Consultando la piattaforma GSE sul Mercato Elettrico, Paolo, ha verificato che i prezzi dell’energia registrano forti oscillazioni giornaliere che non coincidono con le tariffe praticate agli utenti con contratto a fasce orarie F1, F2 ed F3. «E’ un’analisi che può fare chiunque», scrive, e ci chiede se sia allo studio una riforma che rispecchi più fedelmente l’andamento reale. Per scriverci: info@vaielettrico.it.
Prezzi più bassi nelle ore centrali…
“E’ interessante osservare il grafico con prezzo dell’energia elettrica nel corso della giornata sulla base del quartorario (cioè misure ogni 15 minuti), la medesima analisi si può fare a livello orario.

I dati sono espressi in euro al MWh, ma togliendo uno zero si ritrova il presso in centesimi per kw/h molto più confrontabile per gli utenti finali.
Immediatamente salta all’occhio la curva che evidenzia il costo più elevato nelle fasce tra le 07 e le 10 di mattina e tra le 19 e le 22 di sera in cui si raggiungono quasi i 20 cent/kWh.
Durante la giornata, in particolare dalle 12 alle 16, si hanno prezzi decisamente più bassi di 10 cent/kWh, (anche 6 cent) mentre la fascia notturna mantiene un prezzo comunque sostenuto oltre i 12 cent.
Il confronto si sposta poi sulle giornate festive in cui il grafico è simile con valori, nelle ore pomeridiane, anche inferiori a 5 cent/kWh.

Tutto questo si spiega innegabilmente dalla presenza del fotovoltaico che permette un’elevata riduzione dei costi dell’energia negli orari in cui l’irradiazione solare è più elevata.

Eppure la tariffa più bassa è nelle ore notturne. Perchè?
A questo punto la domanda che sorge è sul senso dell’attuale suddivisione delle fasce orarie F1, F2 ed F3.
Che a voi risulti, c’è qualche proposta di revisione? Ha ancora senso spostare alcuni consumi esempio ricarica delle auto, o utilizzo apparecchiature elettriche energivore nelle ore notturne?
A livello di consumatore finale non esistono tariffe che valorizzano il consumo nelle fasce in cui c’è eccedenza di fotovoltaico.
Probabilmente le Comunità Energetiche possono avere qualche vantaggio in questo senso, ma al momento non si percepiscono, proprio per i ritardi nella partenza delle stesse„. Paolo Clemente
In un sistema che cambia, la parola d’ordine è flessibilità
Risposta – La struttura delle tariffe a fascia oraria ha sempre meno senso. Infatti nacque in un sistema elettrico totalmente diverso, dominato dalle centrali termoelettriche che venivano spente o accese in funzione della domanda. Alcune di esse, soprattutto quelle a carbone, meno flessibili, dovevano funzionare di continuo. Nottetempo, quando i consumi industriali e civili si riducevano drasticamente, l’unico modo per utilizzare l’energia prodotta era svenderla.
Oggi, con il boom del fotovoltaico, la produzione in eccesso coincide con gli orari di massima insolazione. Gli impianti solari da soli coprono quasi interamente la domanda, pur elevata a causa soprattutto delle richieste industriali. Viceversa di notte la flessione dei consumi si accompagna con l’azzeramento delle produzione fotovoltaica, e il pur ridotto fabbisogno deve essere coperto dalla riaccensione delle centrali a gas e dall’importazione di energia dall’estero, quasi tutta termonucleare.
Una riforma che rappresenti più fedelmente la nuova realtà non è ancora partita. Anche perchè il sistema è in rapida evoluzione. Da un lato aumenta velocemente la produzione da fonti rinnovabili. E tra queste anche l’eolico che però ha picchi orari diversi. Si diffondono gli accumuli statici (BESS) che possono accumulare l’energia in eccesso prodotta di giorno e rilasciarla nei picchi del primo mattino e della prima serata. Ma non sono ancora sufficienti ad evitare l’accensione intermittente delle centrali turbogas, sempre più costosa. In questa situazione è difficile stabilire tariffe a fasce orarie predeterminate. Si punta invece sulla flessibilità.
Tariffe dinamiche o indicizzate al PUN: qualcosa si muove
Le direzioni principali sono: Tariffe dinamiche (time-of-use evolute) che fanno pagare l’energia in base al prezzo orario reale; Prezzi indicizzati (PUN) che sono già disponibili. Nella discussione in corso in ambito di ARERA si discute anche di tariffe che anziché fotografare puntualmente l’attuale andamento del mercato, inviino segnali di prezzo più coerenti con le rinnovabili, in qualche modo “pilotando” i consumi verso un utilizzo più efficiente dell’energia.
C’è qualche esempio di tariffe che premiano il consumo nelle ore solari, ma si scontra con un mercato retail ancora poco evoluto e con la tendenza dei consumatori a preferire prezzi semplici, stabili e prevedibili.

Infine la flessibilità richiede che consumatori e fornitori si dotino di strumenti intelligenti che aiutino ad utilizzarle al meglio grazie a un dialogo in tempo reale fra rete e punti di prelievo. Per la ricarica dell’auto, per esempio, una wallbox collegata al fornitore potrebbe selezionare i momenti migliori per caricare la batteria dalla rete.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), favorendo l’autoconsumo in concomitanza con l’autoproduzione, potrebbero dare un grandi contributo. Purtroppo però hanno ancora scarsa diffusione in Italia anche a causa di una normativa molto farraginosa.
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Bisogna aggiungere che la condizione sopra descritta si verifica soprattutto nelle belle giornate primaverili, nei mesi più caldi e in inverno la differenza si riduce, come nei giorni di brutto tempo. Alcuni fornitori di energia praticano giustamente un prezzo in F2 più alto di F1 ed F3, in questo caso un’ altra stortura delle fasce è tenere il sabato tutto in F2 con prezzo alto con PUN più basso
Le CER in Italia non hanno una scarsa diffusione anche a causa di una normativa farraginosa, ma SOLO, a causa di questo. È un ginepraio, un puzzle maledettamente complesso, un labirinto creato apposta con l’unico obiettivo di dissuadere dal metterla in atto chiunque con buona volontà ci provi. Sono 2 anni che la stiamo facendo qui da me e se andrà in porto sarà solo grazie alla competenza e ostinazione di pochi soci esperti.
Servirebbe un indagine europea sui metodi imbastiti in Italia per non parlare dei cambi di regole o tagli ai finanziamenti che ci sono stati in corso d’opera