Nel 2o25 abbiamo già risparmiato 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno grazie all’auto elettrica. E’ poco meno del 2% dei consumi totali, ma corrisponde a circa il 70% dell’intera produzione petrolifera iraniana. Lo certifica il think tank Ember in una analisi sulla fragilità di un sistema economico basato sui combustibili fossili. Ridurre la dipendenza dal petrolio e dal gas, conclude il report, non è più solo una questione climatica, ma una priorità strategica.

Secondo l’analisi di Ember, la fragilità dei combustibili fossili espone i Paesi a shock geopolitici e volatilità dei prezzi, mentre l’elettrificazione – a partire dall’auto elettrica – rappresenta una leva concreta per rafforzare la sicurezza energetica. Il passaggio ai veicoli elettrici può infatti tagliare in modo significativo il consumo di petrolio, trasformando il sistema dei trasporti in un pilastro della transizione verso un’energia più stabile e domestica.
Il settore dei trasporti è oggi uno dei principali responsabili della domanda globale di petrolio (circa 102 milioni di barili al giorno). La diffusione delle auto elettriche cambia radicalmente questo paradigma: invece di dipendere da carburanti importati, i veicoli possono essere alimentati da elettricità prodotta localmente, soprattutto da fonti rinnovabili.
Dalla fragilità del petrolio alla resilienza elettrica
Il punto chiave evidenziato da Ember è che petrolio e gas sono concentrati in poche aree del mondo e soggetti a crisi geopolitiche, interruzioni della supply chain e oscillazioni di prezzo.
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Lo dimostrano gli avvenimenti delle ultime settimane, dopo l’attacco americano e israeliano all’Iran e il blocco navale dello stretto di Hormuz. Al contrario, l’elettricità – in particolare quella rinnovabile – è diffusa e producibile a livello nazionale. Questo significa che un sistema basato sull’elettrico è intrinsecamente più resiliente: meno dipendente da importazioni e meno esposto a shock esterni.
Auto elettrica: il taglio diretto alla “fame” di petrolio
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Ogni veicolo elettrico sostituisce un’auto a combustione che consuma carburanti fossili. Su larga scala, questo si traduce in una riduzione strutturale della domanda di petrolio, con effetti a catena su prezzi, importazioni e bilancia energetica.
La flotta globale di veicoli elettrici, circa 40 milioni su un totale di 1,3 miliardi, ha già evitato il consumo di 1,7 milioni di barili di petrolio al giorno nel 2025. Questa cifra si avvicina ai circa 2,4 milioni di barili al giorno, ovvero il 70%, di quanto l’Iran esporta attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo Ember, l’elettrificazione dei consumi energetici – inclusi i trasporti – può ridurre drasticamente la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, fino a dimezzarla entro il 2040 in Europa.

Per un Paese come l’Italia, storicamente importatore netto di energia, questo significa:
- minore esposizione ai prezzi del greggio
- riduzione del deficit energetico
- maggiore stabilità per famiglie e imprese
Impatti economici: meno volatilità, più controllo
Uno degli aspetti meno discussi riguarda la stabilità dei costi energetici. I combustibili fossili sono soggetti a forti oscillazioni, mentre le rinnovabili hanno costi più prevedibili una volta installate.
L’elettrificazione dei trasporti consente quindi di:
- sganciare il costo della mobilità dal prezzo del petrolio
- beneficiare di energia a costo marginale basso (come il solare)
- ridurre l’impatto di crisi internazionali sul portafoglio degli automobilisti
Per l’Europa, questo significa anche evitare di sostituire una dipendenza (dal gas russo) con un’altra, ad esempio da fornitori di GNL, principalmente americani e qatarini.
Il nodo europeo: accelerare per competere
Resta però aperta la questione della velocità della transizione. Se l’Europa vuole cogliere i benefici dell’elettrificazione, deve accelerare sia sulla diffusione delle auto elettriche sia sulla produzione di energia rinnovabile. Per il mercato italiano, questo implica:
- infrastrutture di ricarica più capillari
- integrazione con la rete elettrica
- politiche industriali coerenti
Il report conclude che il decennio in corso sarà determinante: i costi delle tecnologie elettriche continueranno a scendere e la loro diffusione accelererà. Di conseguenza, la domanda di combustibili fossili entrerà in una fase di declino strutturale.
La sicurezza energetica? Poter fare a meno delle fonti fossili
La sfida non è più tecnologica, ma politica e infrastrutturale: sbloccare l’elettrificazione e integrare rapidamente nuova capacità rinnovabile. In sintesi, la sicurezza energetica del futuro non passa più dal controllo delle forniture fossili, ma dalla capacità di farne a meno.
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