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Quote personali di CO2, una nuova frontiera

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Se ne parlerà anche al prossimo Cop26 di Glasgow. E’ la proposta, innovativa e controversa, di istituire un mercato delle Quote personali di carbonio. Un’idea messa a punto da un gruppo di ricercatori internazionali, tra cui l’italiano Francesco Fuso Nerini, direttore del KTH Climate Action Centre di Stoccolma. Lo studio, teso a raggiungere l’obiettivo delle emissioni zero entro il 2050, prevede che a ogni adulto venga attribuita a inizio anno una quota di CO2 da “spendere”. In questa intervista il professor Fuso Nerini ci spiega come funziona.

quote personali di CO2
Francesco Fuso Nerini

Il professor Francesco Fuso Nerini, assieme ad altri colleghi, ha recentemente rilanciato una proposta forte e radicale. L’idea è che occorra un approccio inedito se davvero si vorrà cercare, nei prossimi anni, di mantenere al di sotto dei 2 gradi centigradi il riscaldamento climatico. L’attuale politica climatica affronta il problema essenzialmente dal lato delle emissioni su grande scala, quali impianti industriali, centrali elettriche, trasporti, agricoltura. Secondo le tesi esposte da Fuso Nerini e dai colleghi dell’Università di Oxford, dell’Israel’s Interdisciplinary Center, di Herzliya, dell’University College di Londra attraverso un articolo comparso sulla prestigiosa rivista Nature Sustainability, occorre affiancare alle politiche su larga scala una diretta responsabilizzazione individuale. Collegare dunque l’azione personale agli obiettivi globali di riduzione delle emissioni di carbonio.

La sfida delle quote personali di CO2: ora si può

Si tratta di quelle che la lingua inglese definisce Personal carbon allowances (PCAs), ovvero quote personali di CO2: a ciascun adulto viene attribuita una indennità di carbonio uguale e negoziabile che si riduce nel tempo in linea con gli obiettivi nazionali. Stili di vita, consumi, uso dell’auto o voli in aereo vanno a erodere la quota di carbonio personale stabilita a inizio anno per ciascun individuo. Questa sfida, che solo alcuni anni fa fu giudicata troppo in anticipo sui tempi, secondo i ricercatori è oggi invece tornata d’attualità. Necessaria, anzi, se davvero si vorrà, come previsto dall’Onu attraverso l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), arrivare all’azzeramento delle emissioni globali nette entro il 2050.

A ciascuno le sua quota di emissioni in una App

E’ una vecchia idea che ritorna: perchè professore?

Soprattutto perchè la sua attuabilità ha oggi fatto notevoli passi in avanti. Gli effetti della pandemia sui comportamenti delle persone, oltre allo sviluppo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, hanno infatti creato le condizioni per rendere più facilmente praticabile l’introduzione delle quote personali di carbonio. Le attuali tecnologie, rispetto al 2008 quando uno studio britannico giudicò l’idea prematura, consentirebbero di sviluppare app o programmi per conteggiare queste quote. Sappiamo inoltre che l’ingresso del Covid nella vita quotidiana ha velocemente imposto e introdotto comportamenti che, appena un paio d’anni fa, nessuno avrebbe ritenuto immaginabili. Si tratta in definitiva di riflettere su come le abitudini umane possono modificarsi qualora ci si trovi di fronte a necessità gravi e impellenti. A differenza della crisi shock determinata dalla pandemia, rispetto al problema climatico ci sono ancora i margini per affrontare i necessari cambiamenti in maniera graduale e compatibile. Questa finestra, però, va e andrà stringendosi sempre più rapidamente: di qui la spinta a intervenire con scelte innovative.

Dunque, professore, il dibattito sulle quote personali di CO2 è aperto?

C’è l’intenzione di discuterne anche al prossimo Cop26 di Glasgow: ci è stato chiesto di preparare un policy brief sul tema. Sappiamo che l’argomento è fortemente polarizzante: ci sono state reazioni positive, come un recente articolo apparso su Bloomberg. Ma anche resistenze, come denota un intenso dibattito su Twitter dove sono emerse le posizioni di chi giudica un tale approccio inaccettabile. C’è chi manifesta il timore che possa portare a una eccessiva limitazione delle libertà individuali. Ma l’impressione è, sì, che il dibattito si sia riaperto. Lo abbiamo visto anche da recenti trasmissioni della Bbc o della tv svedese in cui è stata affrontata la questione.

“Mobilità elettrica indispensabile. Ma non solo quella”

quote personali co2

Una proposta, la vostra, che andrebbe a  incidere in maniera determinante sugli stili di vita delle persone. Quale contributo potrebbe dare la mobilità elettrica nel quadro delle quote personali di carbonio?

Importante. A patto, però, che la diffusione della mobilità elettrica avvenga in un contesto in cui anche i sistemi per la produzione dell’energia siano a basso contenuto di CO2. Guardando agli scenari elaborati dall’Agenzia internazionale per l’energia, la strada della mobilità elettrica è comunque indispensabile. Se davvero vorremo raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 non c’è più spazio per le auto termiche. Il sistema dei trasporti sarà determinante: solo veicoli elettrici o a idrogeno.

E la questione della produzione di energia elettrica?

In Svezia quasi tutta l’energia elettrica è prodotta da centrali idroelettriche o nucleari, la produzione di CO2 è praticamente assente. Di conseguenza, comprare oggi un’auto elettrica in Svezia contribuisce molto all’abbattimento del CO2. Non so se lo stesso discorso può valere per l’Italia. Per raggiungere gli obiettivi climatici è fondamentale avere un sistema di produzione dell’elettricità decarbonizzato.

Lo scambio delle quote premierà i più virtuosi

Il vostro studio introduce anche un aspetto ingeressante e controverso, quello del trading delle quote personali di carbonio. Può spiegarci come?

Sì, si tratta di un fattore necessario che potrebbe dare vita a nuove prospettive di business. Nuove aziende che creano i presupposti per un mercato delle quote personali di carbonio.

Il concetto di base sarebbe che, quando una persona ha esaurito le proprie quote personali di CO2, può andare a comprarne di nuove da chi, invece, grazie ai comportamenti, ne ha risparmiate e ha un surplus da poter vendere. E’ così?

E’ così. Il trading consentirebbe di imprimere una spinta importante verso l’economia green. Non solo. Sarebbe conveniente per le famiglie del ceto medio, che si troverebbero con più emissioni da spendere rispetto al bisogno. Al contrario, il sistema sarebbe più penalizzante per i redditi alti, generalmente più dediti a consumi elevati. Questi si troverebbero nella necessità di acquistare nuove quote, alimentando il mercato del ceto medio. Insomma, una politica di redistribuzione anche a favore dei meno abbienti.

Il primo passo? Monitorare le emissioni personali

Non le pare una strada lunga e impervia?

Può darsi. Resta il fatto che i singoli, gli individui, faticano a darsi delle priorità riguardo alla sfida climatica. Comprare un’auto elettrica? Andare in bici? Mangiare meno carne? Un primo passo in avanti potrebbe essere un sistema, una semplice app, che possa dare a tutti le informazioni necessarie sull’incidenza dei propri consumi e delle proprie abitudini.

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112 COMMENTI

  1. Ho 25 anni e sono davvero preoccupato. Capisco che a voi di 50-60 anni poco importa; accettate passivamente green pass, lockdown e similari senza alcun fondamento scientifico.
    Ora sareste disposti anche ad accettare un controllo pedissequo di quante “puzzette” fate insomma.

    Ma lasciarci in santa pace no? Le scelte non le facciamo noi piccoli ma i grandi che ci governano. Nessuno ha scelto di avere un’ auto termica, doversi cambiare il telefono ogni 3 anni perché soggetto ad obsolescenza programmata, indossare vestiti prodotti in Cina ecc…semplicemente sono stati imposti dall’alto questi sistemi non sostenibili e precari.

    Nel mio futuro voglio immaginarmi dei lavori stabili per le persone e non lo Stato che mi controlla H24.
    Esco la domenica per andare in montagna in bici, moto ecc…e voglio stare in santa pace.

    Altrimenti al posto di continuare ad impattare sulle libertà personali riduciamo la vita digitale no? Quanto inquina ogni singolo pc, rete internet fino ad arrivare la mining? Tantissimo, molto più di una semplice auto.

    Ah ovviamente per fare questa strategia dovreste essere d’accordo sul bando totale delle sigarette. Dannose ed inquinanti.

    Ps: state vendendo la vostra libertà personale in cambio di greenwashing. Poveri noi giovani

  2. Affermazione deprecabile che si commenta da sola non si può pensare di appiccicare fotovoltaico ed eolico dove meglio crediamo per mera utilità bisogna considerare l impatto ambientale ed economici è come dire che dato che il Colosseo è grosso e prende tanta esposizione solare possiamo ricoprire con il fotovoltaico. Perché allora non dei pannelli sul duomo di Milano? Oppure sul monte bianco qualche bella eolica…

    • Forse lei non sa che basterebbe il fotovoltaico sul 10% dei tetti e sull’1% del terreno inutilizzato (e non parliamo nemmeno dell’eolico) per ottenere tutta l’energia elettrica che ci serve. Quindi lasci perdere Marmolada, Duomo di Milan e Colosseo

      • Forse lei non sa che stavo rispondendo alla scempiaggine di cui sopra e che la saccenza reiterata è decisamente fuori luogo ed irritante .

        • Scusa Gualtiero, polemiche a parte, di quale scempiaggine stai parlando?
          Sulla questione fotovoltaico correva l’anno 2005 e ASPO Italia faceva già i conti in tasca al fotovoltaico per comprenderne sostenibilità e scalabilità, eccoli qua, sono solo conti della serva ma almeno eliminano subito i dubbi proclamati dai soliti disinformatori:

          http://www.aspoitalia.it/documenti/libero/contidellaserva.html

          Da allora l’efficienza dei pannelli e degli impianti è notevolmente migliorata, i costi sono scesi, e la possibilità di fare impianti con accumulo in grado di differire l’orario di consumo rispetto alla produzione sono diventati commerciali. Sono ancora un po’ costosi, ma comunque convenienti per gli utenti in quanto massimizzano l’autoconsumo evitando le spese di trasporto, oneri di sistema, accise e IVA che si pagherebbero acquistando l’energia dalla rete. E chi ha l’auto elettrica è ancora più avvantaggiato.

      • È corretto, il problema ce l’ha l’eolico perché i siti più ventosi sono spesso nelle vallate o nei valichi.
        Credo che sia sempre un bene fare le opportune valutazioni ambientali e cercare i giusti compromessi per evitare oscenità già viste purtroppo in alcune realizzazioni. Però il problema dell’impatto ambientale non deve essere la foglia di fico per poter dire no ad ogni progetto. Insomma la zampata sul lato politico è la solita buona scusa per fermare tutto e continuare bellamente ad utilizzare forme di produzione vecchie e inquinanti.

          • Assolutamente. Poi c’è l’off-shore, sì pensi alle risorse immense a nostra disposizione. In Italia abbiamo letteralmente energia da vendere, basterebbe decidere una volta per tutte di sfruttarla invece di continuare a dipendere da approvvigionamenti dall’estero.

  3. Un momento i fotovoltaici su casa ed edifici? Nessun problema ma sulle nostre montagne così come le pale eoliche è un deturpare che non va tollerato.pensate ad esempio alle tre cime di lavaredo che ci mettete dato che c è vento le pale eoliche? Si potrebbe fare come la danimarca con isole artificiali con pannelli e pale

    • Certamente, quindi è meglio perdere i ghiacciai che mettere le pale eoliche? Ma per favore, il mondo ha visto scempi ambientali ben peggiori, ad esempio sulle coste, senza tutti questi mal di pancia. Non facciamoci pilotare come burattini da chi ci sta portando alla rovina. Lo dico col cuore in mano…

  4. Dunque ricapitolando abbiamo..problemi anche in futuro per produrre energia elettrica perché non abbiamo centrali nucleari e perché abbiano ad esempio dei vincoli paesaggistico ambientali per gli impianti eolici o fotovoltaici e pensare di affidarsi ai cittadini pendo sia j
    Un po velleitario. Secondo abbiamo l impossibilità di implementare il sistema delle quote pena ad esempio la recessione totale di jnteri settori commerciali nevralgici come alimentari ristoranti agenzie di viaggio e tutto quello che è entertainment .perdita di posti di lavoro…gente depressa ed incazzata e gente ricca sempre più ricca e che farà sempre più j propri comodi.peraltro parlando con diverse persone jn questi giorni jn merito al g20 ed alla cop 26 mi sono trovato di fronte gente che pensa che il problema sia solo politico e che i Greta boys siano solo ragazzotti che usano internet massimamente spesso vestono e calzano firmato.. etc…e che volontariamente oppure no si trovano al soldo dei potenti..tutto dire

    • Il problema è solo politico. Quelli che lei cita come ostacoli lo dimostrano: consenso, disinformazione, ideologia, redistribuzione delle risorse, burocrazia nelle concessioni, rivolta delle categorie economiche corporative, egoismi ecc. Prenda il caso di oggi, il ddl concorrenza, lo moltiplichi per mille e avrà la dimensione politica del problema ambientale.

      • Concordo, il problema è solo politico.
        La disinformazione che citi include il pensiero, tutto politico, che non si possa produrre energia senza nucleare. Tecnicamente è possibile produrre energia con tanto nucleare, es. Francia, o zero nucleare come in Italia. Il fatto è che se tutti producessimo con nucleare come fa la Francia, prima di tutto non risolveremmo i problemi di gestione dei picchi di domanda, lo dimostra il fatto che la Francia con nucleare sovradimensionato non riesce a fare a meno del gas, né avremmo la valvola di sfogo di esportare l’energia in eccesso ai paesi confinanti come fa oggi la Francia.
        L’enabler tecnologico per risolvere l’enigma energetico sono gli accumuli, che però sono osteggiati politicamente sia dall’industria fossile che da quello che rimane di quella nucleare perché entrambe sarebbero fortemente minacciate economicamente al punto di arrivare al collasso. C’è quindi una guerra politica in corso con forti campagne di disinformazione che hanno come target l’opinione pubblica unita a una forte lobby anti rinnovabili che proclama improbabili problemi paesaggistici pur di evitare o rallentare la transizione.

  5. Quote di CO2 personali, l’ultima frontiera delle stupidaggini. In pratica se sei benestante vivo sereno, se sei un poveraccio crepi…
    Poi il nucleare pulito non si può sentire, probabilmente non sa cos’è una centrifuga per l’arricchimento dell’ uranio e nemmeno come funziona..

    • Forse non ha capito il meccanismo: il benestante sprecone può vivere sereno, ma paga il poveraccio virtuoso. Può non essere d’accordo, Max, ma non creda che gli altri siano tutti cretini.

      • Mi occupo di Emission Trading System, ovvero lo scambio di quote di CO2 per la industria. Eseguo i calcoli da presentare al certificatore che li valida. Il sistema è speculatorio. Quindi come pensa potrebbe funzionare sulla singola persona? Quando poi Cina India e Russia che da sole contano oltre 3 miliardi di persone non ci pensano minimamente a rallentare la loro crescita? Non si tratta di essere o meno cretini, si tratta di vedere la questione in maniera pragmatica e non ideologica. E queste filosofate, sono ideologia.

        • Lei mette insieme due problemi molto diversi. Io non ho idea di come si possa tecnicamente e politicamente realizzare un sistema di calcolo delle quote di emisisone individuali. Mi limito a cosiderare senza pregiudizi un’idea affascinante. Chi lo sta studiando dice che oggi è possibile. Vedremo.
          Quello dei comportamenti di Cina, India, Russia e in genere di tutti i Paesi in via di sviluppo è tutt’altro problema. E’ un problema di geopolitica, al pari della soluzione di un conflitto armato. Certo che se lei è convinto che sia insuperabile, non capisco cosa ci stia a fare con l’Emisison Trading System e cosa ci sitano a fare 200 Paesi del mondo a Glasgow, tanto la catastrofe è inevitabile.

      • Massimo, prendo solo spunto dalla sua risposta e propongo uno spunto di riflessione che vedo sfuggito ai più. Il poveraccio virtuoso, ne conosco diversi per questione di lavoro, in fondo non fa una vita malvagia se è laborioso e attento ai suoi conti. Muratori, marmiati, carpentieri, gessisti,… italiani e stranieri… tutra bravissima gente… ne conosco quanti ne vuole.

        Però

        Vanno im giro con macchine usate, tenute bene ma vecchiotte. Vivono in case ben tenute ma meno “efficienti”. Fanno la spesa al discount. Si vestono con abiti industriali. Eccetera. Ha capito dove voglio arrivare: saranno anche virtuosi ma la loro impronta ecologica non è così leggera. La cosa è risaputa, basta fare una piccolissima ricerca che si trovano solo conferma quanto appena esposto. Di qui il problema: Già Magari per quanto parchi nei consumi come quantità, si trovano comunque a vedere erodere la propria quota a causa della qualità dei medesimi. Poi arriva il tipo col grano e per qualche soldino, che a questo punto quasi non potranno più spendere pena emettere troppo CO2, si trovano a vendere anche quel poco di fiato che gli rimane. A beneficio di uno che già di suo è ricco, e che magari paradossalmente vivendo in casa in classe A, andando in giro con la macchina elettrica, mangiando cibo biologico a km 0 e potendosi permettere di fare tante belle cose pulite, con questo sistema, lavandosi la coscienza, il sabato e la domenica si può permettere di andare in giro a far le fiamme dal Mustang GT che durante la settimana sta in garage. Ovviamente tutto ciò è un’iperbole, ma lo spunto di riflessione non è privo di senso secondo me.

        • Non è l’impronta di carbonio che crea le disparità sociali. I benestanti faranno sempre sfoggio della loro ricchezza. Non ci troverei nulla di male se lo facessoro con un’auto elettrica anzichè un v12, con una casa a consumo zero, una raffinata dieta vegetriana e via dicendo. Se poi rinunciassero anche al volo intercontinentale per il we lungo a New York tutto di guadagnato per l’ambiente.

          • Penso di non essermi spiegato bene. Quello che voglio dire è che le fasce meno abbienti hanno comunque un’impronta ecologica non trascurabile in termini di conteggio del CO2 emesso a causa della “cattiva qualità” dei consumi alla loro portata. Ne discende che, partendo tutti da un ipotetico 100 di “disponibilità carbonica” in partenza uguale per tutti (mi passi il termine) avremmo che le fasce più “ricche”pur consumando di più avrebbero emissioni di CO2 di fatto non così tanto superiori rispetto ai “poveri”, in quanto le fasce meno abbienti pur consumando di meno avrebbero uno “score” comunque visibile a causa della peggiore “qualità” dei loro consumi.

            Esempio? il “ricco” va in giro con l’Euro 6 o addirittura la Tesla, il “povero” con l’Euro 3 di 15 anni. E magari la stessa Euro 3 nemmeno disprezzabile e tenuta bene, acquistata a buon prezzo da chi l’aveva presa nuova nel 2005 e adesso gira con l’euro 6 o addirittura la macchina elettrica.
            Sa quanti ne conosco di artigiani e lavoranti con il BMW serie 3 o la audi A4, che vanno come orologi, tenute fanciullescamente a specchio e perfette come se fossero state vendute ieri, comprate per 7000 euro e con sopra 200.000 km? Diffusissimo tra romeni e moldavi per esempio. Parlo di gente che lavora davvero eh? Non che spaccia. Ed è solo un esempio fra i tanti. E il mio amico Ahmed il muratore (esiste davvero, bravissima persona) che gira col Kangoo Euro 2 del 1999, ed è felice e grato ad Allah perchè se stava in Marocco se lo sognava e qui si sente un signore quando va in giro coi bambini? Capisce cosa intendo?

            Quindi di fatto gente che non fa una vita malvagia (ne vedo tanti, e la schiena se la spaccano eccome. Ma il lavoro non manca mai ad essere bravi) ma che da un siffatto ragionamento rischia di uscirne mazziata e cornuta.

            Spero di essere stato più chiaro.

        • …oppure “mangino brioches!”

          fuori di metafora:
          a me sembra evidente che affrontare la questione climatica passi attraverso un ripensamento
          temo/penso radicale
          dell’impianto capitalistico che regge l’occidente da almeno 3 secoli
          e che questo cambiamento debba avvenire in qualche decina d’anni.

          non sto dicendo che auspico il “sole dell’avvenire”
          né tantomeno che accadrà il passaggio alle economie pianificate di marxista memoria
          semplicemente osservò che così come funziona oggi

          non regge, e crollerà.
          dopo non so se sarà meglio.

  6. Praticamente ci devono pensare i privati a riparare i danni delle decisioni dei governi che si sono succeduti nell’ultimo secolo e mezzo. Ma guarda, dove la Cina ottiene rimandi per i fossili i privati devono correre a riparare. Dove è chiaro e palese che con il nucleare si raggiungerebbero TUTTI gli obbiettivi con una 15na d’anni di anticipo senza chiedere ALCUN sacrifico a chi fa quello che può con i mezzi che si hanno a disposizione (vedi Svezia? Lei ha raggiunto l’obbiettivo con? 30 anni di anticipo? O la vedo solo io??) NOI CI DOBBIAMO CHINARE, SEMPRE CON LA PAURA (chissà perché, sempre la paura viene usata) CHE SE NON PRENDIAMO COSCIENZA I NOSTRI FIGLI ED I FIGLI DEI NOSTRI FIGLI PER COLPA NOSTRA MORIRANNO DI FAME? PER COLPA NOSTRA??? ragazzi.. Davvero.. È come se per andare da A a B decidessimo di passare prima per tutte le altre lettere dell’alfabeto. Qui non si tratta di rinunciare a qualcosa per il bene comune, qui si tratta di rinunce insensate e castranti perché qualcuno ha deciso così. Sarebbe diverso se NON ci fosse alternativa, ma vederla davanti ai nostri occhi, riportata anche in questo articolo.. Insomma.. È agghiacciante

    • naturalmente, lo scrivo con sarcasmo a scanso equivoci,
      il nucleare
      a. è gratis, costruire una centrale costa poco o nulla
      b. è costruibile ovunque, non serve un corso d’acqua significativo vicino
      c. è immediato, oggi si decide, domani la centrale è pronta
      d. è una soluzione applicabile a lungo termine, c’è uranio per mille anni e più
      e. è tranquillizzante anche per un Paese come l’Italia, dove ponti, viadotti e costruzioni in genere non crollano mai perché costruiti a regola d’arte
      f. la dismissione di una centrale costa poco e comunque i costi non ricadono sulla popolazione

      quiz: delle 6 affermazioni trovare quante sono false

      soluzione: tutte.

      niente in contrario al nucleare, in linea di principio,
      solo qualche lieve dubbio emerge quando si comincia a studiare le cose seriamente

      • Ragazzi, tutto costa, ma il nucleare rende di giorno e di notte, se piove e se non tira vento, semplicemente tutti i paesi più progrediti la utilizzano dai, per cortesia.. Le rinnovabili.. Gli ultimi bandi fatti in Italia sono rimasti senza partecipanti. Wow. Comunque ripeto, la soluzione Green migliore, pratica, efficiente sicura ed affidabile per OGNI esigenza Energetica è quella. Poi, se neanche la Svezia fa fede, e credete sia meglio pagare quote co2, bè, sempre con altrettanto sarcasmo direi che solo in Italia si possono leggere commenti del genere.

        • no caro,
          adesso dimostri quanto affermi:
          intanto, quali bandi delle rinnovabili sono andati deserti?
          e poi: il nucleare funziona benissimo a determinate condizioni, tipo zona di installazione non sismica, acqua per raffreddamento in grande quantità disponibile, e guarda un po’….serve uranio.
          ti pare che queste condizioni siano soddisfatte in Italia?
          praticamente da nessuna parte ad eccezione di dove le centrali sono state costruite.

          ma soprattutto: dove lo trovo l’uranio qui da noi?
          fammi capire: dovremmo legarci la pietra al collo e vincolarci al prezzo del mercato per 50 anni
          con i rischi che vediamo oggi per gas e idrocarburi, che un rialzo manda tutta l’economia a pallino
          e ignorare tutto quel ben di dio che ci arriva con il sole e il vento?
          circa la loro intermittenza
          non ci entro nemmeno:
          o uno capisce un pelo di statistica
          o è tempo perso, è spiegare equazioni differenziali ai bambini dell’asilo.

          infine una centrale nucleare costa una barca di soldi e richiede una caterva di tempo per essere costruita.
          quindi quando affermi che il nucleare è l’unica alternativa green
          …sei serio?
          o scrivi dietro compenso?

          • Certo, infatti in Italia non ci sono/sono state centrali nucleari 🤣 e certo, Enel non costruisce con tutti i criteri di sicurezza in tutte le altre nazioni..
            https://www.google.com/amp/s/www.corriere.it/economia/consumi/21_agosto_29/rinnovabili-aste-deserte-perche-non-decollano-incentivi-verdi-692b6a2a-bfbb-11eb-b7a1-7e76296b457a_amp.html
            Per quanto riguarda costo/beneficio ripeto, tutto costa, ma se non paghi il gas a putin ed autoproduci quel che ti serve bè.. Vedi tu..

            Comunque ribadisco, io sto solo commentando quanto scritto in articolo, la Svezia emissioni zero, plauso alla Svezia.

            Facciamolo in Italia, naaaaa, in Italia non si può fare.. Ma per favore

          • Cosa ne dici se intanto saliamo al 60% di elettricità con le rinnovabili, come la Svezia?

          • @Marco: io della tua risposta ho capito poco o nulla.

            rispetto alle aste andate deserte
            ti ringrazio del link,
            ti faccio notare che quelle aste non erano per “gente comune” e piccoli impianti
            ma soprattutto
            non sono andate deserte perchè le rinnovabili non piacciano,
            semmai perchè “.. Il flop dell’asta si lega all’annosa questione della burocrazia italiana, ai costi e ai tempi infiniti per il rilascio delle autorizzazioni per la costruzione di impianti per l’energia pulita. …”
            Il bando cui fai riferimento è qui:
            https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Servizi%20per%20te/FER%20ELETTRICHE/GRADUATORIE%20ASTE%20DM%204%20LUGLIO%202019/Bandi%205/Bando_AS_C_2021_5.pdf

            per caso l’hai letto?
            io una occhiata l’ho data…e ho capito, o almeno mi son fatto una idea.
            Insomma:
            quale metodo migliore di RALLENTARE le rinnovabili
            se non quello di renderle fattibili…con qualche “difficoltà” in più?
            che sia voluta la cosa?
            …ma così divento complottista, e non mi va.

            Circa le centrali nucleari in Italia, beh, ci sono state,
            e ribadisco di nuovo
            non è che dopo il ponte Morandi e la caterva di tante altre disgrazie locali analoghe
            mi sentirei tanto tranquillo ad avere una centrale nucleare di fianco a casa:
            nel piano Berlusconi peraltro una era prevista a 15 km da casa mia
            tanti parenti erano d’accordo
            fino a quando non ho buttato lì la questione:
            “ma quando ci sarà una centrale nucleare qui vicino
            i vostri terreni che coltivate e vi fanno mandare avanti le aziende agricole
            avranno lo stesso valore di prima?”

            5 minuti dopo NESSUNO era più d’accordo col nucleare.

            Nimby? o semplice buonsenso?

          • Rispondo qui perché non posso farlo altrove. Allora, chi mai ha detto di essere contro le rinnovabili? Io non lo sono. Però lavoro nel settore energetico e ben venga tutto ciò che abbatte la co2.
            Purtroppo però, e qui mi dilungherò un pò, e spero di non generare confusione, la rete opera in modo molto preciso sulle richieste ai produttori di energia, in questo modo
            Stagione, temperature, orari
            La rete ipotizza le necessità dei carichi e decide che le centrali A, B, C sono in produzione
            E,F, G sono in disponibilità di ingresso (se serve più potenza entro un determinato lasso di tempo devono entrare in rete).
            Per entrambe le situazioni se le centrali non rispettano l’accordo con la rete pagano multe salate.
            Dove voglio arrivare? Le centrali NON hanno problemi legati al meteo. Alla rete serve affidabilità al 99% (intoppi ce ne sono sempre), cosa che difficilmente le rinnovabili possono fare, ovviamente sono le prime da utilizzare ma solo quando ci sono. Non so se mi sono spiegato. E allora mi dico, pagare per pagare (che sia co2, gas,petrolio), almeno il nucleare NON comporta emissioni di co2. Ci sono già tecnologia e siti, che Enel conosce molto bene. Io non credo sia mai troppo tardi per il pentimento. Poi spreco due parole sul v2g (spero di aver scritto giusto). Sempre per i motivi di rete dovrebbe essere affidabile al 99%,e la vedo sinceramente difficile dovesse trattarsi per la maggior parte di privati, e se il privato per qualsivoglia motivo non riuscisse a soddisfare la disponibilità data? Multina immagineri (però ammetto di non essermi informato se non letto qualcosa qui e lì)
            Poi ultima considerazione, il bando deserto è di fine agosto, mica secoli fa, e parliamo di 2GW,quelli faranno l’Italia Green, più che i privati. Occhio, perché è la cartina torna sole della realizzabilità del rinnovabile qui in Italia

          • Grazie Marco: lei ha focalizzato gran parte del problema. Però… le rinnovabili non sono solo fotovoltaico, ma anche eolico, geotemico, biomasse: non c’è il sole ma può esserci il vento ecc. L’idroelettrico, con i pompaggi, funziona egregiamente da stoccaggio e riserva di back up. Le potenzialià in Italia non sono del tutto esaurite e nemmeno nei principali Paesi limitrofi. Le grandi batterie stazionarie sono in evoluzione: potranno essere realizzate recuperando le batterie auto in seconda vita, ma anche con tecnologie nuove, come quella delle batterie a flusso. Il V2G non funziona da singolo privato alla rete e viceversa. I privati si aggregheranno in gruppi di alcune migliaia di Bev e forniranno assieme il servizio alla rete. Nel 2030, quando le auto elettriche in Italia saranno alcuni milioni, la capacità di stoccaggio sarà superiore al fabbisogno del sistema Terna guarda al 2050: ecco i conti dell’Italia green (e in auto elettrica)

          • @Marco non riesco bene a capire, dici di lavorare nel settore energetico però dici anche di aver letto del v2g qua e là. Boh!?
            Detto questo da parte mia posso solo sottolineare alcune riflessioni che scaturiscono dal tuo commento.
            Quando dici che la rete deve essere costantemente bilanciata tra produzione e consumo è vero ma è di fatto il modo monolitico usato finora con le centrali (in genere idroelettriche e/o gas) che gestiscono i picchi di domanda facendosi pagare profumatamente il disturbo.
            L’evoluzione delle reti prevede di utilizzare sistemi di accumulo sia per la regolazione della frequenza che per la gestione dei picchi di domanda. I sistemi di accumulo sono un enabler per le rinnovabili, ovvero un tassello senza il quale le rinnovabili non possono essere facilmente integrate nella rete. Uno dei motivi per cui i sistemi di accumulo sono osteggiati, in modo particolare in Italia, assomiglia vagamente a come sono state ostacolate le auto elettriche e le colonnine di ricarica in autostrada. Infatti i sistemi di accumulo rappresentano una minaccia mortale per gli impianti che gestiscono i picchi perché li mandano velocemente fuori mercato.
            Per quanto riguarda il nucleare sappiamo che non è adatto a gestire i picchi anche se è molto affidabile come base load, cioè per la copertura del carico di base. Quindi l’integrazione nucleare e gas vive bene in simbiosi perché il nucleare fornisce il base load mentre le centrali a gas forniscono l’energia durante le ore di punta facendosela pagare cara, come succede in UK, oppure in casi come la Francia che avendo sovradimensionato la produzione da nucleare gestisce i momenti in cui la domanda è bassa esportando energia ai paesi limitrofi.
            Le rinnovabili da sole sono un po’ un problema per la rete fintanto che la rete resterà stupida e non avrà sistemi di accumulo che permettano di gestire i picchi, ma aggiungendo i sistemi di accumulo i dolori diventano particolarmente acuti per gli impianti a gas che si vedono ridurre i margini. Spiegata quindi la lotta in corso contro i sistemi di accumulo, possiamo provare a indovinare cosa succederà nei prossimi anni, e cioè che i nuovi impianti rinnovabili si doteranno dei propri sistemi di accumulo vendendo energia quando costa cara e accumulandola quando costa poco, mandando letteralmente in crisi finanziaria i vecchi impianti di produzione. Avete presente il valore delle azioni di Tesla oggi? Se si continuerà a fare come gli struzzi facendo finta che in futuro ci saranno ancora impianti a gas o nucleari, si farà il bis con il fenomeno già visto con le auto elettriche, ossia i sistemi di accumulo di Tesla diventeranno il riferimento di mercato e le quotazioni delle azioni finiranno letteralmente sulla luna.
            Visto che pare che non si riesca a parlare che di nucleare dubitando che le rinnovabili possano essere efficacemente integrate nelle reti, credo che alla prima occasione acquisterò altre azioni Tesla e andrò a comprarmi una busta di popcorn godendomi lo spettacolo di un sistema energetico che verrà messo sottosopra come sta accadendo al settore automotive.

        • Fai una bella ricerca e leggiti bene la storia della centrale di Olkiluoto, in Finlandia; hanno iniziato la costruzione nel 2005 e doveva essere pronta nel 2009. Forse riusciranno a renderla operativa nella primavera del 2022.
          Ed i costi sono triplicati.
          Se ancora sei convinto, perfetto, la facciamo dietro casa tua.
          Ma chi la paga?
          E l’uranio dove lo prendiamo?
          Ah, comincia a scavare che sotto casa tua ci facciamo il deposito di scorie.

        • No Marco, non solo in Italia. Il nucleare sarà sempre più una soluzione di ripiego per i paesi del nord che hanno una resa del solare troppo bassa.
          Per i paesi come l’Italia la soluzione più economica è, soprattutto sarà, solare+eolico+batterie.
          L’Italia si sta distinguendo purtroppo in modo negativo per mettere i bastoni fra le ruote a tutto ciò che è innovativo, ma a parte i danni che si stanno facendo a breve anche il nucleare è destinato ad andare fuori mercato sul medio/lungo periodo. In pratica, cosa improbabile se non impossibile, se oggi si decidesse per la costruzione di una centrale nucleare sarebbe pronta e quindi inizierebbe a produrre il primo kWh quando ormai i giochi saranno fatti a livello di rete, stoccaggio e produzione da fonti rinnovabili.

          Non solo in Italia: https://youtu.be/6zgwiQ6BoLA

    • Il nucleare ECONOMICO ANCORA NON ESISTE e immho non esisterà mai ..
      costa meno investire in rinnovabili

      Enel aspetta soglo che gli danno la possibilità di fare in Italia ciò che fa da molti anni in tutto il mondo

      intervista del responsabile IMPIANTI di generazione Enel
      https://youtu.be/j-69YcOeAMI?t=107

    • Solo? Se tutti i Paesi fossero come la Svezia non staremmo qui a discutere: la crisi climatica sarebbe ancora di là da venire.

        • Lo so, ma non vedo il nesso tra capacità rinnovabile e numero di abitanti. Comunque, Roma fa 2,7 milioni di abitanti, la Svezia quattro volte di più.

  7. “In Svezia quasi tutta l’energia elettrica è prodotta da centrali idroelettriche o nucleari, la produzione di CO2 è praticamente assente (…) Non so se lo stesso discorso può valere per l’Italia”

    ma cos’è, una barzelletta?

    • No, in Svezia il 30% circa dell’elettricità deriva da sei centrali nucleari (altre 6 sono inattive), il 40% dall’idroelettrico, il 20% circa dall’eolico e il rimanente da altre fonti e dall’importazione. Nella generazione elettrica, quindi, le emissioni di CO2 sono praticamente nulle.

  8. Eliminare gli ecomostri..centri commerciali megasuperstracinemaa 27 sale..riportare gli orari dei negozi con chiusura .chiusura dei negozi stessi la domenica..riportare il commercio nei centri cittadini…si eviterebbero sprechi di energia elettrica e di metano e l inquinamento conseguente per tutti coloro i quali si spostano per andare a girovagare in questi posti mentre in centro città si può girare piedi o con i mezzi pubblici.jna soluzione che rudolve poco? Fatevi due calcoli e poi ne parliamo

    • In pratica lei suggerisce di rifare da capo le nostre città e tornare al sistema distributivo degli anni 50. E’ sicuro che sia realizzabile? Quanto costerebbe? Ma soprattutto: è sicuro che produrrebbe risparmi energetici? Pensi alla logistica per i rifornimenti in decine di migliaia di piccoli negozi, ciascuno dei quali con il suo piccolo impianto di refrigerazione, climatizzazione, illuminazione…

    • bhe i piazzali per i parcheggi dei luoghi che lei dice
      sarebbereo degli OTTIMI cambi fotovoltaici
      da abbinare a batterie stazionarie e colonnine di ricarica per auto

      batterie stazionarie poco pubblicizzate ma che sono FONDAMENTALI per fare a meno del COSTOSISSIMO e COMPLICATO nucleare
      Tesla le ritiene più importanti del business automotive
      l’ultimo COLOSSALE di batterie LFP cinesi sembra che sia interessato proprio all’aumento della domanda di batterie stazionarie (MEGAPACK)

      ci sono altre aziende oltre a Tesla in produzione/sviluppo avanzato batterie STAZIONARIE
      Farm Factory e ESS inc
      su cui stanno invetendo i più grandi finanzieri del mondo tra cui Bill Gates e Bezos

      mi sento strano a scrivere queste cose, fino a pochi anni fa mi sarei considerato un folle a scriverle ;
      ma OGGI ho più fiducia nelle scelte di una multinazionale che negli “accordi” delle grandi potenze mondiali …

      sulla fiducia nella “visione” dei politici nostrani e dei mass media che gli fanno da “escort”…
      stendiamo un velo pietoso

      oggi ho rivisto fanco Battaglia insieme a Chicco Testa a La7
      credevo che quell’epoca IDIOTA fosse finita ..
      ma forse è solo cominciata ..
      speriamo solo in Italia , per limitare i danni ..

    • Gualtiero
      la transizione ecologica non è una resa dei conti tra categorie sociali e scuole di pensiero economiche.

      e le questioni che poni
      non hanno respiro, sono questioni tutte nostre italiane
      e come dice Massimo
      di impatto per lo meno limitato sulla riduzione generalizzata delle emissioni.
      tutto aiuta, ci mancherebbe
      ma immaginare che le questioni che proponi siano LA soluzione è quanto meno ingenuo e quantitativamente disinformato.

      “Fatevi due calcoli”: no caro, non funziona così
      i calcoli li fai TU
      lì proponi
      e chi legge li critica per validarli.
      in ambito scientifico funziona così
      la scienza non è una tribù a elettorale o il chiacchiericcio del bar

  9. Sicuramente altri metodi verranno avanti per controllare le emissioni. Il percorso intrapreso, purtoppo troppo lentamente rispetto alle necessità, si sta muovendo. Siamo passati dal negazionismo del cambiamento climatico, al momento di decisioni collettive su come affrontarlo con misure efficaci e fattibili. Avrà sicuramente un costo dal punto di vista economico e anche un sacrificio sul comportamento individuale. Ogni proposta, tipo questa, ha sempre un costo e sacrificio minore, rispetto a quello che ci aspetterà chidendo gli occhi ed egoisticamente, “sperando che qui e a me non accadrà niente”.
    Speriamo di essere guidati bene da scienza e politica lungimirante.

  10. >Se lei ritiene intollerabile che lo Stato le faccia i conti in tasca sulle emissioni personali di CO2 devo supporre che un’analoga intromissione del Fisco nel suo privato la trovi altrattanto indebita.Anche la redistribuzione del reddito attraverso le tasse rientra nell’ambito dello Stato etico (questo è testuale) o no?<
    Ma certo che no. Ma decisamente no. Tasse e redistribuzione del reddito c'enteano con lo stato etico come i cavoli a merenda. L'unione sovietica aveva una diciamo totale redistribuzione del reddito, era priva di un sistema fiscale (del resto inutile… ) ma in quanto a stato etico non scherzava affatto. Comunque facciamo pace: ho un'idea da regalarle ma gliela scrivo settimana prossima. Riguarda il fotovoltaico, forse ricorda che lavoro con gli immobili. Se le piace gliela regalo volentieri, non sia mai che possa essere utile, ma a me manca la grancassa per diffonderla. Buona serata

  11. Francamente mi sembra una proposta irricevibile, talmente estremista che farebbe saltare qualunque possibile appoggio delle persone a una riconversione del sistema economico che non sarà affatto gratuita in ogni caso.

    • Posso essere d’accordo con lei. Ma visto che la riconversione non sarà affatto gratuita, ci vorrà pure un sistema per stabilire chi deve pagare. Lei Andrea cosa propone?

      • Non pretendo di avere tutte le soluzioni in tasca ma, per quello che mi sembra di aver capito ascoltando gli esperti, dismettere quanto prima il carbone, usare il metano come fonte di energia di passaggio ma stando attenti a non disperderne troppo in atmosfera, pompare al massimo le rinnovabili e quando si avranno forti surplus usarli per fare idrogeno verde, limitare il consumo di carne, basta con l’obsolescenza programmata dei prodotti.
        Quello che sicuramente non farei è fare incazzare tutto il mondo, a rischio di provocare una reazione contraria che peggiorerebbe le cose, perché se poi la gente vota Trump Bolsonaro e Putin……..

        • Dismettere il carbone fa incazzare tutta l’Asia che lo sta utilizzando a man bassa; usare il metano serve a poco perchè fra emissioni e dispersioni non risolve mezzo problema; pompare le rinnovabili fa incazzare tutti i Paesi poveri che non hanno soldi da investire; limitare il cosumo di carne fa incazzare gli amanti delle grigliate; far durare di più i prodotti deprime i consumi e fa incazzare tutte le aziende e i relativi dipendenti che rischiano di perdere il posto di lavoro. Come vede se esistessero i pasti gratis avremmo risolto il problema climatico già da un pezzo. Ma chi vota Trump, Bolsonaro o Puntin non l’ha ancora capito.

          • Bella risposta, mi ha strappato un sorriso, però resto dell’idea che molte cose si possono fare e nessuna è gratis ma penso anche che associare nelle menti delle persone la lotta al cambiamento climatico a una enorme perdita di libertà non porti molto lontano…

          • Certo, sai che libertà con mezza Europa desertificata e l’altra metà sott’acqua.

          • Il punto sarebbe proprio evitare questo esito.
            Non dico che non si debba per esempio alzare la tassazione di certi prodotti e servizi (carne rossa e viaggi aerei e macchine da 5 al litro per dirne una) ma un sistema a quote è talmente odioso agli occhi delle persone (lo può vedere dai commenti di un sito come questo, si immagini al bar dello sport…) che il rischio secondo il mio parere è di provocare una reazione uguale e contraria anche nelle urne che per assurdo potrebbe avvicinare le future generazioni a quello spiacevole scenario.

          • E’ vero. Ma è vero anche che il sistema delle quote darebbe a ciascuno la percezione reale e tangibile dei costi e dei benefici dei propri comportamenti, senza l’intermediazione dello Stato. Provi a rifletterci.

  12. È a tutti gli effetti è la famosa impronta ambientale che qualche anno fa era molto in voga e si calcolava sulla base delle abitudini personali. Ne veniva fuori ovviamente che il mondo occidentale aveva una impronta ambientale altissima rispetto al resto del mondo, quindi con una app di calcolo e di compravendita di CO2 ne potrebbe beneficiare il terzo mondo, una idea all’apparenza democratizzante se non fosse che il terzo mondo non potrà poi spenderla la CO2. Comunque il principio è assolutamente condivisibile, però misurare l’impronta ambientale porterebbe inevitabilmente ad una riduzione dei consumi, il turista di LasVegas si ‘giocherebbe’ tutto in poche ore e non credo che un mongolo che vive con la yurta nel deserto del Gobi decida di spendere la sua quota a Las Vegas. È complicato. Quella ambientale è una questione davvero troppo complessa per pensare di risolverla con una sola soluzione. Ho sempre pensato che i provvedimenti da prendere debbano essere molteplici. Anche questo va bene, ma contestualmente andrebbe eliminata dal sistema industriale l’obsolescenza programmata e percepita, andrebbe poi presa in seria considerazione la proposta di Stefano Mancuso che è quella di portare tutti i governi a piantare non so quanti miliardi di alberi, perché catturare CO2 aiuterebbe a mitigare gli effetti non ancora percepiti di quella emessa nei decenni scorsi. (si, è così, ne ha parlato uno scienziato al mast, durante la mostra Antropocene) tag:: stefano mancuso la pianta del mondo, fabio trincardi antropocene

    • Non c’è una soluzione sola, concordo pienamente. Ma ognuna delle soluzione richiede investimenti, collettivi o privati che siano. Penalizzare gli spreconi e premiare i virtuosi può convincere i primi ad emettere di meno e sostenere i secondi in uno sviluppo più sostenibile.

  13. Questo sistema esiste già e sono le accise che paghiamo sui carburanti. Servono proprio a questo. Anche perché è giusto così: se hai una supercar e ci fai 100 km l’anno, perché dovresti essere penalizzato? Se tu ed io abbiamo la stessa auto e facciamo gli stessi km ma io li faccio a tavoletta e tu piano consumando meno della metà, perché dovresti essere penalizzato? Se io ho una caldaia a metano e tu una pompa di calore da fotovoltaico, io ho già una penalità sul costo del metano per il funzionamento …

    Di fatto l’attuale sistema tariffario già penalizza il comportamento “inquinante”…

    • Appunto, di fatto esiste già (quindi, dove sarebbe lo scandalo?). Ma non è focalizzato al raggiungimento degli obiettivi climatici. Diciamo che è un fucile senza mirino.

      • Ma infatti Massimo io non sono scandalizzato e neanche penso sia una idiozia l’idea, anzi, di fondo sono d’accordo. Penso solo che anche con una messa a fuoco del mirino, per usare la tua metafora, sarà dura allontanarsi dalle attuali accise. Già sul carburante due terzi del prezzo sono tasse o accise, mi pare improbabile un ulteriore aumento. Anche il bollo penalizza le auto più inquinanti. Inoltre occorre evitare di fare peggio: ad esempio se il prezzo del metano dovesse salire troppo, le persone potrebbero iniziare ad usare camini a legna o pellet, le auto diesel potrebbero iniziare ad usare l’olio di colza, al posto di acquistare quel prodotto maggiorato dalle accise magari lo si ordina da paesi stranieri e lo si importa in Italia. Insomma bisogna evitare di fare peggio …

          • L’opposto delle accise: gli incentivi (anche perché gli italiani sono già alla canna del gas). Premiamo i comportamenti virtuosi che riducono la CO2. Esempio: se il comune o la regione si dota di autobus elettrici, allora lo stato incentiva e paga a tutti (con un tetto al reddito) l’abbonamento annuale per spostarsi con gli autobus elettrici o con i treni. 3 piccioni con una fava:
            – rinnovi gli autobus con mezzi elettrici
            – incentivi a lasciare l’auto a casa e prendere il bus
            – le persone (sotto una certa soglia) possono spostarsi gratis con mezzi pubblici efficienti

            E così via. Incentivi allo smart working. Incentivi ai monopattini elettrici. Trasformare il fotovoltaico con accumulo in intervento trainante e non trainato nel suoerbonus 110%.

            Associamo e sommiamo i premi: a più iniziative partecipi, più punti accumuli che sfrutti per la riduzione delle tasse a fine anno.

            Se, anziché punire, premi ottieni una risposta migliore e più ampia e son tutti felici.

          • Siamo sempre alla fiaba dei pasti gratis. Lo Stato regala, lo Stato incentiva…E i soldi da dove arrivano? Boh?

        • Scusa ma le biomasse non sono a emissioni zero in quanto crescendo hanno assorbito la co2 poi emessa nella combustione?

          • Una pianta che ha assorbito la CO2 in 40 anni, tu la bruci in una settimana. Non mi sembra proprio zero il bilancio.
            La concentrazione fa tanto.

      • “Dove sarebbe lo scandalo”? Le sembrano la stessa cosa un’imposta su un bene di consumo e un razionamento dei consumi? Se io ho 1.000 euro in base a questa somma posso comprare quello che mi pare. Ma se ho 1.000 euro e mi sono assegnati soltanto 100 crediti di CO2, il denaro che mi rimane è inutilizzabile.

        • Non funzionerebbe così. Se lei vuole spendere i suoi 1.000 euro in consumi ad alte emissioni è padrone di farlo, ma per compensarle dovrà acquisatre crediti da consumatori più virtuosi.

  14. Per quanto io possa essere ambientalista questo metodo mi sembra un tantino invadente.
    La sfera della libertà individuale è importante, va rispettata, anche perché da essa nasce l’iniziativa privata che può essere molto produttiva. Non mettiamoci in catene con le nostre mani. Oltretutto se il pubblico comincia ad associare l’ecologia alle limitazioni della libertà personale finirà per rivoltarsi e non volerne più sentir parlare.

    • Proviamo ad immaginare concretamente come si potrebbe realizzare un sistema di quote personali. Immaginiamo che ognuno di noi, ogni anno, abbia una quota di emissioni compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni globali. Qualcosa di simile a un budget annuale da spendere. Può spenderlo in iper climatizzazione della casa, viaggi aerei transoceanici, raid automobilistici a bordo di un dodici cilindri da 350 cv, immani grigliate di carne bisettimanali. A fine anno tirerà le somme e in dichiarazione dei redditi pagherà una “addizionale di carbonio” che sarà tanto più onerosa quanto più avrà sforato la quote di emissioni assegnate. Chi avrà rispettato il suo budget pagherà zero. Chi sarà rimasto al di sotto riceverà un credito fiscale proporzionato a quanta CO2 avrà risparmiato. Lo stesso meccanismo potrebbe valere per i 197 Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi: chi sfora paga, i più virtuosi incassano. Questo non mi sembra un salto nel totalitarismo, ma solo un’evoluzione in senso ambientalista di un normalissimo e universalmente accettato obbligo fiscale. Difficilissmo da applicare in concreto, ma per niente scaldaloso alla luce della guerra climatica che dovremo affrontare.

      • Il salto nel totalitarismo non è tanto quello che ha appena esposto, quanto, come apertamente dichiarato, picchiare nella tasca di ogni persona una app o chi per essa che, affidata all’intelligenza artificiale, ti monitori h24 su quello che fai, su dove vai, su cosa mangi eccetera. Elargendo premi o punizioni, perchè quello è, in funzione del comportamento più o meno coerente allo stile di vita che si decide di imporre. Questa cosa ha un nome ben preciso, in Cina si chiama sistema di credito sociale. Se a lei va bene di vivere in quel modo io non discuto assolutamente, semplicemente a me no. Né per me, né per i miei figli, né per i miei nipoti.

        • In Europa abbiamo deciso di imporre, per esempio, lo stato sociale, il welfare, la sanità universale, la scuola obbligatoria, con relativa, direbbe lei, vessazione fiscale. Ultimamente abbiamo imposto il lock down e l’obbligo di GreenPass. L’abbiamo deciso democraticamente. Se il nostro sitle di vita non è sostenibile a lungo termine, potremmo imporne un altro, altrettanto democraticamente. Tutto dipende da qual’è l’alternativa più accettabile. Lei preferisce andare a sbattere allegramente contro il muro? Oppure ha una soluzione geniale per continuare a bruciare le riserve fossili (finchè durano) senza emettere gas serra?

          • Dico solo che tra il laogai e il cacchiomeneapostoioapostotutti si può e si deve trovare una doverosa via di mezzo. E non ho mai sostenuto che è una buona idea continuare imperterriti a bruciare riserve fossili. Anzi. Le faccio umilmente notare che da stamattina solo un commentatore ha detto di approvare l’idea. Gli altri? Tutti sostenitori di Trump e Bolsonaro? Credo di no.

          • Vorrei sapere qual è la sua idea di via di mezzo. Lo dico sinceramente, perchè piacerebbe anche a me mangiare gratis

          • >con relariva, direbbe lei, vessazione fiscale<

            Questa mi era sfuggita, e gliela rispedisco subito al mittente. Direbbe lei? Veramente è lei che lo sta dicendo. Ma mi conosce? Ma scusi ma come si permette? Io forse l'ho insultata? Le ho semplicemente detto e argomentato, penso e spero in maniera civilissima, che non sono per nulla d'accordo con la sua idea fermo restando il suo sacrosanto diritto di averla. Ergo? Se non sono d'accordo con lei allora come minimo sono un evasore fiscale? Ma con questo sito lei vuole creare un dibattito costruttivo o cerca solo una claque?

          • Chi le ha dato dell’evasore fiscale? Però, permetta, se lei ritiene intollerabile che lo Stato le faccia i conti in tasca sulle emissioni personali di CO2 devo supporre che un’analoga intromissione del Fisco nel suo privato la trovi altrattanto indebita. Anche la redistribuzione del reddito attraverso le tasse rientra nell’ambito dello Stato etico (questo è testuale) o no?

        • concordo: il metodo fa schifo, è dittatoriale.
          e non lo auspico
          come non auspicavo, come tutti, i due lockdown che ci siamo sorbiti.
          però però…

          quando il dente fa male
          e il dentista dice che va curato,
          e che curarlo fa male ma è necessario
          si è davanti a un bivio:
          – curare il dente guardando con fiducia al dopo
          – negare, contarsi storie, dare la colpa agli ufo, alla Juve, ai comunisti, a Big Pharma, al Britannia. intanto il dente marcisce. a quel punto non c’è più scelta possibile: togliere il dente, perderlo PER SEMPRE. è dittatura? o semplicemente negazionismo ignorante?

          io auspico che ci sia una mossa in fretta per non arrivare all’irreparabile che comporterebbe inevitabilmente totalitarismi diffusi.

          dai commenti che leggo però….
          secondo te, secondo voi
          se i governanti che andranno al COP26 leggessero quanto scritto qui
          che idea si farebbero? che “il popolo” vuole che si diano una mossa con coraggio
          o che posso continuare a vivacchiare per non perdere voti?

    • allora, proviamo a girare la frittata, a vedere le cose da altro punto di vista:
      tocca ridurre le emissioni, punto e basta (almeno su questo saremo tutti d’accordo, spero).
      gli Stati decidono di ridurre un tot a testa.
      e poi?
      come si procede?
      deve ridurre le proprie emissioni…chi?
      le industrie? l’agricoltura? gli statali? le partite IVA? i panettieri? gli idraulici? chi viaggia in treno? chi viaggia in aereo?
      …chi?

      perché io ho un po’ l’impressione che questa questione della riduzione della CO2 funzioni un po’ alla solita maniera:
      armiamoci, e partite!
      chi deve ridurre è sempre qualcuno che è altro da me.

      con questa logica siamo arrivati agli uragani nel Mediterraneo
      roba che NON ESISTE nei libri di storia, roba che il Mediterraneo non ha MAI visto.
      non basta ancora?

      perché dai commenti che si leggono qui
      e che, per inciso, comprendo anche se non condivido manco un po’,
      sembra proprio che si voglia fare come in tutti i precedenti disastri d’Italia, si aspetta la devastazione e poi si interviene, a valle dei morti: Vajont, terremoti vari, alluvioni al nord come al sud.

      solo che stavolta non è una robetta circoscritta come un terremotino che colpisce una INTERA regione d’Italia,
      è qualcosa di “leggermente” peggio.

      forse qualcuno dei commentatori sta scoprendo questa cosa solo ora…ben svegliati allora!

      non ho idea di come si farà e non so come si potrebbe implementare una misura come quella indicata dall’articolo:
      però è certo che
      – riguarda ciascuno, uno per uno
      – non ci piacerà, non piacerà a chi sta comodo col sedere sul comodo divano e non intende muoversi

  15. i filosofi sono distaccati dalla realtà
    ed è proprio questo il motivo per cui spesso,
    distaccandosi dall’immanenza,
    riescono a vedere cose, nel presente come nel futuro
    che gli altri non vedono.

    servirà un bel po’ di capacità di visione per fronteggiare il disastro che non è incombente ma è già qui
    (aprite un libro di geografia degli anni ’90 e trovatemi una pagina che parli di uragani nel Mediterraneo, per dire!)
    e concordo in pieno con Massimo,
    lo scenario che ci si prospetta è inquietante
    e la pandemia al confronto è una bazzecola
    robetta che durerà (si spera) un triennio.
    Qui si parla di cambiamenti radicali come.quelli indotti dalla pandemia
    MA, a differenza della pandemia,
    SENZA sostanziale possibilità di tornare al mondo di prima, in alcun modo:
    mi sembra basti questo a qualificare la questione.

    ora, con la pandemia abbiamo letto, visto, sentito
    decine e decine di esperti laureati all’università di Facebook che dicevano frotte di “basterebbe” oppure negavano e negano l’evidenza dei contagi, perfettamente nel solco della teoria del lutto che, guarda caso, è studiata (anche) dai filosofi.
    nessuno di questi pensatori del bar Città ha risolto alcunché,
    che siano i capi di stato come Bolsonaro o semplici cittadini che rifiutano di ammettere che c’è un problema e che la soluzione facile non c’è.

    se estendiamo la cosa, a livello spaziale, a tutto il pianeta
    e, a livello temporale, a qualche SECOLO futuro
    si può intuire e cogliere la portata del disastro in atto.
    Il fallimento dei “basterebbe” attuali poi aiuta ad aprire la mente rispetto alla complessità dei sistemi e dei problemi.
    Di fronte a questo l’italiano medio, ben tratteggiato da Maccio Capatonda nell’omonimo film, la risolve in un bel “chissenefrega” ignorante convinto che possa scamparla di straforo con la solita furberia all’italiana: “homo homini lupus” direbbe quel tale che categorizzo’ 2 secoli fa e studiò questo atteggiamento, e che guarda-un-po’-che-caso era un filosofo.

    parafrasando quel noto ministro che ci portò quasi al default una decina di anni fa con le sue perle tipo “con la cultura non si mangia, non si mangia un panino di pane e cultura”
    mi sento di dire che la filosofia non si mangia
    ma senza visione non si mangia niente nel medio periodo, e si vive da schiavi:
    inutile oggi piagnucolare sulle delocalizzazioni, per esempio,
    quando 20 anni fa occorreva visione per studiare e capire come si sarebbe mosso il mondo e prepararsi, cosa che la furbizia italiana ci spinse a non fare: e oggi siamo in braghe di tela.

    quindi: e i prossimi 20 anni?
    come ci organizziamo?
    come mi organizzo?
    come mi preparo?

  16. Le quote di Co2 personali mi ricordano un film in cui ad ogni uomo era riservato un certo tempo e quando finiva il tempo finiva anche la vita.
    Non mi è chiaro cosa preveda questa affascinante proposta nel caso in cui uno finisca la quota di Co2 e non abbia soldi per acquistarne altre.

    • In time si chiamava. Con una sempre bellissima Olivia Wilde. La domanda viene spontanea: quando finiremo la quota dovremo anche smettere di respirare, così come nel quando finiva il tempo?

  17. Peraltro se dovessi considerare i costi del viaggio assommandolo alla possibilità che con il consumo di co2 potrei trovarmi a pagare di più noi come famiglia ma anche milioni di italiani non faremmo più nulla quindi
    ..vediamo perdita di posti di lavoro povertà ed annullamento mentale ah e poi le attività sportive indoor come le dovremmo considerare nello specifico ad esempio nel mio caso 2 ore di padel a settimana al chiuso. E una settimana di vacanza ad esempio in montagna a passeggiare? Ragionare prima di parlare e non filosofeggiare come mero esercizio di atile

      • Guardate, rilancio: subito dopo le due ore di padel, ma prima che il pianeta vada in malora, ci facciamo una bella carbonara come Dio comanda. Propongo la carbonara di Vaielettrico! Che se proprio dobbiamo morire, almeno sia a stomaco pieno. Ok?

        • Il fatto è, Alessandro, che noi ci riempiamo lo stomaco (da molti decenni), ma a morire saranno i nostri mipoti.

          • mica tanto i nipoti, caro Massimo,
            mica tanto!

            qui il disastro è a vista,
            tra dieci anni saremo qui a difendere le case come nei film distopici?
            perché oggi gli uragani, domani…?
            e i modelli climatici sono terrifica ti

    • Gualtiero,
      nel tuo commento cogli secondo me
      una pragmatica verità:
      questa roba, se mai accadrà e io lo preconizzo da 6 mesi, e penso che accadrà in qualche maniera,
      andrà a incidere pesantemente nella vita quotidiana di tutti noi
      esattamente come mascherine, lockdown, distanziamento e Green Pass: giuste o sbagliati che siano, questi vincoli nuovi introdotti per affrontare un fenomeno nuovo
      alla fine sono diventati parte di una nuova normalità:
      mangio, esco, lavoro, frequento persone, faccio sport
      come lo facevo prima ma con modi e vincoli diversi.
      La conclusione che ne trai tu
      è a mio modo di vedere
      una classica negazione da fasi del lutto (cercare su Wikipedia per farsi una idea),
      umanamente comprensibilissa.

      la sua comprensibilità tuttavia non la immunizza dall’affrontare la realtà immanente: se non facciamo i conti prima che si può e cerchiamo di mettere delle.pezze efficaci
      la natura farà i conti per noi, poi, dopo il punto di NON ritorno.

      Un brusco risveglio, questa cosa?
      assolutamente sì
      come scoprire una brutta malattia che lascia poche vie d’uscita ma non le chiude proprio tutte:
      più si passa il tempo a negarla
      più quella avanza e il punto di non ritorno svanisce

  18. Direi di no..durante la settimana auto termica per gli orari che faccio impossibile l autobus e la bicicletta da noi non ha senso per mangiare da sempre dieta mediterranea la vegetariana o la vegana non fanno proprio per i comuni mortali.i costi? Ci sono ma l accrescimento culturale familiare vale il sacrificio

    • Se ci tiene alla famiglia, pensi anche alle condizioni di vita dei suoi figli e dei suoi nipoti: con un innalzamento medio della temperatura del Pianeta superiore a 1,5 gradi (oggi siamo a +1,1) metà Italia rischia di diventare un deserto. Un’altra metà di finire sott’acqua. Di quale scarificio stiamo parlando?

  19. Non sono d’accordo massimo anche perché in realtà qualsiasi cosa tu faccia oppure decida di mangiare produrrà c02 e consumerà energia in quantità. Siamo miliardi con una socialità ed un interconnettivita sociale che st ripartendo quindi non è realistico volare di fantasia.faccio un esempio che mi toccherà da vicino.prossima settimana da macerata dove abito ci sposteremo a Roma per la mostra di klimt..con auto termica e con pranzo e cena fuori porta..che dovremmo fare seguendo il filosofo calcolare la c02 dell auto sommata alle buste che o alla carbonara e sulcis in fondo la quota c02 della mostra?

    • Non fa gli stessi calcoli per capire quanto le costa la gita a Roma e se se la può permettere. Tutti abbiamo un budget da rispettare: ora lo calcoliamo in euro, domani potremmo farlo in emissioni di CO2. Poi ciascuno valuterebbe le proprie priorità. ita a roma in auto termica e carbonata? Ok, poi durante la settimana al lavoro in bicicletta e dieta vegetariana. E’ un dramma?

      • Se l’implementazione di un sistema totalitario non viene vissuto come un dramma allora non sarà un dramma. Massimo: quattro commentatori diversi, quattro persone che in maniera più o meno garbata dicono che questa proposta se da un punto di vista puramente teorico potrebbe anche avere un senso, da un punto di vista pratico è totalmente irricevibile. Giusto avere le proprie convinzioni è giustissimo tentare di mantenerle. Però io una domanda me la farei… detto questo, finché si parla di automobili elettriche vedo che tutto sommato si riesci a fare un dibattito molto costruttivo. Se però queste è la linea “politica” del portale, qualche domanda me la faccio anch’io. E siccome non sono uno che ama dar fastidio in casa d’altri, ringrazio e saluto.

        • Mi permetta, Alessandro. Possiamo esprimere anche noi delle opiniopni? Possiamo difenderle argomentando garbatamente? Vuole negarci questo diritto? Detto ciò, non siamo qui a dettar linee politiche o lanciare campagne. In questo caso, in particolare, non abbiamo certezze assolute. Guardiamo i fatti: la crisi climatica era nota agli scienziati dagli anni 70. Affrontarla allora sarebbe stato infinitamente più semplice e meno doloroso. Non lo si è fatto perchè era molto più comodo andare avanti “as usual”, ignorare il problema e rimandare la soluzione. Abbiamo accumulato così un ritardo che ci è già costato disastri, vite umane e sconvolgimenti sociali. Sappiamo che continaundo così sarà molto ma molto peggio entro al massimo una trentina d’anni. Questo non lo diciamo noi, ma l’IPCC, massimo organismo scientifico mondiale diretta emanazione dell’Onu. Ci troviamo alle soglie, insomma, di una catastrofe paragonabile a una guerra mondiale. Eppure continuiamo a litigare e a fare poco o nulla come risulta evidente dai risultati dal G20 a Roma e forse del Cop 26 a Glasgow.
          Ora le chiedo: chi mai in tempi di pace accetterebbe di rischiare la vita sotto le bombe, subire razionamenti alimentari, sottostare al coprifuoco o lavorare a turni forzati nell’industria bellica? Eppure in guerra i nostri padri e i nostri nonni l’hanno fatto. Siamo proprio sicuri, valutando pro e contro, che non valga la pena di farlo anche oggi?

          • Causa inquinanti ogni anno muoiono molte più persone di quante non ne siano morte di covid. Il problema è che l’effetto serra è un cambio continuo ma lento per cui ci sembra impercettibile… È come mettere una mano dentro ad una pentola con acqua fredda dentro e poi accenderla. L’uomo non si accorge che l’acqua diventa bollente e probabilmente rischierà di scottarsi. Il covid è stato improvviso con effetti immediati e drammatici… Se metti una mano dentro alla pentola con acqua bollente… La togli subito.
            Quando la terra ed il clima ci manderanno il conto… Come per esempio quest’estate nell’Europa centrale…. Sarà troppo tardi…
            Mangiate petrolio, bevete GPL e respirate metano…. Sono anni che lotto una guerra contro muri di indifferenza… Sto perdendo la speranza…

          • Il suo esempio è perfetto. Ma gli uomini adulti sono in grado di prevedere e quindi di togliere la mano prima di cuocersela. Gli animali no. Ecco perchè, personalmente, non ho perso la speranza.

    • Lei non capisce. Andare a Roma da Macerata è da provinciali. Vedere la mostra di klimt senza un dibattito culturale prima e dopo è da parvenù. Cenare e pranzare fuori è da borghesi, la carbonara odora addirittura di simpatie destrorse. La macchina a benzina poi, è ormai roba da reazionari. Lei è una persona egoista e cattiva. (E io ovviamente sto scherzando)

        • E lei non scherza affatto, devo ormai constatare che gliene manca la capacità e che vede attacchi personali in ogni angolo. Mi creda, mi spiace davvero perchè non è assolutamente così.

  20. Dal punto di vista etico ritengo questa attribuzione di quote individuali di anidride carbonica spendibili come dire…. aiutatemi a trovare la parola….

  21. Tecnicamente sensato ma assolutamente da rinchiudere in un sanatorio e buttare la chiave.peraltro quando parla di svezia che produce anche con il nucleare beh che dire. Poi bisognerebbe spiegare alle persone perché devono pagare ancor di più per andare a lavorare..a trovare i propri cari a spostarsi per le attività sportive dei figli etc….filosofo…e come tutti i filosofi dissociato dalla realtà. Pensare poi di trasformare un sistema consolidato da più di un secolo in 20 anni stravolgendo mercato del lavoro socialità ed impoverito ancor fi più le persone e irrealistico

    • Il genere umano è sopravvissuto perchè è sempre riuscito a trasformare comportamenti e sistemi consolidati per secoli. Altrimenti l’Homo sapiens si sarebbe estinto in Africa Orientale un milione di anni fa, alla prima carestia.

    • Teoricamente ineccepibile, Alessandro, pragmaticamente miope. Ci rendiamo conto di essere alle soglie di una guerra per la sopravvivenza? La Pandemia, al confronto, è stata solo una piccola prova generale.

      • Cosa vuole che le dica, tutti i torti non li ha nemmeno lei… razionalmente tutto il discorso ha un senso, ma davvero nel mio intimo mi trovo a pensare che non sarei felice di sopravvivere in un contesto che legittimamente può permettersi di essere così pervasivo nei confronti del mio privato al punto da decidere o quantomeno suggerirmi caldamente cosa devo mangiare, quanto posso andare in giro e magari quanto lontano…eccetera. “È per il tuo bene” me lo diceva mia mamma quando avevo 4 anni, vabbè discorso complicatissimo. Ma leggendo l’articolo “a pelle” mi vengono i brividi. Poi ognuno ha la sua testa, ovvio. Ma la mia mi dice che non durerei a lungo in un contesto ove sentissi compromessa a tal punto la mia libertà. Non sono uno da gesti plateali. Semplicemente morirei prima dentro. E poi probabilmente anche fuori. E già oggi per tante cose sono in sofferenza 😀

        • Quanti di noi sono a dieta, assumono quotidianamente farmaci, sono costretti a smettere di fumare, devono limitare sforzi e spostamenti? In piena pandemia siamo stati segregati in casa e oggi non possiamo nemmeno lavorare senza un Green pass. A fine giugno ognuno di noi deve compilare una minuziosa dichiarazione dei redditi e pagare le tasse. Eppure la gran parte di noi accetta queste limitazioni alla libertà individuale. Appartenere a una qualsiasi organizzazione sociale significa sottoscrivere un patto di “cessione di sovranità”. Il problema è capire quali benefici si hanno in cambio. Certo è più facile accettare il sacrificio quando i vantaggi si incassano di persona e a breve termine. Di fronte alla catastrofe ambientale, invece, dobbiamo sacrificarci a vantaggio della generazioni future.

          • > Appartenere a una qualsiasi organizzazione sociale significa sottoscrivere un patto di “cessione di sovranità”. <

            Verissimo. Non contesto la sostanza. Nulla da dire a livello tecnico-teorico. Dico solamente che la mia libertà personale (vera o immaginaria che sia) non rientra tra le cose che desidero concedere al Leviatano. Non voglio vivere in quel modo, non voglio vivere in un mondo dove sono costretto a rendicontare la CO2 di ogni singola bistecca che mi garba di mangiare. Sinceramente preferirei morire. Non è una battuta.

          • Alessandro, lo dica ai nostri figli, nipoti e pronipoti. Loro, magari, preferirebbero vivere con le quote di emissioni individuali, piuttisto che crepare di fame.

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