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Petroliere elettriche, l’ultimo paradosso in salsa giapponese

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Petroliera elettrica

Petroliere elettriche che trasportano l’oro nero a zero emissioni. Evidente la contraddizione, ma in Giappone spiegano questa strana “miscela” con pragmatismo: le navi in servizio bruciano olio combustibile e producono l’inquinamento equivalente a milioni di auto. Una sproporzione che si può limitare utilizzando le batterie. Una ricetta che però fa discutere e c’è chi ironizza, ma parliamo di grandi colossi industriali. 

Il concetto del progetto giapponese  è simile a quello utilizzato per un traghetto cinese dedicato al trasporto del carbone, ne abbiamo scritto qui, ma con motori elettrici alimentati anche da pannelli solari (italiani). In Cina si vuole preservare il fragile habitat del fiume e la sua biodiversità con l’imbarcazione che non sversa idrocarburi e non emette emissioni nocive. E il carbone? Per il momento non se ne può fare a meno. Questa la tesi che preserva il fiume, ma contribuisce al riscaldamento globale.

Per le petroliere elettriche  in campo grandi aziende

Il progetto giapponese vede insieme un gruppo di grandi aziende del Paese che si sono messe insieme all’interno di un consorzio con l’obiettivo di costruire l’infrastruttura per sviluppare e varare grandi navi elettriche. A iniziare da petroliere e navi mercantili considerate come le imbarcazioni più inquinanti del pianeta.

Ridurre le emissioni

Le  riflessioni dei giapponesi in estrema sintesi sono queste: le  grandi navi emettono una percentuale di emissioni inquinanti paragonabili a quelle di qualche milione di auto. C’è da cambiare il combustile, in particolare per l’alto contenuto di zolfo, anche per seguire le direttive delle istituzioni. Si punta dunque  al passaggio alle batterie, anche se per queste imbarcazioni non è un’operazione semplice.

Sulla conversione ci credono 7 importanti aziende giapponesi che hanno lanciato il “Consorzio e5″, con la mission di offrire: “Nuovi servizi di infrastruttura di navigazione oceanica attraverso varie iniziative per sviluppare, realizzare e commercializzare navi elettriche a zero emissioni“. Chi sono le società? Ecco i nomi: Asahi Tanker Co; Idemitsu Kosan Co; Exeno Yamamizu Corporation; Linee Mitsui OSK ; Tokio Marine & Nichido Fire Insurance Co; Tokyo Electric Power Company; Mitsubishi Corporation

Grande potenza di fuoco che può cambiare e soprattutto velocizzare gli scenari sulla nautica elettrica mondiale. Si parte da problemi locali ovvero la necessità di modernizzare la flotta nazionale: “La navigazione costiera in Giappone deve affrontare problemi strutturali come la carenza di marittimi a causa dell’invecchiamento della forza lavoro, per non parlare dell’anzianità delle navi”. Un dato che va oltre la propulsione elettrica e apre la porta alle navi a navigazione autonoma. 

Le petroliere elettriche da marzo 2022

C’è poi chiaramente il problema delle emissioni con “la sollecitazione all’industria marittima costiera di ridurre le emissioni di gas a effetto serra. E’ una delle misure del Giappone per affrontare i cambiamenti climatici”. E quindi la volontà delle sette società del consorzio e5 che “stanno concentrando la loro attenzione sulla realizzazione  delle navi elettriche per risolvere questi problemi urgenti “.

La prima parte del progetto sarà “lanciare la prima nave cisterna elettrica a zero emissioni al mondo, alimentata da batterie agli ioni di litio di grande capacità, nel marzo 2022“.

Sembra un paradosso, ma forse nno lo è. E’ semplicemente sano realismo nipponico: visto che del petrolio, per ora, non possiamo farne a meno, limitiamone almeno il danno. Voi cosa ne pensate?

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4 COMMENTI

  1. Trovo la cosa molto piú sensata di quello che appare. Il petrolio ( diversamente dal carbone) fa parte della nostra vita sotto molteplici forme. Plastiche, vernici, tessuti, scarpe e soprattutto farmaci la cui produzione non puó certo dipendere dall’orto che coltiva piante medicinali. I principi attivi sono tutte molecole di sintesi ricavate dal petrolio (lato sensu). E finché non troveremo polimeri alternativi su tutto, trasportare petrolio senza bruciare petrolio é una cosa intelligente ( anche se non credo che gli ideatori di questo progetto lo facciano in quest’ottica)

    • Certo Marco che l’impatto è minore sull’aria con i progetti giapponese e cinese che abbiamo citato, ma come è possibile convertire i motori da termici ad elettrici è possibile sostituire molti prodotti fatti con i derivati del petrolio. Ad iniziare dai componenti delle auto, delle moto, delle barche… E’è un processo lungo, ma va sposato, condiviso e promosso

      • Sono totalmente d’accordo. E spero che il distacco totale dal petrolio avvenga quanto prima. In questo progetto vedo una tappa del processo. Anche perché testare motori e batterie enormi aprirá nuovi fronti tecnologici interessanti. E non dimentichiamo che se puoi fare una petroliera elettrica allora in elettrico potrai trasportare qualsiasi cosa. É un bel volano. Se poi vogliamo dirci che sarebbe meglio piantarla subito con l’oro nero beh sicuramente si. Magari

        • Certo Marco, forse il lato più interessante è proprio la sperimentazione. Visto che la navigazione solo in elettrico per le grandi navi non è semplice

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