Sulle rinnovabili nei terreni agricoli c’è ancora chi continua a ripetere il ritornello del “consumo di suolo”. Eppure i fatti raccontano tutt’altro. I pannelli fotovoltaici – anche quando installati a terra – sono amovibili e, nelle configurazioni interfilari e rialzate tipiche dell’agrivoltaico, non ostacolano la coltivazione. In molti casi, la migliorano. Lo dimostrano numerosi test già documentati, e ora arriva un’altra storia che conferma questa direzione.
A Vittoria, nel Ragusano, l’azienda Agroenergie integra produzione agricola ed energia rinnovabile in un modello che funziona: il bilancio aziendale migliora e i pannelli offrono quell’ombreggiamento indispensabile per affrontare estati sempre più torride, garantendo condizioni migliori per le colture.
Pomodori sotto i pannelli: microclima migliore, qualità più alta
«Nelle serre tradizionali, d’estate, le temperature superano facilmente i 40–50 °C. Per questo si ricorre a sistemi di ombreggiamento costosi e spesso poco efficaci» ci racconta Adriana Lo Monaco, amministratore dell’azienda, «Sotto i pannelli fotovoltaici, invece, l’ombreggiamento crea un microclima più stabile e calano le temperature».

L’unico parametro da compensare è l’umidità. «Abbiamo installato un sistema automatico di fog a nebbia finissima, attivato da sensori. Il risultato? Equilibrio perfetto tra temperatura e umidità e pomodori datterini di ottima qualità». Insomma non solo le aziende agricole in un momento di forte competitività globale possono migliorare i bilanci con le entrate energetiche ma presentarsi al mercato con un prodotto dalle buone caratteristiche.
Agroenergie ha fatto una scelta strategica: acquistare e riqualificare terreni abbandonati, restituendo valore a un’area degradata. All’ingresso è nato anche un giardino sociale, aperto a scuole e visitatori, per mostrare che innovazione e sostenibilità possono convivere.
L’investimento ha permesso di migliorare la rete elettrica
Ci sono i benefici sul prodotto coltivato, le ulteriori entrate ma non solo. «Oggi Agroenergie ha 3 MW installati, ma il progetto finale prevede ulteriori 12 MW per coprire tutta le serre dell’azienda agricola con complessivi 15 MW. L’energia viene immessa in rete con un sistema smart, grazie a software dedicato si individua il momento di prezzo più alto. La cessione è controllata dalla remunerazione. Un sistema reso possibile grazie alle batterie di accumulo». Un modello di business «senza finanziamenti pubblici». L’azienda ha costruito a proprie spese le cabine elettriche della zona, poi cedute a Enel, risolvendo un problema infrastrutturale e migliorando la qualità della rete locale.

Disegnare la serra in un’ottica sostenibile ha portato ad altre scelte. «Le serre sono dotate di sensori che monitorano temperatura, umidità e CO₂. La difesa fitosanitaria è gestita con trappole intelligenti, che permettono interventi solo quando necessario, riducendo drasticamente l’uso di fitofarmaci». Un processo integrale e integrato, anche il fuori suolo per preservare suolo e falde, dove i diversi tasselli sono strettamente collegati. L’obiettivo è unico: migliorare la qualità delle colture con prodotti con meno trattamenti e un’attività che riduce drasticamente le emissioni.
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Una strada che si vuole percorrere con decisione. «La produzione estiva di pomodoro è ormai consolidata, ma l’azienda sta testando anche colture invernali con trapianti in diverse stagioni. Sotto i pannelli sono stati coltivati anche peperoni, con risultati molto promettenti». L’obiettivo è chiaro: diversificare e sfruttare al meglio il microclima creato dal fotovoltaico.
In azienda ci si muove con le mini car elettriche
L’esperienza di Agroenergie dimostra che l’integrazione tra agricoltura e fotovoltaico non solo non consuma suolo – i pannelli sono amovibili e il terreno rimane pienamente coltivabile – ma migliora il microclima, aumentando la qualità delle colture. Allo stesso tempo riqualifica terreni abbandonati, rafforza la rete elettrica grazie alle infrastrutture realizzate e garantisce nuove entrate economiche alle aziende agricole. Tutto questo in un Paese che conta milioni di ettari lasciati all’abbandono e un’età media degli agricoltori tra le più alte d’Europa.

Oltre la produzione elettrica c’è anche la spinta alla mobilità elettrica: «In azienda abbiamo dei piccoli veicoli elettrici, come le golf car, che usano tutti coloro che ci lavorano e si usano quando accogliamo le scuole e i gruppi per far visitare l’azienda». C’è anche un aspetto didattico, divulgativo e di comunicazione grazie al brand Frutti di Bobò, un personaggio-dinosauro pensato per raccontare ai bambini e alle famiglie la qualità e la sicurezza dei prodotti coltivati sotto fotovoltaico. «Vogliamo far capire che acquistare i nostri prodotti significa scegliere un sistema innovativo, sostenibile e controllato in ogni fase». Un cerchio che si chiude.
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Ma anche i soci fondatori e gli amministratori dell’azienda utilizzano da tempo le auto full electric. Dal 2014 hanno testato diversi brand di auto elettriche, «sempre più performanti in termini di autonomia e prestazioni acquisendo un know how importante nell’ambito dell’automotive green e delle infrastrutture di ricarica. Una scelta in linea con la policy e la mission aziendale che unitamente all’esperienza ventennale nel settore delle energie rinnovabili, corona negli ultimi 5 anni in un connubio vincente tra agricoltura ed energia».
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Anche i pomodori? Avevo letto che non erano i più adatti in quanto han bisogno di “tanto sole”, forse dipende dalla latitudine, al nord Italia ce nè meno ma a sud bruciano
apperò un bell’ esempio di come una mentalità aperta alle novità tecnologiche, porta alla piena sostenibilità e maggiore resa l’azienda agricola
questi poi se ho capito si sono pagati impianti e accumuli senza incentivi, rimettendo a coltura terreni che erano abbandonati; ora si ritrovano con un sistema produttivo integrato cibo-energia invidiabile e pensano di espanderlo su altri terreni
Si sono pagati anche la nuova cabina elettrica e l’hanno regalata all’ENEL…
Beh non dice regalate ma cedute, immagino dietro un certo corrispettivo. Te lo fa fare anche Terna: se i loro tempi non coincidono con i tuoi (molto spesso) puoi costruire tu la cabina secondo i loro standard e poi cedergliela