Porsche: stop alla Macan termica, solo elettrica per almeno due anni

Porsche Macan



Porsche ha confermato che da quest’estate fermerà la produzione del SUV Macan con motore a combustione, per concentrare le forze, almeno temporaneamente, sulla versione elettrica. Le vendite del Macan elettrico mostrano segnali positivi, tuttavia non ancora sufficienti a sostituire completamente il modello endotermico.

Secondo quanto dichiarato dal CFO, Jochen Breckner, Porsche sfrutterà al massimo la capacità produttiva dello stabilimento di Lipsia in questi ultimi mesi utili prima di dare lo stop al Macan termico. In alcuni mercati, le consegne del modello tradizionale potrebbero però proseguire fino al 2027, sfruttando gli ultimi stock disponibili.

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Spinta sul Macan elettrico, ma con cautela…

La convivenza tra Macan elettrico e termico, avviata nel 2024, ha evidenziato le difficoltà tipiche di una transizione industriale complessa. Da un lato, la piattaforma PPE su cui nasce la versione elettrica rappresenta il futuro tecnologico del marchio; dall’altro, la domanda per i motori tradizionali resta comunque elevata, soprattutto in mercati meno maturi per l’elettrico.

Se inizialmente, sotto la guida dell’ex CEO Oliver Blume, Porsche aveva pianificato un passaggio diretto all’elettrico senza eredi termici per il Macan, il rallentamento della domanda globale di EV ha costretto il management a rivedere i piani.

Da qui nasce l’idea di una fase temporanea di sola produzione elettrica. È infatti in sviluppo una nuova generazione del SUV compatto con motorizzazioni benzina e ibride, ma il debutto è previsto solo tra circa due anni. Questo crea una fase di transizione in cui l’unica opzione disponibile è quindi il modello elettrico.

Porsche: elettrico meglio del previsto, ma i conti puntano sul benzina

Porsche Macan

Transizione poco lineare

La decisione di Porsche riflette una dinamica più ampia: anche i marchi premium, tradizionalmente più avanzati nell’elettrificazione, stanno adottando strategie più flessibili.

Il Macan elettrico rappresenta un banco di prova importante. Se riuscirà a conquistare una quota significativa di clienti, potrà accelerare l’adozione di SUV elettrici anche nel segmento alto. In caso contrario, il ritorno temporaneo a soluzioni ibride potrebbe diventare una tendenza diffusa. Di certo, parliamo di una transizione meno lineare del previsto, che riflette le incertezze odierne del mercato EV globale.

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  1. A parte il momento “propizio” (con l’impennata dei prezzi carburanti, cui non si vedrà fine per anni… un po’ come nel 1973) il mantenere in produzione un modello BEV che non è il preferito dai pistaioli ha molto senso… soddisfa le esigenze di chi vuole una Porsche ma ha anche necessità di spostarsi senza le possibili sorprese dei costi o delle mancanze (es. improvvise carenze di carburanti, come capitato in Francia alla catena Total Energies… auto-inflitto x ribasso prezzi che han svuotato i distributori senza possibilità di ricevere carichi dall’estero a tempo); sicuramente verrà scelto da chi ricarica di notte a casa e di giorno in azienda/ufficio.

    Penso che in Porsche abbian anche cominciato a preoccuparsi della possibilità di invasione delle varie Denza Z9 Gt o le ambitissime Xiaomi SU7 / YU7 (tanto magnificate pure dal CEO Ford…).

    1. bah, a sentire i local cinesi che conosco entrambi le case hanno moltissimi problemi meccanici ed harware oltre che perdono due terzi del valore dell’usato in un solo anno…..personalmente la macan non la prenderei , io sarei molto radicale Porsche = 911 il resto non conta anche se ne ho presa una nel passato e rivenduta astretto giro per problemi meccanici; paura di avere un’altro 1970-73…. no perchè come sempre la crisi è per molti ma non per tutti e tutto si risolverà con nuovi business

      1. Per arrivare alla “perfezione” o anche ad un discreto tasso di affidabilità un processo produttivo richiede tempi lunghi (per affinare componenti e metodi costruttivi o taratura); al momento Xiaomi è leader per sistemi tecnologici integrati ma ancora immaturo sull’assemblaggio automotive (per cui attrae clienti che puntano a certe caratteristiche prodotto – auto che offre prestazioni, immagine “sofisticata e tecnologica” e servizi aggiuntivi a bordo e a casa/ufficio ) ma è ancora prodotta in scala ridotta e con frequenti modifiche che non aiutano a rendere “stabile” la configurazione (anche Tesla ha avuto momenti in cui “perdeva i paraurti”, o aveva problemi alle sospensioni/sterzo o alla verniciatura o alle maniglie… stesso problema con le prime BEV Toyota/Subaru che avevano problemi di fissaggio ruote …).
        Per l’affidabilità dei veicoli conta tantissimo lo stetto rapporto tra utilizzatori ed assistenze ufficiali che devono riportare ogni inconveniente segnalato agli appositi reparti… Se si interrompe questo processo (magari dopo i primi due anni garantiti in Europa) le vetture son destinate a presentare inconvenienti per trascorrere del tempo e km percorsi ma non vengono riportati alla casa produttrice che non può intervenire correttamente (con cambio referenze/fornitori/assemblaggi/tarature/agg. SW).
        Di sicuro le vetture “moderne” (ICE pure, ibride o BEV) son tutte destinate a obsolescenza accelerata, anche grazie al getto continuo di novità sul mercato che si è ampliato a centinaia di marchi globali. Solo un ristrettissimo numero di veicoli “da collezione” può ambire a mantenere un certo valore, gli altri son tutti soggetti alla variabilità del mercato e delle situazioni internazionali; ad es. quando ho venduto il mio SUV Diesel ho beneficiato di +5k € di valutazione…. Lo vendessi ora non ci scommetterei molto di riuscire a fare un simile affare, data la situazione pesante per i rifornimenti di gasolio, piuttosto che i limiti alla circolazone.
        Quanto al “peso” della possibile – se non probabile- crisi simil’73 purtroppo la paga sempre la grandissima parte della popolazione mentre alcune nicchie benestanti ci possono pure guadagnare… e parecchio.

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