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Pietro Fiorentini, l’azienda del gas che viaggia in elettrico

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Pietro Groppo, flette manager della Pietro Fiorentini, con le ID.3 entrate in flotta.

Pietro Fiorentini, l’azienda vicentina del gas che viaggia in elettrico. Segnando un punto nell’eterno dualismo tra auto a metano o con le batterie.

Pietro Fiorentini
Le Volkswagen ID.3 schierate davanti alla sede dell’azienda veneta.

Pietro Fiorentini:   evitare gli sprechi  è il primo comandamento

La società di Arcugnano, per l’esattezza, opera nel settore delle soluzioni tecnologiche per il sistema multigas. Conosce bene questo mondo, dunque. Come mai ha interamente convertito la propria flotta all’elettrico? Lo ha raccontato il fleet manager Lorenzo Groppo su un sito della Volkswagen (come auto ha scelto la ID.3). Con una premessa: la Pietro Fiorentini per la gestione delle attività e dei flussi di lavoro adotta la metodologia Kaizen, improntata al miglioramento continuo. Uno tra i principi più significativi è quello che invita a identificare ed eliminare gli sprechi e tutto ciò che è superfluo. E, nell’analisi della gestione della flotta aziendale, è emerso che i maggiori sprechi erano associati agli incidenti stradali e ai costi del carburante. Si è così deciso di affrontare il problema alla radice. Il primo passo è stato dotare tutti i veicoli di sistemi avanzati di assistenza alla guida, con risultati sorprendenti. Il numero di incidenti è sceso da circa 50 all’anno a 9, e nessuno nei primi sei mesi.

Pietro Fiorentini: ricariche esterne? No, in azienda

Il secondo aspetto era legato ai costi del carburante. “L’unica soluzione vincente, in questo caso, era l’elettrificazione“, ragiona Grioppo. “Abbiamo più di cento veicoli commerciali e la maggior parte dei nostri collaboratori guida auto aziendali, per cui ho iniziato da queste”. Naturalmente l’autonomia era la prima preoccupazione. Come mai la ID.3, dunque? “Appena l’auto è arrivata in concessionaria, l’ho messa alla prova con un viaggio dal quartier generale dell’azienda, a Vicenza, alla nostra sede più lontana”, Pietro Fiorentinispiega. “Volevamo essere certi di poter raggiungere tutti i nostri uffici italiani con una sola carica, per poter poi ricaricare all’arrivo. L’utilizzo di stazioni di ricarica ‘esterne’, per noi, dovrebbe costituire un’eccezione“. Il passo successivo, con il supporto di Volkswagen, è stata l’analisi puntuale dell’utilizzo reale della flotta, grazie all’accesso ai dati anonimi dei registri. È stata esaminata nel dettaglio la fattibilità del passaggio all’elettrico per ogni singolo veicolo. Determinando il potenziale risparmio in termini economici e di emissioni di CO₂ e valutando le batterie più adatte ai profili di guida.

“In un anno e mezzo si rientra dall’investimento”

Pietro Fiorentini“Fatto questo, abbiamo definito il numero di punti di ricarica aziendali necessari e il loro posizionamento. Le verifiche hanno anche riguardato la quantità di elettricità a disposizione in ogni singola sede, con un’attenta valutazione della situazione da parte dei Vigili del Fuoco. È stato un processo lungo e impegnativo, le informazioni sui tempi di ricarica fornite da Volkswagen sono state di enorme aiuto” spiega ancora Groppo. La maggior parte dei costi di questa operazione è legata all’installazione dei punti di ricarica. Grazie al risparmio sul carburante, la Pietro Fiorentini prevede un rientro dell’investimento entro appena un anno e mezzo. Inoltre, l’azienda ridurrà le proprie emissioni di CO₂ di 64,2 tonnellate, l’equivalente della quantità di anidride carbonica assorbita in un anno da circa 2.140 alberi. “La mobilità elettrica deve prima essere capita dai collaboratori, in modo che possano accettarla senza riserve. Non sarebbe bastato limitarsi a consegnare le nuove auto come si fa di solito” conclude Groppo.

— Leggi anche: Barometro Arval, crescono le flotte aziendali elettriche

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