Ricarica bidirezionale mal digerita dagli automobilisti elettrici. Lo sostiene uno studio realizzato con 10 mila interviste da USCALE.
Ricarica bidirezionale mal digerita: interessa solo al 17%

Ci sono costruttori che sulla ricarica bidirezionale puntano molto, come Volkswagen e Renault. Altri, come Tesla, non la ritengono particolarmente interessante. In genere, comunque, questa tecnologia è considerata un fattore chiave per la transizione energetica. Con grandi aspettative di operatori della rete, produttori e anche decisori politici. Tuttavia lo studio sul potenziale di mercato della tariffazione bidirezionale mostra “un divario significativo tra clamore mediatico e reale disponibilità ad acquistare“. Il target indirizzabile tra gli attuali conducenti di veicoli elettrici è solo al 17%. Quota che scende al 6% tra i conducenti di auto a combustione interna, potenziali futuri acquirenti di veicoli elettrici. Lo studio è stato realizzato nei mercati più importanti per l’elettrico: Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi e Svezia. E arriva alla vigilia della fiera Power2Drive (a Monaco dal 23 giugno), in cui sarà uno dei principali temi di discussione.
Pochi la conoscono e chi valuta pro e contro…
Ci sono ovviamente delle difficoltà oggettive. Chi non dispone di un parcheggio privato non può collegare l’auto alla rete a casa quando è parcheggiata. E tra chi un parcheggio privato lo possiede, solo il 38% sa cos’è la ricarica bidirezionale. Un ulteriore 34% conosce almeno il termine.Tra i conducenti di motori a combustione interna (ICE) che hanno un proprio posto auto a casa, la consapevolezza è invece più alta del previsto. Il 20% conosce la tecnologia e un altro 32% afferma di aver già sentito il termine. Quando viene presentato il concetto base di ricarica bidirezionale, gli intervistati dei 5 paesi trovano inizialmente la tecnologia attraente. E il 53% dei proprietari di BEV può immaginare di usarla. Ma quando viene chiesto di valutare i possibili pro e contro, le opinioni cambiano. Il gruppo target scende quindi al 17% tra i conducenti di BEV e al 6% percento tra chi guida auto tradizionali
Ricarica bidirezionale mal digerita: “Preme a chi fornisce energia, ma…”

L’interesse per la ricarica bidirezionale deriva dai risparmi sui costi attesi, dall’entusiasmo per l’innovazione tecnologica e dal beneficio ambientale. In particolare per il Vehicle-to-Home (V2H), la percepita indipendenza energetica e la capacità di utilizzare energia solare autoprodotta sono forti motivatori. Ma l’altra faccia della medaglia fa trasparire un certo scetticismo legato soprattutto a motivazioni economiche. A partire dall’investimento iniziale nelle infrastrutture di ricarica domestica. A questo si aggiungono le preoccupazioni per il potenziale degrado della batteria e l’incertezza su una tecnologia percepita come immatura. Axel Sprenger di USCALE, spiega: “La tecnologia è pronta, ma la ricarica bidirezionale risolve principalmente un problema per i fornitori di energia che lottano con l’espansione lenta della rete. Senza i clienti, l’equazione non torna. E lo studio dimostra che gli utenti devono ancora essere convinti.”

Q&A
D. Che cos’è la ricarica bidirezionale?
R. Se la ricarica tradizionale consente di immagazzinare energia dalla rete nel veicolo elettrico, la ricarica bidirezionale consente anche di invertire il flusso. Permettendo al veicolo di restituire energia alla rete elettrica, alla propria abitazione o ad altri dispositivi. Questo rende l’auto elettrica non solo un mezzo di trasporto, ma una vera e propria risorsa energetica attiva. (fonte: Daze)
D. Che cosa significano le sigle V2G, V2H e V2L
R. La tecnologia V2G (Vehicle to Grid) permette a un veicolo elettrico di cedere l’energia accumulata alla rete elettrica nazionale. La tecnologia V2H (Vehicle to Home) trasforma la batteria dell’auto elettrica in un sistema di accumulo domestico. La tecnologia V2L (Vehicle to Load) trasforma il veicolo elettrico in un vero e proprio powerbank su ruote, permettendo di alimentare dispositivi elettrici esterni direttamente dalla batteria di trazione.


Quì si sta lavorando su percentuali di energia abbastanza basse, a meno che non si possieda un fotovoltaico da 10/15 kwh.
Ora se nella media si avesse un fotovoltaico da 6 kwh. il risparmio per la casa sarebbe molto contenuto, considerando che
1) devi avere una wallbox dedicata,
2) una bev predisposta,
3) logicamente il tuo posto auto privato.
Il costo di tutta la struttura non è poca cosa, quindi recuperare costi lo si fa in tempi lunghi.
A meno che non si venga remunerati per mettere l’auto come power bank
ma è tutto da vedere.
La strategia è ottima serve riuscire a farla girare, la vedo lunga (specialmente in Italia) e difficile.