Il primo kit Retrokit era già pronto nel 2017 – ne scrivemmo nell’ottobre di quell’anno (leggi) – ma ci sono voluti cinque anni per vincere la battaglia burocratica, apportare una modifica al decreto Retrofit, che inizialmente non includeva le due ruote, e ottenere l’omologazione. La commercializzazione è partita con successo. L’azienda riminese continua a crescere e ha presentato ieri a Milano la sua nuova creatura: il prototipo del kit per Vespa Large Frame, dedicato a modelli iconici come la PX Piaggio. C’è vita per il retrofit, almeno per un mito della nostra storia industriale come la Vespa.
Il nuovo kit per 19 modelli di Vespa, a partire dalla PX
Dal Vespino all’ampia famiglia Large Frame. Ad iniziare dalla PX Series: con i modelli 125,150, 200. E poi i modelli GL, GS, GT, Rally e VNPE. Il kit viene adattato in base alla conformazione del telaio di ciascun modello: «non vogliamo mai intervenire con modifiche strutturali, quindi il telaio originale viene sempre mantenuto. Ci adattiamo alle forme esistenti per posizionare le batterie nel modo più efficiente». Questa la filosofia di Alex Leardini, il fondatore di Retrokit, che Vaielettrico incontra a Milano durante l’evento di presentazione del nuovo kit.

Iniziamo l’intervista dai dati tecnici: «Il sistema prevede due batterie: collocate nel copri motore. Le due batterie sono indipendenti e si scaricano contemporaneamente solo quando sono bilanciate. Se una è più carica dell’altra, il sistema preleva energia solo dalla batteria più carica fino al bilanciamento, dopodiché entrambe iniziano a scaricarsi insieme».
La gestione intelligente: un’ altra caratteristica interessante che ci illustra Leardini: «La Vespa può funzionare anche con una sola batteria: puoi lasciarne una a casa e usarne solo quella installata. In questo caso, però, la potenza sarà dimezzata, perché una singola batteria non può garantire le prestazioni ottenibili con due». Chiaro. Il vantaggio è di poter caricare la batteria scarica e poter usare ugualmente la Vespa.

Il motore è lo stesso utilizzato per la 50: «Un brushless plus assiale tri-base, capace di erogare fino a 15 kW di potenza massima. Questo consente di raggiungere velocità superiori ai 100 km/h, con un’accelerazione migliore rispetto alla 50. Si passa da 0 a 50 km/h in meno di 4 secondi».

Il kit include «l’APP Bluetooth, che fornisce tutte le informazioni di viaggio, lo stato delle batterie e il controllo del motore. Come sulla 50, è presente un display digitale per monitorare ogni dettaglio durante la guida».
Ma quanto costa? I primi 50 kit a prezzo di lancio
La campagna commerciale del nuovo kit parte con un’offerta lancio per i primi 50 kit con uno sconto del 15% ovvero 5.355 euro compresa Iva, si può ordinare dal sito a questo link,e poi si passa ai 6295 euro del prezzo di listino. Si può acquistare anche con una batteria o senza. La consegna è fissata per primavera 2026.
Abbiamo partecipato al test drive negli spazi di MAIRE S.p.A. – gruppo di ingegneria che sviluppa e implementa tecnologie innovative a supporto della transizione energetica su diversi settori a iniziare dall’economia circolare, presente in 50 paesi con quasi 10.500 dipendenti – che ha sostenuto l’evento. Una prova che conferma la facilità d’uso della Vespa, l’assenza di vibrazioni e rumore senza dimenticare le insidiose emissioni locali e quelle climalteranti.
Il retrofit che funziona: Vespa, è moda e tendenza globale. Presentazione in atelier
Il fenomeno Retrofit è ben lontano dal raggiungere la maturità nonostante le aspettative create nel 2015 dal Decreto Retrofit, per fortuna successivamente aggiornato per le due ruote. Oggi c’è un’azienda che funziona, in crescita e che vende i suoi kit anche fuori dall’Italia. Dal Nord Europa all’India dove chiedono anche la pedivella, ci racconta Alex Leardini. E a chi non ha un sua vecchia la Vespa offre progetti personalizzati in giro per il mondo.

Perché funziona il retrofit della Vespa? «E’ un oggetto di tendenza, di moda – spiega Leardini – e per questo esponiamo e presentiamo qui il kit». Siamo in uno spazio, in un atelier creativo, dove accanto ai diversi modelli di Vespa sono esposti capi di abbigliamento fashion. Una location, siamo nella sede di J. Jardin, holding proprietaria di diverse brand di moda, che valorizza i veicoli esposti. Ci sono anche alcune realizzazioni di Ottodrom, società romana specializzata su veicolo due ruote di lusso sostenibili, partner tecnologico di Retrokit.
Con un costo simile a quello del kit ci si potrebbe comprare una Vespa elettrica nuova, ma avere in garage e circolare in sella ad un glorioso pezzo di storia del Made in Italy è un’altra storia. C’è chi è affezionato alla moto della sua giovinezza, a quella della sua famiglia, magari del padre o del nonno, oppure vuole spostarsi con un pezzo storico di design. Tutte motivazioni che giustificano un investimento che si valorizza nel tempo. Senza dimenticare la maggiore usabilità in un momento in cui dove sono sempre di più le aree precluse ai motori più inquinanti.
LEGGI ANCHE: Digitale & batterie: se qualcosa va storto nei “software defined vehicle”


Ma non provate almeno un po di vergogna a violentare un pezzo di storia?
Molte Vespa arrugginite sono state salvate, rese belle e pronte per circolare senza avvelenare i polmoni di nessuno
In effetti nessuno vuole “trasformare” tutte le Vespe 2T ancora circolanti o abbandonate in un angolo.. Non mi sembra uno scandalo affiancare esemplari originali ed “elettrificati”, c’è spazio per tutti.
sarà ma io ho speso al bellezza di 600 euro e la vecchia vespa 50 pk è rinata con un motore da 102cc Polini , più altri 1000 euro per riverniciarla completamente, gomme nuove , fari e frecce a led; quale sarebbe il vantaggio di spendere più di 5k euro per metterci un motore elettrico ed una batteria?
Che non appesti te stesso, la tua famiglia, i tuoi vicini, i tuoi concittadini con i gas di scarico di un motore termico. Poi dirai: alla faccia, devo metterci 5k in più? Il punto è che i motori termici dovrebbero essere tassati molto di più (principio chi inquina paga…) e quelli introiti usati per incentivare i motori elettrici….
Rispetto il tuo ragionamento ma non è vietato usare il termico e mi costa meno; 5-6 k è un prezzo improponibile, un investimento che non vale la pena fare.
Per fortuna possono circolare sempre meno in alcune aree urbane
i motori a due tempi saranno sempre meno tollerati, anche sui veicoli d’epoca, per la scia azzurrina e cancerogena di olio bruciato.. potrebbe essere una buona opzione avere questi kit di elettrificazione.. certo speraimo ne vendano abbastanza al primo giro da poi ridurne il prezzo, ma la difficoltà di omologare questi kit purtroppo fa pensare che chi ci riesce poi voglia farsi pagare molto, non avendo concorrenza
Auguro buona fortuna a queste start-up ma secondo me solo uno 0,00001% dei possessori di moto ci penserà a fare questo switch; le mie moto continueranno con la sana benzina e miscela per l’auto è un’ altra cosa la prendi nuova tecnologica elettrica, quella d’epoca rimane tale che tanto la usi solo per manifestazioni e raduni e ha un certo valore di mercato.Devo anche dire che al momento in Italia non mi conviene usare l’elettrico che lo sto tenendo fermo e forse lo vendo (sierra denali EV unico in Italia batteria 200 kW )al momento uso il termico che dati i km che faccio dovrebbe morire di morte naturale tra max un paio di anni e perché comunque nn sono soggetto a blocco del traffico
“Sana benzina”?😂
che non sporca i suoi e i polmoni degli altri. E che in certe zone urbane non può giustamente circolare e le aree vietate saranno giustamente sempre di più