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Ricarica in vacanza 1 – Le colonnine imprigionate…

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La ricarica Enel X Way imprigionata a Busca: la zona è occupata dalle giostre.

Ricarica in vacanza 1 – Arrivano i primi report, dopo il nostro invito a raccontare come vanno i rifornimenti nei viaggi estivi in. elettrico. Comincia Michele.  Chi volesse condividere la sua esperienza, può scrivere a info@vaielettrico.it .

ricarica in vacanza 1
La ricarica Duferco inaccessibile per i chioschi installati per evento musicale.

Ricarica in vacanza 1 / Lo stallo occupato da un evento musicale

Capita anche che le colonnine ci siano, funzionino regolarmente, ma non siano accessibili perché gli spiazzi per ricaricare sono stati occupati per altro. È già capitato in passato che qualche lettore ci raccontasse questa disavventura, in cui ora è incappato anche Michele Mazzamurro: “Da Novara parto per la vacanza in valle Maira“, ci scrive. “All’andata tutto bene, con la Volkswagen ID.3  58 KWh caricata al 90% arrivo comodo senza soste a San Damiano Macra con la batteria al 35%“. Ma ill ritorno, racconta Michele, é tragicomico: “Volevo caricare la batteria presso l’unica colonnina Duferco 22kW istallata a Dronero (Cuneo), peraltro già  usata pochi giorni prima. Ma con sommo stupore al mio arrivo vedo che la piazzetta  è  stata occupata con concessione del comune, per una manifestazione  musicale. Ed i gazebo e i vari banchetti di vendita di prodotti del luogo impediscono  l’accesso alla ricarica, come dimostra la foto“.

ricarica in vacanza 1
Busca: la colonnina Enel X Way transennata: nell’area ci sono temporaneamente le giostre e la ricarica è inaccessibile.

Nell’altra colonnina ci sono le giostre: siamo su “Scherzi a parte?

Scatta il piano B, verso una colonnina in un paese vicino: “Decido allora di recarmi a Busca, dove in piazza F.lli Mariano c’è  una colonnina Enel X 50 kW, ma quando arrivo a destinazione mi sembra di essere  su Scherzi a parte!!!: Nella piazza ci sono le giostre e anche qui l’accesso per la ricarica è  praticamente interdetto. Non credo ai miei occhi mi sembra di vivere un incubo“. Amara riflessione finale di Michele: “Ma certe amministrazioni comunali si rendono conto che stanno commettendo degli illeciti, concedendo senza controllo il suolo pubblico???? Sono riuscito a caricare a Saluzzo presso una colonnina Enel X Way 50 KW istallata in via F.lli Lattanzi e quindi ad arrivare a Novara. Quando certi Sindaci permettono certe cose vuol proprio dire che l’Italia non è  pronta ad affrontare la sfida elettrica e me ne rammarico assai“.

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62 COMMENTI

  1. Qualcuno ha provato a caricare dalle stazioni Free-to-X e Ionity usando le tariffe Flat Large oppure Flat Small di Enel-x-way?
    Se si, scala i kWh caricati, o ci sono costi aggiuntivi?
    Grazie.

  2. Ma chi è che ha coniato questo ennesimo ridicolo termine? No-Watt! Anche la potenza di un motore endotermico viene misurata in Watt (KW). Sempre i soliti che usano questi termini…. è vero o no? Perché non aprite un libro? Il WATT è l’unità di misura della potenza del SI, sempre che sappiate di cosa si tratta!

  3. Rientrato da un bel viaggio in Francia da Le Puy en Velay all’isola del re con un moderno turbo benzina da 130 CV e un consumo medio di 7 litri ogni 100 km posso confermare di non aver trovato alcuna difficoltà di rifornimento neppure nelle gole e valli più sperdute.
    Felice di lasciare agli altri queste “rognette”.

    • mi raccomando,
      quando tra qualche tempo (mesi, diciamo un paio d’anni) la situazione climatica sarà divenuta tale da rendere indispensabili misure draconiane
      si ricordi di questo suo commento.
      e perfettamente in linea con esso
      si ricordi di dare la colpa al 5G, alla terra piatta, a Bill Gates,
      magari scrivendo da un computer con Windows come sistema operativo, collegato in 5G a internet

      • Per fortuna che Lei salverà il pianeta, tra l’altro è l’unico informato correttamente (sull’internet immagino).
        Faccia la cortesia, torni nella sua cameretta a guardare i film di fantascienza dei quali sarà sicuramente appassionato

        • In un altro commento ha detto: “Per il momento siamo qui a parlare di disponibilità di colonnine”, invece in questo fa un attacco personale ad un altro utente (che tra l’altro si firma con nome e cognome) perché la pensa diversamente (ma siamo su Vaielettrico, suvvia, vorrà mica rispondere a tutti quelli che scrivono bene del mondo elettrico?).
          In ogni caso il suo non mi pare un atteggiamento carino, spero di non doverle spiegare altro.

        • Tutti partecipiamo a salvare il pianeta, almeno a differenza di chi ha scritto il becero commento iniziale. Devo immaginare che a lei quel commento sta bene, per deridere invece così una persona di cui non sa niente? Faccia la cortesia, ci dica come Lei intende salvare il pianeta.

          PS: si scrive “su Internet”.

          • Eccoci, attendevo il paladino dell’ambiente che pensa di salvare il mondo comprando un’auto elettrica.
            Io continuerò a fare serenamente la mia vita, lascio a lei il compito di cercare di capire il perché della mia affermazione. Buono studio

        • Le consiglio “Don’t Look Up”: utile per una riflessione. Nel senso speculare.

          PS: “sull’internet”, che parola magica, l’internet. Una volta ci si informava sulla carta, poi si cominciò ad informarsi sull’etere e poi arrivò l’internet, che puoi usare in due modi: attivamente, come la carta, dove sei tu che cerchi l’informazione come facevi andando in biblioteca, oppure passivamente, come con la televisione, dove subisci quello che un profilatore mezzo bayesiano ti rifila contenuti simili a quelli che hai guardato. In internet vige l’imprinting: se le prime volte guardi spazzatura, poi ti farà sempre vedere spazzatura…

        • Che noia Guido, sulle colonnine mi sembra evidente che ci sia un problema di mancanza di sensibilità da parte delle amministrazioni locali. D’altra parte il fatto che le colonnine vengano transennate senza colpo ferire fa anche capire che non c’è un problema di disponibilità rispetto al parco circolante, infatti mi pare che nessuno abbia ancora raccontato di aver chiamato il carro attrezzi perché rimasto senza carica.

    • Berling, mi permetta di complimentarmi con lei e di completare i dati che lei ci ha fornito, almeno, quasi, perché non so dove lei abiti ed allora fingo che lei sia partito da casa mia, nel Veneto.
      Da casa mia a Le Puy en Velay sono 800 Km, quindi 1.600 Km tra andata e ritorno.
      Con il suo (mi permetta, pessimo) consumo di 7 l/100Km, cioè 14,28 Km al litro, ha “bruciato” 112,05 litri di benzina.
      Può quindi andare fiero di essere anche riuscito a “gratificare” il mondo con ulteriori 267 Kg (chili, non grammi) di CO2 nell’aria, e non sono in grado di calcolare il particolato da lei emesso con la sua moderna auto turbo a benzina.
      Sia ancor di più felice di lasciare a tutti, lei compreso e famigliari, le “rognette” conseguenti a questi suoi doni al pianeta.
      Uno può avere l’auto che vuole o che può (io ho una plug-in e non una BEV, ne sono più che contento, ma non mi vanto del fatto che ancora emetto schifezze, sebbene molto poche col mio utilizzo), ma la cosa sbagliata è essere indifferenti al fatto di inquinare!

      • Ma lei che sa con esattezza i kg di co2 immessi dal Sig. Berling ha notato che sulle strade, e parlo del nord Italia, ci sono quasi esclusivamente automobili termiche che hanno un’età media di 10 anni se non di più? Se anche le auto fossero solo termiche ma tutte da euro 6 in su credo proprio che il quantitativo di co2, per quella piccola parte emessa dalle automobili, sarebbe dimezzato. Non mi pare che nessuno si vanti di inquinare ma quando leggiamo queste esperienze di viaggi con elettriche sul genere “viaggio della speranza” non possiamo far altro che sottolineare il fatto che con una termica questi problemi non esistono. Capisco che il Sig. redattore Massimo degli Espositi troverà questo mio commento privo di interesse in quanto non contiene un elogio all’elettrico ma la realtà è questa. Se ammetteste almeno che l’elettrico in generale è più scomodo ma il sacrificio va fatto per l’ambiente allora vi darei ragione ma la cosa fastidiosa è che invece continuate ad insistere sulla maggiore comodità dell’elettrico da tutti i punti di vista, ricariche comprese.

        • Le euro 6 emettono la stessa C02 delle euro 4 o 5. Lei è disinformato, ecco perchè i suoi commenti sono inutili

          • I limiti di CO2 e NOx cambiano tra euro 4 5 e 6 altrimenti quale sarebbe la differenza tra le varie normative? Il numero stampato sul libretto dell’auto?

          • Cambiano i livelli di emissioni inquinanti (nox e particolato). Quelle di CO2 sono proporzionali al consumo: tanti litri di carburante, tanti kg di CO2.

          • Il rapporto stechiometrico se ne frega dell’omologazione… Quello che si riesce a variare è il consumo di combustibile, per ottenere un certo risultato (energia), che determina il “consumo” di comburente, per cui la CO2 risultante è una conseguenza.
            Una macchina Euro 0 che faccia 20 km/lt produrrà la stessa identica CO2 di una Euro7 che faccia 20 km/lt.

        • Certo che, ahimè, l’ho notato Cvcekd. Buttiamo (io compreso e non solo perché ho una PHEV) tonnellate di schifezze nell’aria e nell’acqua.
          Però, vede, se una mia singola azione fosse anche solo una goccia nel mare, varrebbe comunque la pena farla.
          Perché se tutti guardano e nessuno fa niente, demandando agli altri il fare qualcosa, non cambierà mai niente.
          E’ come vedere uno che annega e limitarsi a guardare: serve uno che si tuffi, no? Magari, se si tuffa uno, poi se ne tuffano altri. E qualcuno magari, poi trova un canotto ed un salvagente, più comodi. Ma intanto tuffiamoci! E’ per quello che è importante che qualcuno cominci.
          Non inquinare, o inquinare il meno possibile, non è solo legato all’acquisto di qualcosa di meno inquinante (ad esempio l’auto elettrica). E’ soprattutto una abitudine mentale. Non è che, se non ho il denaro per cambiare auto, sono da condannare. Ma se, pur non cambiando auto, non adotto tutta una serie di azioni (risparmiare acqua, elettricità, benzina, fare bene la differenziata, ridurre le carni, ecc…) allora sì che c’è qualcosa che non va. Se non plaudo a chi inizia a fare qualcosa, ed anzi lo sbeffeggio, allora c’è qualche problema nella visione delle cose.
          Nel commento di Berling il problema non è che lui abbia una termica e che la utilizzi con soddisfazione. La cosa, diciamo, non carina, è che con il suo “Felice di lasciare agli altri queste “rognette”” esprime implicitamente una derisione per chi invece cerca di fare qualcosa di positivo, per quanto minimale possa essere, lasciando nel contempo trasparire un totale menefreghismo per le “rogne” climatiche, quelle si belle grosse, che stiamo già affrontando e che non potranno far altro che peggiorare se continua il menefreghismo dei più.
          Non è che chi ha una BEV non sia cosciente che ci possono essere dei problemi, in alcuni frangenti, di costo, di offerta, di autonomia e, soprattutto, nelle infrastrutture, ma loro ci dimostrano che con l’organizzazione non è nulla di insuperabile. E nel frattempo, mettono la loro goccia nel mare. Invece di deridere, dovremmo tutti iniziare a mettere la nostra goccia, per come ci è possibile: 30.000.000 di gocce quanti litri sono? E 8 miliardi? Ci vuole tempo? Certo, ma non sono così convinto che ne abbiamo tanto. Meglio cominciare, nel nostro piccolo. Meglio deridere di meno e fare qualcosina in più, per quanto possiamo.
          Tutto qui.

          • Ivano, il tuo discorso non fa una piega, hai perfettamente ragione e condivido pienamente il tuo pensiero. Chiaro che il passaggio all’elettrico è una scelta (diciamo “scelta” ancora per qualche anno) che va fatta principalmente per salvaguardare il pianeta. Ammetto che l’elettrico ha molti più aspetti positivi rispetto al termico come silenziosità, confort di guida, risparmio nel medio-lungo termine, possibilità di ricarica a casa propria e soprattutto nessuna emissione nociva decentralizzata (e questa dovrebbe già bastare per sceglierlo ad occhi chiusi) e l’elenco potrebbe continuare ma è inutile che continuo in quanto ne sapete molto più di me… concedetemi però un poco di ironia che fatico a trattenere quando nelle relazioni si leggono frasi del tipo (ne cito solo qualcuna):
            -i tempi di ricarica sono più o meno gli stessi rispetto a fare carburante in quanto nelle stazioni di servizio ci sono le code per fare rifornimento (in 35 anni che guido non ho mai fatto coda per fare rifornimento, quando vado in autostrada faccio il pieno prima di entrare in 10 minuti al massimo niente a confronto con le ore di soste per le ricariche dell’elettrico);
            – abbiamo fatto un’ora di sosta per la ricarica ma l’avremmo fatta comunque perché dovevamo rigenerarci (pause da 15 minuti in autogrill per andare in vacanza sono più che sufficienti per rigenerarsi);
            – mio figlio mi ha detto che questa è stata la sosta più bella della sua vita (divertentissimo veramente)
            – con la mia 500e le 500 abarth non le vedo neanche (divertentissima anche questa);
            – le prestazioni, l’accelerazione delle elettriche sono di molto superiori alle termiche (d’accordo sono salito su una model 3 ma a parte tesla, se per esempio confrontiamo una id.3, e qui non ci sono salito, con una termica di pari prezzo per esempio bmw serie 1 o audi a3 o anche la golf forse queste ultime sono superiori… ma volendo anche tesla model 3 se la confrontiamo con una bmw M135 o classe A AMG che hanno prezzi più o meno equivalenti siamo lì anche come prestazioni sportive).

            Detto questo sono senza ombra di dubbio d’accordo con te che chi ha il coraggio e la possibilità di fare questa nobile scelta prima possibile, considerando anche che si troverà a dover gestire qualche “rognetta” (dovreste anche avere il coraggio di ammettere che un po’ è così) sia sinceramente da lodare.

          • Buon ferragosto Cvcekd.
            Ammettiamo pure che nei commenti dei proprietari di BEV, soprattutto di quelle meno “prestazionali” come autonomia, ci sia una visione positiva di quelli che ad oggi, per chi ha un’auto termica, possono sembrare dei difetti (e, senza evolvere come mentalità, in effetti apparentemente lo sono).
            Ma devi considerare due cose:

            – è umano, fatta una scelta con convinzione, difenderla anche nelle cose meno pratiche, considerando che, sotto sotto, hai comunque la convinzione di fare una cosa giusta che travalica il disagio che, non essendo, a ben pensarci, fondamentale, è ignorabile: se sono a spasso e non ho fretta, arrivare un’ora dopo che me ne cale?;

            – non siamo tutti uguali né, tantomeno, siamo uguali a noi stessi nel tempo. L’Ivano attorno ai 25 anni era un tizio (un cretino, per lo più) totalmente differente rispetto all’Ivano post 50 anni.
            Da giovane, con la mia Honda VFR 750 mi vantavo di fare Torino – Treviso (oltre 400 Km), proprio a ferragosto (praticamente allora ero quasi solo in autostrada, gli esodi erano il primo ed il trentuno) in poco più di due ore e mezza (non esistevano Tutor ed Autovelox). Ci mettevo “così tanto” perché dovevo fermarmi ai tre caselli e scendere dai 220/240 Km/h a zero (tra l’altro, gran moto: a quella velocità silenziosissima e non sentivi nessun disturbo dell’aria). I limiti di 50 e 70… tse, per i nonni!
            Con la mia Opel Astra GSI facevo sorpassi, anche vietati, e velocità che avrebbero dovuto arrestarmi (e riempirmi di botte). Sai, tipo il deficiente che ti si incolla dietro e lampeggia e si incavola perché arrivando a oltre 200 Km/h ha trovato una lumaca che faceva un sorpasso andando “solo” a 130. O quello che sorpassa ed inchioda al rosso, per essere primo a ripartire al semaforo! Ecco, io! Ho anche sfasciato due auto (che sorpresa, eh!?), per fortuna senza fare del male a nessuno. Un cretino, appunto!
            L’Ivano attuale viaggia, se non ha urgenza, a 110 Km/h in autostrada, talvolta a 100 o 90, ed ovunque, e sempre, rispettando tutti i limiti. Non per l’autonomia, che con la mia PHEV non è mai un problema, ma perché mi godo di più il viaggio, arrivo rilassato e, soprattutto, inquino la metà! E, per assicurarmi che il mio “piede” non ci ricaschi (tenderebbe!), lascio la guida agli automatismi adattativi appena posso.
            Bisogna cambiare abitudini e mentalità se si vuole fare qualcosa per il pianeta. Perché, se non rinunciamo a qualche abitudinaria comodità ora, può succedere che dovremo rinunciare a tutte.

    • Sinceramente mi non riesco a capire il tuo fine (nel senso di poco spessore celebrale) umorismo.
      Cito Oscar Wilde: “meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio”

    • Grazie Berling , quando ho dei momenti in cui la mia autostima traballa, leggo il tuo inutilissimo commento e dopo pochi secondi mi sento nuovamente intelligente, più di prima.
      L’ho salvato sul telefono, pronto all’uso, ottima terapia e la consiglierò ad altri.
      Scrivi ancora per favore…

      • Christian C. non saprei se l’intelligenza centri oppure no. Se avesse la possibilità di scegliere per affrontare un viaggio diciamo di 1000km tra due auto una che si ricarica in 5 minuti (alla pompa di benzina) l’altra con ricariche di diverse ore (con ricerche varie, vedi questo proverbiale articolo) quale sceglierebbe? Non credo che tutti gli intelligenti come lei sceglierebbero la seconda.

        • Ma non vi passa per la testa l’idea che ad alcuni potrebbe non fregare nulla di doversi fermare 40 minuti anziché 5 per fare rifornimento in un viaggio di 1.000 km? Ma è davvero così fondamentale? È davvero l’essenza della vita, ciò che più conta in assoluto per qualunque essere vivente senziente, al di sopra di qualunque altra cosa? Ma andiamo…

        • Il confronto non è equo. Da una parte una sosta di 5 minuti, dall’altra ore e peripezie e ansia. Ma da una parte ci sono anche oltre 200 kg di CO2 emessa, una quantità di particolato cangerogeno, NOX e altre magnifiche schifezze che ci avvicinano di un piccolissimo passettino all’estinzione. Tanti passettini fanno i chilometri e alla fine ci arriviamo, alla fine.
          Quindi sui due piatti della bilancia, oltre al tempo e al disagio, mettiamoci anche la cancellazione dell’attuale benessere: che non tocca noi, ma i nostri figli e i nostri nipoti.
          Isola di Pasqua. Qualcuno tagliò l’ultimo albero, sapendo che era l’ultimo, ma lo tagliò. E poi morirono tutti.

  4. Stessa cosa successa a me a Perugia e raccontata qui qualche mese fa… allora la colonnina era finita ai margini del circuito di una gara di go-kart.

  5. Successo anche in Francia, a Valensole, quest’estate: piazza in cui è installata la colonnina (l’unica della zona) irraggiungibile, poiché occupata dalle bancarelle della Festa della Lavanda. Colonnina finita dietro un camion pizza…

    • Caro Mauro,
      abito nello stesso dipartimento di Valensole e conosco una persona che lavora presso l’operatore che gestisce le colonnine della rete SDE04/e-born. Segnalerò il problema che lei ha incontrato, sperando che per il prossimo anno facciano più attenzione. Ma non posso garantire. Le amministrazioni comunali e l’intervento della polizia municipale funzionano più o meno è come in Italia.

      • Esattamente, la colonnina è una SDE04, stando a Chargemap.
        Grazie, credo sia comunque utile segnalare, anche se probabilmente servirà a poco-nulla. Di sicuro meglio che niente.
        D’altra parte lì quella piazza era proprio parte del fulcro della manifestazione e l’unica soluzione poteva essere data dalla presenza di altre colonnine fuori dal paese, che non ci sono. E sicuramente un grosso problema è dato dal fatto che Chargemap è totalmente inaffidabile nell’indicare le disponibilità delle colonnine: anche per le Wiiiz presenti in Costa Azzurra, l’indicazione di disponibilità era apparentemente random. Loro danno la colpa ai gestori delle colonnine…

  6. A questo punto mi viene da pensare che i gestori abbiano qualche guadagno in queste situazioni..altrimenti sarebbero loro i primi a lamentarsi..

    • No, si tratta di molta superficialità da parte degli amministratori locali, e di un omesso controllo del proprio business da parte dei gestori.
      Se io fossi un imprenditore e mi bloccassero l’attività anche solo per mera sbadataggine, farei fuoco e fiamme e pretenderei un risarcimento. Invece, temo che Duferco e Enel nemmeno sappiano che le loro colonnine sono state bloccate da sagre paesane…

    • I gestori di (grosse) flotte di apparecchi qualsiasi (colonnine di ricarica, vending machine, vetture, droni, boe marine e fluviali, telecamere, semafori, ingressi, sensori vari, impianti fotovoltaici, sistemi d’allarme etc.) si dotano di regola di sistemi di monitoraggio ad hoc che seguono “in automatico” la vita di ciascuna unità in tempo quasi reale. Ad esempio, una boa oceanografica avrà un modem satellitare e lo scambio dati, visti i costi, sarà parsimonioso: questo il motivo del “quasi” in tempo reale.

      Tutti questi grossi sistemi di monitoraggio di “flotte” (gruppi molto grandi di apparecchi semi-automatici qualsiasi) dispongono, oltre ai sensori che osservano i “parametri espliciti di salute” dell’apparecchio (l’armadio è integro? il cavo è integro? la diagnostica della elettronica di controllo dice tutto OK? etc), di cosiddetti “profili di comportamento” dell’apparecchio stresso, che i sistemi costruiscono nel tempo, raccogliendo informazioni nei giorni, settimane, mesi.

      Faccio un esempio: se il profilo costruito nel tempo della colonnina Y345 dice che effettua tre ricariche al giorno, a volte quattro, dal venerdì alla domenica, se i dati raccolti mi dicono che ho fatto zero ricariche venerdì, zero ricariche sabato, anche se tutti i sensori vitali mi dicono che la colonnina funziona perfettamente, domenica “accendo una lucina arancione” per richiamare l’attenzione dell’operatore umano. Magari hanno occupato gli stalli con una sagra!

      Questi sistemi però vengono messi a punto negli anni, progettati spesso su misura e ritarati più volte nel corso della loro vita. Sembra probabile che essi o siano al momento allo stato prototipale, oppure il tipo di raccolta dati sia simile a quello delle boe oceaniche: parco, discontinuo e insufficiente a costruire dei profili sui quali fare ragionamenti (“algoritmi”) sul reale stato di salute.

      Probabilmente entrambe le cose, perché le reti di colonnine sono in costruzione (espansione) ovunque e questo mette di fronte la scalabilità del sistema di monitoraggio con la velocità di crescita del numero di colonnine: se le colonnine superano il numero di quelle gestibili dal sistema di monitoraggio, o se il sistema di monitoraggio va in confusione da solo perché il codice non è completo e stabile (“bug!”), si possono verificare quelle situzioni che vediamo con app che dicono che una colonnina è funzionante quando non lo è, o è libera quando è occupata.

      Certo è che, per il giorno in cui il business plan prevede che la rete di colonnine debba iniziare a rendere, a fare guadagnare chi ha investito il capitale iniziale, tutto deve essere a punto, altrimenti sono guai.

      Forse, come dicono in molti, siamo ancora in una fase post-pionieristica e ci vorrà ancora del tempo perché tutti gli ingranaggi del sistema vengano sincronizzati e oliati come si deve.

  7. Quello che mi lascia perplesso è la passività dei gestori.
    Tra l’altro una colonnina da 50 kW non è neppure economica e se la si blocca il guadagno va a farsi benedire. È vero che in certe zone si stanno profilando situazioni da quasi monopolio con un singolo gestore nel raggio di km e km che nel futuro diventerà sicuramente un problema per qualità del servizio e tariffe però, come molti fanno notare, se a rimanere bloccata fosse una pompa di benzina il gestore sarebbe in Comune a chiedere di bloccarla solo per il tempo strettamente necessario all’evento perché sennò “sono danni” mentre se telefoni ai gestori delle colonnine anche solo per dire che la colonnina non è raggiungibile ma è segnalata sull’app come disponibile sembra che la cosa non li riguardi, e chi se ne frega della qualità del servizio (perché dare la corretta informazione sull’App fa parte del servizio).

  8. Dai Michele, un po’ di comprensione… Lei vive a Novara, respira aria di metropoli… lo sanno tutti che la provincia di Cuneo non è mai stata culla di sagacia e tantomeno di modernità… non è un mistero che lì la televisione si riceve ancora in bianco e nero e il telegiornale lo legga ancora Paolo Frajese. Però quest’anno avranno la soddisfazione di vedere l’Italia giocare ai mondiali. La formazione? Albertosi, Burgnich, Facchetti, Bertini, Rosato, Cera, Domenghini, Mazzola, Boninsegna, De Sisti, Riva.

  9. Avete lanciato un’iniziativa che rischia di far vedere solo cose negative. E’ nella natura umana segnalare se qualcosa non va e non dire nulla se tutto va Ok! Vedi i commenti in qualsiasi forum: stravincono quelli degli scontenti.
    Vale come segnalazione, ma se sono rarissimi i possessori di BEV rimasti a piedi (o su Vaielettrico sarebbe pieno di commenti in tal senso), vuol dire che sono casi che avvengono ogni Xmila.
    Comunque, interessante leggere, se non altro per capire che, prima dei cittadini, sono le amministrazioni a non essere “veramente” pronte alla transizione.
    Se mi metti una colonnina di ricarica e poi dai l’autorizzazione per bloccarla, in realtà non ci credi.
    Non mi risulta che qualche amministrazione abbia consentito a bancarelle di bloccare pompe di carburante. E non è neppure giustificativo il fatto di considerare come discriminante la numerosità dei due tipi di utenti: distributori e colonnine, immagino, siano più o meno proporzionati ai numeri di auto circolanti.

      • Sperando che i Sindaci siano più “reattivi” dei loro vigili quando vengono segnalate auto termiche parcheggiate su stalli di ricarica!
        Oltretutto, l’autorizzazione a circhi e manifestazioni varie sul suolo comunale la firma il sindaco, immagino. Strano che non sappia che nella piazza c’è una colonnina, sempre autorizzata da lui (o dal predecessore) e che, per scoprirlo, aspetti invece la segnalazione dell’utente scornato (manco suo elettore, per altro). Non è che, magari, non gliene frega un ciufolo visto che la maggioranza dei suoi elettori va a carburanti?
        Lasciando perdere cittadini ed italiani, in generale, quanti Olandesi, Tedeschi, Svedesi ecc…, pieni di auto elettriche, vedranno in un anno a Busca e Dronero (a Busca ci andavo in vacanza da bambino, all’Eremo) così da sviluppare un interesse economico per il turismo?
        Ci devi credere sul serio, altrimenti…

        • Ivano però il sindaco deve arrivare a un compromesso. Capisci che spostare le giostre in un’altra piazza di pari dimensioni e con pari caratteristiche in un comune piccolo è una tragedia o non si può proprio fare? Non è che può saltare l’evento (con tutto l’indotto che porta) per una colonnina. Guarda, ti parlo per esperienza personale, nel mio comune c’è una fiera agricola che – sigh! – è l’evento più importante del comune, non sai che caos infernale e che macchina organizzatrice c’è dietro, se volessero organizzarla altrove sarebbe un incubo, impraticabile a partire dalla rivolta dei cittadini di questi paesi che come cambi una virgola nel comune di vengono a minacciare sotto casa.

          Le “colpe” del sindaco sono altre (parlo in via teorica):
          – non essersi adoperato o sincerato che quelle colonnine risultavano non raggiungibili sulle varie mappe online, evitando così inutili spostamenti degli automobilisti
          – non aver provveduto ad un sistema alternativo di ricarica, ad esempio con colonnine “on demand” per dare un po’ di corrente agli automobilisti e consentire loro di raggiungere la colonnina successiva

          Resto sempre più convinto che il futuro è la colonnina dal distributore di carburante (meglio ancora i box per il battery swap).

          • Ancora con questo battery swap? E’ la cosa più inefficiente che abbia mai visto, e infatti a parte un paio di fissati in Cina, nessuno lo sta nemmeno valutando. Tesla fece una demo anni fa e poi abbandonò il progetto.

            Tonnellate di batterie inutilizzate (poi arrivano gli altri nowatt a piangere e stracciarsi le vesti per gli smaltimenti e i poveri bimbi schiavi che raccolgono le terre rare…), stoccate in magazzini enormi solo perchè non si vuol riunciare all’esperienza “simil-petrolio” di fare un pieno in cinque minuti.

            Oltre che dovresti spiegarci come si farebbe con centinaia di case produttrici e migliaia di modelli totalmente differenti, ad avere un modello di batteria universale da installare? O prevedi di avere mille distributori differenti ognuno col suo modello di batteria proprietario, ingigantendo ancora di più lo spreco?

          • Enzo, ho la sensazione che il distributore di carburante sia destinato a sparire quasi del tutto nei prossimi due decenni:

            – quello che vende (idrocarburi) non lo vorrà più (quasi) nessuno;
            – quello che vende (idrocarburi) gli procura già oggi un margine bassissimo;
            – quello che potrebbe vendere (elettroni) sono una “materia” sovrabbondante in natura e che sarà disponibile “in eccesso” in futuro a costi ancora più bassi (c’è chi dice che al 2050+ potrebbe costare quasi zero; non ci credo vista la presenza di spacciatori di altre forme di energia che infestano i ministeri).

            Vista la spinta del mercato (se non italiano, europeo e mondiale… le stime per la sola Cina sono di 6 milioni di veicoli elettrici nel 2022), tra dieci anni è molto verosimile che wallbox e l’installazione di wallbox stesse sarà una attività comparabile a quella dell’antennista.

          • In realtà l’esperienza simil petrolio su una macchina elettrica ce l’hai già oggi con una fuel Cell ad idrogeno. Hai la tua bella macchinina elettrica, al posto di una batteria come vettore di energia hai una bombola di idrogeno che riempi in 4 minuti e via, fatto il lavoro. Certo, a stare seduti su una bombola di idrogeno ci vuole coraggio, ma tutto sommato con la guida autonoma e il car sharing è una soluzione che in molti scenari surclassa le bev.

          • @Luca: va avanti, anzi, avantissimo. Buona lettura [ https://www.bloomberg.com/news/articles/2022-01-24/battery-swapping-for-evs-is-big-in-china-here-s-how-it-works ]. Nella sola Beijing sono state già superati 1.000.000 di swap (!) con una media che è salita a 2500 swap al giorno (significa da 1.000.000 di swap totali siamo passati a 1.000.000 di swap all’anno). E nel frattempo Nio ha annunciato che questo mese inaugurerà la seconda stazione di battery swap in Norvegia. Piano piano …

          • @E: proprio perché il distributore è destinato a sparire che per sopravvivere deve convertirsi nel migliore dei modi.

            Un po’ come l’agente di commercio di scarpe in Africa. Il primo, dopo aver visitato l’Africa, torna sconsolato: “lì camminano tutti scalzi sulla sabbia, non sanno neanche cosa siano le scarpe, impossibile vendergliele”. Mentre il secondo agente: “eureka! In Africa nessuno ha le scarpe! Arriviamo noi e conquistiamo il mercato!”.

            Morale: sei sicuro che un cambio di paradigma non sia un’opportunità anziché un ostacolo? Pensa solo al battery swap (che certo non puoi mettere su un marciapiede), pensa ai servizi di ristorazione, pensa alla manutenzione, pensa alla garanzia che l’auto a scoppio non ti occupa lo stallo, pensa alla sanzione che paga chi parcheggia oltre l’orario. Avessi oggi una catena di distributori in Germania, andrei da Nio per firmare un accordo di esclusiva per il battery swap …

          • Capisco Enzo.
            Ma se sai che in uno spazio ci fai abitualmente o periodicamente fiere, circhi e convegni, e non è facile piazzarli altrove nel territorio comunale, è certamente più semplice trovare nel comune un luogo di 6 metri per 5 per piazzare 1/2 colonnine e 2/4 stalli per le elettriche senza che ci sia “concorrenza” con altre occupazioni di suolo pubblico.
            Per quello dico che ci vuole “convinzione” da parte delle amministrazioni. Non piazzi una colonnina solo perché fa “green” metterla, la metti perché serve realmente a far caricare auto green. Quindi ci pensi prima a dove la metti. Mia opinione, eh!

          • Enzo, su questo hai ragione.

            Quello che temo, senza essere particolamente intelligente o preveggente, è che la conversione a un nuovo modello di business sarà difficile per tutte quelle stazioni di servizio piccole, autonome, indipendenti. Più facile che avvenga per quelle (alcune) appartenenti a grandi Gruppi petroliferi, perché lì l’onere per la transizione sarà tutto a carico del Gruppo stesso che, oculatamente dal punto di vista economico, valuterà anche quale stazioni esistenti oggi abbandonare e quali convertire (vedi Shell e BP in UK, NL ad esempio).

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