BYD continua a dominare la scena globale dell’auto elettrica, ma sul mercato domestico cinese manda segnali di debolezza. Ad aprile il colosso cinese ha registrato un calo del 15,7% su base annua: è l’ottavo mese consecutivo di flessione. Un dato che conferma le difficoltà interne, legate ad una “guerra dei prezzi” che sta comprimendo margini e domanda.
Il dato mensile di aprile segna in realtà un piccolo rialzo rispetto ai veicoli venduti da BYD a marzo. Tuttavia, il confronto anno su anno resta negativo e fotografa una fase complessa per il mercato domestico, in controtendenza con i successi ottenuti con l’export.

Export sempre più determinante…
Oggi a sostenere BYD è senza dubbio la sua crescita internazionale. Ad aprile le vendite fuori dalla Cina hanno raggiunto quota 134.542 unità, con un impressionante +70,9% rispetto allo stesso mese del 2025. Questo significa che quasi il 43% delle consegne totali deriva ormai dall’estero.
Nel quadrimestre gennaio-aprile, BYD ha venduto in totale poco più di 1 milione di auto passeggeri, con le vendite internazionali salite a 455.707 unità (+59,8%), segno che la strategia di espansione globale sta diventando fondamentale. Non a caso, l’obiettivo dichiarato per il 2026 è raggiungere 1,5 milioni di veicoli venduti fuori dalla Cina.
… ma in “casa” performance contrastanti
Il mercato interno, invece, ormai da diversi mesi latita. Ad aprile è arrivato l’ottavo “meno” consecutivo: 314.100 veicoli venduti e -15,7% rispetto al 2025. In parziale ripresa rispetto a marzo (-20,4%) ma ancora lontano da standard all’altezza.
BYD sta cercando di ovviare al problema diversificando l’offerta, puntando su segmenti più redditizi e nicchie emergenti, ma senza però riuscire ancora a compensare il calo del core business.
Analizzando l’andamento dei diversi brand legati al colosso cinese, infatti, emergono dinamiche molto diverse. Il marchio principale (serie Dynasty e Ocean) in Cina ha registrato un calo mensile del 21,2%, fermandosi a 273.448 unità, così come il brand premium Denza (-26,9%).
Note positive, invece, dal brand off-road Fang Cheng Bao (+ 190,2%) e dal marchio di fascia alta Yangwang, che ha segnato un +95,6%, ma con volumi ancora limitati (264 unità).

Margini sotto pressione e sfida tecnologica
Alle difficoltà commerciali si aggiunge un calo della redditività. Nel primo trimestre, l’utile netto della società è sceso del 55,4%, fermandosi a 4,09 miliardi di yuan. A pesare sono soprattutto i costi dell’hardware e la competizione sui prezzi nel mercato cinese.
Il quadro che emerge è abbastanza chiaro: BYD sta vivendo una fase di transizione. La crescita internazionale è solida e strategicamente fondamentale, ma non compensa ancora il rallentamento in Cina, che resta il mercato principale. E brutalmente competitivo.
Per reagire, BYD punta su innovazioni come la ricarica ultra-rapida e una nuova generazione di veicoli elettrici ad alte prestazioni. Tecnologie che potrebbero rappresentare un vantaggio competitivo anche in Europa. Basterà per rialzarsi?
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In Europa sia BYD che le sorelle cinesi sono tutte novità che si stanno progressivamente affermando con i modelli dalle caratteristiche molto più sofisticate rispetto alle corrispettive occidentali o quantomeno più competitive secondo il rapporto costo\dotazione. Normale che siano in crescita a doppia cifra… non un paradosso.
Sul mercato cinese a breve se non brevissimo (viste le pesanti conseguenze del blocco di Hormuz) partirà una feroce selezione che avrà effetti anche globali (qualche casa fragile sparirà, quelle più veloci e robuste si espanderanno all’ estero ..o solo all’ estero ove sottoposte a minor compressione dei margini).
Forse BYD dovrà selezionare meglio i marchi e modelli più redditizi oggi e in futuro (sicuramente alto di gamma) e lasciare la copertura di alcuni segmenti di mercato a chi può strutturare “dark factories” con sufficienti margini e magari supporto dell’ onnipresente governo cinese (per alimentare in particolare il PIL interno, che è il grande limite della Cina moderna)