Home Auto Quelli che…c’è una congiura contro il diesel

Quelli che…c’è una congiura contro il diesel

24
CONDIVIDI
quelli che

 

Quelli che…c’è una congiura contro il diesel. Sono in tanti, nei forum che scorrono sul web (anche su Vaielettrico.it) a sostenere che dietro l’avvento dell’elettrico c’è proprio questo. quelli cheOvvero una manovra delle Case auto per costringere i clienti a cambiare macchina. Con la complicità dei vari governi e della UE.

Quelli che…vogliono solo farci cambiare macchina

Tutto nasce dalla pregiudiziale convinzione che l’auto elettrica sia un colossale bluff, anche ecologico. Che produrre le batterie sia quanto di più inquinante. E che smaltire gli stessi accumulatori sarà un disastro per l’ambiente di proporzioni tali che neanche Chernobyl…La convinzione è avvalorata da improbabili studi che ogni tanto vengono pubblicati qua e là. Di recente si è parlato molto del confronto tra una Tesla Model 3 e una Mercedes turbodieselrisolta a favore di quest’ultima dall’IFO, un centro-studi tedesco. Ma in precedenza c’era stata la ricerca (di cui poi si sono perse le tracce) dell’Istituto Motori-CNR di Napoli.

Quelli che...
Una vignetta uscita sulla stampa inglese per ridicolizzare l’elettrico: “Basta attaccare la spina al portafogli del contribuente più vicino ed è pronta a partire”.

Tutta acqua al mulino di chi crede al complotto. E si diffonde l’atteggiamento con cui tanti si pongono nei confronti dell’imminente cambio della tecnologia di trasmissione dei programmi televisivi. Ovvero: è tutto un trucco per obbligarci a cambiare tivù. Idem con patate per la la macchina elettrica. Con l’aggiunta di far passare gli incentivi per l’elettrico come un balzello da far pagare ai poveri per soddisfare i capricci dei ricchi. Come se gli sconti per acquistare auto meno inquinanti non fossero più volte regolarmente esistiti anche in passato.

Quelli che…pensano che siano le Case auto a tirare i fili

Spiacenti di deludere, ma l’orrendo complotto, stile Savi di Sion, qui non c’è. E siamo in grado di portarne le prove. Primo: pensare a una manovra orchestrata dalle Case auto è demenziale. Ai costruttori lo status quo diesel-benzina andava di lusso. Macinavano profitti tenendo a velocità di crociera gli investimenti sui nuovi modelli. Un affinamento del motore, un nuovo look, e il gioco era fatto. L’elettrico è andato di traverso un po’ a tutti, costringendoli a spendere un sacco di soldi (oggi) per auto che, in numeri accettabili, si venderanno solo tra qualche anno. Forse. Il risultato è un continuo warning sul peggioramento dei risultati. E un continuo calo delle quotazioni di Borsa. Un colosso come Daimler-Mercedes, che ad aprile del 2015 sfiorava i 100 euro per azione (96 per la precisione), adesso fatica a tenere quota 50. Il che significa dimezzare il capitale in mano agli azionisti.

Bram Schot
Bram Schot, ex n.1 dell’Audi, uno dei top manager saltati ella difficile transizione all’elettrico.

E a farne le spese sono i top manager, un tempo intoccabili, con continui terremoti al vertice. Gli ultimi a togliere il disturbo sono stati il boss di BMW Group, Harald Kruger, e il suo collega di Audi, Bram Schot. Non a caso sono i gruppi tedeschi premium a vivere con più imbarazzo la transizione all’elettrico. Oltre a dover investire cifre enormi su una tecnologia disruptive, si ritrovano tra i piedi un concorrente nuovo e insidioso come Tesla, che va a pescare proprio tra i clienti di queste marche citate sopra. E comunque, a livello globale, il settore automotive non se la passa bene. L’outlook di Moody’s segnala vendite in calo anche nel 2020, dopo un 2019 in regresso del 3,8%. Nonostante la spinta della Cina.

L’ennesima bufala viene dalla Svizzera

Del resto si potrebbe scrivere un libro con tutte le fake news che vengono messe in giro ad arte per screditare la mobilità elettrica. E a cui sembra che la gente non veda l’ora di abboccare. L’ultima viene dalla Svizzera ed è una storiella davvero istruttiva. La società Gotthard FASTcharge-GOFAST recentemente ha aperto un grande centro di ricarica super-fast nella stazione di servizio di Würenlos. Come accumulatori sono state usate otto batterie provenienti da altrettante Nissan Leaf.

Würenlos
Un addetto mostra lo storage di batterie della stazione di ricarica di Würenlos, per dimostrare che non c’è alcun generatore diesel.

Immediatamente sui social è stato postato un video in cui ci si faceva beffe della GOFAST, sostenendo che in realtà le colonnine da 50 kW erano alimentate con un generatore diesel. Apriti cielo: migliaia di clic e commenti sarcastici nei confronti dell’azienda e della mobilità elettrica in generale. GOFAST ha dovuto pubblicare a sua volta un video in cui si dimostra che non esiste alcun generatore a gasolio.  Incassando le scuse del sedicente Robin Hood. Ma il video con l’informazione fasulla continua a circolare e a incassare migliaia di like. Dai tanti che sui social cercano solo conferme ai loro pregiudizi.  Fregandosene di quel che è vero e di quel che è solo orchestrato per apparire verosimile. Quelli che…

 

 

 

 

 

 

24 COMMENTI

  1. A mio avviso gli unici possibili attentatori al diesel sono i petrolieri ed i governi, per due semplici motivi:
    – da un barile di petrolio raffinato si ricava molta più benzina che gasolio (72 di benzina e 38 di gasolio) e quindi questo parco auto che consuma più gasolio che benzina mette in difficoltà i primi amici dei politici, i petrolieri;
    – il costo di produzione del gasolio è superiore quello della benzina;
    – il ricarico fiscale sulla benzina è superiore al gasolio;
    – le auto percorrono meno chilometri a benzina che a gasolio.

    In sintesi, il ridimensionamento del gasolio fa fare più soldi sia ai petrolieri che ai politici ovviamente sulle spalle degli automobilisti.

    E qui gli automobilisti si buttano sul gas ed allora qualcuno ha fatto mettere in circolazione fake news su metano e gpl e sul loro blocco della circolazione.

    E per evitare che si buttino sull’elettrico avanti di nuovo la minestra riscaldata dello studio tedesco indipendente tra Tesla e Mercedes.

    Morale: chi ha il potere non vuole perderlo, anzi vuole fare ancora più soldi.

  2. la vuoi sapere la verità? è che se dopo 300 km ti si scarica la batteria o si rompe t’attacc o cazz, invece con la macchina tradizionale c’hai almeno 700-800 km di autonomia. lunga vita alla benzina e alla nafta

    • Mi dispiace che ci sia gente come te che non sa vedere oltre il proprio naso…te lo dice uno che ha tre auto elettriche e aspetta la quarta..e che conta in cinque anni circa 150000 km in totale elettrico….peccato non solo per te…ma per tutto il pianeta che stiamo dissanguando…forse faresti bene a documentarti e a fare esperienze dirette…Ugo

      • Ugo, lascia stare, con l’eccezione di qualche Tesla il cui costo minimo è € 55.000, nessun veicolo elettrico va oltre 500 km di autonomia, per cui se devi andare da Milano a Roma, da Verona a Napoli, da Genova a Perugia, da Bologna a Bari… PER FORZA DEVI STARE FERMO MEZZ’ORA A RICARICARTI, se va bene. LE FAVOLE RACCONTALE ALLE SARDINE PER CORTESIA. Con la tecnologia attuale non vi sono in vendita automobili elettriche che superano i 650 km di autonomia, vero o falso? VERO. Detto questo complimenti per le tue 3 automobili elettriche. Le batterie dove sono state prodotte? Quando saranno ritirate da chi saranno smaltite? L’energia elettrica che hai consumato che origine aveva? Lo sai che anche tu hai dissanguato il pianeta, ed il pianeta non se ne è accorto più di tanto, come nel caso degli altri che consumano carburanti fossili? comunque sono certo che vorrai contribuire al miglioramento dell’ambiente con una nuova auto elettrica anche per me che non me la posso permettere. Aspetto il bonifico… Ok passo oltre l’ironia e mi permetto di dirti/dirvi:
        smettete di fare i soloni ecologisti, agli occhi di tutti ormai diventate sempre più antipatici e scollegati alla realtà, ve ne rendete conto? cambiare i toni aiuterebbe, tentare di comprendere la frustrazione di chi si sente schiacciato da manovre che obbligano a diminuire la mobilità con tasse assurde sui carburanti e pretese di comprare veicoli con prezzi irraggiungibili; ma invece “voi superiori intellettuali talebani green” sembrate venire da Marte, o dai Parioli o corso Venezia o Beverly Hills. Evitate simili risposte, siate più ragionevoli ed accettate il fatto che E’ VERO E PALESE che le auto elettriche hanno ancora grossi limiti di autonomia, di prezzo, di eco-sostenibilità dovuta sia ai materiali di costruzione che alle fonti di produzione dell’energia elettrica. Porsi come fanatici religiosi non giova alla soluzione, bensì alimenta uno scontro che ovviamente non vincerete date le scarse armi a vostra disposizione, 3 Tesla, un paio di e-tron, una jaguar, una porsche, qualche VW davvero improponibile, una Renault ed qualche introvabile kia-hyundai. Tutto qui? un qualunque GPL Dacia risponde alle esigenze di prezzo/consumo/inquinamento molto meglio ed è alla portata di tutti.
        Distinti saluti. W Tesla, automobile fantastica nel suo genere, come le Maserati d’altro canto.

        • quasi tutto giusto ma…il petrolio quando viene raffinato inquina? il trasporto del petrolio inquina? navi, camion, e quant’altro necessario per il trasporto del carburante inquina? TUTTO INQUINA, anche noi che scriviamo su internet. L’auto elettrica migliorerà in termini di autonomia e si spera scenderà di prezzo e in più l’energia sta diventando prodotto sempre più da fonti rinnovabili. Ah già giusto, per far funzionare tutte le pompe di benzina serve la cara inquinante energia elettrica e le auto endotermiche IN PIU’ producono incombusti ed inquinanti!!! Lo smaltimento delle batterie è già stato brevettato ed è completo per il 99% dei materiali (studi dicono…chissà se sono gli stessi che dicono che le elettriche consumano di più dei diesel).
          Insomma ragazzi, è una battaglia inutile. Il petrolio finirà e ci vuole qualcosa per sostituirlo. Questo è un periodo di transizione in cui si spera di risolverli tutti i problemi legati all’inquinamento ma di fatto non verrò mai risolto del tutto.

          • Confermo, tutto quello che riguarda gli ICE inquina e negarlo è stupido. Non nego che non inquina, sottolineo che inquina molto meno rispetto a 10 anni fa e meno di 30 anni fa, ed ancora meno rispetto ai decenni precedenti. Il punto è che anche le EV inquinano, a volte di più se prodotte ed usate in Cina o India, molto meno se usate in Norvegia ma prodotte negli USA. Il problema che continuo a rimarcare è: inutile porsi dicendo che la soluzione sono gli EV quindi giù di incentivi (chi li paga, ovvero con quali tasse li finanzi) e obblighiamo tutti a comprare solo EV, perchè questa soluzione non è economicamente possibile al 98% della popolazione e non risolve il problema ma lo sposta e quasi di sicuro lo acuisce. tutto qui. Le EVs non sono la soluzione, sono una delle soluzioni che si presentano e nel medio futuro sicuramente arriveranno a coprire le esigenze di una fetta di mercato superiore, tipo le metano e le gpl. Se poi le prestazioni e la tecnologia migliora probabilmente aumenteranno le vendite fino ad affiancare o superare le ICE pure. Le EV non sono da demonizzare, mi piacciono tantissimo alcuni modelli, altri sono solo golf-kart da ricchi, come non sono da demonizzare le ICE che fanno il loro dovere egregiamente. SONO STRAFELICE CHE LE EVs SI STIANO EVOLVENDO FINO A DIVENTARE UN PRODOTTO RILEVANTE E COMPETITIVO, sono però altrettanto lucido da dire che le attuali EV non sono la soluzione e che la politica fiscale ed ideologica che le promuove a scapito delle ICE, in realtà danneggia il mercato e fa sì che le EV non migliorino ancora fino a diventare davvero competitive e rilevanti.
            Se domani la FIAT con la Centoventi tira fuori qualcosa di DISRUPTIVE/RIVOLUZIONARIO come la vecchia FIAT UNO di Giugiaro, wow, sarò il primo ad andarla a comprare. ripeto sempre fino alla antipatia, se avessi i soldi comprerei una Tesla con un tetto Tesla ed un Powerwall Tesla… non ho i € 90000 necessari a fare ciò.

          • Luca, converrà che gli investimenti in innovazione da lei auspicati arriveranno solamente se il mercato sarà ricettivo. Cioè se gli automobilisti, superando i pregiudizi sull’auto elettrica e sulla sostenibilità in generale che lei ben rappresenta in ogni suo intervento, saranno disponibili a sopportare in questa fase di transizione qualche sacrificio in più (economico, fiscale, di utilizzo e comportamento) in nome del Pianeta.

        • Scusa…voglio terminare qui quello che realmente potrebbe diventare solo uno scontro inutile tra opinioni diverse…comunque voglio solo risponderti e poi basta….io sono solo un impiegato…le mie auto elettriche prese usate…e con meno di 10000 euro trovi ottimi usati…e in quanto al fermarti ogni trecento chilometri penso che sia umano e normale…e nel tempo di un panino e di una..pis..Atina…puoi ripartire….e poi..se devi fare viaggi più lunghi..e hai premura….esistono i mezzi pubblici…treni…e altro..sempre..elettrici…e se ti organizzi..sul posto puoi noleggiare quello che ti serve…certo però che se vuoi..non organizzarti…vai con quello che ti pare……in quanto alle batterie ..di cavolate ne hai dette…le batterie vengono utilizzate al massimo anche per altri utilizzi..e poi..smaltite con impianti idonei…certo che se tu avessi vissuto nei secoli scorsi…non avresti nemmeno approvato i motori endotermici…e quindi ..saresti in giro ancora con il cavallo…,(non che la cosa mi avesse fatto dispiacere..anzi…ti avrei approvato)….certo però..che ora non avremmo tutta la tecnologia di cui disponiamo….per cui..giusto per concludere e dare un taglio a questo confronto infruttifero….dico…ora chiunque vuole può provare la mobilità elettrica…basta volerlo e basta saperla capire…PS..fino a ieri da Trenta anni a questa parte..ero uno che girava con il GPL……ciao..Ugo

          • Un bel quoto ad Ugo.. purtroppo gente parla senza saper nulla come ogni 300 km o meno fare una pausetta per bisogni umani e fisiologici con poi tutti i lati positivi che sono enormemente maggiori rispetto alle vecchie stufe… ma si sa chi non vuole informarsi rimane nell’800′ eh vabbè ce ne faremo una ragione quando un giorno tutti voi “non credenti” vi sveglierete per scoprire che il mondo si sta rivoluzionando IN MEGLIO e forse vi metterete in un angolo per aver detto fandonie… Per fortuna il tempo è galantuomo e noi aspetteremo…

    • Capisco aver un atteggiamento critico, ma occorre avere anche il coraggio dei cambiamenti ed un po’ di ambizione anche difronte a iniziali difficoltà tecniche ed economiche. Se ragionassimo così saremmo ancora con la trazione animale, altro che “nafta”.

  3. Il Complotto No Oil è vasto ed importante.

    L’azione complottistica più importante è il Saudi Vision 2030, il piano di sviluppo socio-economico approvato dal Consiglio dei Ministri del Regno dell’Arabia Saudita il 25 aprile 2016.

    È peggio di un complotto, siamo di fronte ad una visione strategica d’insieme per una nuova Arabia Saudita nata a seguito della minacciosa avanzata della rivoluzione verde sugli idrocarburi.

    Come ho già detto, la capitalizzazione con la recente Ipo di Aramco ha annunciato al mondo che la transizione energetica è già iniziata.

    Giorno dopo giorno, il mondo ha sempre meno bisogno degli idrocarburi e la domanda di petrolio sembra destina a non crescere più nei prossimi anni, a meno di un conflitto importante, per poi iniziare una parabola discendente.

    Scateneranno una guerra per mantenerne il primato?

    Più probabile il calo irreversibile del prezzo del barile indotto dalle politiche di risparmio energico, dalle norme ambientali, dalle nuove e future tecnologie sull’utilizzo delle rinnovabili e dalla rivoluzione delle auto elettriche. Questo trend è irreversibile perché un terzo del petrolio consumato al mondo è bruciato dal settore dell’autotrazione.

    Chi saranno i maggiori rivoluzionari del XXI secolo: l’auto elettrica, l’Arabia Saudita o Greta Thunberg?

    Una cosa è certa: il complotto è globale e in questa congiura accuserei anche VaiElettrico, molti di noi e i nostri figli.

    Per fortuna che esistono rivoluzionari e complottisti, altrimenti che mondo lasceremo a chi verrà dopo di noi?

    http://www.arabia-saudita.it/page.php?id=227
    https://www.ilpost.it/2016/06/03/forse-larabia-saudita-sta-cambiando/

  4. Egregio Mauro Tedeschini, mi permetto di dissentire. Le forze in gioco contro i produttori tradizionali (legacy automaker dicono gli americani) sono altrettanto potenti, basta vedere gli investimenti di Warren Buffett in BYD. Purtroppo per Warren il suo investimento per ora va molto, molto male, visto il tracollo del mercato dell’auto elettrica in Cina con cifre che doppiano il crollo generale del mercato. Tutte le analisi di Bloomberg che vedevano la Cina come leader incontrastato del mercato delle auto elettriche mi sembra che si siano rivelate l’ennesima analisi sbagliata degli incapaci analisti di Bloomberg. Non scordiamoci che Bloomberg, come del resto NYT e WaPo, aveva molto sbagliato anche su Tesla. Insomma non ne indovinano una neppure per sbaglio. In quanto alle notizie bufala, diciamo che ne è strapieno il mondo, però mentre non ci dobbiamo stupire se le fonti non sono chiare, come i social, invece c’è da preoccuparsi se le bufale sono create ad arte ed amplificate da chi dovrebbe invece verificare le notizie, come i giornali e le tv, come è successo recentemente con lo sputtanamento di NYT, CNN, WaPo, MSNBC, Bloomberg con il caso Trump-Russia, gonfiato per 22 mesi senza nessuna prova ma con rimbalzo fra soliti noti di notizie create ad arte. Quello è grave, non certo cosa si legge su FB, fra un tronista che tromba una attrice, una Pamela Prati che si sposa non si sposa non esiste, la Ferragni che promuove un look alternativo… un minimo di serietà? tornando al punto: lo deve ammettere anche lei, le elettriche per ora non hanno quel vantaggio competitivo che ne fanno un prodotto interessante, infatti malgrado gli sforzi politici ed ideologici che coinvolgono governi, star dello spettacolo, filosofi, presunti esperti tipo Topolino e il professore di Henry Potter (nella famosa lista dei 10000 scienziati preoccupati per l’ambiente), di quella inquietante ragazza handicappata svedese amata dai più ricchi e potenti del pianeta, orbene l’elettrico NON VENDE perché non offre prodotti adeguati. Sento la replica: ma in Norvegia, Olanda, Svizzera bla bla bla.. in California bla bla bla.. si concordo in un limitato numero di mercati di paesi ricchissimi nei quali i governi hanno emesso leggi che obbligano a comprare elettrico altrimenti non ti muovi, ed in più danno incentivi paurosi, ovviamente i veicoli elettrici anche più scarsi, come una E.tron, vendono… ma realisticamente lo sapete anche voi, in Italia neppure se mettete la copia di Pamela Anderson di 25 anni in un concessionario Renault riuscirebbe a convincere un maschio 25 enne a comprare una Zoe al posto di una Clio… le EV devono migliorare, le BEV forse avranno qualche evoluzione, credo che FCEV siano il futuro, ma è una mia personale opinione da poco esperto. Per ora prevedo un lungo futuro per le ICE che nel 2050 saranno ancora ben oltre il 50% del mercato del nuovo e tranquillamente all’80% dell’usato. La guida autonoma è già stata messa da parte perchè il mercato non la richiede, con buona pace degli stupidi ed assurdi investimenti di GM e Ford in inutili start up di silicon valley che facevano meglio ad investire in impianti di batterie. Mi ricordo a metà degli anni 80 che su Quattroruote un articolo prevedeva l’erede della Fiat Uno che faceva 40km con un litro nel 2000… in quegli anni la Ford vendeva la Fiesta 1300 diesel che riusciva a fare 26.8 km con un litro. in 35 anni grazie al catalizzatore con i suoi consumi aggiuntivi, una elettronica esasperata che consuma come un ubriaco e serve a rompersi, e ridicole scelte di potenza imposte dalle case automobilistiche i consumi non sono migliorati. Se fossero migliorati come da speranze non staremmo a dibattere di EVs

  5. Tutto valido. le multinazionali tengono per gli zebedei i governi mondiali.
    Ma guarda un po’, i nostri scienziati ci dicono che l’ idrogeno è utilizzabile, eccome! Ovvero, si sa che si può non inquinare, e invece si sta distruggendo questa pallina che sta viaggiando nell’universo( chissà che combustibile utilizza). Comunque i governi ci dicono che la colpa è nostra “poveri automobilist”i, che non abbiamo le mani negli affari! Buon Natale al mondo.

  6. ‘Chi saranno i maggiori rivoluzionari del XXI secolo: l’auto elettrica, l’Arabia Saudita o Greta Thunberg?’

    Greta Thunberg

    • da un articolo di ItaliaOggi
      Il fallimento della conferenza Cop 25 di Madrid sul clima non deve stupire più di tanto. Ormai dietro le divisioni tra gli Stati non ci sono soltanto le profonde divergenze di interessi sul divieto progressivo dei combustibili fossili, ma anche il proliferare sul web di studi contrari al mainstream mediatico sulla cosiddetta emergenza climatica. Proprio alla vigilia del vertice di Madrid, sul sito canadese Global Research è stata postata un’inchiesta di William Engdhal, 75 anni, analista geopolitico americano e autore di best seller sulle guerre del petrolio, il quale, citando nomi e fatti precisi, sostiene una tesi clamorosa.

      Eccola: la grande finanza mondiale, alleata per l’occasione con l’Onu e l’Unione europea, si starebbe servendo in modo cinico di Greta Thunberg come icona mediatica per creare allarmismo sul riscaldamento climatico provocato dall’uomo (una fake new, sostiene Engdhal), e innescare di conseguenza il business più redditizio dei prossimi decenni, il cosiddetto Green new deal, la rivoluzione dell’economia verde. Il tutto con un piano di investimenti per oltre 100 trilioni di dollari, da raccogliere con massicce emissioni di obbligazioni speculative. Fondi da riversare, mediante il credito, sulle nuove imprese climatiche, anche a prescindere dal loro effettivo valore e know-how. Ovviamente a scapito dei settori dell’economia «colpevoli» di inquinare, e con duri sacrifici per milioni di lavoratori e consumatori, ma enormi profitti per gli istituti finanziari che hanno sposato questo business.

      Due gli uomini chiave di questa «agenda verde mondiale», sostiene Engdhal: il banchiere inglese Mark Carney, 54 anni, capo della Banca d’Inghilterra, e l’ex vicepresidente Usa Al Gore, 71 anni, vice di Bill Clinton (1993-2001), da sempre ambientalista, oggi ricco presidente del gruppo Generation Investment, impegnato negli investimenti a lungo termine sulla sostenibilità ambientale.

      Carney, sostiene Engdhal, è stato la mente finanziaria dell’intero progetto mondiale. Nel dicembre 2015, il Financial Stability Board della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), presieduto da Carney, ha creato una task force sulla divulgazione finanziaria legata al clima (Tcfd) per «consigliare investitori, finanziatori e assicurazioni sui rischi legati al clima». Nel 2016 questa task force, formata da 31 banchieri nominati dalla Bri e presieduta dal finanziere Michael Bloomberg, insieme alla City of London Corporation e al governo del Regno Unito, ha avviato la Green Finance Initiative, con la missione di pilotare trilioni di dollari in investimenti verdi. Tra i primi ad aderire, il principe Carlo, futuro re d’Inghilterra, che insieme alla Bank of England e alla City of London ha promosso i Green Bonds, strumenti finanziari verdi per «reindirizzare piani pensionistici e fondi comuni d’investimento verso progetti verdi». In pratica, la task force ideata da Carney costituisce la cabina di regia e include i rappresentanti dei maggiori operatori finanziari del pianeta: «Ci sono tutti: da Jp Morgan a BlackRock, uno dei più grandi gestori di patrimoni del mondo». Non solo. Goldman Sacks ha appena sfornato il primo indice globale dei titoli ambientali di alto livello quotati a Wall Street, indice condiviso da tutte le maggiori banche d’affari, «per attirare fondi d’investimento e sistemi pensionistici statali».

      Questa ricostruzione di Engdhal trova conferma nel Libro bianco «Strategia di finanza verde», pubblicato nel luglio scorso da Philip Hammond, ex premier britannico, dove si afferma che l’iniziativa «supportata da Carney e presieduta da Bloomberg è stata approvata dalle istituzioni che rappresentano 118 trilioni di dollari di attività a livello globale». Il piano, sostiene l’analista Usa, consiste nella finanziarizzazione dell’intera economia mondiale «usando la paura di uno scenario da fine di mondo per raggiungere obiettivi arbitrari come le emissioni zero di gas serra». Più avanti: «Gli eventi assumono una svolta cinica quando ci troviamo di fronte ad attivisti climatici molto popolari e fortemente promossi, come Greta Thunberg o la 29enne Alexandra Ocasio-Cortez di New York e il loro Green New Deal. Per quanto sinceri possano essere questi attivisti, c’è una macchina finanziaria ben oliata dietro la loro promozione a scopo di lucro». Quanto al ruolo di Al Gore, ma anche dell’Ue, dovremo tornarci.

      Greta chi? Come testimonial non ha funzionato per niente bene, credo che Al Gore, Bloomberg, Engdahl (sembra uscito da “il signore degli anelli” !!!!) JP Morgan, Blackrock, Buffett e via andare cercheranno qualcuno di meglio… un pochino più serio, preparato e convincente… Capitan America? chi lo sà, magari scappa fuori da un barile di sardine… (urlo di Munch!!)

      • Ma certo: l’uomo non è mai andato sulla luna, Bush ha abbattuto le Torri Gemelle, il mondo è governato dai protocolli dei Savi di Sion. E Greta è l’arma segreta del complotto demo-pluto giudaico contro le fragili sette sorelle del petrolio. Ma si rende conto?

  7. A proposito di fake news. Ecco come Motus-e (l’associazione che raggruppa la filiera dell’elettrico) ha replicato al famigerato confronto tra Tesla Model 3 e Mercedes 220 turbodiesel: “lo studio compara una berlina diesel (Mercedes C220d) con un’auto elettrica (Tesla Model3) che ha prestazioni non paragonabili con quelle della diesel. Inoltre, per misurare le emissioni di CO2 di quest’ultima, viene utilizzato l’ormai vecchio ciclo NEDC, sostituito dal più aggiornato WLTP che riflette in maniera più veritiera le condizioni d’uso: utilizzando il parametro WLTP e aggiungendo le emissioni per raffinazione e trasporto si arriva ad un valore di 180 gr CO2/km contro i 141 dello studio. Altro errore riguarda le emissioni associate alla produzione della batteria. In questo caso, la stima considera una vita utile equivalente di 150.000 km, mentre la batteria presa in considerazione ha una durata maggiore di almeno quattro volte prima di raggiungere una capacità dell’80%, che consente anche il riuso per altri scopi (c.d. “second life”). Inoltre, la CO2 emessa nelle fabbriche di batterie è sovrastimata utilizzando uno studio svedese più volte smentito. L’effetto combinato di queste assunzioni conduce ad una sovrastima di almeno 4 volte delle reali emissioni di CO2 dalla batteria. Lo studio tace, poi, sul fatto che Tesla utilizzi, nella sua Gigafactory in Nevada, solo energia rinnovabile, il che porterebbe praticamente a zero il livello di CO2». Veniamo, infine, al mix energetico. «Lo scenario italiano – precisa Motus-e – è profondamente diverso da quello tedesco: nel nostro Paese le vendite di energia elettrica da carbone si attestano – contrariamente a quanto sostenuto nell’articolo – su percentuali inferiori all’8% e la quota di rinnovabili sfiora il 40% (fonte: GME). È evidente che tanto maggiore è la quota di produzione da rinnovabili (che si prevede in costante e progressiva crescita), tanto maggiori saranno i benefici ambientali anche per la mobilità elettrica. Attualmente in Italia un’auto elettrica, tra batteria e ricarica, emette tra 65 e 80 gr CO2/km, ben al di sotto, quindi, anche delle emissioni prodotte dalle auto a metano. In definitiva, le auto elettriche emettono, con qualunque mix energetico, meno CO2 delle auto tradizionali, senza voler porre l’accento sulla totale assenza di emissioni di inquinanti locali (polveri sottili, NOx, etc.), quelle che incidono direttamente sulla salute».

  8. La mia opinione:
    – oggi l’auto (solo) elettrica può essere utilizzata:
    ^ in città o al massimo per spostamenti extraurbani limitati, stante la loro autonomia
    ^ si deve disporre di un box attrezzato e/o colonnine presso abitazione/luogo di lavoro
    – dal punto di vista ecologico è il futuro, ma solo quando l’EE, per il ciclo produttivo delle batterie e per le ricariche, sarà tutta ottenuta da fonti rinnovabili e si utilizzeranno materiali non inquinanti e largamente disponibill in natura
    – contro il gasolio c’è da anni una campagna denigratoria, in buona parte, per quanto ne so, ingiustificata alla luce delle nuove tecnologie: le emissioni sono diminuite sia per i motori a ciclo otto sia per quelli a ciclo diesel.

    Nel mio caso può aver senso un’auto ibrida o mild hybrid (non solo elettrica) ma per le basse percorrenze annuali, gli alti prezzi d’acquisto, il rischio di forte svalutazione (anche per l’evoluzione tecnologica, soprattutto delle batterie), l’autonomia, non credo che l’acquisterò a breve.

  9. Ok bel discorso, non fa una piega, l’elettrico è il futuro, tutti con la coscienza pulita.
    MA… L’elettrico soddisfa le esigenze delle persone dal portafoglio normale?
    Vi pongo il mio esempio. Per la modica cifra di 4mila euro ho portato a casa un’auto tradizionale, capace di fare in 2h e 50 minuti 400km. Senza soste. C’è un auto elettrica capace di fare ciò? No. Se non vado a prendere ovviamente una vettura che mi costa 10 volte tanto.

    • A parte che con 4k euro ti sei comprato un auto che non è nuovissima ed inoltre vorrei vedere le condizioni… Seconda cosa i consumi? terza cosa la manutenzione????? Quarta cosa le possibili rotture essendo un auto non nuova???? Poi va bene i tempi ma che spostamenti fai? Io non capisco i vostri ragionamenti dove andate sulla luna che dovete correre ovunque boh!!

  10. Ma come mai quando si parla di diesel…petrolio…benzina….non si fa mai cenno a tutti i disastri ambientali causati da non so quanti barili di greggio che sono finiti per molteplici cause nell’oceano…nei mari…?????
    Ah….già…..poi ce li mangiamo col pesce….se sopravvive …..ma va bene… è sempre stato così…
    Beh..complimenti.
    C’è un complotto a favore del green new deal???
    Benvenga era ora.

    • Tutto ció che puó sovvertire lo stus quo é facilmente additato come complotto: il cambiamento fa sempre paura, molto piú della certezza dei ¨mali necessari¨ a cui ci si é abituati nel tempo

Comments are closed.