Regno Unito, un 2025 da record per le rinnovabili. Eolico e solare super

Regno Unito rinnovabili



Il 2025 è stato un anno record per la produzione di elettricità da fonti rinnovabili nel Regno Unito. Secondo un’analisi della BBC su dati del National Energy System Operator (Neso), eolico, solare, idroelettrico e biomasse hanno superato per la prima volta quota 127 TWh, battendo il precedente primato del 2024.

Il risultato è stato trainato soprattutto dall’eolico, ma con un’accelerazione senza precedenti del solare, favorito dall’anno più soleggiato mai registrato nel Paese.

La crescita delle rinnovabili conferma un trend strutturale che nel Regno Unito dura da oltre un decennio e che nel 2025 ha trovato nuove conferme, sia sul fronte degli impianti utility-scale sia su quello delle installazioni distribuite. Tuttavia, i numeri mostrano anche quanto sia ancora complesso il percorso verso l’obiettivo governativo di “clean power” al 2030, che prevede un utilizzo quasi nullo di gas nella generazione elettrica.

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L’eolico è il pilastro del mix elettrico

Anche nel 2025 il vento si è confermato la principale fonte rinnovabile britannica. Con oltre 85 TWh prodotti, l’eolico ha coperto quasi il 30% dell’elettricità totale, in lieve crescita rispetto all’anno precedente. Un dato che riflette la maturità del settore, soprattutto offshore, e il ruolo ormai sistemico dell’eolico nella rete elettrica del Regno Unito.

In numerose giornate dell’anno, la combinazione di eolico e altre rinnovabili ha permesso di coprire oltre il 50% della domanda elettrica nazionale, a dimostrazione di come le fonti pulite siano ormai centrali nel funzionamento quotidiano del sistema.

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Solare: in UK numeri mai visti prima

Il dato più sorprendente del 2025 riguarda però il solare fotovoltaico. La produzione ha superato i 18 TWh, oltre il 6% del totale nazionale, con una crescita di più di 4 TWh rispetto al 2024. In alcuni intervalli di luglio, il solare ha coperto oltre il 40% della generazione elettrica, un livello impensabile appena dieci anni fa, quando il contributo massimo non superava il 5%.

A spingere questa crescita sono stati diversi fattori: l’entrata in funzione di grandi parchi solari, come l’impianto di Cleve Hill nel Kent, ma soprattutto il boom delle installazioni su tetto. Nel solo 2025 si contano circa 250.000 nuovi impianti residenziali e commerciali, complice anche un contesto climatico eccezionalmente favorevole.

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Ma gas ed emissioni rimangono…

Nonostante i record delle rinnovabili, il gas fossile continua a svolgere un ruolo chiave. Nel 2025 ha generato oltre 77 TWh, pari a circa il 27% dell’elettricità, in aumento rispetto al 2024. Un dato legato a più fattori: minori importazioni di energia dall’Europa, una produzione nucleare più bassa e una domanda elettrica in crescita dopo la chiusura dell’ultima centrale a carbone nel 2024.

Il risultato è che l’intensità carbonica dell’elettricità britannica è leggermente aumentata, passando da 124 a 126 gCO₂/kWh, pur restando molto lontana dai livelli del 2012. Un segnale che evidenzia le difficoltà di ridurre ulteriormente le emissioni senza sistemi di accumulo, nuova capacità nucleare e una rete più flessibile.

Una lezione anche per l’Italia?

Il caso britannico offre spunti di riflessione. La crescita rapida del solare dimostra come il fotovoltaico possa diventare un pilastro del sistema elettrico anche in Paesi meno “vocati” dal punto di vista climatico. Allo stesso tempo, emerge con forza il tema delle infrastrutture di rete e dello storage, senza le quali le rinnovabili rischiano di non tradursi in una reale riduzione dell’uso dei combustibili fossili.

Per un sistema elettrico sempre più elettrificato – dai trasporti alla climatizzazione – il 2025 britannico racconta come le rinnovabili possano crescere rapidamente, ma la transizione verso un mix davvero a zero emissioni richiede ancora investimenti, pianificazione e scelte industriali di lungo periodo.

  • LEGGI ancheEspansione delle rinnovabili e disaccoppiamento dal prezzo del gas per un futuro sostenibile” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (4)
    1. lo sviluppo degli accumuli di energia e della rete stessa è un poco in ritardo rispetto alla crescita rapida delle installazioni di rinnovabili intermittenti (solare ed eolico), per cui capita che nei picchi di produzione venga sprecata energia

      un conoscente mi accennava anche in Sardegna capita, quando il vento è forte la produzione eolica li è notevole, e non sanno dove stoccare l’energia, i picchi non li sfruttano a pieno, alcuni impianti eolici vengono vengono fermati finché la produzione degli altri non cala

      in Inghilterra però hanno già preso contro-misure, a metà 2025 avevano già autorizzato tanti grandi progetti di accumulo, almeno 150 GWh (!) di accumuli a pompaggio idroelettrico quasi tutti in Scozia, e 120 GWh (!) di sistemi a batteria BESS.. si candidano ad essere tra i leader della transizione enegetica insieme ad altri paesi europei

      però le installazioni degli accumuli si sviluppano in 1-3 anni per i BESS, e anche di più per i pompaggi idrici, nel frattempo avranno ancora in parte picchi di prezzo alla sera e speculazioni delle centrali a metano.. così hanno i politici che giocano alla sfascio sobillando sui giornali, dicono che le rinnovabili non servono perché i loro prezzi energia (cari per la parte del metano nel mix energia), non stanno ancora scendendo

      il loro prezzo all’ingrosso (simil PUN) mi pare nel 2024 mese per mese era alto circa come quello italiano; ora è un poco più basso del nostro, siamo rimasti noi i più cari; quindi forse un segnale che qualcosa si muove in meglio da loro

      resta che dopo il 2022 c’è la “concidenza” storica di due fatti (prezzi alti elettricità nel 2025, e sviluppo rinnovabili) che non è una “correlazione”, le rinnovabili non sono la causa, sono la cura, anche se non instantanea; però la coincidenza si presta a dare argomenti al “salvino” di turno per creare casino

      1. Si prezzi ancora troppo alti, il ché ha soprattutto effetti sulle aziende. Ci sono anche 5 miliardi di bollette non pagate e che forse non lo saranno mai. Ad oggi prezzi mediamente doppi rispetto pre Civid e pre invasione.

        1. e ci sarebbe da vedere come sono cambiate negli anni le varie componenti in bolletta, e non solo il “PUN”:

          1) “componente energia”, formata (scritto a spanne) da:
          – prezzo all’ingrosso dell’elettricità (PUN), tra 6 e 12 cents/kwh nei vari paesi europei
          – costi di bilanciamento, 1,5 cent
          – dispersioni di rete, circa 10% del PUN, esempio +1 cent
          – costi di commercializzazione esempio 1,3 cents

          2) oneri per spese e remunerazione del gestore di rete alta e bassa tensione e del contatore

          3) accise/tasse e iva

          anche le componenti 2) e 3) sono cresciute, e “stangano” abbastanza nelle bollette domestiche e di piccola impresa;
          ma in molti Stati 2) e 3) vengono scontate o quasi azzerate per le grandi aziende energivore, che quindi hanno un prezzo di favore, in un certo senso sovvenzionato dagli altri

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