Riciclo batterie EV: è boom in Cina

Cina riciclo batterie

In Cina, nel 2024, il riciclo delle batterie per veicoli elettrici ha raggiunto un valore di circa 78 miliardi di dollari, mentre i materiali recuperati hanno generato ricavi per altri 90 miliardi. Numeri importanti, che raccontano la rapida maturazione di una filiera industriale strategica, spinta dall’aumento delle batterie a fine vita e da un quadro normativo sempre più stringente. 

Il dato emerge da un’analisi del Qianzhan Industry Research Institute e conferma come il riciclo sia diventato un tassello centrale della catena del valore dell’auto elettrica, in un Paese come la Cina che ha già immesso sul mercato centinaia di milioni di batterie.

Secondo le stime, entro il 2030 il valore dei materiali riciclati potrebbe superare i 280 miliardi di dollari, ridisegnando gli equilibri globali delle materie prime per l’e-mobility.

Cina riciclo batterie

Batterie a fine vita: cosa succede dopo?

Il riciclo delle batterie EV in Cina si sviluppa lungo due direttrici principali. La prima è la “second life”, ovvero il riutilizzo delle batterie esauste in applicazioni meno gravose, come sistemi di accumulo stazionario. La seconda è il recupero dei materiali, che consente di estrarre metalli strategici come litio, nichel, cobalto e manganese.

Queste due filiere corrispondono a diverse fasi del ciclo di vita della batteria e coinvolgono una catena industriale articolata, che va dalla raccolta alla raffinazione, fino al reimpiego nei nuovi catodi.

Una grande catena industriale

Lungo la catena del valore operano sia i grandi produttori di batterie sia società specializzate nel riciclo. Tra gli attori a monte figurano CATL e BYD, insieme a fornitori di materie prime come Yunnan Tin. A valle, aziende come Huayou Cobalt e Ganfeng Lithium presidiano il recupero e la trasformazione dei materiali.

Nel 2024 le autorità cinesi hanno riconosciuto 156 imprese qualificate per il trattamento delle batterie agli ioni di litio, con una capacità nominale complessiva superiore a 420 milioni di tonnellate annue. Nel segmento delle batterie al piombo-acido operano invece 71 aziende autorizzate, con capacità dichiarate ancora più elevate.

Cina riciclo batterie
Batterie BYD

In Cina il business vale… come le miniere

Dal punto di vista dei ricavi, il solo riciclo delle batterie al litio ha generato nel 2024 circa 31 miliardi di dollari dalla vendita dei materiali recuperati. Il piombo riciclato ha prodotto ricavi per altri 59 miliardi di dollari. In totale, i materiali secondari valgono circa 90 miliardi di dollari, una cifra distinta dal valore delle batterie raccolte.

È un dato che merita attenzione anche in Europa: il riciclo non è più un’attività ancillare, ma una vera alternativa all’estrazione primaria, con implicazioni dirette su costi, sicurezza degli approvvigionamenti e impronta ambientale.

Regole sempre più severe

Nel febbraio 2025 il Consiglio di Stato cinese ha approvato un nuovo piano d’azione per il sistema nazionale di riciclo delle batterie EV. Il documento prevede standard più rigorosi, maggiore tracciabilità e un contrasto esplicito alle attività informali.

Una direzione che ricorda da vicino le scelte europee, anche se il contesto resta molto diverso. In Cina, la concentrazione geografica delle aziende – soprattutto in province come Jiangxi, Guangdong e Zhejiang – facilita economie di scala difficilmente replicabili nel breve periodo in Europa.

Cina riciclo batterie

Uno scenario per l’Europa

Secondo le proiezioni, entro il 2030 il mercato cinese del riciclo potrebbe superare i 139 miliardi di dollari, mentre i materiali recuperati potrebbero valere oltre 278 miliardi. Numeri che pongono interrogativi anche per l’industria europea dell’auto elettrica.

Per la UE, la sfida non è competere sul volume, ma costruire una filiera tecnologicamente avanzata, trasparente e integrata con la produzione di batterie sul territorio. Il rischio, altrimenti, è di restare dipendenti da materiali riciclati prodotti altrove, replicando una dipendenza già vista con le materie prime.

  • LEGGI ancheFiliera europea per il riciclo delle batterie: l’Europa accelera” e guarda il VIDEO

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  1. Questo articolo si aggiunge all’interessantissima intervista di Massimo Degli Esposti a Giorgio Prodi di qualche giorno fa (vedi https://youtu.be/tV5VDeLdxXc?si=r9qcl2U-nYuOdCnj), e dipinge un quadro ormai irrecuperabile a causa del cieco attaccamento al profitto immediato dell’industria automobilistica europea, che non ha voluto mettere a punto alcun serio piano strategico di investimenti nelle nuove tecnologie legate all’auto elettrica, preferendo massimizzare gli utili anche a discapito delle vendite (parola di De Meo, ex CEO Renault, vedi https://www.quattroruote.it/news/industria-finanza/2023/09/04/luca_de_meo_intervista_monaco_.html) e addirittura, come Stellantis, rinunciare del tutto a investire in R&D per favorire accordi proprio con aziende cinesi e ridursi al ruolo di loro rivenditore.
    Mala tempora currunt, sed peiora parantur… e la colpa è tutta solo e soltanto della grassa ed elefantiaca industria automobilistica europea stessa.

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