Ricarica da record in Cina: installati 20 milioni di recharger. E tra un anno…

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La Cina ha superato la soglia dei 20 milioni di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, consolidando la rete EV più estesa e rapida al mondo. Il dato, diffuso dalla National Energy Administration, fotografa un’accelerazione senza precedenti: in soli 18 mesi il Paese è passato da 10 a 20 milioni di punti di ricarica.

Il traguardo rafforza il legame tra diffusione delle auto elettriche e sviluppo delle reti energetiche, ma va letto con attenzione nel confronto con il contesto europeo.

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Una crescita senza precedenti, ma con caratteristiche specifiche

Secondo l’agenzia energetica cinese, le infrastrutture hanno raggiunto quota 20,09 milioni, a supporto di oltre 40 milioni di veicoli a nuova energia. Di questi, 4,72 milioni sono punti pubblici, mentre 15,38 milioni sono installazioni private, soprattutto in ambito residenziale. Una distribuzione che riflette una strategia fortemente integrata tra aree urbane ad alta densità e ricarica domestica.

Il ritmo di crescita è impressionante: se per installare il primo milione di colonnine sono serviti 13 anni, l’ultimo raddoppio da 10 a 20 milioni è stato completato in appena un anno e mezzo. Si tratta di numeri straordinari che, tuttavia, sono il risultato di un sistema fortemente centralizzato, con pianificazione e investimenti coordinati a livello nazionale difficilmente replicabili in modo diretto in Europa.

Infrastrutture, la leva per il mercato elettrico

Gli analisti sottolineano come la leadership cinese nel settore EV non sia più legata solo alla produzione di veicoli, ma alla costruzione di un vero vantaggio infrastrutturale. L’estensione capillare della ricarica ha ridotto drasticamente la cosiddetta range anxiety, creando un circolo virtuoso in cui l’infrastruttura sostiene le vendite e l’aumento del parco circolante giustifica nuovi investimenti.

Secondo Lynn Zhang, managing director della società di consulenza Kantar Insights, la Cina “non vende più solo automobili, ma un’idea di mobilità elettrica senza frizioni, sostenuta da una filiera che coinvolge contatori intelligenti, moduli di potenza e sistemi di accumulo. Un modello che, pur efficace, poggia su economie di scala e su un contesto regolatorio molto diverso da quello europeo.

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Ricarica veloce, autostrade e aree rurali

In Cina la rete non si è ampliata solo in termini quantitativi. La potenza media dei punti pubblici ha raggiunto 46,5 kW, con un miglioramento di efficienza del 33% su base annua, riducendo tempi di attesa e congestione. Inoltre, le colonnine coprono oggi oltre il 98% delle aree di servizio autostradali, con 71.500 punti installati lungo le principali direttrici di traffico.

Resta interessante l’attenzione alle aree rurali, spesso trascurate anche in Europa, dove la mancanza di infrastrutture rappresenta uno dei principali ostacoli alla diffusione dell’auto elettrica fuori dai grandi centri urbani.

Dalla ricarica “passiva” al V2G

Dal punto di vista energetico, il passaggio più rilevante è l’evoluzione verso sistemi intelligenti e Vehicle-to-Grid (V2G). Con decine di milioni di veicoli connessi, la Cina dispone di un enorme accumulo distribuito, potenzialmente in grado di contribuire alla stabilità della rete attraverso peak shaving e servizi di flessibilità.

Secondo Zhu Gongshan, presidente di GCL Group, il riconoscimento delle risorse distribuite come attori di mercato alla pari dei generatori tradizionali è un passaggio chiave. Un tema molto attuale anche in Europa – e in Italia – dove il V2G è ancora in fase sperimentale e frenato da barriere regolatorie e di mercato.

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Gli hub di ricarica in Cina hanno spesso alcune decine di postazioni

Ambizioni ancora più alte

Ovviamente la Cina non si ferma qua. Il piano prevede di arrivare a 28 milioni di infrastrutture di ricarica entro il 2027, con una capacità pubblica superiore a 300 milioni di kW, sufficiente – secondo le stime ufficiali – a sostenere oltre 80 milioni di veicoli elettrici.

Per il mercato europeo, questi numeri non sono tanto un modello da imitare quanto un termine di paragone su cui riflettere. La lezione principale non è la scala, ma la coerenza tra politiche industriali, infrastrutture e sistema elettrico. Un approccio che, prendendo ad esempio l’Italia, potrebbe aiutare a superare l’attuale frammentazione della ricarica e a integrare meglio mobilità elettrica e transizione energetica.

  • LEGGI ancheAuto elettriche cinesi: la grande “purga” è iniziata (ma per noi cambia poco) e guarda il VIDEO

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