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Ree, “magica” piattaforma israeliana una e trina

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La piattaforma modulare si può configurare senza limiti (fonte: REE).

La rivoluzione elettrica dei trasporti offre visibilità a nuovi protagonisti. Tra essi figura certamente REE, giovane startup israeliana impegnata nella progettazione di piattaforme modulari intelligenti. Dopo aver collaborato con Toyota alla realizzazione di chassis per i veicoli commerciali del marchio Hino (leggi), l’azienda ha recentemente firmato un memorandum d’intesa con Mahindra. Anche il colosso indiano sembra intenzionato a sfruttare il know-how sviluppato dalla società con sede a Tel Aviv. L’obiettivo è costruire fino a 250.000 automezzi elettrificati per il mercato internazionale. E non è finita qui: Ree ha infatti portato in pista tre prototipi per dimostrare la propria qualità tecnologica e catturare l’attenzione di nuovi clienti.

Un concentrato di tecnica e semplicità

Il punto di forza della startup guidata da Daniel Barel risiede nella peculiare architettura di veicolo. Gruppo motopropulsore, sterzo, sospensioni, freni e sistemi elettronici sono integrati all’interno di ciascuna ruota come unità intelligenti e indipendenti. I componenti così assemblati possono inoltre essere controllati da remoto, sebbene pedali e sterzo siano inseribili sulla piattaforma per vivere un’esperienza di guida tradizionale. C’è un altro fattore però da tenere in considerazione: la forte riduzione di elementi idraulici e meccanici rispetto ai telai automobilistici attualmente diffusi permette di utilizzare liberamente le geometrie del telaio.

Si possono configurare per esempio navette, minivan, furgoncini da lavoro, e perfino fuoristrada. Le modifiche si applicano non solo sul corpo vettura, ma anche sulle prestazioni e sulle caratteristiche tecniche dello chassis. Sfruttando la flessibilità di REE, si possono difatti scegliere la trazione integrale, le sospensioni attive, oppure cambiare l’altezza da terra, la coppia erogata dal motore, la velocità massima e molti altri parametri. Tutto ciò è realizzabile grazie al supporto di solidi partner del mondo automotive come KYB, Musashi, NSK, Mitsubishi e FCA.

E, in caso di problemi, basta allentare pochi bulloni per rimuovere la carenatura che ricopre le unità della piattaforma e cambiare i pezzi, ritornando in breve tempo a circolare su strada. Diversi costruttori si stanno interessando a questo progetto, visto che propone notevoli vantaggi tecnici, burocratici ed economici. Una volta che la piattaforma viene sottoposta alle verifiche dei crash test e supera l’omologazione, diventa successivamente declinabile per vari veicoli. In particolare, Ree offre una flotta che spazia dalla versione P1 (lunghezza 3.395 mm, capacità di carico 350 kg) alla P7 (lunghezza 6.010 mm, capacità di carico 4.000 kg).

Tre esempi per possibilità (quasi) infinite

I telai mostrati nel video differiscono per dimensioni e specifiche. Si tratta degli chassis P1 (peso lordo 1.110 kg, ideale per la consegna di merci nell’ultimo miglio), P2 (peso lordo 1.600 kg, adibito a shuttle per il trasporto di passeggeri) e P4 (peso lordo 4.000 kg, concepito come cargo). Osservando il comportamento dinamico delle vetture, si può intuire come l’innovazione radicale di REE possa ridisegnare i processi produttivi dell’industria automobilistica e il linguaggio formale delle macchine.

Risulta interessante osservare l’analogia tra la filosofia costruttiva della startup israeliana e l’italiana TUC.technology (leggi qui). Entrambe si propongono di far nascere una pluralità di veicoli partendo da uno standard. E proprio questa visione sembra tracciare un nuovo orizzonte per il settore automotive, ricevendo importanti consensi. La conferma arriva dalla presenza di REE tra i vincitori del BloombergNEF (BNEF) Pioneers 2020, prestigioso riconoscimento attribuito alle aziende che sono all’avanguardia “nel campo dell’energia, dei trasporti e della sostenibilità”.

– leggi anche: BENTELER, Bosch e Pininfarina: via alla “sartoria” elettrica

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