Pechino respira: record di aria pulita grazie anche alle auto elettriche

Pechino aria pulita

Nel 2025 Pechino ha registrato l’anno con l’aria più pulita di sempre: 311 giorni di qualità “buona” o “moderata” e una concentrazione media di PM2.5 scesa a 27 µg/m³. Un risultato impensabile poco più di un decennio fa, quando la capitale cinese era diventata il simbolo globale dello smog urbano. Alla base del cambiamento politiche ambientali stringenti, il ridimensionamento dell’industria pesante e soprattutto la diffusione massiccia delle auto elettriche.

Nel 2008, durante le Olimpiadi, Pechino si presentò al mondo con cieli grigi e livelli di inquinamento tali da spingere alcuni atleti a rinunciare alle gare. Le immagini fecero il giro del mondo, contribuendo a costruire una narrazione di città soffocata dallo smog. Una reputazione che, per anni, ha accompagnato non solo la capitale ma l’intera Cina.

Pechino aria pulita
Piazza Tienanmen a Pechino avvolta nello smog nel 2018

La lotta allo smog soffocante

La situazione, in realtà, è peggiorata ancora nei primi anni successivi ai Giochi, complice l’accelerazione dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione. Il picco negativo arriva nel 2013, quando la concentrazione media di PM2.5 superava i 100 µg/m³ e i giorni di forte inquinamento erano decine ogni anno.

Da quel momento, però, è iniziata una discesa costante. Fino ad oggi. Nel 2025, infatti, Pechino ha registrato 348 giorni con livelli di PM2.5 buoni o moderati (erano poco più di 200 nel 2013) e un solo giorno classificato come “fortemente inquinato”, rispetto ai 58 di dodici anni fa.

Considerando tutti gli inquinanti, i giorni complessivamente “buoni” o “moderati” sono stati 311: un record storico da quando la città monitora la qualità dell’aria.

Pechino aria pulita
Il Tempio del Cielo a Pechino in una giornata tersa

Il ruolo chiave delle politiche pubbliche

Il miglioramento non è frutto del caso. Il governo centrale e l’amministrazione cittadina hanno messo in campo misure strutturali, andando oltre le soluzioni emergenziali adottate nel periodo olimpico, come la chiusura temporanea di fabbriche o il blocco del traffico.

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Negli anni sono arrivate restrizioni severe sull’industria più inquinante, il progressivo abbandono del carbone nelle aree urbane e limiti stringenti alla circolazione dei veicoli tradizionali. A Pechino, in particolare, l’immatricolazione delle auto non elettriche è fortemente contingentata e la circolazione è regolata per giorni della settimana, un sistema che ha spinto molti cittadini verso alternative più pulite.

Boom di auto elettriche: l’impatto sulle città cinesi

L’esplosione della mobilità elettrica è stata un fattore decisivo. Nel 2020 solo il 5% delle nuove auto vendute in Cina era elettrico o plug-in; nel 2025 la quota ha superato il 50%. Un cambiamento rapidissimo, sostenuto da politiche industriali, incentivi e standard sulle emissioni che hanno reso sempre meno competitivi i veicoli a combustione.

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Nelle grandi città cinesi gli effetti sono evidenti: meno rumore, meno gas di scarico e una percezione urbana profondamente cambiata, spesso sottolineata anche dai visitatori stranieri. La riduzione delle emissioni allo scarico di milioni di veicoli ha inciso direttamente sulla qualità dell’aria, soprattutto in un contesto geografico complesso come quello di Pechino, circondata da montagne che tendono a intrappolare gli inquinanti.

Pechino aria pulita
Auto elettriche in carica a Pechino

Uno spunto per l’Europa

Pur evitando letture trionfalistiche – lo smog non è certo sparito da Pechino e la Cina presenta tuttora aree ancora molto inquinate – il caso della capitale cinese mostra come politiche coerenti e continuità negli interventi possano produrre risultati misurabili nel tempo. Dinamiche simili si sono viste, con le dovute proporzioni, anche in città come Londra o alcune metropoli statunitensi.

 Pechino, un tempo simbolo dello smog globale, oggi dimostra che invertire la rotta è possibile, anche partendo da condizioni estremamente critiche.

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Visualizza commenti (7)
  1. Pierluigi Mariotti

    Salve, anche se sicuramente ancora non sufficiente in qualunque modo lo si voglia vedere e’ sempre un miglioramento della qualita’ dell’ aria e non solo, la Cina comunque ha intrapreso una direzione e questi primi risultati le danno ragione.
    Faccio notare che quando vado a Civitavecchia nonche’ porto di Roma spesso capita di vedere una cappa su di essa dovuta alle navi ormeggiate che buttano in aria fumi impressionanti, eppure parliamo di quante navi ? Una decina ?
    15 ?
    Ogni volta mi domando : se invece dei motori termici avrebbero motori elettrici quando stazionano in porto come sarebbe l’ aria sulla cittadina stessa ?

  2. Il fatto è che i cinesi mettono al primo posto la loro salute. Qui in Italia siamo preoccupati che ENI perda fatturato.

  3. Sarebbe interessante uno studio sull’andamento sanitario dal 2013 ad oggi per verificare se c’è una correlazione fra la diminuzione degli inquinanti e quella delle malattie, ad intuito penso di si anche tenendo conto che gli effetti di decenni di esposizione non spariscono e quindi i dati più statisticamente attendibili si avranno probabilmente fra qualche anno ma se è vero che alcuni sintomi nei fumatori migliorano velocemente dopo aver smesso di fumare allora qualcosa si dovrebbe già vedere, sempre se la Cina decide di mettere i dati a disposizione dei ricercatori.

    1. Lo dice chi ci va, non il governo cinese. Conosco gente che ci va per lavoro spesso e mi dicono che è tutto cambiato.

  4. Pechino è la capitale e principale biglietto da visita quando arrivi in Cina, nonché luogo di residenza di tutti i governativi ma basta trasferirsi in altre città e la cosa cambia; a Xi’an nella settimana di Natale El meteo locale indicava ” Dangerous” come qualità d’aria ed era veramente pesante , la regione dello Shaanxi è fulcro delle estrazioni minerarie e di carbone

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