Home Alla ricarica Panorama, anno nuovo e vecchi spauracchi

Panorama, anno nuovo e vecchi spauracchi

28
CONDIVIDI
panorama

Della brillante copertina di Panorama e dell’altrettanto brillante titolo che la correda, “Il grande Bluff dell’auto elettrica”, abbiamo scritto pochi giorni fa. Ma non siamo stati i soli a  stupirci per l’approssimazione dei contenuti e per il tono irridente dei colleghi, il direttore  Maurizio Belpietro e Guido Fontanelli. Il fondatore e Ceo di Silla industries Alberto Stecca  ha avuto la nostra stessa reazione e ha deciso di scriverci. Lo ringraziamo. Così come ringraziamo lo stesso Fontanelli, che ha avuto l’onestà intellettuale nei commenti sotto a questo articolo di scriverci: “Mi dissocio dallo strillo di copertina, il termine “bluff” è decisamente sbagliato, al massimo si poteva usare la parola ‘flop’. Così come non concordo con alcune tesi del direttore Belpietro…“.  

.                                                 di Alberto Stecca 

Il CEO di Silla Industries Alberto Stecca

Anno nuovo, nuova qualità nella comunicazione?
Invece no… almeno non per il racconto della mobilità elettrica, tutt’altro.
L’altro giorno ho letto un articolo di Panorama che addirittura l’auto elettrica la
salutava – dicendole “bye bye”. Le motivazioni addotte non vi stupiranno, sono
quelle che sentiamo ogni giorno.
In ordine sparso… iniziamo con un grande classico: la range anxiety.

Quante banalità sulla ricarica

L’articolo punta il dito contro la ricarica su strada, su cui c’è ancora molto da
lavorare. E la ricarica privata? Un iniqua postilla sul ritardo degli incentivi dedicati
alla colonnina.
Ma che vuoi che sia se il 46,3% di chi guida una BEV dichiara di possedere un punto
di ricarica domestico e ricarica da casa l’80% / 100% delle volte? Che per il 79% dei
possessori di auto elettriche, il vero ostacolo alla ricarica pubblica sia il prezzo
troppo elevato del kWh e che ben il 43% di costoro la consideri “un complemento”
alla ricarica privata? (Dati dello Smart Mobility Report 2022).

panoramaAndiamo avanti, trascurando la rilevanza statistica dei 3 automobilisti delusi, sarei però curioso di approfondire la testimonianza di chi sconsiglia di caricare a casa
“altrimenti accendi il forno e salta tutto”. Il bilanciamento dei carichi domestici è una feature consolidata nelle colonnine sul mercato che assicurano lo svolgimento della ricarica senza incorrere in fastidiosi
distacchi.

Quanto ai presunti insufficienti 3Kwh di base, andrebbe ricordato che ARERA mette a disposizione degli utenti dotati di colonnine d’ultima generazione
l’aumento della potenza a 6Kwh di notte e nei festivi.

Il falso problema dell’automotive Made in Italy

C’è poi il tema “2035, stop alla vendita delle auto endotermiche”= fine della filiera
italiana… e quell’azienda su 3 che, nel settore automotive italiano, si posiziona sul
mercato dei veicoli elettrificati sviluppando e producendo componentistica?
Saranno anche “un flop” ma allora come commentiamo la crescita della produzione
nazionale di automobili elettriche e ibride che passano dallo 0,1% di produzione nel
2019 al +40% nel 2021? (Dati fondazione Symbola).

Quanto ai progetti europei di gigafactory a rischio, causa guerra e crisi, come la
mettiamo con i 136 miliardi di euro costati (in dieci anni) alla nostra collettività,
frutto dell’indiscriminata attività del sistema “sussidi alle fonti fossili” segnalati da
Legambiente nel report “stop sussidi ambientalmente dannosi”, 2021?
L’avvento su larga scala della mobilità elettrica fatica ad essere acclamato da
un’opinione pubblica segnata dagli accadimenti globali e da uno stato di
permacrisi, questo è un dato di fatto.

Ma perchè cercate sempre un “nemico”?

Quello che mi chiedo è perché, invece di comunicare in tono utile e approfondito (senza la pretesa di far cambiare idea a qualcuno, nel bene e nel male), ci si ostini a puntare il dito contro “un nemico”, senza dare giusto spazio alla completezza delle informazioni.
Io credo che nessuno abbia bisogno di questo, voi?

-Iscriviti alla nostra newsletter e al nostro canale YouTube

Apri commenti

28 COMMENTI

  1. Il giorno in cui inizierò a considerare ciò che scrive Maurizio Belpietro su qualsiasi argomento sarà il giorno buono per morire.
    Perché mai tutti coloro che amano il termico non smettono di scrivere su questo sito?
    Aprite il sito “VAI BROOM BROOM” e smettetela di rompere i cabbasisi qui.
    In questo sito si discutono le problematiche, e ce ne sono, relative ad una tecnologia più vecchia del motore termico, superiore per affidabilità ed efficienza, più economica in manutenzione ma ancora giovane per le batterie. Parliamo di queste problematiche e le possibili soluzioni e relative tempistiche, non di un Belpietro qualsiasi.

    • Perchè io ero convinto che questo sito volesse informare imparzialmente e stimolare una discussione sulle elettriche. Non sapevo si volesse una camera dell’eco.

  2. Sono Guido Fontanelli, auto dell’articolo uscito su Panorama. Vi scrivo per chiarire la mia posizione: intanto mi dissocio dallo strillo di copertina, il termine “bluff” è decisamente sbagliato, al massimo si poteva usare la parola “flop”. Così come non concordo con alcune tesi del direttore Belpietro. A differenza di Belpietro, io apprezzo molto le auto elettriche alle quali ho dedicato anche un libro. Nel mio articolo rcordo che “i motori endotermici sono inefficienti, ogni 10 litri di benzina che vi finiscono dentro, solo 3 o 4 si trasformano in movimento, il resto se ne va in calore”. Che “il motore elettrico non inquina e la batteria può essere riutilizzata e i suoi componenti recuperati. Le auto tradizionali invece nel corso della loro vita disperdono nell’ambiente una quantità di CO2 equivalente a 20 volte il loro peso». E ancora: “Nel 2019 il settore dei trasporti italiano (ultimo anno pre-Covid) è stato responsabile del 30,7 per cento delle emissioni totali di CO2”. Scrivo anche che “cercare di allontanare lo stop alle auto a benzina rischia di far restare indietro l’Europa e la sua industria, che invece dovrebbero correre per diventare competitive rispetto all’offerta cinese”. Fatte queste premesse, cerco di rispondere alla domanda: perché in Italia le vendite di auto elettriche diminuiscono? È questa la notizia da cui bisognava partire. E le risposte che mi sono dato sono abbastanza scontate e confermate da numerose indagini: prezzi alti, incentivi inadeguati, ricariche lente, range anxiety (ho anche scritto che di colonnine ce ne sono tante, ma poche in autostrada: non è forse vero?). Aggiungevo che secondo me manca la killer application che può convincere la massa dei consumatori ad acquistare un’auto elettrica. L’iPhone era ed è ancora carissimo, ma ha cambiato la nostra vita. L’auto elettrica la cambia ma non abbastanza. Detto questo, tutti i possessori di auto elettrica che conosco hanno passione, hanno affrontato una serie di ostacoli per rendere la propria villetta autonoma, per installare una wall box nel garage e sono pronti a sopportare qualche sacrificio. Ma la massa degli automobilisti non è così. È abituata a tempi di rifornimento veloci e a una rete di rifornimento capillare. Io non discuto che chi ha un’auto elettrica viva bene. Ma mi spieghi perché non c’è la fila per comprarle. Grazie per la pazienza.

    • Ha scritto molte cose condivisibili. Quello che non condivido è “L’auto elettrica la cambia ma non abbastanza”. In realtà l’auto elettrica la vita la cambia eccome sotto moltissimi aspetti.
      In Italia c’è un mix di tentativi di disincentivarla, campagne FUD (di cui probabilmente siete stati ingiustamente incolpati, ma certamente la copertina e il titolo non hanno dato giustizia all’articolo, se quello che ha scritto è quello che ha riportato nel commento), e una mentalità che non è ancora in grado di dare il giusto valore a questa piccola ma grande rivoluzione.
      Poco male, secondo me, ci arriveremo comunque con molti che saranno folgorati come San Paolo sulla via di Damasco.

      • Tra l’altro bisogna considerare che mediamente gli italiani sono difficili da convincere, ma una volta convinti si muovono tutti quanti in massa come un gregge di pecore. Mi aspetto uno spettacolo esilarante, da un certo momento in avanti. 😂

    • la ringrazio, Guido, per il suo commento che personalmente apprezzo molto. Provo a spiegarle perchè non c’è la fila per l’acquisto delle auto elettriche in quanto l’ho vissuto sulla mia pelle.
      In primis, non tutti i concessionari sono così propensi a vendere i modelli elettrici. Ho visitato praticamente tutti i concessionari che hanno in catalogo un auto elettrica di medie dimensioni (per la famiglia insomma) ed in più di un’occasione il discorso è stato abilmente dirottato sull’ibrido o sul buon vecchio termico. Difficilmente vengono illustrati tutti i pregi e difetti dell’elettrico e molto raramente viene affrontato il discorso della percorrenza media giornaliera che può fare davvero la differenza nella scelta. Nessuno ha mai parlato delle modalità di ricarica, dei costi e dell’eventuale possibilità che la stessa concessionaria può fornire supporto per l’installazione di una wallbox. Tutti si concentrano sulla percorrenza WLTP, ma solo in un caso mi è stato chiaramente illustrato che la percorrenza è chiaramente influenzata da tanti fattori e comunque nessuno sa spiegare cosa sia un test WLTP! Al secondo posto possiamo mettere il costo medio di una berlina elettrica che è decisamente “importante” per la famiglia media. Detto chiaramente, chi non ha problemi economici può fare quello che vuole, ma l’utente “medio” deve fare tutti i giorni i conti con la vita ed il suo costo e la scelta di un’auto impatta tantissimo. Al terzo posto c’è l’incertezza generata del vivere in uno Stato che ha cambiato più governi che stagioni e che ad ogni nuova legislatura nasconde quasi sempre una netta rivisitazione di quello che “era prima”. Oggi le elettriche godono di alcuni benefici fiscali ma non conosco nessuno disposto a scommettere che la cosa duri per molto. Nella mia città (Alessandria) ad esempio dal 1 di gennaio le auto elettriche non godono più dell’accesso libero alla ZTL e del parcheggio gratuito nelle zone a pagamento. In Piemonte il bollo non si paga “a vita”…almeno fino a quando la giunta regionale resterà quella attuale, “del doman non v’è certezza”. Altra chicca, la notizia di fine 2022 che il fisco ha deciso di mettere sotto la lente i possessori di auto elettriche. Non tutte, solo quelle con più di 70kw, ma intanto abbiamo spaventato una buona parte dei già scettici. Molti, ed all’inizio nemmeno io, ero a conoscenza che il GSE (Gestore dei servizi energetici) dà la disponibilità di accedere, fino alla fine di quest’anno, alla sperimentazione per la ricarica dei veicoli elettrici mettendo a disposizione degli utenti l’aumento di potenza del contatore domestico a 6kw a costo zero nelle ore notturne. L’ansia da ricarica contagia molti ma, come scritto nel mio precedente commento, è una “malattia” che passa non appena un conoscente “elettrico” comincia a raccontare di come effettivamente si viaggia “a pile”. In ultima analisi consideriamo il periodo storico che stiamo vivendo: la mia auto è arrivata dopo 16 mesi. 16 mesi trascorsi in una pandemia, con una crisi nera nel mondo ed una guerra inutile che non ha fatto altro che peggiorare le cose. Altro “pregio” della nostra amata Nazione è sicuramente il costo dell’energia che, unita alla mancanza cronica della voglia di informarsi non fa altro che, mi passi l’esempio tutt’altro che elettrico, buttare benzina sul fuoco. Tornando ai concessionari, quasi nessuno cita la possibilità di accedere a tariffe agevolate mediante la sottoscrizione di abbonamenti ad hoc. Quello che noto è che la gente, dopo aver letto -tanti- articoli come quello citato in questo post, non si pone domande tipo “sarà vero?”, ma preferisce puntare il dito e relegare gli “elettrici” ad una loggia di privilegiati da criticare. Come dice lei, dobbiamo solo aspettare la giusta “killer app” e magari dimostrarci più aperti alle sperimentazioni. Probabilmente il boom elettrico, nel nostro Paese, è arrivato nel momento peggiore. Io, che sono un “ragazzo” degli anni 70, oggi do per scontate tantissime cose che negli anni 90 popolavano i racconti di fantasia delle serate con gli amici. Può essere che tra qualche anno gireremo su auto sostenibili, autonome, vivibili come il salotto di casa e che magari faranno pure il caffè (incidendo ovviamente sull’autonomia). Solo allora le daremo per scontate e penseremo a come negli anni 20 del 2000 ci fossero tutti quelle critiche infondate. D’altronde, se anche la Nutella ha dei detrattori allora tutto il resto sarà sempre e solo in salita!

    • Ciao Guido e grazie delle precisazioni. Ammetto che il 90% del tuo articolo potrei sottoscriverlo anch’io. Ma la risposta alla domanda “perchè non c’è la fila per comprare l’auto elettrica?” la dà il tuo direttore con il titolo di copertina (e gli altri due nelle pagine interne). In altri tempi e in altri giornali (tipo quello che ci vide colleghi) l’avremmo definita una “carognata”

    • Grazie (omonimo), apprezzo moltissimo chi ci mette la faccia.
      Purtroppo il messaggio che passa è quello del titolo. E concordo sul fatto che è uno dei motivi per cui l’elettrico in Italia è al palo, al di là del discorso meramente economico.
      Perchè ci sono larghe fasce di popolazione che potrebbero benissimo, qui e ora, passare all’elettrico. Ma non lo fanno, grazie anche al suo direttore (la minuscola è voluta) e al noto contorno e correlato.
      Concordo con le sue parole, tranne la chiosa finale. Grazie per essere intervenuto.

    • Per prima cosa le faccio i complimenti per la replica pacata ed argomentata. I motivi per cui se ne vendono poche sono i seguenti:
      1 – Il prezzo. Il reddito medio in Italia è poco sopra ai 20000€. Una BEV che permetta in tutta tranquillità spostamenti anche lunghi con tutta la famiglia ne costa almeno 35/40000. Se la BEV è una seconda auto, il discorso non cambia, anche la BEV più economica diventa cara come seconda auto se il tuo reddito è 20000€.
      2 – Politica degli incentivi indecifrabile… ci sono, non ci sono….
      3 – Ignoranza. Da felicissimo possessore di una BEV da due anni le posso dire che molti dei problemi da lei elencati sono più piccoli di quello che sembra o del tutto inesistenti. Per il rifornimento, per esempio, perdo molto meno tempo adesso rispetto a prima, perchè la macchina si rifornisce da sola mentre faccio altro (mentre dormo quando sono a casa o mentre mangio quando sono in viaggio). Anche uscire un chilometro o due dall’autostrada non lo trovo un grande problema, per quella che è la mia esperienza.
      Per i telefoni è stato diverso perchè un I-Phone è caro per essere un telefono, ma è comunque “raggiungibile” da molte persone, magari pagando 20€ al mese al gestore telefonico. L’equivalente a quattro ruote di un I-Phone, cioè una Tesla, è del tutto fuori portata per l’italiano medio.

  3. Lascio il mio primo commento da “neo-elettromovente”. Nel 2021, complici gli incentivi statali, una vecchia auto buona solo come rottame e la voglia di provare qualcosa di nuovo, ho deciso di fare il passo verso la mobilità elettrica. Ho sondato TUTTO il mercato, fatto le mie valutazioni ed alla fine ho fatto la mia scelta, siglando un contratto che, per cause ormai note a tutti, mi ha poi portato ad attendere 16 mesi la nuova auto. In quei 16 mesi ho dovuto combattere giornalmente con lo zoccolo duro dei “pistonisti” che, ammaliati da tutti questi articoli contro la mobilità elettrica, mi mettevano regolarmente in guardia contro le insidie insite nell’avere un’auto “diversa”. Ricordo le frasi tipiche tipo: “vedrai, quando ti ritroverai a secco di kw e diventerai matto a cercare una presa”, oppure, “farai come tutti quelli con le Tesla che stanno a 90 all’ora in autostrada per non rimanere a secco!”. Bene, dopo tre mesi con la mia nuova auto e le chiacchierate alla macchinetta del caffè, dove le domande provocatorie sono all’ordine del giorno, mi accorgo che gli atteggiamenti di sfida sono mutati in atteggiamenti di “quasi” invidia, specialmente quando, conti alla mano, i “pistonisti” di cui sopra si rendono conto quanto sia effettivamente efficiente la mobilità elettrica. Con un minimo di organizzazione non sono mi sono mai avvicinato al rimanere “a secco” e non ho mai avuto bisogno di andare a 90 all’ora per essere certo di raggiungere la destinazione. Come per tutte le cose ci sono pro e contro, ma ognuno di noi è in grado di fare le valutazioni necessarie e capire se una cosa può convenire o meno. I “detrattori a prescindere” di solito sono quelli che non hanno voglia di perdere tempo in ragionamenti ed accettano passivamente le loro certezze pretendendo che siano standard per tutti. Ho già fatto un paio di viaggetti che vanno ben oltre il range standard della mia auto senza nessuna ansia da ricarica. La pianificazione del viaggio con le pause intelligenti tipo “panino e ricarica” permettono, anzi, di scoprire posti (ed ottime trattorie tipiche) che normalmente non si considerano perchè, semplicemente, quando si viaggia in autostrada ai paesini di provincia si preferiscono i carissimi autogrill. Ammetto che maggiori colonnine rapide in autostrada sarebbero più comode ma è anche vero che, spesso, appena fuori dai caselli si trovano colonnine in abbondanza. Sono convinto della scelta fatta e non credo che tornerò indietro. Al momento sono molto soddisfatto e spero che in futuro i detrattori della mobilità elettrica possano essere meno catastrofisti e più realisti, magari con solo un po’ di obiettività in più. L’elettrico non sarà la soluzione definitiva per risolvere i problemi del mondo, ma sicuramente può essere un buon primo passo. Scusate la lunghezza ma ci tenevo ad esprimere ciò che penso.

    • Condivido al 100%. Mi è capitato per esempio di fermarmi al supercharger di Santhià, che si trova all’interno di un golf club. Invece di un caffè in piedi in un affollato autogrill, mi sono bevuto un tè seduto in un bellissimo bar con vista sul campo da golf. Certo, ho fatto un paio di km fuori dall’autostrada, ma vuoi mettere?

  4. “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.”
    La famosa frase di Gandhi mi pare che calzi a pennello.

    Perfino il poco interessante editoriale di ammette candidamente che: “A noi l’auto elettrica non convince […] ciò detto, è necessario essere consapevoli che […] il percorso di cambiamento è irreversibile […] impariamo dal passato che è l’innovazione, e non la nostalgia, a essere sempre stata il vero motore dell’automobile.”

  5. Si Arera e 6 kw di notte, quindi si pagano tutti, inutile avere il fotovoltaico.
    Io che lavoro 07-18,30 incluso il viaggio come ricarico l’ auto, (le sigle BEV ecc. mi sono altamente antipatiche), da Ottobre a Aprile?

  6. La riflessione e l’annessa conclusione la si può estrapolare, (ad oggi 18 gennaio 2023), da quanto qui si riporta parola per parola: ” Ma che vuoi che sia se il 46,3% di chi guida una BEV dichiara di possedere un punto di ricarica domestico”.
    Il 46,3%…..mh…

    • Sapere cosa significa “punto di ricarica” aiuterebbe ad evitare di estrapolare errate conclusioni dalle riflessioni.

    • a me risulta che il 48,8% delle case vendute nele 2021 avevano il box auto ..

      quindi il mercato per le BEV , ammesso che sia solo quello di chi ha casa di proprietà
      c’è e SPERO ,campagna me-idiotica a parte ,ci sarà sempre di più

      per molti la ricarica potrebbe essere settimanale anche non a casa

      c’è chi lavora con 40 kWh di batteria ,senza garage

      cercare su youtube “tassista elettrico Siena”

      • certo certo.. porro, quattoruote, il nuovo governo, presidente aci, toyoda, chiunque esprima il proprio pensiero non allineato e costantemente preso di mira non sono qui vergate nero su bianco ma frutto della immaginazione di chi legge.. come no

        • di solito il pensiero “non allineato” è quello di chi sta in minoranza ..

          mi spiace per voi se nell’Europa più avanzata e CIVILE l’EV è oramai quasi in orbita ..
          mentre da noi , dove la maggioranza vuole conservare il fossile ,
          perchè ha il C. pesante ,
          dobbiamo accendere ancora i motori, o forse li abbiamo addirittura spenti.
          una maggioranza,RELATIVA,che vuole conservare “l’odore di nafta mentre fa il pieno la mattina presto”

          e con C.
          non intendo cuore
          forse cervello ;
          ma non ne sono sicuro

    • La ricerca del nemico…come la ricerca dell’amico. O della nuova batteria, o del nuovo catalizzatore che permette di estrarre H2 o il nuovo pannello solare o la barca solare o …
      Cos’hanno in comune Porro, Quattroruote, Piazza Pulita, Tavares, il Wyoming, la perovskite, la Gigapress, Brembo, Brugola, SolarEdge …?

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci qui il tuo nome