Incentivi alla mobilità sostenibile per almeno altri dieci anni: è una delle indicazioni che emergono dalla bozza del Piano nazionale per la produzione e il consumo sostenibili, in consultazione pubblica fino all’11 maggio 2026.
Il documento punta a rafforzare l’intero ecosistema della sostenibilità, promuovendo certificazioni ambientali, l’adozione dei Criteri ambientali minimi (CAM) negli appalti pubblici e una riforma della fiscalità più favorevole ai veicoli definiti a basse e zero emissioni (ZLEV). Tra le misure previste anche la riparabilità delle batterie e la diffusione della sharing mobility. E’ un quadro di interventi che presenta ancora punti poco chiari e proposte frammentarie.
Proprio per questo la consultazione pubblica rappresenta un passaggio importante: aziende, associazioni, categorie professionali, organizzazioni dei consumatori e cittadini possono contribuire con osservazioni e proposte. Un’occasione per portare all’attenzione del decisore politico le azioni realmente necessarie per sostenere la mobilità elettrica, anche facendo riferimento al nostro Manifesto dell’e-driver.
Gli obiettivi generali del piano (in bozza)
Nella bozza del piano si delinea una strategia organica per accompagnare l’economia italiana nella transizione da un modello lineare a uno circolare e rigenerativo. Non si parla soltanto di innovazione tecnologica, ma di recupero dei beni, riciclo e riutilizzo delle risorse. Il documento, pubblicato nella homepage nel ministero dell’Ambiente, stabilisce una serie di obiettivi prioritari volti a incrementare la competitività delle imprese attraverso la tutela ambientale e l’innovazione tecnologica.

Come fare? Ecco alcune leve: il potenziamento delle certificazioni ambientali come il marchio Ecolabel UE, per garantire trasparenza e contrastare il greenwashing. Grande rilievo viene dato agli appalti pubblici verdi (GPP) e all’introduzione di criteri di ecodesign che favoriscano la riparabilità e il riutilizzo dei prodotti.
Per quanto riguarda la mobilità si cita la riparabilità delle batterie dei veicoli leggeri. Sull’ambito dei consumi il piano mira a responsabilizzare i cittadini promuovendo modelli di consumo consapevole e la sharing economy. In questo caso la mobilità elettrica può giocare un ruolo importante come dimostra il car sharing.

Il sostegno diretto ai veicoli green fino al 2030, poi aiuto ai produttori sul numero dei veicoli immessi sul mercato
A pagina 39 della bozza di piano vi è il riferimento alla mobilità. Si parla di incentivi diretti ai consumatori, anche se sul tema a parte le due ruote non ci sono segnali dal Governo, e indiretti. «Anche il settore dei trasporti sarà investito da una riforma fiscale che prevede l’abrogazione dei meccanismi di incentivazione per i Veicoli a Basse e a Zero Emissioni (ZLEV) a partire dal 1° gennaio 2030. Secondo il Regolamento (UE) 2023/851, il meccanismo di incentivazione continuerà a sostenere la diffusione di veicoli con emissioni fino a 50 g CO2/km per tutto il decennio in corso, successivamente vigerà un sistema premiante per il costruttore su obiettivi di eco innovazione che si baserà sul numero di ZLEV immesse annualmente sul mercato».

Cosa vuol dire? Fino al 31 dicembre 2029 si continuerà a sostenere i veicoli con emissioni fino a 50 g CO2/km (ovvero veicoli elettrici e gran parte degli ibridi plug-in), con l’obiettivo di consolidare la loro presenza sulle strade italiane. Dal gennaio 2030 è prevista una riforma fiscale con un meccanismo che premierà i costruttori non più tramite sussidi diretti all’acquisto, ma in base al numero di veicoli ZLEV che saranno effettivamente immessi sul mercato ogni anno. Un tema su cui farsi sentire.
Rimodulare le accise secondo l’impatto ambientale
La bozza del piano è stato scritta prima del bombardamento sull’Iran e, quindi, della riduzione delle accise di questi giorni. Si è scritto prima del fermo dello Stretto di Hormuz richiamando la riforma fiscale ambientale sostenuta nel G20 di Rio de Janeiro: «Eliminare e razionalizzare, nel medio termine, le inefficienti sovvenzioni ai combustibili fossili che incoraggiano gli sprechi, fornendo al contempo un sostegno mirato ai più poveri e ai più vulnerabili». Immancabile il riferimento al pacchetto Fit for 55% ( ridurre emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e neutralità climatica entro il 2050).

Su scala nazionale si delinea il processo di riforma dei sussidi energetici. «Un punto cruciale della Legge (qui il riferimento specifico Ndr) che impone di tenere conto dell’impatto ambientale di ciascun prodotto energetico nel corso della rimodulazione delle aliquote di accisa». In termini concreti ridurre i SAD (Sussidi Ambientalmente Dannosi) di 2 miliardi entro il 2026 e di 3,5 entro il 2030.
Non si tratta di tagli netti, ma devono rispondere a questi tre criteri: Gradualità: i sussidi verranno eliminati in un arco di tempo che permetta alle imprese di trovare alternative meno inquinanti; Compensazione: sono previste misure transitorie per i settori che rischierebbero di perdere troppa competitività o posti di lavoro; Semplificazione: si interverrà prioritariamente sulle misure con un impatto finanziario ridotto o con effetti economici dubbi.
Nelle misure attuative allegate si fa riferimento a una «nuova normativa e strumenti procedurali da individuare in itinere in base allo strumento normativo più idoneo». Ancora tutto da fare e con uno shock energetico in corso, ma sarà utile offrire un contributo.
Il diritto alla riparazione delle batterie, per i veicoli leggeri
Nella bozza di piano c’è un capitolo dedicato alla “riparabilità delle batterie“. Un riferimento al diritto alla riparazione, ma limitato alle batterie per mezzi di trasporto leggeri. Si punta a inserirle nella categorie di beni per le quali i produttori saranno tenuti a garantire la riparabilità entro tempi e costi ragionevoli. Inoltre, deve essere assicurata la disponibilità di parti di ricambio a condizioni eque.
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Per agevolare i consumatori si prevede l’adozione di un modulo europeo di informazioni sulla riparazione per standardizzare i dati sui servizi offerti dai riparatori. Infine l’istituzione di una piattaforma online nazionale per aiutare gli utenti a trovare facilmente riparatori, centri di ricondizionamento e realtà di riparazione partecipativa.
Basta esenzioni IVA per i prodotti inquinanti
Nella bozza si cita la riforma della fiscalità europea che vuole trasformare l’IVA in uno strumento attivo per raggiungere gli obiettivi del Green Deal. In sintesi, significa che l’Europa chiede agli Stati membri di smettere di agevolare fiscalmente i prodotti che inquinano, favorendo invece quelli sostenibili. La nuova normativa (Direttiva UE 2022/542) modifica le regole generali dell’IVA per garantire che le tasse pagate dai cittadini non vadano in contrasto con le politiche climatiche.
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Gli Stati hanno ora più flessibilità per ridurre le tasse su beni essenziali per la transizione, come pannelli e sistemi di riscaldamento. Il piano sottolinea che l’attuale applicazione di aliquote IVA ridotte su certi beni è considerata un “sussidio ambientalmente dannoso” perché ne incoraggia il consumo nonostante l’alto impatto inquinante. La riforma prevede scadenze obbligatorie per eliminare questi vantaggi: entro il 1° gennaio 2030: fine dell’IVA agevolata per alcuni combustibili fossili come torba e legna da ardere.
Incentivare la sharing mobility
Secondo il ministero la condivisione dei mezzi di trasporto rende gli spostamenti più efficienti e meno inquinanti, eliminando per l’utente i costi di manutenzione e riducendo il numero complessivo di veicoli circolanti.

Abbiamo scritto spesso del modello di successo di Corrente a Bologna, si sta allargando a paesi e città vicine come Ferrara, ma nel piano si fa riferimento anche a interventi su scala minore: «Modelli più innovativi adatti a piccoli contesti come condomini o quartieri e piccole comunità locali, sono sempre più diffuse esperienze di condivisione delle più varie attrezzature e beni di uso comune». Anche le auto elettriche come nel caso di Reggio Emilia. Insomma si punta anche sullo sharing per ridurre emissioni e l’uso di materie prime.
Gli interventi sulla logistica e la Gdo: non tutto torna
Nell’allegato dedicato alle misure attuative si leggono interventi più concreti. Per esempio la scheda dedicata alla logistica dei centri commerciali che «genera alti flussi di traffico nelle zone adiacenti o convergenti verso i grandi punti vendita pertanto diventa importante il contributo alla diffusione di forme di mobilità sostenibili, sia della clientela, sia dei propri fornitori».
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Più nel dettaglio si vuole promuovere l’informazione ai clienti sulla possibilità di raggiungere l’esercizio «con i mezzi di trasporto pubblico, biciclette, car sharing». Sul lato fornitori si punta a «preferire quelli che adottano sistemi di trasporto ferroviario/navale, mezzi a basso impatto ambientale (es ibridi) circolanti sempre a pieno carico, con consegna in orari a basso traffico stradale». Ma non si capisce la citazione sui mezzi ibridi quando è possibile usare quelli elettrici.

Un punto molto controverso è questo: «Riduzione dei posti auto nei parcheggi e attuazione di un sistema di consegne a domicilio della spesa tramite mezzi a basso impatto ambientale». Al contrario sarebbe auspicabile che i parcheggi diventino centri collettivi di ricarica, magari a prezzi calmierati grazie a programmi di fidelizzazione delle insegne. Ci sono tantissimi italiani senza garage, impossibilitati ad acquistarli e i siti della Gdo (sono anche presenti in zone densamente popolate) potrebbero dare un contributo rilevante se non a risolvere ad attenuare il problema. Scarica qui il piano il questionario per partecipare alla consultazione
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Un tema centrale, che richiama l’importanza di un approccio sistemico alla sostenibilità. Produzione e consumi devono evolvere insieme, coinvolgendo imprese, istituzioni e cittadini in un percorso condiviso. In Alkè, dove sviluppiamo veicoli elettrici professionali, vediamo ogni giorno quanto sia fondamentale integrare innovazione, efficienza energetica e responsabilità ambientale nelle scelte operative. La transizione può essere davvero efficace solo se supportata da visione di lungo periodo e strumenti concreti, capaci di tradurre i principi in azioni misurabili.
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