai combustibili fossili». Il riferimento è l’elenco che abbiamo pubblicato sopra.
Chi finanzia la conversione? Le aste 2026 delle quote di emissione di C02
Sono previsti anche degli indennizzi finanziati grazie alle aste 2026 delle quote di emissione di CO2 e presenti nel “Fondo per la trasformazione della rete carburanti verso la mobilità green” che prevede 40 milioni per ciascuna delle tre annualità. Chi passa al green ha diritto anche un «un bonus volumetrico del 10 per cento, fermo restando il rispetto delle disposizioni in materia di distanze minime tra edifici e distanze minime di protezione del nastro stradale».
I distributori di benzina, gasolio, GPL e metano devono informare i clienti quando offrono biocarburanti, evidenziandoli chiaramente nel punto vendita. «Devono inoltre segnalare la presenza di altri carburanti alternativi di nuova generazione, come idrogeno rinnovabile o e‑fuels. L’obiettivo è sensibilizzare gli utenti verso soluzioni che riducono le emissioni nei trasporti». Tutto bene? Avere più prese è sicuramente un passo avanti. Ma se vogliamo davvero far crescere la ricarica pubblica — e convincere chi non ha un posto auto privato o aziendale a passare all’elettrico — servono tariffe più accessibili, non solo più colonnine.
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