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Quando i pannelli fotovaltaici sulle auto? Vaielettrico risponde

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Un prototipo del pick-up Tesla, il Cybertruck, con un grande pannello solare sul tettuccio.

quando i pannelli

Quando i pannelli fotovoltaici sulle auto, in grado di produrre energia e ricaricare? Se ne continua a parlare e un lettore, Gregorio, vuol saperne di più.

Salve potreste parlare dei pannelli fotovoltaici da applicare sull’auto magari con una modifica After market. Penso che attualmente sarebbero un aiuto concreto per viaggiare qualche km gratis, tipo sul tetto di una berlina ci andrebbero almeno 3 pannelli fotovoltaici di quelli flessibili da 100 watt CAD uno, e poi anche sul vetro anteriore, in totale sarebbero almeno 400watt di picco, che in una giornata tipo accumulerebbero 2 kw. Grazie cordiali saluti. Gregorio Cassandro.

Quando i pannelli…? Vediamo cosa bolle in pentola

Risposta. Ci stanno lavorando in tanti, ma finora siamo fermi ai progetti e agli annunci. Per Tesla Elon Musk me parlò una prima volta nel 2017, per poi riprendere più volte l’idea nelle sue conference call. Non per le auto, ma per il pick-up denominato Cybertruck, il cui lancio è stato più volte rinviato. Musk aveva parlato di una versione con tettuccio solare amovibile in grado di aggiungere fino a 15 miglia (24,1 km) di autonomia al giorno. Naturalmente il dato effettivo dipende da molti fattori, come da che parte del mondo ti trovi e dove parcheggi l’auto.

quando i pannelli
Il prototipo “solare” Toyota mostrato due anni fa: autonomia fino a 56 km con energia auto-prodotta.

Un altro progetto riguarda la Toyota Prius Prime e fu annunciato già 5 anni fa. Se ne è riparlato nel 2019 (qui il nostro articolo), quando la Casa giapponese mostrò un prototipo di un altro modello dotato di un’autonomia col solare di 56 km al giorno. Creato con NEDO e Sharp, questo secondo concept aveva nuove celle in grado di convertire in elettrico l’energia che arriva dai raggi del sole al 34%, con 860 Watt di potenza. Ma non ci risulta che neppure questo secondo studio sia mai arrivata sui nostri mercati. E la stessa Hyundai ci sta provando.

E poi ci sono le start-up, tra sogno e realtà

Quando i pannelli
La Sion di Sono Motors, azienda bavarese: 34 km di autonomia con energia auto-prodotta.

E poi ci sono le start-up, tra sogno e realtà, per dirla alla Ligabue. La più famosa è la tedesca Sono Motors, con la sua Sion. Due ragazzi e una ragazza di Monaco uniti dal sogno di un’auto che corra spinta solo dalla luce del sole. Lei si è persa per strada, i due ragazzi resistono e hanno portato bordo partner tecnici importanti (Continental e Bosch) e anche parecchi soldini. L’ultima apparizione è stata al CES di Las Vegas, a inizio gennaio, e pare che ci siamo con la preparazione del modello che poi dovrebbe entrare in produzione. Autonomia con l’energia auto-prodotta? Si è parlato di 34 km. E ora i due ragazzi bavaresi lavorano anche a un rimorchio fotovoltaico, per auto-produrre energia sui sui mezzi pesanti.

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La Lightyear One, auto “solare” olandese con 70 km di autonomia da energia auto-prodotta.

La prima auto solare ad arrivare sul mercato potrebbe essere l’olandese Lightyear One, attesa per fine 2021 e già in vendita a 150 mila euro più tasse. Lo slogan è  intrigante: “Viaggia per mesi senza ricaricare“. Promette fino a 70 km di autonomia in elettrico/giorno, con 5 m2 di superficie ricoperta da pannelli e un’eccezionale coefficiente aerodinamico di 0,20. Da provare, ma il prezzo…

P.S. Eviteremmo le soluzioni after-market. Non è un’implementazione banale, c’è il rischio di portare a spasso peso che consuma più energia di quella che si auto-produce.

 

 

 

 

 

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9 COMMENTI

  1. Succederà quando i benefici saranno maggiori dei costi. E visto che i benefici sono minimi i costi dovranno essere prossimi allo zero. Poi ovviamente c’è anche il discorso estetico, per quanto vedere dei pannelli solari su un’auto abbia un sapore molto cyberpunk vederli così appiccicati sulla carrozzeria non è proprio il massimo. Meglio qualcosa con un rendimento inferiore ma esteticamente più piacevole, non so una vernice o un wrapping in grado di assorbire l’energia solare.

  2. L’unica auto con un pannello fotovoltaico è stata la prius3 ma aveva la funzione di tenere accesa solo la ventola della climatizzazione (la ventola non il condizionatore) per evitare che l’abitacolo accumulasse calore in estate per migliorare la vita delle batterie che erano sotto il sedile posteriore.
    Con i pannelli sopra detti se va bene in una giornata di sole pieno estivo si farebbero circa 2kWh, troppo pochi nemmeno suff per tenere acceso il condizionatore, ma tenere accese le ventole come con la prius non sarebbe male.

  3. Due articoli nei commenti…
    Quanto al fotovoltaico sull’automobile la vedo una esercitazione di tecnologia e di design, una esibizione di concept. Come ho letto sopra, rischio elevato di avere un onere più che un vantaggio.

  4. Dici auto fotovoltaica e pensi subito ad Emilia.
    Pensi ad Emilia 4, la velocità del sole.

    La storia inizia nel 2005 quando un gruppo di donne determinate decidono di partecipare al World Solar Challenge in Australia nella categoria “E-bike” su una bicicletta a tre ruote assistita da un motore elettrico.
    Il team femminile si qualifica al terzo posto, ma ben più importante inizia la stirpe di Emilia.

    Due anni dopo Emilia 1 ecco un nuovo ambizioso progetto completamente solare: Emilia 2, la prima monoposto italiana ad energia solare, a tre ruote, multidisciplinare, perché concepita attraverso le competenze di esperti nel mondo delle corse e dei ricercatori dell’università di Bologna impiegando le migliori tecnologie allora disponibili.

    Emilia 2 debutta nel 2011. Si punta sempre in alto, al World Solar Challenge, nella classe “Adventure” dove Emilia 2 raggiunge il traguardo al ventunesimo posto.

    I nostri non si arrendono, ogni sfida affrontata è un’esperienza preziosa. Rilanciano con un nuovo progetto per la categoria “Challenge”, la formula 1 ad energia solare. Ecco Emilia 3, una monoposto a energia solare con abitacolo integrato nel profilo alare con cui si incomincia a fare sul serio.
    Emilia 3 è il risultato del lavoro dei dipartimenti di Ingegneria dell’Energia elettrica e dell’Informazione (Dei) e di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna e di tanti altri specialisti, studenti ed artigiani che collaborano nella realizzazione.

    Esordio al Bridgestone World Solar Challenge del 2013, dove Emilia 3 arriva decima al traguardo attraversando il deserto australiano da nord a sud, percorrendo tremila chilometri in sei giorni alla media di 65 chilometri all’ora.
    Poi è la volta dei Solar Challenge di Abu Dhabi e Marrakech nel 2015 dove coglie il decimo posto, seconda alla Carrera Solar Atacama in Cile nel 2016, terza all’Illumen European Solar Challenge del 2016 e due vittorie al Moroccan Solar Challenge nel 2016 e all’Albi Éco Race in Francia nel 2017.

    Dopo queste affermazioni internazionali, nella Motor Valley brilla la stella di Emilia e del suo team: Onda Solare, l’appassionata compagine di specialisti e ricercatori che vuole affermare un’utopia: l’auto solare è realtà.

    Servono solo risorse economiche, l’intelligenza, l’entusiasmo e la tecnologia sono pronte a materializzarsi in un sogno. Viene in aiuto la Regione Emilia-Romagna che subito comprende il valore dell’innovazione e della ricerca del nuovo progetto classe “Cruiser” a quattro posti: Emilia 4 e lo finanzia con i fondi europei di sviluppo regionale del programma POR FESR 2014-2020, Asse 1, Azione 1.2.2 – Bando per raggruppamenti di laboratori di ricerca che propongono progetti di ricerca industriale strategica.

    Ferrari, Lamborghini, Pagani, Maserati, Dallara sono realtà internazionali che sviluppano prodotti di chiara fama. Emilia 4 non è un prodotto, è molto di più, rappresenta sviluppo sperimentale e ricerca industriale, finalizzati a diffondere significativi avanzamenti tecnologici.
    Lo dimostra il lavoro svolto dai dipartimenti, ricercatori e studenti dell’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna, la più antica università del mondo occidentale.

    Emilia 4 viene varata nel 2018 a Maranello, al Museo Ferrari. In mezzo a tante gloriose rosse ecco apparire il futuro: un’insolito anatroccolo nero striato di bianco.
    Quell’anatroccolo nero striato di bianco viaggia silenziosamente con 4 persone a bordo per mezzo del sole che viene captato da 5 mq di pannelli fotovoltaici, aiutato da un’aerodinamica record, dal peso inferiore a 300 kg e da una batteria che lo sostiene fino a 500 km di autonomia, ma quanto viaggia Emilia 4 con un equipaggio di quattro persone?

    La risposta è una sola.
    Si chiama sfida e si trova all’American Solar Challenge, una competizione che si terrà dal 14 al 22 di luglio 2018, dopo appena un mese dalla presentazione di Maranello.

    All’American Solar Challenge, Emilia 4 con il team Onda Solare si confronteranno con gli istituti di tecnologia delle più importanti università di ricerca degli Stati Uniti: MIT, Berkeley, Georgia tech, South California e molti altri team.
    2700 chilometri attraverso la regione delle Montagne Rocciose, dal Nebraska all’Oregon, fino a 2500 metri di quota sulle Montagne Rocciose. Pioggia, nebbia, sole e batterie da ricaricare sotto il sole, pit stop, imprevisti tecnici in gara e notti di lavoro.

    È proprio l’anatroccolo nero striato di bianco, dopo mille peripezie, con due ragazzi e due ragazze a bordo che arriva primo al traguardo sfruttando esclusivamente l’energia solare, senza essersi mai collegato alla rete elettrica per ricaricare le batterie, percorrendo da solo le Montagne Rocciose.

    Ora, dopo la vittoria all’American Solar Challenge bisogna affrontare la corsa più dura: il Bridgestone World Solar Challenge.
    Lì si sfida il mondo della tecnologia percorrendo 3022 km da Darwin fino ad Adelaide attraversando l’Australia per giorni e giorni senza sosta, ricaricando le batterie al tramonto, fermandosi la notte per poi proseguire all’alba, in mezzo a colonne interminabili di autotreni che non rallentano per nessuna ragione al mondo, una strada asfaltata ma con mille imprevisti, in mezzo a deserti australiani tra polvere, fumo e fuoco, attraversando città e paesi, acclamati dalla popolazione che vede finalmente realizzarsi la speranza di una mobilità per tutti senza impatti ambientali.

    Per fare tutto questo, per affrontare il Bridgestone World Solar Challenge 2019, Emilia 4, l’anatroccolo nero striato di bianco si trasforma in un cigno bianco e diventa Emilia 4 Long Tail Evolution.
    Nessun dettaglio viene trascurato perché la perfezione si raggiunge curando dettagli e aerodinamica, ma non solo. I due motori elettrici sincroni a magneti permanenti accoppiati alle ruote posteriori con l’elettronica di controllo, la superficie fotovoltaica di 5 metri quadrati, sono stati evoluti per diventare ancora più efficienti.
    La capacità delle batterie quasi raddoppiata, da 326 a 570 Ah nello stesso volume.
    La velocità massima è di 110 km orari, consumando 1,2 Kw quando è alimentata dalla batteria, mentre con la sola energia solare procede a 55 orari senza incidere sull’autonomia.

    La mattina del 13 ottobre 2019 si inizia. Partenza da Darwin per affrontare i 3022 km di strade nel mezzo deserto australiano.
    Alla fine del primo giorno, Emilia 4LT è al quinto posto nella categoria “Cruiser” studia gli avversari più quotati. Ma al secondo giorno, il cigno bianco non dispiega le sue ali, perde posizioni. Qualcosa non va.
    Poi, improvvisamente, dopo meno di 800 km percorsi, un improvviso cedimento strutturale porta il cigno fuori strada nella sabbia rossa del deserto australiano.
    Ora il cigno non può più volare.
    I ragazzi sono incolumi ma affranti.
    Ormai hanno tanti fans che li seguono ovunque e in questi casi l’incoraggiamento è importante.
    Perdere è un modo per imparare e sono certo che Emilia 4 e il team Onda Solare ci daranno altre soddisfazioni.

    https://www.vaielettrico.it/il-sogno-di-emilia-4-lt-si-arena-nel-deserto-australiano/

  5. Auto solare, quando? Eventualmente subito.

    Il problema è l’integrazione fotovoltaica nelle superfici della carrozzeria.

    Per trovare qualcosa di interessante dobbiamo guardare in alto.

    Ecco una soluzione di integrazione fotovoltaica nelle superfici per aumentare l’autonomia del volo elettrico per tutti da applicare alla carrozzeria delle vetture.

    Questo brevetto di integrazione fotovoltaica si deve a Eric Scott Raymond ed alla sua passione per il volo, una passione iniziata da bambino progettando, costruendo e pilotando aeromodelli. Nel 1979 vinse l’US Hang Gliding Championship e stabilì record mondiali per deltaplano, diventando campione mondiale di acrobazie aeree nel 1983 e nel 1984. Altra passione la fotografia, presso il Rochester Institute of Technology e l’ingegneria aeronautica all’Università della California di San Diego.

    Negli anni successivi lavora con Paul B. MacCready Jr. ingegnere aeronautico fondatore di AeroVironment e progettista del velivolo a propulsione umana che vinse il primo premio Kremer. Tenendo fede alla filosofia di Paul B. MacCready: “Fare di più con meno”, Eric Scott Raymond intraprende la progettazione di Sunseeker, il motoaliante solare con l’aiuto di Günther Rochelt, accademico, ingegnere e progettista di Musculair 1 e Musculair 2, i due velivoli a propulsione umana che permisero al figlio Holger di vincere due premi Kremer e il record di velocità mondiale a 35,7 km/h, del Solair I e del Bionic Bat a propulsione umana. Con Sunseeker Eric Scott Raymond ha battuto tutti i precedenti record per aerei a energia solare.
    Dal 2003 al 2007 ha lavorato con AeroVironment su progetti di droni e dal 2007 al 2009 è stato coinvolto nel progetto di Solar Impulse, il quadrimotore ad ala alta di Bertrand Piccard.

    La svolta avviene con l’e-Genius, il motoaliante elettrico sviluppato dall’Institute of Aircraft Design dell’Università di Stoccarda dove Eric Scott Raymond in qualità di Team Leader partecipa con successo la Green Flight Challenge nell’estate del 2011 a Santa Rosa, in California, finendo secondo e vincendo il Premio Lindbergh per l’aereo più silenzioso.

    Questa esperienza contribuì alla fondazione di Solar Flight Inc ed alla realizzazione del Sunseeker Duo, il primo motoaliante elettrico a energia solare a 2 posti destinato a tutti, basato sul progetto del motoaliante a due posti Stemme S-10, riprogettato per la conversione alla propulsione elettrica e solare e costruito negli stampi Stemme, grazie al supporto del dottor Reiner Stemme ed al team di esperti di Solar Flight Inc che si avvale delle collaborazioni di Bill Watson, ingegnere e costruttore nei progetti Icarus HPA-1 e Gossamer Albatross, progettista e costruttore del dirigibile a propulsione umana White Dwarf e di Karl Kaeser ingegnere specializzato nella progettazione strutturale e fluidodinamica all’Università di Stoccarda, collaboratore di Stemme AG, Rupert Composites, Yuneec e Solar Impulse.

    Il 30 marzo 2014, il Sunseeker Duo con due piloti a bordo in un test di volo da Milano, diventa il primo aereo elettrico a energia solare a volare con due persone a bordo.

    Sunseeker Duo dispone di 1.510 celle fotovoltaiche integrate nella superfici alari con apertura di 21,94 mt e sulle superfici di impennaggio, è spinto da un compatto e leggero motore elettrico a flusso assiale a trasmissione diretta da 25KW montato in coda, sviluppato da Roman Susnik ed è dotato di un paracadute balistico in grado di frenare la discesa a terra dell’intero aereo in caso di emergenza. Sunseeker Duo è facile da pilotare, può volare così lentamente da rendere quasi impossibile lo stallo dell’ala, inoltre non sono necessarie le cuffie perché è così silenzioso da consentire conversazioni normali durante il volo, l’unico suono percepibile nel cockpit è il fruscio dell’elica nell’aria.

    Il Sunseeker Duo è di stanza in Italia, con il precursore Sunseeker monoposto, presso l’aeroporto di Voghera-Rivanazzano, a metà strada tra Milano e Genova, nella valle del fiume Po e da quell’aeroporto decolla sotto il sole per sorvolare le Alpi ascoltando il suono del vento. Un’esperienza indimenticabile destinata a tutti.

    La vettura elettrica fotovoltaica deve guardare oltre. In cielo.

    https://www.solar-flight.com/team/
    https://www.youtube.com/watch?v=tqnaqOaNlTY

  6. Personalmente trovo che il pannello fotovoltaico abbinato alla batteria dei servizi sia fenomenale
    spesso capita di dover restare in macchina ad aspettare per ore ,
    avere un’auto che non ha bisogno di essere accesa per alimentare ,radio,o meglio il mediacenter e l’antifurto è un bel vantaggio, soprattutto se non ruba energia all’autonomia
    dovendo tenere anche le luci diurne accese in parcheggio

  7. Diciamo che i pannelli sulle auto sono un “plus” ma non un “must” perché la quantità di ricarica dipende troppo dalle latitudini e dal fatto che l’auto venga lasciata al sole durante il giorno: quindi sarebbero una buona idea al sud Italia, un po’ meno in Norvegia dove si rivelerebbero praticamente inutili durante tutto l’inverno.
    Personalmente i pannelli li preferisco sui tetti delle case dove possono sfruttare ogni ora di luce di ogni giornata nell’arco di tutto l’anno.
    Un altro problema è che se offerte come optional a pagamento potrebbero generare contenziosi o insoddisfazione nei clienti se questi non dovessero ottenere i vantaggi auspicati, infatti fa bene Sono Motors a metterli di serie evitando richieste di risarcimento mirate alle promesse di un optional a pagamento.
    Un altro problema nei climi caldi è che in estate lasciare l’auto al sole per ricaricarla potrebbe richiedere più energia da parte del climatizzatore per raffrescare l’abitacolo rispetto che a ricoverare l’auto all’ombra o all’interno del garage. Insomma è il caso di dire “luci e ombre”.

    • Mi trovo d’accordo con te.
      Ho una elettrica e l’impianto fotovoltaico a casa.
      Non sono uno che corre molto, ma posso tranquillamente dire che in un anno ho speso 0€ di propellente.
      Comunque mi sembra che l’auto si utilizzi un po’ di più durante il giorno, quindi quando c’è il sole non la si tiene in ricarica e alla fine lo si fa’ di notte…
      Per me sarebbe meglio mettere impianti fotovoltaici sui capannoni delle aziende, nei parcheggi e comunque non farli mettere ai privati (come me) e poi mettere miliardi di colonnine ad alto voltaggio da fare usare gratuitamente (a me)…

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