Parcheggi come centri solari: la proposta del prof



Parcheggi come centri solari. A rilanciare la proposta (su LinkedIn) è un noto economista come Leonardo Becchetti, docente all’Università di Tor Vergata. Allegando la foto riprodotta qui sopra.

Parcheggi come centri solari, senza consumare nuovo suolo

parcheggi come centri solari

Installare impianti fotovoltaici in Italia, si sa, è complicato. Ovunque sorgono comitati  a sbarrare la strada, sostenendo che i pannelli deturpano il paesaggio. Ma Becchetti propone una soluzione che ancora si sta percorrendo con troppa timidezza: “Trasformare i parcheggi in centrali solari: perché non farlo anche in Italia? In Francia è già legge: i grandi parcheggi devono essere coperti per almeno il 50% da pannelli fotovoltaici. Perché? Perché sono spazi già asfaltati, spesso enormi, e oggi  inutilizzati dal punto di vista energetico.

L’impatto : Francia: 8–11 GW di nuova capacità potenziale. Italia: 5–7 GW stimati. Produzione: fino a 6–9 TWh/anno. Una delle poche politiche capaci di generare energia rinnovabile senza consumare nuovo suolo. Una proposta che a noi sembra sensata e di cui il prof elenca i vantaggi: 1) Più energia rinnovabile 2) Bollette più basse per imprese e PA 3) Ricarica per veicoli elettrici 4) Meno isole di calore nelle città 5) Migliore uso dello spazio urbano.

L’investimento? Non è detto che tocchi al proprietario…

Già, ma chi paga il costo delle installazioni? Qui sta il punto chiave, secondo il professore: “Non necessariamente il proprietario del parcheggio. Il modello funziona perché: operatori energetici installano e finanziano gli impianti. Il proprietario concede lo spazio in cambio ottiene: energia a prezzo ridotto oppure un canone. Con zero investimento iniziale, in molti casi”.

Passando poi a elencare perché sarebbe una policy intelligente: “Non è un costo imposto alle imprese. È un modo per trasformare un vincolo in opportunità. E in Italia? Abbiamo: più sole della Francia e milioni di mq di parcheggi con  bisogno di energia distribuita. Questa è una misura concreta, rapida e senza conflitti territoriali. Se vogliamo accelerare davvero sulle rinnovabili, dobbiamo partire da dove il suolo è già consumato. I parcheggi sono il posto più semplice da cui iniziare.

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Visualizza commenti (17)
  1. Trovo surreale questo dibattito nel 2026, quando dopo l’invasione dell’Ucraina dovremmo aver posto fine al ricatto delle fossili e, nei prezzi troviamo ancora i segni dell’inflazione generata da quella crisi.
    Quando vedo le percentuali di fotovoltaico prodotte da Paesi Bassi ed Ungheria provo rabbia.
    Tutte le proposte sono condivisibili, purché non si perda tempo:
    -tetti
    -terreni
    -capannoni industriali
    -parcheggi ed aree industriali.
    Bisognerebbe valutare anche le potenzialità dell’agrivoltaico flottante, anche su bacini di pompaggio.

  2. ..per scavallare l’urgenza prezzi elettricità avremmo bisogno con urgenza di sbloccare le autorizzazioni per i primi ulteriori 30 GW di fotovoltaico a terra (e/o agrivoltaico a pannelli bassi, se non fosse stato vietato nel 2024), da realizzare poi in 12 mesi e con priorità di connessione alla rete; e anche 30 GW-h di impianti di rete BESS (al momento ne sono stati autorizzati poco più di 10 GW-h e con tempi di consegna fissati nelle aste troppo dilazionati )

    premesso questo, sarebbe bello installare pannelli anche nei parcheggi (e ancora di più sui capannoni), sapendo comuque che sono impianti:
    – più lenti da realizzare,
    – con rese inferiori agli impianti utility,
    – installabili in quantità limitate ( es. 10 GW pot. – 12 TWh energia annui)
    – con costi molto maggiori (costano molto le strutture a tettoia, che però diventano poi un riparo, un plus notevole, per un parcheggio);
    in molti casi avrebbero un tempo di rientro lungo e allora necessiterebbero di un parziale incentivo economico

    == stime a spanne

    Fotovoltaico a terra / Agrivoltaico pannelli bassi
    ->>>>> costo installaz. 500-800 € / KW-potenza
    — resa media elevata con inseguitori e bifacciali, es. 1680 ore annue
    — rientro investimento in 4-6 anni anche senza autoconsumo
    ->>>>> costo energia 3-4 cents a kwh

    Fotovoltaico sui tetti
    — costo installaz. 1000-1400 € / KW-potenza
    — resa media più bassa circa 1150 ore annue
    — rientro investimento 3-7 anni solo se con quota di autoconsumo
    — costo energia 8-10 cents a kwh (conveniente se x autoconsumo)

    Tettoia fotovoltaica
    — costo installaz. 1600-2600 € / KW- potenza
    — resa medio 1140 ore, anzi 1210 ore contando che anche per migliore estetica andrebbero usati pannelli bifacciali (vetro-vetro)
    — rientro investimento molto lungo; oppure scorporando la spesa per la struttura (che è quasi latotalità della spesa) come spesa in sinergia per aumentare il valore d’uso dell’area di parcheggio

    1. R.s. tutto (come sempre) giusto però io ragionassi da stato cercherei di svincolarmi dalla sola logica dell’lcoe e ragionerei sui benefici per il paese. In questo senso un impianto su tetto rispetto a uno sul terreno di pari taglia ha chiaramente un costo maggiore, ma la differenza finisce tutta in materiali e soprattutto manodopera autoctona, che genera tasse e ritorni locali in un circolo virtuoso che fa bene all’economia. Per cui io sarei ben d’accordo a degli incentivi specifici degli impianti sul tetto che vadano a pareggiarne il costo rispetto a un impianto a terra. Non dimentichiamo inoltre costi, perdite e impatti della connessione elettrica : un impianto a terra richiede spesso connessioni dedicate alla RTN e comporta di trasportare l’energia su distanze più lunghe, mentre un impianto si tetto beneficia della connessione esistente e minimizza la distanza tra produzione e consumo.
      Per cui fuse per me darei scattare l’obbligo di fv su tutte le cooerrite6

      1. ciao, penso convenga fare in contemporanea tutti gli impianti, a terra, sui capannoni, nei parcheggi; ci tenevo a dire che per avere una sferzata rapida al ribasso sui prezzi energia in Italia servirebbe una prima infornata di impianti a terra

        di svincolarsi dalla logica del costo LCOE, in effetti lo facciamo già se consideri gli incentivi dati in varia forma alle aziende artigiane e industriali per realiazzare gli impianti per autoproduzione (spesso sui tetti dei capannoni), agli agricoltori per realizzare l’agrivoltaico evoluto a pannelli alti, e ai residenti per gli impianti domestici oppure le CER

        come connessione alla rete:
        credo che gli impianti a terra comprendano nel costo i lavori per realizzare il cavo interrato, diluito grazie all’economia di scala delle grandi dimensioni degli impianti, e siano efficenti (con perdite trascurabili) nell’immettere energia in rete

        come materiali usati:
        impianti sui tetti hai le rotaie su cui fissare i pannellil; negli impianti a terra hai le strutture di sostegno e i tracker, cioè anche qualcosa più riopetto ai materiali usati per impianti sui tetti;
        la grossa differenza è che per lavorare sui tetti servono molte più ore di manodopera, e poi la taglia degli impianti anche fa diffenza nelle economie di scala su parte burocratica e automazione del lavoro; anche la manutenzione poi avrà costi diversi, a terra è molto meno costosa e praticabile con regolarità

    2. Agguungo alle considerazioni di @janvaljan che non trovo molto vera la “velocità di realizzazione” rispetto agli impianti a terra visto che questi ultimi finiscono sempre nel mirino dei “N.I.M.B.Y” anche se risiedono in zone industriali e di alcun pregio paesaggistico; sarebbe anche un modo per valorizzare insediamenti industriali/artigianali ed agricoli visto che nel distretto di riferimento ci sarebbe autoproduzione (ed accumulo! ) di energia per prevenire guai da eventuali problemi sulle reti.

      Se si hanno maggiori possibilità di accettazione si realizza più velocemente l’ impianto e si abbattono i tempi di rientro dell’ investimento (a maggior ragione se si riesce a fare entro questi anni di caro-energia e prima che i costi dei materiali o di finanziamento rialzino troppo.

      1. si, gli impianti a terra sono lenti, ma in fase di autorizzazione; e io sostengo più per gli ostacoli messi dalla normativa, che per i comitati che fanno richieste di ulteriori integrazioni di documenti e dibattiti

        però attingendo al serbatoio degli impianti già in fase abvanzata dell’iter di autorizzazione, sbloccandoli con un impegno di lavoro e smussamento degli ostacoli normativi da parte dei ministeri penso ci sarebbe la possibilità di fare un “boost” di installazioni già per questo anno, se ci fosse una volontà politica

        credo che sui tetti senza incentivi eccessivi sia difficile installare più di 4 GW all’anno; è comunque un bel contributo ceh però fa il bene più che altro del prorietario dell’impianto;
        mentre gli impianti a terra sono concepiti per immettere tutta o quasi energia in rete, agendo di più sui prezzi PUN, e per essere più efficenti, anche con la luce bassa di mattino e sera;
        sono spinti dal ritorno economico anche senza incentivi, hanno taglie di 3 MW – 30 MW (in qualche caso anche più di 50 MW), cioè almeno 10 volte più grandi che sui capannoni, e si installano in quantità in pochi mesi, anche se in pratica servono 12 mesi per avere la connessione alla rete

        in Germania erano partiti con la suggestione di fare prima (e quasi solo) impianti sui tetti, ma non bastano (e agiscono meno sui prezzi) ora stanno facendo anche gli impianti a terra, che nelle loro ultime aste hanno firmato contratti di vendita energia a:
        — 4,6 cents al kwh ( 46 €/MWh) impianti FTV a terra
        — 5,3 cents al kwh ( 53 €/MWh) impianti ibridi FTV a terra + accumulo BESS

        .. forse andrebbe sdoganato il concetto che un impianto fotovoltaico a terra inserito in un appezzamento di terreno, con i pannelli attuali color grigio scuro su entrambi i lati ( non più blu acceso come una volta, o peggio con il retro in “plastica” bianca dei pannelli non bifacciali), possibilmente appezzamento con i confini di forma un pò irregolare (non un rettangolo) e magari con un po’ di siepi e ritagli di prato intorno, sia in realtà bello da vedere, un’altra forma di “coltivazione”, al pari della successione di appezzanti di terreno con i segni a “strisce” dell’aratura o della coltivazione

        sempre precisando che non è possibile che facciano una “invasione”, i prezzi energia e la spinta a realizzare nuovi impianti crollerebbe molto prima che fossero installati impianti a terra per 260 GW cioè sullo 0,5% della superfice nazionale, oltre ad altri 120 GW sui tetti e 10 GW sui parcheggi;
        che sono le quantità circa con cui realizzare insieme ad altre rinnovabili e accumuli di energia, un mix 100% rinnovabili per l’italia a predominanda solare, che fornisca 800 TWh elettrici annui,

        in aggiunta, per chi non si fida del meccanismo autoregolante, Regioni e Comuni hanno fissato limiti locali percentuali di uso del territorio bassissimi

        oppure, forse più semplice per renderq gli imapianti più graditi, andrebbero pubblicizzati ed aumentati ulteriormente i versamenti economici che gli impianti fanno alle comunità locali sotto forma di:
        A) percentuale 3-4% del fatturato lordo della vendità energia
        B) pagamento tasse nazionali (tasse sui guadagni), regionali, comunali (IMU ed ICI)

        all’estero in alcuni casi hanno proposto di alzare la parte A) di trasferimento diretto di denaro ai Comuni fino a 0,3 cents al kwh prodotto.. se il kwh viene venduto alla rete a 4 cents al kwh, significa cedere ai Comuni circa il 7% del fatturato lordo, invece del 3-4 %

      2. Damiano tra i siti più adatti per il fotovoltaico a terra o l’agrivoltaico a pannelli bassi con pastorizia, come accennavi tu, ci sarebbero i terreni posti a confine con gli insediamenti industriali, aree per forza marginali, non pregiate a livello agricolo, se non persino leggermente inquinate, e sarebbero impianti in grado di fornire elettricità alla rete con connessioni corte e proprio vicino a dove l’elettricità serve..

        questa fascia di aree potenziali, insieme a quella lungo le autorstrade, è la fascia cosidetta “solar-belt”.. che prevedeva iter di approvazione facilitati e la deroga per fare impianti fotovoltaici anche su terreni;

        guarda caso questa fascia è stata erosa, ridotta, un pezzo alla volta dai vari decreti recenti governativi;

        l’erosione della solar-belt, e anche delle altre aree precedentemente cosniderate idonee, al momento ha creato un rialzo di prezzo e speculazione sui prezzi di aquisto o affitto dei pochi terreni rimasti usabili a termini di legge in Italia per fare gli impianti..

        con questo governo è tutto irrazionale e folle, per proteggere invece gli alti prezzi e interessi costituiti delle vecchie filiere energetiche.. sembra di stare ancora in un libro manzoniano dell’800

        1. Se non è auto -sabotaggio questo….
          Tradimento della Patria

          (forse sono interessati a replicare il disastro dello scorso ventennio).

  3. Sarebbe un ottimo motivo di business , parcheggio coperto da pannelli solari, lo metti con accesso a pagamento regolato da sbarra in più anche colonnina di ricarica per vendere l’energia elettrica. Macchina al coperto, fresca e la ricarichi e chi ti dà quella possibilità ne guadagna….

  4. Su questo giornale nei commenti era già stato detto che in Francia i parcheggi devono adottare il fotovoltaico. Lo so che come commentari il nostro valore è ininfluente ma non è il professore che ha avuto per primo questa idea. Redazione Potete togliermi dallo spam?? Grazie

      1. È un ri-rilancio, è che il prof. fa anche i conti. L’ idea di ricoprire i parcheggi parte ancora prima della legge francese suppoorta dagli scettici del FV agricolo. Snobbata anche dal nostro governo. La vostra giusta critica al mio commento è criticabile riguardo al titolo. Potete risolvere lo spam a mio riguardo

  5. Edwin Abbott

    Tre ministeri mi hanno già comunicato con urgenza che, trattandosi evidentemente di una proposta sensata sia dal punto di vista tecnico/scientifico che economico, sanitario e ambientale, è stata scartata d’ufficio, perché contrasta con gli interessi del Governo.

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