Lo scorso 11 novembre il Regno Unito ha stabilito un nuovo record di generazione dall’eolico: 22,7 GW. Una tale quantità di energia in un solo giorno, abbastanza da alimentare 22 milioni di abitazioni.
Il risultato supera il precedente record di 22,5 GW registrato nel dicembre 2024. Secondo il National Energy System Operator (Neso), l’eolico ha coperto da solo metà della domanda elettrica nazionale in una delle fasce orarie più critiche. Una conferma della maturità della tecnologia eolica britannica.

Quanta energia dal vento? Metà del fabbisogno totale
Nel complesso, quel giorno l’eolico ha generato il 43,6% dell’elettricità britannica, una quota già significativa che diventa ancora più rilevante aggiungendo il 12,1% prodotto dall’“embedded wind”, cioè gli impianti collegati direttamente alle reti di distribuzione locali.
Complessivamente, il vento ha quindi coperto il 55,7% della produzione nazionale, lasciando alle altre fonti – gas, interconnessioni, nucleare, biomassa, fotovoltaico, idroelettrico e sistemi di accumulo – un ruolo complementare.
Una fotografia che mostra come un sistema elettrico avanzato possa reggere volumi elevatissimi di rinnovabili mantenendo stabilità operativa, elemento particolarmente interessante per il dibattito su integrazione e flessibilità di rete.
Il Regno Unito dispone oggi di circa 32 GW di capacità eolica installata, equamente distribuita tra onshore e offshore. Incluse anche cinque delle più grandi wind farm offshore al mondo, infrastrutture che negli ultimi anni hanno consolidato la leadership britannica in Europa.
Secondo Kayte O’Neill, COO di Neso, il record dimostra che la rete “può funzionare in sicurezza con grandi quantità di rinnovabili”, suggerendo che il Paese possa presto puntare a un traguardo ancora più ambizioso: una rete elettrica completamente a zero emissioni per periodi sempre più lunghi.
L’eolico dà lezione: record in una fredda sera di novembre
Il dato più notevole è che il picco è arrivato in una sera fredda di novembre, quando la domanda è elevata e la stabilità del sistema è più complessa. Per Jane Cooper di RenewableUK, questa performance rappresenta “un esempio tangibile del ruolo centrale dell’eolico nel sistema energetico”, soprattutto in un contesto in cui i prezzi dei combustibili fossili restano volatili.

Il caso britannico mostra come pianificazione, infrastrutture di rete e investimenti costanti rendano possibile integrare volumi elevati di rinnovabili senza compromettere affidabilità e continuità del servizio.
Il Regno Unito ha infatti costruito la sua leadership non solo installando turbine, ma anche sviluppando reti di trasmissione dedicate, sistemi di dispacciamento avanzati e una filiera industriale capace di sostenere l’offshore su larga scala.
In Italia l’eolico cresce più lentamente e con una prevalenza di impianti onshore, ma il potenziale – soprattutto al Sud e nelle isole – resta molto elevato. L’esperienza britannica suggerisce che, con una corretta programmazione e procedure autorizzative più rapide, è possibile andare oltre i limiti percepiti dell’intermittenza e ottenere benefici economici e di sicurezza energetica.
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Da vaielettrico non mi aspetterei di cadere nella solita confusione tra potenza ed energia: sono 22,7 GW o GWh? A naso i primi dato che con 32 GW installati bastano 4-5 ore equivalenti a pieno carico per arrivare a 150 GWh.
Poi però si aggiunge “una tale quantità di energia in un solo giorno” che non c’azzecca nulla, dato che appunto si parla di potenza non di energia. Riprendo da un sito inglese: “Britain’s wind turbines set a new wind generation record, generating an impressive 22.7 gigawatts (GW) at 7:30 pm on November 11. That was enough electricity to power 22 million homes, the National Energy System Operator (Neso) said.”
Chiarito questo, gran bel risultato che dimostra che l’eolico è una componente chiave per garantire complementarietà col fotovoltaico e soprattutto costanza durante l’anno. Puntare sull’eolico, specie quello offshore che è più stabile, permetterebbe di risparmiare su sistemi di accumulo sia giornalieri (il vento va anche di notte) che stagionali (il vento va anche d’inverno)
Ma le pale (solo quelle italiane) sono brutte…
ciao, come hai scritto tu:, il dato inglese è 22,7 GW di potenza
== Italia
il luogo comune che abbiamo pochi siti adatti era relativo alle turbine di vecchio tipo che avevano basse rese rispetto a quelle moderne
secondo più pubblicazioni recenti invece abbiamo un potenziale di installazioni possibili di circa 150-200 GW di eolico su terra, e altri 150-200 GW in mare, cioè una enormità
gli stessi studi poi fanno la tara a questi numeri considerando
– problemi paesaggisti su terra
– di non ostacolare le rotte navali
– preferendo i siti con produzione di energia più economica (con maggiore ventosità e minoro costi di connessione alla rete Terna)
semplificando, diciamo che i siti “più facili” sono 50 GW + 50 GW
e ce ne basteranno di meno, nelle simulazioni dei mix 100% rinnovabili per i consumi futuri dell’italia, la quota di eolico desiderata è circa una energia di 180 TW-h annui, meno di del potenziale che ho citato qui sopra, e si può suddividere tra eolico di terra e di mare
Esempio per capirsi :
— 85 TW-h da impianti eolici su terra
— 95 TW-h da impianti eolici in mare
– potenza nominale 36 Giga.Watt su terra,
con una resa (capacity factor) del 27%,
cioè 2366 ore equiv. (8765 ore annue x 0,27)
= energia annua 85 Tera.Watt-Ora
– potenza nominale 33 GW in mare,
capacity factor 33%, cioè 2892 ore equiv.
= energia annua 95 TW-h
=== rewamping impianti
al momento su terra in Italia abbiamo 13,5 GW potenza eolica installata e con bassa resa media; per i molti impianti “antichi” un rewamping diminuirebbe il numero di pale (es un parco da 12 piccole passerebbe a 5 grandi, l’estetica migliora), raddoppierebbe la potenza nominale, e triplicherebbe l’energia generata; in Campania per es. stanno aggiornando con soddisfazione molti impianti obsoleti; inoltre una quota energia al momento viene sprecata dove mancano ancora gli accumuli energia e la capacità di trasmissione di rete
con il rewamping degli impianti, i siti attuali su terra potrebbero valere circa 23 GW di potenza, invece dei 13,5 attuali, e avere anche una resa sensibilmente più alta, un capacity factor medio salito a circa 27%
per arrivare agli obiettivi di energia annua citati sopra, all’incirca corrispondenti a una potenza nominale di 36 GW installati su terra ,
i siti “nuovi” su terra sarebbero, circa +55% rispetto agli attuali
comunque senza la mitologica “invasione” di pale eoliche, perché nel nostro caso (sud Europa) la situazione è opposta a quella dei paesi nordici, da noi la quota maggiore del mix 100% rinnovabili lo farà il fotovoltaico
R.S. io però più che ai TWh producibili in un anno porrei l’accento sulla complementarietà con fotovoltaico in termini di produzione stagionale. Ho interrogato l’amico gpt e risulterebbe che nel 2023 nei mesi estivi (Maggio-Settembre) si è ottenuto il 27% della produzione annuale, mentre tra Ottobre e Dicembre si è prodotto il 36,5%. Non so se tu hai altre fonti più affidabili ma questo sarebbe determinante per dimensionare un sistema che minimizzi gli accumuli stagionali (es. idrogeno) e al massimo consideri accumuli settimanali tipo CAES, pompaggi e BESS di grandi dimensioni per superare brevi periodi invernali in cui il vento manca su tutta la penisola.
Un sistema elettrico del genere credo sarebbe quello tale da minimizzare i costi mantenendo la necessaria affidabilità.
Posto che comincia ad avere molto senso (e ne vedo finalmente parlare in giro) l’accumulo di calore, dato che il problema principale sarà scaldarci d’inverno (posto che gli inverni ci saranno ancora)
vero, è meglio ricordarlo:
Fotovoltaico produce molto di più in estate e solo di giorno
Eolico produce molto di più in inverno e anche di notte
sommandoli si compensano, formando già una buona base a cui aggiungere le altre rinnovabili e gli accumuli di energia
GRAFICO penso molto chiaro di Terna del 2024:
https://www.climalteranti.it/wp-content/uploads/2025/07/3.jpg
Bellissimo il grafico, da postare in tutti i siti di antigreen e nuclearisti. Testimonianza ulteriore che non si può lasciare la transizione al solo fv, serve che l’eolico salga in proporzione, con buona pace degli antipale.
Da ragionare però che il grafico si sposa perfettamente con l’andamento dei consumi che salgono in estate (e saliranno sempre di più) ma non con l’effetto pompe di calore che si dovrebbe avere nei prossimi anni, con consumi aggiuntivi nei mesi invernali tra i 2 e i 7 TWh a seconda degli scenari di penetrazione. Per questo continuo a pensare che stoccaggi di calore anche nei lunghi periodi possano essere una soluzione semplice ed economica per sfruttare la sovraproduzione estiva.
In generale investire in eolico permetterebbe di risparmiare su reti e stoccaggi, sia giornalieri che stagionali, speriamo lo capiscano anche in Sardegna e Toscana
eolico su terra è eccezionalmente leggero in termini ambientali, straccia di un ordine di grandezza le centrali nucleari in termini di minori tonnellate di materiali utilizzati su tutta la filiera, oltre che di costi molto più bassi e ovviamente assenza di scorie radioattive millenarie indistruttibili.. e anche eolico in mare galleggiante sta diventando rapidamente conveniente
ma sono ragionamenti da minoranza dei “più esperti di scienza / consapevoli”.. in Italia c’è da fare divulgazione e compromessi anche con quella parte dei “boomer” che ne sa meno ed ha “nostalgia del tempo che fù” e con pregiudizio estetico/psicologico (reale o indotto dai media) sull’eolico su terra e sulle novità in generale.. con cui ENI e politici furbetti ci vanno a nozze.. stiamo installando eolico su terra a ritmo molto lento, circa 0,6 GW all’anno
il fotovoltaico di base “piace” di più, anche perchè di solito è occultato alla vista se sei ad altezza terra (cioè più che altro si vede dall’alto, cioè se sei in aereo); anche il ftv da noi viene almomento è ostacolato, ma è inarrestabile, comunque 5-6 GW nuovi ci saranno anche nel 2025 (e peccato se avrebbero dovuto essere 15 GW senza i decreti sabotanti)
l’eolico servirà nel mix 100% rinnovabili, bilanciando naturalmente il fotov fa abbassare i costi in accumuli, ma ai fini della discussione si possono proporre anche scenari in cui ne se ne usa una proporzione minore rispetto all’ottimale
== in numeri, per l’Italia
mix 100% rinnovabili da circa 900-1000 TWh annui (cosi stiamo larghi e non spaventiamo gli scettici)
— circa 300 TWh annui saranno in parte calore (procurato da pompe di calore e biomasse), e in elettricità da idroelettrico, biomasse, biometano, geotermia; oltre all’uso degli accumuli di energia
— circa 700 TWh annui da fotovoltaico+eolico (le fonti principali di energia) con minimo utilizzo di superfici
in questi 700 TWh, le proporzioni ideali tra energia annua da fotov e da eolico sarebbero tra 1:1 e 3:2 (come nel grafico Terna), questo negli studi pubblicati porta a eccellenti costi bassi finali dell’energia (compresi accumuli) di circa 5,3 centesimi al KWh ( 53 euro al MWh)
ma calcoli alla mano, si riesce a far girare il tutto ancora a buon costo, es. 6 centesimi, anche con una proporzione “stirata” verso 3:1, cioè:
— 520-540 TWh annui fotovoltaico (a terra e sui tetti)
— 180 TWh annui eolico (a terra e in mare)
sei può anchr scendere a meno di 160-180 TWh di eolico, questa soglia non è un dogma, ma banalmente comporterebbe di dover usare più accumuli stagionali e sovradiemsionare di più il solare (il costo energia finale sale un poco), oppure di importare in inverno energia eolica dai paesi europei nordici
bravi, e sono in buona compagnia a fare nuovi record anno su anno con l’eolico su terra e su mare; se prendiamo una settimana di un mese fa che è stata più ventosa della media, si trova:
==== Danimarca
78% eolico, nb: media settimanale
12% altre rinnovabili
10% fossili
https://www.energy-charts.info/charts/energy_pie/chart.htm?l=it&c=DK&week=43
== Germania
60% eolico, sempre media settimanale
16,5% altre rinnovabili
23,5% fossili
https://www.energy-charts.info/charts/energy_pie/chart.htm?l=it&c=DE&week=43
in Germania con picchi di potenza da eolico notevoli a 50 GW, cioè già più della potenza dei consumi diurni in Italia