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Riciclo delle batterie, in Europa ci penserà Reneos

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riciclo delle batterie

Belgio, Paesi Bassi, Germania, Italia e Norvegia hanno ceato Reneos, la prima piattaforma europea per la raccolta e il riciclo delle batterie agli ioni di litio. Per l’Italia è presente Cobat, la storica piattaforma che da oltre 30 anni si occupa di riciclo di qualsiasi tipologia di accumulatori.

riciclo delle batterie

Soluzione “chiavi in mano” per l’automotive

Il network Reneos  si occuparà delle batterie utilizzate per i veicoli elettrici, per lo storage di energia domestico e per le applicazioni industriali. Nasce per far fronte all’imminente boom delle auto elettriche. L’uso delle batterie nella mobilità elettrica ha portato ad un aumento esponenziale dei volumi di produzione di accumulatori nell industria dell’automotive. Per supportare un’industria organizzata su scala europea e globale, era necessaria una organizzazione altrettanto articolata a livello internazionale, che offrisse  soluzioni “chiavi in mano”.

I cinque partner del Network Reneos

Reneos metterà a frutto l’esperienza dei suoi partner nazionali per garantire il trasporto sicuro e lo stoccaggio di batterie esauste e danneggiate. Nonchè l’eventuale riutilizzo della second life o l’avvio al riciclo. Oltre a Cobat, fanno parte di Reneos la belga Bebat, la tedesca GRS Batterien, la norvegese BatteriRetur, l’olandese Stibat.

In arrivo il regolamento Ue

Reneos anticipa le direttive del nuovo regolamento europeo sulle batterie sostenibili. Il provvedimento, presentato una settimana fa dalla Commissione europea, dovrà ora essere sottoposto a Parlamento e Consiglio per essere approvato. Attiverà requisiti molto stringenti di sostenibilità per ogni tappa della value chain delle batterie, fine vita compreso.

«Riunendo i massimi esperti  – dichiara Philippe Celis, CEO of Reneos – vogliamo rendere l’Europa un vero e proprio hub di riciclo delle batterie, aumentando ulteriormente la nostra competitività rispetto all’Asia o agli Stati Uniti».

De Rocchi: “Italia protagonista”

Aggiunge Luigi De Rocchi, R&D Manageri di Cobat e membro del board di Reneos : «L’Italia è una delle best practice a livello internazionale per la gestione delle batterie al piombo e Cobat è già da anni al lavoro con il CNR per il riciclo delle batterie al litio. Oggi portiamo la nostra esperienza e il nostro know-how in un grande progetto per affrontare assieme un cambiamento epocale».

A partire da ottobre, Reneos gestisce già le batterie al litio utilizzate dal produttore di motociclette elettriche americano Zero Motorcycles.

 

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12 COMMENTI

  1. Io spero che il regolamento UE sia scritto in modo serio e non per bloccare l’arrivo dei cinesi, tuttaltro. Il conferimento delle batterie usate a Reneos dovrebbe essere obbligatorio da parte di tutti, così chi opera in Europa, anche se viene da fuori, sottosta alle stesse regole (ma invece prevedo gabole per cui non sarà così). Inoltre non ho capito se il conferimento a Reneos sarà fonte di reddito o di debito per le aziende (o i consumatori): perché da un lato Reneos fa un lavoro di smaltimento o riuso, ma dall’altro lì ci sono terre rare che possono essere rivendute e quindi hanno un valore e quindi vorrei sapere quali sono i costi/guadagni nel conferimento.

    • Oggi, Enzo, i costi di ritiro e smaltimento delle batterie sono già calcolati nel prezzo d’acquisto. Se grazie a Reneos e a tecnologie più avanzate i costi scenderanno, o addirittura il riciclo genererà dei ricavi, questo andrà a tutto vantaggio dei clienti (si spera).

  2. Come al solito i temi vengono tratta più con la pancia che con il cervello!
    Ben venga una filiera per il riciclo delle batterie al litio delle auto elettriche:
    anche se ad ora NON ed per i prossimi anni potrà rimanere SOLO sulla carta per mancanza di batterie da riciclare.
    Sarebbe invece molto più interessante ed utile conoscere le tecnologie, i costi e gli impianti attivi per il riciclo delle batterie al litio di smartphone e tablet visto che ne vengono rottamanti almeno 500 milioni di pezzi ogni anno.

    • Auguriamoci che il riciclo avvenga in paesi seri, dovessero farlo in italia saremmo a rischio di batterie in fondo al mare, sotto gli asili, nei muri degli ospedali, nei boschi o bruciate in qualche modo per dare un aiuto ai petrolieri grazie a qualche legge FI AN Lega con tanto di contributo come fonte rinnovabile (a spese nostre)………….analogamente a quanto hanno fatto nel 2002 con il petroleum coke (probabilmente il materiale più cancerogeno esistente dopo quelli radioattivi) ………che pure in India lo hanno (o lo stanno mettendo) fuori legge….e come aveva giustamente fatto il ministro Edo Ronchi qualche anno prima.

      • Nicola, leggi l’articolo e lascia perdere i luoghi comuni. L’italianissimo Cobat è fondatore di Reneos ed è all’avanguardia nel settore.

        • Massimo, l’ho letto e sono d’accordo con te, è una cosa molto bella, ma il problema è l’indole dell’italiano medio che se può fare il furbo lo fa e senza nessun problema morale, anzi se si vanta qualcuno lo ammira pure.
          Mettendo da parte le raffinerie che sono il problema principale della mia zona, abbiamo altre aziende meno pericolose che:
          – mettono i filtri appena ricevono la telefonata di preavviso dei controlli;
          – fanno arrivare di notte carichi di rifiuti liquidi da depurare per ammortizzare l’impianto che sono stati obbligati a installare (con odori assurdi e le lamentele di chi ci abita vicino trovano il muro di gomma);
          – a causa di un filtro latitante il campo di riso vicino ad un’altra azienda un bel giorno è diventato blu;
          – è capitata una perdita di liquame nel terreno e la soluzione è stata chiamare l’amico edile per fare subito una bella colata di cemento per coprire tutto (senza nessuna bonifica);
          – si è verificata una grossa perdita di polvere nera da una azienda che si è depositata su una parte del paese, il sindaco dell’epoca fece fare un articolo dove non escludeva la responsabilità dei cittadini in quanto in quel periodo (era autunno) stavano rimettendo in funzione i propri caminetti e le proprie stufe a legna!?!!?!?
          – l’acqua che viene pagata come potabile puzza sempre di zolfo e raffineria e viene detto che è una fonte termale;
          – in altro paese vicino con tanto di pozzi petroliferi sempre acqua pagata per potabile con odore analogo al quello che sento io e sempre venduta per fonte termale è stata messa in un acquario, ed i pesci sono morti tutti – il sindaco di quel paese ha giustificato dicendo che l’acqua era in forte pressione e faceva molte bollicine e non escludeva che i pesci abbiano ingerito troppe bollicine d’aria;
          Se vai al bosco trovi cataste di gomme, di batterie e di eternit.

          E ne avrei ancora da scrivere….

          • Tieni presente, Nicola, che i costruttori hanno l’obbligo di legge di ritirare e gestire le batterie auto a fine vita (e sono oggettini da 3-400 kg che non si possono smontare in garage e buttare in un cassonetto di notte)…

          • Verissimo, ma anche fusti in fondo al mare non sono oggettini.
            Il riciclo/smaltimento è un processo che nei paesi poco seri diventa problematico, spesso è oggetto di più subappalti (che vanificano la sostenibilità economica del processo) dove l’ultimo prende talmente poco che può fare solo un lavoro sporco.
            Siamo la terra dei fuochi, e non solo al sud, anche in provincia di Pavia.
            Poi io mi auguro che vada tutto per il verso giusto, ma purtroppo l’italia è uno schifo così.

          • Il kompagno Nicola ha messo il dito nella piaga e potremmo continuare in tanti qui: dalla certificazione bio che è affidata a soggetti privati in palese conflitto di interesse (pagati proprio da chi gli chiede la certificazione, per legge …) alla gestione delle scorie nucleari, che sono ancora ferme alle intemperie a prendere acqua dopo molti decenni o anche alla manutenzione delle infrastrutture critiche del paese (qualche ponte dalle parti di Genova, mi pare …). Se tu dovessi scommettere la tua casa che la gestione “all’italiana” dovesse filare liscia come l’olio scommetteresti? Tutta la stima alle aziende italiane serie che producono bene e sono eccellenze in Europa (non conosco Cobat) però, ecco, che ci sia un coordinamento e un controllo reciproco mi pare importante …

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