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Quadrino (già Edison e Fiat): “Rinnovabili, unica alternativa al gas russo”

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Sul tema delle rinnovabili e dell’eventuale blocco della fornitura di gas russo  abbiamo intervistato Umberto Quadrino, presidente di Tages Holding che controlla Tages Capital Sgr, società che gestisce i fondi di investimento del gruppo con focus sulle energie rinnovabili, con circa 600MW installati in Italia. Ha lavorato per 30 anni nel gruppo Fiat, ricoprendo posizioni di Executive Vice President e guidando negli anni diverse società del gruppo. Prima di Tages è stato 10 anni amministratore delegato di Edison, società che ha guidato negli anni della liberalizzazione del mercato elettrico in cui sono stati compiuti investimenti importanti; ha gestito crisi energetiche in parte simili a quella che stiamo vedendo oggi.

Non abbiamo imparato la lezione della crisi del 2006

gas russo
UMBERTO QUADRINO

Di Andrea Prandi e Elias Secchi

Nel 2006 abbiamo avuto, già allora a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, un’interruzione delle forniture di gas.  Questo aprì il dibattito sulle rotte alternative e la diversificazione dei fornitori. Nonostante questo, ci siamo ritrovati di nuovo a essere estremamente dipendenti dal gas russo. Dal suo punto di vista, cosa non ha funzionato nel processo di riduzione della dipendenza dalla Russia?

La risposta di allora fu puntare sul GNL (Gas Naturale Liquefatto), con il rigassificatore di Rovigo che ha aperto la rotta del Qatar e sull’apertura di rotte alternative via metanodotto come quella dell’Azerbaijan rappresentata dal TAP, realizzato solo nel 2019. Purtroppo però altri progetti importanti come il GALSI (gasdotto che avrebbe dovuto collegare Algeria e Toscana passando per la Sardegna, NdR) e il potenziamento del Greenstream (gasdotto che collega Libia e Sicilia, NdR) non furono realizzati.

Allora non si pensava di  sostituire il gas russo, ma venire incontro ai crescenti consumi dell’Europa Centrale aprendo le vie del sud per sopperire all’esaurimento dei giacimenti nel Mare del Nord. Poi, la costruzione di nuovi rigassificatori di cui non si saturava la capacità, la realizzazione del gasdotto Nord Stream 1 (gasdotto diretto tra Russia e Germania passando per il Mare del Nord, NdR), il rallentamento dell’economia conseguente alla crisi del 2008 e la maggiore fiducia nell’efficientamento energetico e nelle energie rinnovabili hanno portato il tema delle vie del sud Europa e dei nuovi rigassificatori in secondo piano nell’agenda della politica energetica.

Il tema di oggi è diverso da quello di allora, in quanto oggi la carenza di gas potrebbe essere legata all’interruzione delle forniture da parte della Russia, nostro principale fornitore che copre oggi il 40% della domanda di gas italiana. L’Italia senza le forniture russe, o anche nel caso di una riduzione, sarebbe in una condizione di difficoltà.

Cosa intende per “in difficoltà”? Non avremmo più la possibilità di riscaldare le case e far funzionare le centrali termoelettriche?

Ipotizziamo che in seguito agli eventi bellici si blocchi l’importazione di gas dalla Russia. Nel breve termine ci sarebbe ben poco da fare visto che il 40% del fabbisogno europeo viene soddisfatto dalla Russia e non può essere sostituito dall’oggi al domani.

“Non possiamo sostituire il gas russo nel breve termine”

Ma il blocco delle forniture sarebbe un autogol per la Russia in quanto l’esportazione di gas è per la Russia la fonte principale di ricavi e di valuta estera. Nonostante il clima di tensione, infatti, da entrambe le parti si evita la parola gas proprio per questa dipendenza reciproca.

Nel breve termine, dunque, non abbiamo alternative al gas russo; allargando l’orizzonte invece?

Superato il breve termine le alternative, per quanto riguarda l’approvvigionamento di gas,  sono il potenziamento dei gasdotti dall’Africa e l’incremento della capacità di rigassificazione. I gasdotti sarebbero quelli citati, uno nuovo dall’Algeria all’Italia ad esempio richiederebbe 8-10 anni per essere realizzato. Potremmo anche migliorare il collegamento con la Libia ma il discorso sarebbe analogo. E anche il potenziamento della capacità di rigassificazione richiede anni.

La via più veloce è quella di diminuire la dipendenza dal gas e spingere sulle rinnovabili che possono ridurre la dipendenza dell’Italia, dell’Europa o di qualunque paese dai fornitori di idrocarburi. Si avrebbe maggiore stabilità geopolitica e anche a livello macro la riduzione dell’importazione di combustibili fossili spingerebbe la crescita PIL. Dobbiamo quindi puntare sulle rinnovabili perché riducono il costo dell’energia, rendono i paesi indipendenti e ci consentono di raggiungere la neutralità carbonica, obiettivo importante ma non l’unico.

“L’opzione più veloce è spingere sulle rinnovabili”

Alcuni media attribuivano alla transizione verde l’aumento del costo dell’energia: come fanno a costare meno?

Oggi un impianto solare remunerato in modo corretto può dare un costo dell’energia per i prossimi 20 anni di 60-70€/MWh. I prezzi di adesso sono 200€/MWh ma anche nei periodi in cui il costo dei combustibili fossili era più contenuto il livello era comunque attorno ai 60-70€ che le rinnovabili oggi garantiscono indipendentemente dagli accadimenti geopolitici esterni. Per le imprese e, a livello macro, per il paese è importante stabilizzare il costo dell’energia.

gas russo
Un grande impianto fotovoltaico utility scale. Coprendo meno dell’1% del territorio italiano potremmo fare a meno del gas russo

“Con le rinnovabili stabilizziamo il costo dell’energia”

Prima di questa crisi la Commissione Europea aveva già fissato per il 2050 l’obiettivo di neutralità carbonica con l’abbandono sia del carbone che degli altri idrocarburi. Il piano italiano di aggiungere 8GW di potenza rinnovabile all’anno fino al 2030 ci farebbe fare un enorme passo in avanti. Dobbiamo inoltre ricordare che l’obiettivo di decarbonizzazione riguarda sia la produzione di energia elettrica che i trasporti, che dunque dovranno essere elettrificati in misura crescente.

Ci interessa sapere da un esperto di automobili cosa ne pensa dell’auto elettrica?

Oggi il 2% dei trasporti sono elettrificati, l’obiettivo della Commissione Europea è di arrivare al 63% entro il 2050. Questa trasformazione non sarà indolore per l’industria automobilistica. Il minor numero di componenti dell’auto elettrica rispetto a quella con motore endotermico comporterà una riduzione dei posti di lavoro nel settore.

Il problema del costo dell’auto elettrica esiste oggi perché siamo agli inizi del suo sviluppo. Vale lo stesso discorso che valeva fino a 10 anni fa per le energie rinnovabili e fino a 20 anni fa per i telefoni cellulari. Acquisiremo esperienza tecnica, aumenteremo i volumi di produzione e questo, con le economie di scala, renderà pienamente competitivo il prezzo delle auto elettriche. 1MW di impianti solari 10 anni fa costava 3 milioni di euro, oggi ne costa 600mila.

“1MW di impianti solari costava 3 milioni 10 anni fa, oggi costa 600 mila euro”

Come valuta la fattibilità del piano accelerato per l’adozione di energie rinnovabili? Sia economica che di tempi vista l’urgenza che emerge dalla crisi in Ucraina e del possibile blocco del gas russo. Nella conferenza stampa di Elettricità Futura si è parlato di 16GW entro fine anno.

E’ importante ricordare che ora in Italia si installa meno di 1GW all’anno di rinnovabili. Siamo stati però in grado in passato di installare 11GW in due anni. Questo prova che c’è la capacità sia tecnica sia finanziaria per accelerare gli investimenti. Il problema dell’Italia è che è complicato ottenere autorizzazioni per l’installazione di impianti solari o eolici. Anche a causa di falsi miti, come quello degli impianti fotovoltaici che sottrarrebbero grandi estensioni di terreno all’agricoltura.

Oggi per ottenere l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico servono 4-5 o più anni, processo che crea un’incertezza che non incoraggia gli investimenti. Per raggiungere gli obiettivi del piano energetico nazionale servirebbero nuovi investimenti per 8GW all’anno, che vuol dire moltiplicare per 8 quello che si fa oggi. Se non cambia il processo autorizzativo non si arriverà mai a questo obiettivo.

Per questo il Governo, per semplificare il processo, ha diviso l’obiettivo tra le 20 Regioni ribaltando così il metodo di decisione: saranno le Regioni a fornire i criteri per individuare i luoghi idonei per gli impianti eolici e solari nel proprio territorio. Il governo si è dato 6 mesi di tempo per realizzare le linee guida e le Regioni ne avranno 6 per individuare le aree. La richiesta di Elettricità Futura è di accelerare questo percorso per sbloccare gli investimenti già a partire da giugno.

Come conciliare tutela del paesaggio e fonti rinnovabili? 

Possiamo intanto distinguere solare ed eolico: gli impianti fotovoltaici si possono realizzare praticamente ovunque, quelli eolici solo dove c’è vento, quindi di preferenza in cima alle montagne o in riva al mare, posti paesaggisticamente sensibili. Questo rende la concessione di nuove autorizzazioni oggettivamente complicata anche perché oggi si usano pale eoliche da 100 metri, alte come un palazzo di 40 piani. Per questo si sta pensando a centrali eoliche offshore oltre le 12 miglia dalla costa.

“Con il fotovoltaico sull’1% del territorio italiano oggi saremmo autosufficienti”

Per il solare invece potremmo raggiungere l’obiettivo dei 60GW installati utilizzando circa l’1% della superficie agricola italiana. Teniamo anche conto che molti terreni agricoli sono abbandonati e non coltivati.

Cosa pensa dell’idrogeno?

Sul breve termine sono piuttosto scettico, visto che dal punto di vista fisico si utilizza energia elettrica (con il processo di elettrolisi) per ottenere dell’idrogeno che poi deve essere stoccato, e poi utilizzato per ottenere nuovamente energia elettrica. In questo processo si perde molta energia.

Se però questo processo viene alimentato con energia solare o eolica a prezzo zero, ad esempio quella prodotta in presenza di picchi di produzione che superano la domanda di energia, tutto potrebbe avere senso economico. L’idrogeno comunque avrà bisogno di una sua logistica e potrebbe usare la rete SNAM in misura contenuta miscelando metano-idrogeno. Scopriremo nei prossimi anni quali saranno le applicazioni commerciali dell’idrogeno.

Passando ai vostri progetti, che ruolo avreste nel piano energetico nazionale?

La società che presiedo, Tages, attraverso i suoi fondi Tages Helios, è il secondo produttore di energia rinnovabile in Italia. Oggi abbiamo 600MW installati, pensiamo di arrivare a 1000MW in due anni.

I programmi di Tages: un GW di fotovoltaico entro 2 anni

Le utilities hanno investito poco e hanno puntato di più sull’eolico. Il solare è stato territorio di investimento di tanti piccoli operatori. Oggi il mercato si sta consolidando e Tages è uno dei consolidatori: abbiamo acquisito impianti, li abbiamo migliorato dal punto di vista tecnico e gestionale, abbiamo rifinanziato il debito riuscendo così a generare valore. Oggi stiamo lanciando un fondo da 750 milioni di equity che ci permetterà di realizzare circa 3 miliardi di investimenti in rinnovabili e in altri temi della transizione energetica.

 State considerando anche investimenti negli stoccaggi?

Lo stoccaggio di energia elettrica tramite batterie è un capitolo importante che guarderemo con attenzione. Il nuovo fondo si chiama Tages Helios Net-Zero in quanto guarda a tutti i temi della transizione energetica. Lo stoccaggio è attivo e necessario con l’aumento della produzione di energia rinnovabile. Oggi la funzione di stabilizzazione della rete è svolta dalle centrali a gas, ma sempre di più questo ruolo sarà ricoperto dalle batterie.

Avete problemi a trovare i talenti necessari, ingegneri, ad esempio per le vostre attività?

No, almeno nella nostra realtà questo non è un problema. Tages Capital Sgr è una società finanziaria di 25 persone di background prevalentemente finanziario, ma la nostra controllata Delos, che gestisce gli impianti ha 60 persone con conoscenze tecniche. Direi che le competenze si trovano e che siamo attrattivi sul mercato del lavoro, come lo siamo tra i nostri investitori dati gli elevati standard ESG ed il più alto rating ambientale dell’Agenzia delle Nazioni Unite.

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13 COMMENTI

  1. È così! In Italia attendiamo sempre che caschi il mondo per iniziare a discutere su come organizzarsi! Fino a ieri, per montare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa mia, a spese mie, (io ci metto lo spazio, io pago l’impianto, io esco i soldi) mille difficoltà burocratiche! Spese inutili x autorizzazioni! Attesa x la burocrazia! Oggi apprendo che chi ci governa sta iniziando a pensare di snellire la burocrazia per chi installa i fotovoltaici a casa sua! E che diamine! Ma ci voleva veramente una guerra per capire che il sole è gratis? Ragazzi, io non ho chiesto nulla all’italia! Tutto di tasca mia! Ovvio che se ho la produzione energetica personale, poi non pago l’energia al fornitore! Non pago l’IVA! Quindi? Lo scotto lo devo pagare per forza da qualche parte! Mesi e mesi di attesa x uno schifo di autorizzazione!
    Non ho parole!

    • L’unica speranza e che non si torni mai più indietro..il governo dovrebbe dare pannelli plug and play a chiunque lo possa installare (intendo quelli che si attaccano a una presa di corrente) Fare dotare la gente di contatori condivisi tra cui c’è scambio energetico (quello che non consumo lo do a te gratis e viceversa) e non regalarlo alle compagnie. Ogni comune (tramite lo Stato) paga solo i cavi di trasporto della corrente per uso alternativo (quello che ho descritto sopra). Se ogni palazzina avesse pannelli e la distribuzione avvenisse tra cittadini della stessa zona avremmo risolto il problema ecologico e quello delle bollette astronomiche per fare guadagnare compagnie che hanno già le tasche piene da anni per fabbisogni quotidiani.

    • c’è anche da dire che chi si sgancerebbe dalla rete
      non peserebbe sulla rete stessa
      liberando energia preziosa per le aziende e per chi vive in città

      comunque nel DECRETO ENERGIA 2022 ;
      c’è sempre il modello unico da presentare e nessun esperto burocrate
      mi ha saputo dire che significa
      leggendo il modello unico vecchio sul sito del mise ,
      fai l’impianto e manda il MODELLO UNICO
      in pratica mandando quel modulo si fa domanda di allacciare , quando sarà , il proprio impianto al GSE

      ma un IMPIANTO LIBERO DAL GSE nel 2022 si può fare ?
      ma una tettoia fotovoltaica in un parcheggio privato nel 2022 si può fare ?
      ma un sempliche impianto che se ho energia fotovoltaica la uso e se non ce l’ho
      con un semplice CONtAttORE chiedo energia alla rete , nel 2022 si può fare ?

      io l’ho fatto anni fa, chiedendo permessi al comune e imbarcando spese burocratiche
      che a molti avrebbero fatto passare la voglia
      potrei pensare di triplicare l’installato volendo ma ancora c’è troppa nebbia in danimanrca..

      libera energia in libero stato !

  2. “Questa trasformazione non sarà indolore per l’industria automobilistica. Il minor numero di componenti dell’auto elettrica rispetto a quella con motore endotermico comporterà una riduzione dei posti di lavoro nel settore.”
    _____________________
    Se non si cambia il paradigma non si arriverà mai da nessuna parte diversa ma sempre e solo che il ricco e potente si avvantaggerà a scapito della gente comune.
    Fino a quando si penserà che è la quantità di lavoro che determina l’occupazione e quindi il magro stipendio, l’uomo sarà sempre “schiavo”.
    Se per fare auto elettriche serve meno lavoro (ma i prezzi non saranno mai più bassi delle termiche,) significa che il lavoro sarà distribuito fra tutti a parità di retribuzione.
    Diversamente qualunque prodotto costruito o servizio messo a disposizione dovrà essere gratuito.

  3. Un altro colosso che vuole incentivi e benestare per avere energia pulita..Ora vanno sull’onda dell’escalation che abbiamo bisogno di un energia pulita per mandare avanti l’Italia. Questi grandi gruppi pensano solo ad essere monopoli nel nostro paese. Nello scorso articolo c’era A2A..ma non l’avete capito che tutti questi non vedono l’ora di mettercela in quel posto di nuovo? Fondano pure nuove aziende e startup ma poi SONO SEMPRE LORO!!! Gira che ti rigira vogliono avere il benestare dal governo per avere pure incentivi…parliamo di aziende miliardarie! Aprite gli occhi gente perché questi ve la cantano e ve la suonano come conviene a loro. Il governo deve dare il benestare solo se i cittadini dove si attuano i progetti hanno gratis quello che si produce nel territorio. Basta fare arricchire gente miliardaria con fabbisogni giornalieri. Altrimenti i miliardi del governo destinati a progetti “innovativi” dateli alla popolazione per dotarsi di pannelli fotovoltaici senza intermediari.Chi produce in eccesso lo da al vicino e così via. Parliamo tanto di Putin come oligarca ma aiutando colossi energetici non avremmo nessun guadagno per la popolazione e si sta sempre sotto dittatura da queste compagnie.

  4. Ho letto stamattina un articolo, neanche molto recente, in cui si diceva che ogni giorno paghiamo 20 milioni di € alla Russia per il gas.
    Sarebbero stati 2000 impianti di FV installato ogni giorno, tutti soldi che rimarrebbero in Italia e quindi una parte di soldi risparmiati giorno per giorno.
    Ma in Italia il fatto è che politica ed imprenditoria prima guarda a chi finiscono gli incassi e/o i risparmi.
    Dell’interesse della nazione se ne fregano completamente.

    • qualunque imprenditore pensa prima alla sua azienda..
      per cambiare deve avere la certezza di un ritorno che non sia a 50 anni.
      se un’azienda non genera profitti fallisce, se fallisce..

      • in realtà ci sono le banche per fare gli investimenti strutturali
        o le risulta che :
        autostrade
        reti elettriche
        reti telematiche
        ferrovie
        gasdotti
        siano fatti con i risparmi dei “piccoli imprenditori”

        la verità queste aziende elettriche , pseudoprivate o pseudopubbliche a secondo dei punti di vista e dei momenti , in alcuni casi tendono a bloccare e ristardare lo sviluppo di rinnovabili

        e che non si vogliono liberare VERAMENTE le rinnovabili ,
        la supercazzola della comunità energetica attaccata al GSE ad esempio
        ma liberate il fotovoltaico punto

        contattore rete fotovoltaico punto
        come per qualsiasi gruppo elettrogeno

        il GSE ,dovrebbe ontervenire solo nei condomini
        il proprietario vuole “arrotondare gli affitti” con la fornitura di energia
        fateglielo fare , lui parla con il gestore
        il gestore con gli inquilini e amen
        si chiama rendita da INVESTIMENTO

        ci sono AGRICOLTORI che chiedono prestiti di milioni di eur per impianti di biogas
        su cui guadagneranno a distanza di almeno un decennio

        SI CHIAMANO INVESTIMENTI A MEDIO TERMINE
        è la differenza che passa tra un popolo laborioso di formiche , che pensa al futuro
        e un branco cicaloni ,che pensano solo a sbarcare il lunario per una estate ..
        senza nessuna visione !!

        i miei due centesimi di collodi

        • io parlavo di aziende private, ma tant’è..

          le banche pretendono garanzie.

          autostrade erano statali
          elettricità pure
          ferrovie idem come sopra “tranne italo”
          telematiche? direi che hanno cominciato sip/tim..
          gasdotti? non ne ho idea, ma direi eni..
          sembra quindi opera dello stato nel secolo passato..
          agricoltori chiedono, banche acconsentono?
          su youtube, è presente una azienda agricola toscana (cercare “le rogaie”)
          hanno fatto, se non ricordo male, il biogas nel 2008: il padrone, in un video parla dei costi per dare da mangiare alla “bestia” da 250kw
          120000 euro all’anno. dall’eccedenza che va in rete ne ottiene 20/22000.
          poi c’è da considerare le spese di costruzione, la manutenzione..

      • Si, però il costo del gas alle aziende sta esplodendo ora. Speriamo sia la volta buona per fare efficienza e rinnovabili. Peraltro con parecchi posti di lavoro creati

      • ma scherzi?? questi pensano al bene dell’itaglia!!
        lavorano in rimessa da decenni per portare progresso all’umanità..

      • Si poteva, si potrebbe e si potrà fare profitto anche senza lavorare contro l’interesse del paese.
        Ma è questione di classe dirigente ed imprenditoria un tantino illuminata.
        Cosa che in Italia salvo rare eccezioni non è mai esistita.

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