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Ricaricare a casa, 10 cose da sapere

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ricaricare a casa
(Foto: Easy Electric Life - Group Renault)

Ricaricare a casa, 10 cose da sapere. Con un presupposto fondamentale: rifornire l’auto elettrica con l’impianto domestico costa meno della metà delle colonnine super-veloci. E fa durare più a lungo le batterie. Certo, serve più tempo, ma la notte, in garage, mentre noi dormiamo (o il giorno, mentre lavoriamo)…ricaricare a casa

Ricarica a casa: è obbligatorio avere una wall-box o una colonnina?  (1)

No, la normativa non lo prescrive e nulla impedisce di caricare (molto lentamente) con una normale presa di corrente. Attenzione, però: la wall-box (o la colonnina) consentono di effettuare un rifornimento più “intelligente” e sicuro ed è quindi consigliabile. Ricaricare a casaPerché è in grado di assorbire il massimo della potenza consentita. E, in alcuni casi (in genere con le wall-box più costose) di gestire la ricarica anche da distanza, consentendoti di scegliere le fasce orarie in cui l’energia costa meno.

Ricaricare a casa: è necessario installare un secondo contatore? (2)

Dipende. Chi può ricaricare allacciandosi al proprio impianto principale non ne ha nessuna necessità. E tutto ricade su un unico contatore con gli altri consumi, come gli elettrodomestici. Se invece si vive in un condominio il discorso cambia. Ricaricare nel proprio garage è possibile e non è necessario disporre di una delibera condominiale per farlo. Ma in genere si tratta di una seconda utenza, con tariffe che cambiano (in peggio) rispetto ai 20-22 centesimi/kW dei consumi domestici. E qui serve un secondo contatore

Ricaricare a casa: è necessario aumentare la potenza dell’impianto? (3)

Non è detto. Se si possiede una piccola citycar, come la Smart EQ, e si circola solo in città e dintorni, i 3 kW dell’impianto domestico possono bastare. Ma è chiaro che se si ha la necessità di ricaricare più in fretta, l’aumento può essere necessario. A quanto? In genere si opta per i 6 kW, che non richiedono un costoso adeguamento dell’impianto.

Amazon
Una wall-box con presa Tipo 2 da 32 A, 7,2 kW, prodotta nel Regno Unito, su Amazon a 390 euro.

Per questo tipo di intervento in genere si spendono 2-300 euro (a seconda del vostro fornitore di energia). Prima di ogni decisione, però, va verificato a quale potenza può ricaricare l’auto che intendiamo comprare. In caso contrario si rischia di spendere soldi per un aumento di potenza di cui non potremo fruire. Le auto, infatti, hanno un sistema interno che regola l’assorbimento di energia, per evitare il surriscaldamento e l’eccessiva usura delle batterie. L’assorbimento consentito varia da modello a modello. Quindi: non è scontato che un caricatore più potente velocizzi le operazioni di ricarica. In sostanza, è la vettura che “pilota” la ricarica (guarda anche la guida di Motus-e).

Da chi mi conviene acquistare una wall-box? (4)

Le opzioni sono infinite e un’idea potete farvela consultando il nostro listino. Su Amazon se ne trovano da 390 euro (clicca qui) e anche meno. Ma ovviamente bisogna verificare che si tratti di un prodotto valido per le nostre esigenze, con un occhio anche alle installazioni.

ricaricare a casa
La Volkswagen propone le proprie wall-box tramite una nuova società, Elli.

In genere, per praticità, la wall-box si acquista da chi ci fornisce l’energia o da chi ci vende l’auto. È un mercato simile a quello dei telefonini, percorso da offerte continue. Ci vuole un po’ pazienza nel confrontare i vari listini, partendo però da una ricognizione attendibile delle nostre esigenze.

Quanto costa fare il piano a casa? (5)

Dipende dalla capacità del pacco-batterie, che si misura in kWh. E può essere paragonato al serbatoio di un’auto, la cui capienza si misura invece in litri. Più la macchina è grande, più serve un pacco-batterie di dimensioni importanti. Tenendo presente che, in genere, con un kWh si percorre da un minimo di 4 km, per i modelli più energivori, fino ai 7-8 km delle più virtuose.

I pacchi-batterie vanno dai 18 kWh della Smart EQ ai 100 della Tesla Model S. Rifornire a casa, a circa 20-22 centesimi per kWh, può costare quindi meno di 4 euro per la Smart o più di 20 per l’ammiraglia delle Tesla. Ma quest’ultima, con una dotazione così importante, in genere ha bisogno di caricatori più veloci, che costano da 33 centesimi per ogni kWh prelevato.

E quanto tempo serve? (6)

Dipende da quanta energia ci serve e dalla potenza a cui ricarichiamo. Tenendo presente che le batterie non assorbono l’energia in modo omogeneo: quando il riempimento supera l’80%, l’immissione è molto più lenta. È raro che si faccia il pieno: in genere ci si ferma appunto all’80% e, per prudenza, non si scende sotto il 20%. Ergo: su un’auto media con 40 kWh di pacco-batterie riportare dal 20 all’80% l’energia stivata con un impianto che carica a 6 kW può richiedere 4 ore. Più del doppio con un impianto da 3 kW.

Ci sono incentivi per comprare la wall-box? (7)

Certo, ma a differenza dell’incentivo per l’acquisto delle auto, però, seguono il percorso del credito d’imposta. In pratica sono assimilati ai normali interventi di ristrutturazione edilizia. Quindi danno diritto a uno “sconto fiscale” del 50% sul costo dell’intervento, recuperabile in 10 anni in dichiarazione dei redditi. La novità che ha sorpreso un po’ tutti è che sono esclusi gli impianti di ricarica domestica più comuni, cioè quelli che erogano la potenza standard di 3 kW. Chi, con potenza contrattuale a 3 kW, volesse installare una wall box accedendo all’incentivo, quindi, dovrebbe richiedere al fornitore l’aumento della potenza contrattuale (fino a 7 kW). Montando un caricatore della stessa potenza. L’incentivo copre sia le spese di acquisto e installazione del caricatore, sia gli oneri di adeguamento contrattuale.

Servono autorizzazioni particolari? (8)

In genere no, ma alcuni Comuni interpretano le normative in modo restrittivo. Pretendendo che l’intervento sia corredato da una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) se comporta un aumento della potenza contrattuale. In questo caso il costo della pratica riduce significativamente i vantaggi dell’incentivo. Per non correre rischi è meglio affidarsi a un tecnico qualificato, che conosca le procedure a livello comunale.

Quando è meglio ricaricare a casa e quando nelle colonnine pubbliche? (9)

In genere è meglio ricaricare a casa. Perché si spende molto meno e si preservano le batterie, che durano più a lungo e assicurano all’auto un’autonomia maggiore. Non lo diciamo noi, lo dice il premio Nobel per la chimica Stanley Whingham (qui l’articolo)È per questo che, in una prima fase, l’acquisto dell’auto elettrica è consigliabile soprattutto a chi dispone di una ricarica privata, a casa o in azienda. Le ricariche pubbliche DC, in corrente continua, sono fondamentali per chi ha esigenza di rifornire più in fretta. E si usano, in genere, durante i viaggi, con potenze da 50 kW in su.

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Conviene ricaricare con l’energia da pannelli solari? (10)

Il calcolo economico non è semplice ed è bene appoggiarsi a un esterno. Anche perché non basta produrre l’energia, occorre anche stoccarla per poi utilizzarla quando si deve rifornire. Quindi: l’investimento è doppio e si ammortizza nel corso degli anni. Ricordiamo che i pannelli solari possono essere disposti non solo sui tetti, ma anche sulle pensiline che vengono utilizzate come riparo per le auto.

Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la proposta di Soavenergia, un’azienda abruzzese che produce pensiline con 18 pannelli da 6 kW. Con una produzione annua dichiarata di 7400 kWh, che valgono circa 44 mila km l’anno a emissioni totalmente zero. Di certo il bilancio è largamente positivo sul piano della sostenibilità ambientale.

 

 

 

 

7 COMMENTI

  1. Veramente non costa così tanto un kWh.
    Anche per le stazioni di ricarica pubbliche, c’è un fornitore di energia (Duferco) (col quale non ho nessun legame), che offre una tariffa flat mensile (per chi non ha la possibilità di ricaricare a casa o al lavoro e quindi ricaricherebbe sempre là) di soli €25 + IVA per un massimo di 300 kWh (circa 1,800 km). Se pienamente utilizzati, viene €0,10 al kWh. Se utilizzati a metà (150 kWh) €0,20.
    Rete di 2,500 punti di ricarica (mi pare includa Enel X e altri).
    https://dufercoenergia.com/e-mobility/
    Non so se esistano altre offerte interessanti.

  2. Voi dite
    “Servono autorizzazioni particolari? (8)
    In genere no, ma alcuni Comuni interpretano le normative in modo restrittivo. ”

    Vi ricordo che le installazioni elettriche sono regolate dal DM37/08 e che tali allacciamenti devono essere fatti da aziende abilitate (no-fai-da-te) e deve essere rilasciata la Dichiarazione di Conformità.
    Attenzione inoltre alle limitazioni imposte dai VVFF

      • La materia è in rapida evoluzione
        Si sta valutando attentamente il rischio incendio in fase di ricarica (esattamente come avviene adesso con i muletti che in tale fase generano idrogeno) e pericolosità degli accumulatori in caso d’incendio e tra non molto usciranno gli aggiornamenti per le linee guida per gli impianti di ricarica, anche in base al nuovo codice unico di prevenzione incendi entrato in vigore dal 20 ottobre 2019.
        Inoltre è disponibile una prima guida (con data successiva alla circolare 2 del Novembre 2018) proprio dei VVFF con indicate le problematiche relative agli interventi su dispositivi con accumulatori elettrici, che è parte della bibliografia che contribuirà per queste linee.Vi allego il link.
        http://www.vigilfuoco.it/aspx/notizia.aspx?codnews=58768

        La materia è in costante evoluzione, proprio perchè è un qualcosa che si sta espandendo abbastanza rapidamente.
        La stessa problematica è in fase di analisi anche presso i costruttori di veicoli elettrici (ad esempio cambiano completamente i corsi di formazione, i dpi e e procedure per il personale che maneggia batterie, come pure i relativi depositi degli accumulatori)

        E’ probabile che in futuro verranno inclusi anche i sistemi di accumulo casalingo per il fotovoltaico, proprio in base alle problematiche in caso d’incendio che coinvolgano gli accumulatori

        • Grazie Bruno, in effetti anche la circolare del novembre 2018 chiariva che la materia è in rapida evoluzione e che quindi i VV.FF. si riservavano di tornarci sopra con dati più completi. Comunque: la sicurezza prima di tutto, qualsiasi informazione in materia troverà qui grande evidenza. Sempre.

  3. A beneficio della trasparenza i costi di preinstallazione e installazione non sono citati e spesso gravano molto più che la WallBox stessa. C’è che prevede una tariffa all inclusive molto vantaggiosa (es: A2A, Alperia e molti altri)

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