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Eva, un tuffo nell’iperspazio

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Siamo saliti in sella alla streetfighter di Energica Motors: un proiettile “gentile” che ti lancia ai 100 all’ora in un istante, silenziosamente. E frena anche senza freni

Maledetta batteria. Non fosse per lei, per quella “valigiona” che ti sta tra le gambe come un motore quattro cilindri (ma molto meno intrigante) l’Energica Eva che abbiamo davanti peserebbe oltre 100 chili di meno e costerebbe quasi la metà. E chissà, pensiamo, come avrebbero potuto sbizzarrirsi i tecnici e i designer che l’hanno creata se non fossero stati costretti nei vincoli volumetrici del suo serbatoio di elettroni. Così, invece, a colpo d’occhio le linee risultano meno rivoluzionarie di quanto effettivamente non lo sia il bolide che stiamo per cavalcare. La bella carenatura che maschera e racchiude il powertrain elettrico, infatti, finisce per dargli l’aspetto di una normale streetfighter di ultima generazione. Ma non è così. Siamo a Soliera, provincia di Modena, nel capannone nuovo di zecca da cui escono le superbike elettriche più performanti del mondo: Energica Eva ed Energica Ego.

Stefano Canepari

Siamo venuti fin qui per raccontarvi l’impatto di un vecchio ducatista della domenica con l’EVmobility su due ruote. E che ruote! Ce ne rendiamo conto al primo colpo di acceleratore, quando ci proiettano a 80 all’ora ancora nel cortile dello stabilimento, senza ruggiti e cambiate, ma soltanto con un fischio leggero che diventa sempre più acuto al crescere della velocità, mentre tu hai l’impressione di essere proiettato nell’iperspazio sull’astronave di Guerre Stellari. Calma, ti dici, avrai tempo per cercare emozioni. Per i primi chilometri meglio ricapitolare mentalmente le istruzioni che ti ha dato Stefano Canepari, il giovane addetto al marketing che ti guida nella scampagnata per le stradine della bassa modenese. Meglio prendere confidenza con il gas che non è gas, con manubrio e pedaliera che a sinistra sono inerti perché mancano frizione e cambio (ma in compenso c’è la retromarcia), imparare a leggere il display a colori del quadro comandi che ti dice proprio tutto, Gps e collegamento alla App che indica i punti di ricarica, velocità, autonomia, livello di carica della batteria, ricarica rigenerativa in decelerazione, numero di giri, assorbimento istantaneo di potenza, in quale modalità di guida ti trovi, tra le quattro mappe di erogazione e le quattro del freno motore.

 

Noi siamo in modalità di erogazione intermedia, la Urban, e in modalità Medium anche per la frenata rigenerativa. Poco dopo, purtroppo, avremo modo di sperimentare anche la modalità Rain, sotto un diluvio che metterà anticipatamente fine al nostro test. Intanto, però, cominciamo a godercela questa Eva da 80 Kw e 140 nm di coppia. E’ proprio la coppia che impressiona, pastosa e omogena fin dal primo giro del motore; ma questo ce lo aspettavamo perché è nel Dna della propulsione elettrica. Spiazza di più, sempre in tema di rapporto fra manopola dell’acceleratore e trasmissione della potenza alla ruota, l’immediatezza del passaggio dallo stop al go, e viceversa. In realtà a manopola chiusa c’è un folle (sconvolgente il silenzio che ti circonda appena sei fermo, ma occhio alla spia sul display: se la moto è accesa, ti scatta via da sotto il sedere al minimo movimento del polso), però il punto d’inerzia è brevissimo e basta un sussulto della strada, soprattutto in decelerazione, per trasmettere alla trazione un brusco riattacco. Dopo un po’ ti abitui, soprattutto se hai la mano tarata sulle reazioni sgarbate delle vecchie Ducati; ma all’inizio sembra di viaggiare con un 1000 cc al regime di coppia massima in terza marcia.

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