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Phoenix Contact: “Il futuro è elettrico, nessun passo indietro”

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Phoenix Contact
Charxcontrol

A colloquio con Valter Traversa, Sales Manager Smart Mobility di Phoenix Contact, player mondiale nell’automazione industriale e nell’elettrotecnica, da 10 anni attivo nel settore della mobilità elettrica e sostenibile. Un’azienda  che quest’anno festeggia il primo secolo di vita. Leader nel mondo della ricarica, sul futuro ha le idee molto chiare: “E’ elettrico e non si torna indietro”.

Dietro all’evoluzione del mondo della ricarica c’è il lavoro e l’ingegno delle aziende che studiano e progettano le tecnologie di domani. Quei sistemi innovativi che puntano a rendere sempre più efficaci le ricariche pubbliche dei mezzi elettrici, che forniscono ai privati nuove soluzioni quanto più sicure e vantaggiose per il passaggio ad una mobilità sostenibile.

La rivoluzione elettrica della mobilità passa anche, e soprattutto, da qui. Dalla necessità di rendere l’infrastruttura di ricarica non solo più diffusa e capillare nel nostro Paese, ma anche tecnologicamente più avanzata, affidabile e di immediato utilizzo. La sfida è ormai pienamente lanciata.

L’E-mobility secondo Phoenix Contact

Tra i principali attori di questo mondo sempre più vasto e variegato (sono bastati 5 minuti al K.EY 2023 per farsene un’idea) c’è sicuramente Phoenix Contact, storica azienda tedesca leader globale nell’automazione industriale e nell’elettrotecnica, che da 10 anni si è gettata anima e corpo nel settore della E-Mobility.

Parliamo di un player mondiale che lavora a stretto contatto con le aziende, offrendo una vasta gamma di prodotti innovativi per la tecnologia di ricarica, sia per l’interfaccia col veicolo sia per l’infrastruttura stessa di ricarica.
In particolare, Phoenix Contact è rinomata per aver partecipato alla realizzazione dello standard di ricarica CCS e per i suoi connettori di ricarica raffreddati a liquido per la ricarica ultrapotente.

La vasta gamma di prodotti Charx di Phoenix Contact

Il futuro, come ci racconta Valter Traversa, Sales Manager Smart Mobility dell’azienda, si prospetta roseo laddove la spinta al cambiamento sia decisa e coinvolga tutti, seguendo linee ormai tracciate e, per certi versi, irreversibili.

Valter Traversa: “Tecnologia e innovazione per migliorare la rete di ricarica pubblica”

Traversa, nel 2023 Phoenix Contact centra due traguardi: i 100 anni dell’azienda madre e i 10 anni della filiale E-Mobility. Tempistica perfetta?
Coincidenze. Ma coincidenze di un certo effetto…

Nel 2013 avete creduto nella E-Mobility. Ci credete ancora?
Assolutamente sì. C’è una rivoluzione in atto e noi vogliamo essere protagonisti e supportare un modello di sviluppo sempre più sostenibile.

Phoenix contact
Valter Traversa, Sales Manager Smart Mobility di Phoenix Contact

Su cosa lavorate nello specifico?
Non costruiamo “colonnine” fisiche, ma tutto ciò che vi è dentro. Tutte le componenti, tecnologicamente avanzate, per le stazioni di ricarica in AC e DC a supporto dei nostri clienti. In più progettiamo le prese di ricarica per le auto elettriche ad alte performance (fino a 500 A temporanei), che abbassano notevolmente i tempi di ricarica.

Un unico fornitore per tutto, quindi? Un vantaggio notevole per chi si occupa di infrastruttura.
Questo è un punto centrale. Interfacciarsi con diversi produttori di componenti implica per le aziende un grande dispendio di energie e di risorse, oltre ad una complessità della gestione degli acquisti e dei referenti.

Da noi si possono acquistare oltre l’80% dei componenti delle stazioni di ricarica (sia AC e DC), con soluzioni collaudate e di qualità, riconosciute a livello internazionale. Questo semplifica un po’ tutto: le operazioni di acquisto, di gestione dei ricambi, di interfacciamento tecnico e commerciale. Senza contare il risparmio di tempo e denaro per le aziende.

Avete attività anche in Italia?
Il nostro headquarter è a Blomberg, in Germania, dove c’è il centro progettazione e produzione. Poi abbiamo un sito in Polonia ed uno in Cina, quest’ultimo per i prodotti specifici del mercato asiatico. In Italia, oltre alla rete di vendita, siamo richiesti soprattutto per il nostro approccio consulenziale al business. Il mercato italiano è “giovane” e il nostro importante know-how comincia ad essere riconosciuto e molto richiesto.

A proposito di mercato: qualche novità interessante?
Da sempre l’innovazione è uno dei nostri pilastri. Siamo stati pionieri nel mondo della mobilità elettrica e continueremo a sviluppare prodotti sempre più performanti per raggiungere livelli di performance che il mercato si aspetta.
Quest’anno, ad esempio, lanceremo una nuova tipologia di cavo di ricarica non raffreddato a 375 A, ovvero una tecnologia più semplice ed economica per alte potenze. Poi è in arrivo un nuovo controllore DC con nuove funzionalità.

Mai fermarsi…?
Mai. Siamo sempre in movimento, non solo per assecondare le richieste di mercato, ma soprattutto per anticiparle. Vogliamo essere precursori e leader tecnologici come la nostra storia ci insegna.

Phoenix contact
Una moto Energica Ego in ricarica fast

“L’Europa corre, l’Italia un po’ meno”

L’E-mobility è un settore in forte espansione. Che idea si è fatto dell’immediato futuro?
Lo vedo roseo, soprattutto perché a livello globale la strada verso una mobilità sempre più sostenibile è stata tracciata. I forti investimenti in questa direzione proclamati o già messi in atto dai grandi gruppi industriali ne sono una testimonianza. Prevedo una crescita esponenziale del settore, anche se c’è ancora tanto da fare.

Si riferisce all’Italia?
Per il mondo della E-mobility è un periodo d’oro, e tutto il settore sta crescendo. Anche in Italia.
Però siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Dobbiamo colmare gap quantitativi ancora importanti per l’infrastruttura pubblica sul territorio. Scontiamo ritardi a causa della burocrazia eccessiva, delle lunghe attese per i permessi e per l’allacciamento e il collaudo delle stazioni di ricarica. Abbiamo una rete autostradale insufficiente per garantire spostamenti tranquilli e sicuri in elettrico e questa carente disponibilità di stazioni sta creando un freno alla diffusione stessa della auto elettrica nel nostro Paese.

E l’altra Europa come se la cava?
Le differenze sono tangibili, lo dicono i numeri. Basta fare un viaggio all’estero (soprattutto in Germania o nel nord Europa) per rendersi conto di quanto la diffusione delle stazioni sia più capillare. In Italia stanno incidendo negativamente anche questi continui stop and go delle politiche dei governi sugli incentivi. In altri Paesi hanno scelto strade da percorrere diverse e i risultati si vedono.

Le nostre “criticità” sono superabili?
Il lavoro da fare è tanto, ma una buona notizia c’è: solo nel 2022 in Italia sono state installate 11.000 stazioni di ricarica pubbliche, sul totale di 37.000. Perciò, seppur un po’ in ritardo, direi che siamo sulla buona strada…

La filiale italiana di Phoenix Contact a Cusano Milanino (MI)

“Rivoluzione elettrica? Serve un cambiamento anche culturale”

Phoenix Contact come si pone verso questa “rivoluzione” della mobilità?
Puntiamo molto nella transizione verso la mobilità elettrica: rappresenta un esempio perfetto della visione in cui l’azienda nel suo complesso crede fedelmente.

In due parole?
La nascita di una “All Electric Society”, cioè una società globale che aumentando la disponibilità, il controllo e il giusto utilizzo dell’energia elettrica riesca il prima possibile a sostituire le fonti fossili come risorsa energetica primaria.
Questo valore finale muove ogni nostra azione.

Ci si arriverà secondo Lei?
La rivoluzione è in corso. Certo, bisogna remare tutti dalla stessa parte: politica, industria e anche l’informazione – che a volte è più disinformazione – ha un ruolo centrale.
In generale, come noto soprattutto da noi in Italia, è la cultura che ancora manca a supporto della diffusione della mobilità elettrica. Rimuovere certe “resistenze” ataviche al cambiamento è quanto mai fondamentale.

Ci si arriverà secondo Lei?
La rivoluzione è in corso. Certo, bisogna remare tutti dalla stessa parte: politica, industria e anche l’informazione – che a volte è più disinformazione – ha un ruolo centrale.
In generale, come noto soprattutto da noi in Italia, è la cultura che ancora manca a supporto della diffusione della mobilità elettrica. Rimuovere certe “resistenze” ataviche al cambiamento è quanto mai fondamentale.

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