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Recovery Fund, l’auto elettrica vuole la sua parte

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Recovery Fund

Mentre il Decreto Semplificazioni appena pubblicato in Gazzetta ufficiale spiana la strada all’installazio e di 60 mila colonnine in Italia, i miliardi del Recovery Fund potrebbero dare un colpo d’acceleratore all’auto elettrica. La proposta di inserirla tra le priorità nell’utilizzo dei fondi europei post Covid è stata avanzata da MOTUS-E in un documento consegnato al governo.

MOTUS-E: incentivi e grandi progetti

Tra le misure suggerite:

-il rinnovo degli incentivi

-una fiscalità di vantaggio per le flotte aziendali elettriche

-più fondi per l’elettrificazione delle flotte della Pubblica Amministrazione e del trasporto pubblico

-il potenziamento degli incentivi per la ricarica domestica e pubblica.

MOTUS-E sollecita infine il sostegno a grandi progetti industriali nella filiera degli EV. In particolare, almeno una Gigafactory e un  grande impianto per il riciclaggio delle batterie e un piano nazionale di formazione delle competenze tecniche.

Una colonnina ogni mille abitanti

La rete di ricarica è certamente la principale infrastruttura abilitante per la mobilità elettrica. Il Decreto Semplificazioni alleggerisce le procedure di autorizzazione con l’obiettivo di accelerarne lo sviluppo.  Entro 6 mesi tutti i Comuni dovranno pianificare “l’installazione, la realizzazione e la gestione delle infrastrutture” in ragione di almeno una colonnina ogni mille abitanti (da 50 a 100 colonnine per quelli medi e medio grani).

Tutte le concessioni autostradali nuove e quella rinnovate dovranno rispettare una condizione: l’installazione di colonnine nelle stazioni di servizio.

Tariffe, il costo del kWh come a casa

Dovrà poi essere ridotto o azzerato il canone di occupazione del suolo pubblico se l’energia erogata sarà “verde”. Dovrà essere garantita l’accessibilità (anche ai disabili) e entro 180 giorni l’Autorità per l’Energia dovrà studiare un nuovo sistema tariffario che equipari i costi per l’energia nei punti di ricarica pubblici e privati aperti al pubblico a quelli delle utenze domestiche dei clienti residenti. Vengono infine previste norme per scoraggiare l’occupazione abusiva degli stalli di ricarica a fine rifornimento.

Le prescrizioni del Decreto, però, rischiano di restare lettera morta senza risorse economiche e una radicale revisione del Pnire (Piano nazionaleper le infrastrtture di ricarica).

Più soldi pubblici sulla rete di ricarica

MOTUS-E propone per esempio che i soldi del Recovery Fund vengano destinati a sovvenzionare le installazioni nelle zone a fallimento di mercato. Sono aree in cui gli investimenti in colonnine non si ripagherebbero, come i piccoli comuni non turistici. Poi a potenziare gli sgravi fiscali per i privati che si dotano di ricarica domestica con rimborso del 50% in 5 anzichè 10 anni e benefici anche per wall box con potenze inferiori ai 3,7 kW. Beneficio che va esteso alle piccole e medie aziende. Infine a dotare gi snodi logistici di impianti dedicati ai veicoli di trasporto merci. Il documento sollecita anche una maggior attenzione alla tipologia degli impianti: quelli più lenti nei parcheggi di interscambio, e un mix di lenti e fast nelle stazioni ferrroviarie.

 

4 COMMENTI

  1. La differenza con i bonus rottamazione per le auto è che in questo caso il concessionario deve parimenti contribuire per renderlo effettivo e quindi è l’avidità di FCA ad essere l’ostacolo, senza contare che, non valorizzando la rottamazione si lasciano sulla strada proprio i mezzi che il governo vorrebbe eliminare in favore dell’elettrico. Le difficoltà di accesso al contributo statale non vale certo per i concessionari Auto che sono sempre molto strutturati rispetto ai piccoli dealer delle due ruote

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