Se tutta l’umanità vivesse come noi italiani, domani, 3 maggio, avremmo già esaurito le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. In altre parole, in soli 123 giorni avremmo consumato il nostro “budget ecologico”, entrando in deficit già dal giorno successivo. È quanto certifica il Country Overshoot Day italiano calcolato da WWF Italia. Quest’anno arriva in anticipo di 3 giorni rispetto al 2025 a conferma della traiettoria preoccupante del nostro Paese, per sostenibilità e clima.

Dal 4 maggio, infatti, il nostro sistema economico inizia a vivere “a credito”, utilizzando risorse che non si rigenereranno nel corso dell’anno. Un debito che si traduce in crisi climatica, perdita di biodiversità e degrado degli ecosistemi, elementi ormai centrali anche nel dibattito energetico e della mobilità.
Fortunatamente molti altri Paesi, quasi tutti del Terzo Mondo, loro malgrado hanno stili di vita molto più parsimoniosi. Perciò l’Overshot Day Globale è spostato più avanti. Lo scorso anno cadde il 24 luglio; quest’anno presumibilmente un po’ prima. Resta i fatto che mentre l’Italia consuma ogni anno circa 3 volte il suo intero budget, l’umanità nel suo complesso esaurisce ogni anno 1,7 volte le risorse rinnovabili generate dall’intero Pianeta.

Un modello di sviluppo fuori dai limiti del Pianeta
Secondo il WWF, questa data non è solo simbolica: rappresenta la distanza crescente tra il modello di sviluppo italiano e i limiti biofisici della Terra. Negli ultimi decenni, urbanizzazione, aumento dei consumi e crescita della mobilità privata hanno contribuito a spingere in avanti l’impronta ecologica del Paese.
Il trend è chiaro: negli anni Settanta l’Overshoot Day globale cadeva a fine dicembre, oggi si è spostato a metà anno, con un consumo equivalente a circa 1,7 Pianeti ogni anno.

In questo contesto, l’Italia si colloca nella media europea ma resta tra le economie con una pressione significativa sugli ecosistemi. Il fatto che la data continui ad anticiparsi è un segnale inequivocabile: le azioni intraprese finora non sono sufficienti.
Energia e mobilità: leve decisive per invertire la rotta
Tra i settori chiave per ridurre l’impronta ecologica, il WWF indica chiaramente energia, trasporti e sistemi alimentari. In particolare, la transizione verso fonti rinnovabili e una mobilità più sostenibile rappresentano leve immediate e concrete.
Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dal trasporto su gomma, la diffusione della mobilità elettrica può giocare un ruolo strategico. Non solo per ridurre le emissioni climalteranti, ma anche per diminuire la pressione complessiva sulle risorse, soprattutto se integrata con energia rinnovabile.
Spostare la data è possibile (ma non scontato)
Il messaggio del WWF è chiaro: spostare in avanti l’Overshoot Day è ancora possibile, ma richiede un cambiamento sistemico. Non bastano interventi isolati: serve una trasformazione che coinvolga produzione, consumi e stili di vita. (WineNews)
Tra le azioni prioritarie emergono:
- accelerazione sulle energie rinnovabili
- sviluppo della mobilità sostenibile
- riduzione del consumo di suolo
- diffusione dell’economia circolare
Un indicatore che riguarda anche il futuro industriale
L’Overshoot Day non è solo un indicatore ambientale, ma anche economico. Anticipare la transizione significa ridurre rischi futuri, mentre ritardarla espone il sistema produttivo a costi crescenti, tra energia, materie prime e impatti climatici. In questo senso, la mobilità elettrica e le rinnovabili non sono solo soluzioni ambientali, ma asset strategici per la competitività del Paese.
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Lavoro nel settore automotive e ho acquistato la T03 pagandola 4600 euro. Adoro quest’auto ma ragazzi, fosse costata anche un euro in più non l’avrei considerata neanche di striscio. Acquistarla al prezzo pieno per me è semplicemente una follia…
L’economia è improntata sui consumi e sull’usa e getta….
Se calano i consumi, allarme generale, l’economia non cresce….
se si “consuma” troppo il pianeta e ne cambiamo drammaticamente i comportamenti atmosferici il P.I.L. sarà formato prevalentemente da spese emergenziali di ripristino danni a cose e persone…. oltre a drammatici costi per produrre cibo… che in vastissime aree stanno già pagando da anni (e riempiono barconi di persone in fuga dalle zone più colpite… tra le quali tra non molto rientreranno anche vaste aree europee, tra cui l’Italia)
Concordo pienamente con il tuo pensiero, ma insisto che la nostra economia è purtroppo basata sui consumi.
Tutto dura poco, si rompe e si riacquista buttando in discarica e inquinando il pianeta per produrre il nuovo
vero è che gli “umani” basano la propria vita sulla produzione di beni e servizi; il guaio Frano è che contrariamente al lontano passato invece che evitare gli scarti, gli inquinamenti e la sovrapproduzione non necessaria siamo arrivati a livelli assurdi di consumo risorse.
Giusto in questi drammatici periodi verifichiamo che possiamo magari riciclare alcuni scarti e trasformarli in materie prime-seconde per altre produzioni, o che possiamo riciclare a ciclo chiuso l’uso delle acque a scopi industriali e l’allevamento intensivo (dai quali poi si possono recuperare calore e gas per produrre energia).
Se si volesse davvero Franco non dovremmo affatto ridurre i beni prodotti (a danno magari di minori lavoratori pagati) ma usare molto di più il cervello per impiegare competenze e risorse per avere anche più beni e magari di miglior qualità ma senza sprecare o distruggere tutto.
Speriamo di riuscire a far partire almeno una seria raccolta differenziata, in particolare i RAEE e gli oli esausti anche a livello urbano in modo da alimentare cicli di recupero e autoproduzione di energia/calore senza dover per forza estrarre sempre dal pianeta…
I beni un tempo fatti per durare ora hanno il timer a bordo.
Cambi la caldaia durata 30 anni anche perchè ben manutenuta e ti senti dire che la nuova sei fortunato se dura 10-12 anni.
Questo sarebbe il progresso?
Lavatrici o lavastoviglie che butti dopo 5-6 anni perchè troppo costoso ripararle.
Ho in casa elettrodomestici che con un minimo di manutenzione hanno al momento 28 anni.
Quelli nuovi consumano meno, ma in 28 anni ne butti in discarica una quantità mostruosa….
@Franco
i beni “durevoli” come gli elettrodomestici 30 anni fa (prodotti da marchi nazionali ed esportati nel mondo) venivano costruiti in linee produttive ad alta intensità di manod’opera e costavano non poco in proporzione alla sofisticazione tecnica ed agli stipendi dell’epoca; oggi gran parte degli elettrodomestici hanno funzioni pure troppo sofisticate (ed inutilizzate) da gran parte degli acquirenti (collegamenti wi-fi, programmazione da app etc) ma vengono costruiti in Asia o assemblati in Europa da fabbriche-cacciavite (con pezzi a tariffa “ricambio” esente dazi) e con poco impiego di manod’opera… Non ho idea dei margini di profitto attuali della capogruppo ma sicuramente occorre tenere alti livelli di produzione e vendita (tramite mega-store o marketplace on line)… Purtroppo per sempre più persone non avere sufficiente vendita = bassa produzione = bassa occupazione, a basso stipendio… Siamo diversi miliardi di persone su questo povero pianeta (o meglio, i poveri esseri viventi con noi uomini attorno) ed è ben difficile che si possa mantenere tenori di vita così elevati per una non piccola parte (ci metto gli “occidentali” + nuovi benestanti asiatici/giapponesi/australiani).
Il vero guaio non è la produzione continua di beni… è continuare ad estrarre nuove risorse anziché riciclare gli scarti/oggetti guasti o obsoleti, magari usando energia da F.E.R. anziché continuare a bruciare carburanti… con un pianeta che si sta arroventando.
👋🏼👋🏼
Gli elettrodomestici dovrebbero comunque essere riciclati dato che vengono conferiti.
Concorderai che per riciclo riutilizzo materiali e produzione del nuovo si spende energia che non spenderesti producendo bene in prima battuta.
Ma non funziona cosi’ e sprechiamo energia inquinando il pianeta.
Guarda la durata di uno smartphone, il mio funziona ma alcune app non le accetta perchè non è compatibile.
Non sono padrone di cambiarlo quando si guasta, saro’ costretto prima o poi a cambiarlo perchè obsoleto….
Per evitare l’overshoot è ancora valido il limite di 2 kW calcolato da uno studio di qualche anno fa ?
https://www.vaielettrico.it/la-societa-sostenibile-e-quella-a-2-000-watt/
Personalmente trovo scandaloso che l’ overshoot venga trattato come una risorsa da gestire piuttosto che un drammatico limite da non superare.
Stiamo mangiando le risorse vitali delle attuali generazioni di bambini e dei loro sfortunanissimi successori.
È come dire “guadagno 1000 euro al.mese ma ne spendo 3000”.. Qualcuno quel debito ambientale lo pagherà carissimo.
Credo che l’idea di “overshoot day” non prenda piede, né in Italia, né nel mondo, non “faccia scandalo”, perché è esposta in termini “confusi e dolci”, poco comprensibili.
Voglio dire, prendi gli italiani, ad esempio, gli abbassi le accise sulla benzina rubandogli altri servizi e loro sono contenti.
Potrebbe anche essere intenzionale. I governi e i gruppi di ricerca tendono a non creare il panico, perché, quando c’è panico, non sai chi viene buttato giù dalla finestra.
Il 24 luglio è il giorno 205 dell’anno, che ha 365 giorni, ossia “finiamo la benzina” o, per restare in tema, “finiamo la batteria” dopo che è trascorso il
100 * 205 / 365 = 56%
circa dell’anno.
Visto che tutti tengono al portafoglio, almeno per mangiare, bisognerebbe chiedere: Ehi, ma chi paga il restante 44%!?
Se poi sei un politico o un elettrore sovranista-egoista, ti potresti chiedere: ma non possiamo lasciare entrare alla festa solo il 56% della popolazione mondiale!?
In termini più brutali: se la popolazione mondiale è di circa 8.3 miliardi di persone, quel 44%, cioè 3 miliardi e 652 milioni di persone, perché sono ancora vive e “ci rubano il posto di lavoro” (=aria, acqua, cibo etc.)?
Pare che miliardari, oligarchi e altre disgrazie che sostengono i vari dittatori in giro per il pianeta si siano fatti la stessa domanda e abbiano concluso che loro – soprattutto loro – non sono compresi in quel 44%.
Stesso ragionamento sembra facciano gli italiani, che arraffano e consumano come se a pagare (domani) dovessero essere altri.
Domanda: che cosa facciamo degli “esuberi” e come li scegliamo? Ci siamo anche noi, o solo “alcuni di noi”? Chi li sceglie in Italia? Giorgia e Matteo, così i castelli e le industrie sono salve?
Oppure redistribuiamo i consumi e risparmiamo la vita a quei “tre miliardi e rotti”? La vedo dura.
Ecco, se la mettiamo su questo piano, con Vespa che chiede, alle 21:30, “Chi di voi vuole volontariamente dare il buon esempio e si iscrive al 44%?”, allora forse il messaggio potrebbe passare…
gli italiani faticano pure a capire che rispetto ad altri europei son pagati un buon 30% in meno….😭
chissà… forse qualcuno quest’anno se ne accorgerà … visto che non saremo distratti dai mondiali di calcio…
poco “panem” e niente “circenses”.. a dimostrazione di come siamo decaduti.
Vi riporto un itneressante articolo che ho trovato su Transizione&Retroscena
Overshoot Day, la politica reagisce: tutti d’accordo sul problema, nessuno sulle soluzioni
Quest’anno l’Overshoot Day italiano arriva il 3 maggio, giorno in cui avremo esaurito le risorse naturali che la Terra è in grado di rigenerare in un anno. In 123 giorni avremo consumato il nostro “budget ecologico”, entrando in deficit già dal giorno 124. A proposito di deficit, abbiamo dunque raccolto le reazioni delle principali forze politiche, ciascuna con la propria lettura dell’Overshoot e delle sue implicazioni per il Paese. Ve le riportiamo nel nostro resoconto.
Giorgetti ha dichiarato: “L’Overshoot va messo nei conti pubblici. Non possiamo permetterci più di tot Overshoot all’anno, altrimenti salta il bilancio. È un nuovo parametro di stabilità, come deficit/PIL. Bisogna rispettare l’Overshoot massimo consentito da Bruxelles, perché se lo superiamo perdiamo credibilità sui mercati.”
Gli fa eco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “L’Overshoot italiano va difeso. Non accettiamo che altri Paesi ci dicano quanto Overshoot possiamo produrre. L’Overshoot è frutto del lavoro degli italiani, non ce lo faremo limitare. E comunque il nostro è un Overshoot di qualità, costruito con sacrificio. Chi critica vuole indebolire la nostra sovranità energetica.”
Di parere completamente opposto la segretaria del PD Elly Schlein: “L’Overshoot non può restare concentrato nelle mani di pochi. Va redistribuito: chi ha troppo Overshoot deve cederne a chi non ne ha abbastanza. Serve una riforma che garantisca pari accesso all’Overshoot, perché le disuguaglianze ambientali sono sociali. Non possiamo lasciare indietro chi oggi non ha Overshoot sufficiente.”
Non manca poi di esprimersi il leader di Italia Viva Matteo Renzi: “L’Overshoot non è un problema, è un’opportunità. Facciamo un Piano Nazionale Overshoot: poli, academy, startup dell’Overshoot. Possiamo diventare leader europei nell’Overshoot sostenibile. Basta con il catastrofismo: servono investimenti intelligenti e un approccio pragmatico. L’Italia può trasformare l’Overshoot in crescita.”
Immancabile poi la lettura del segretario del M5S: “Serve un Overshoot di cittadinanza: una quota minima garantita a ogni persona. Non possiamo accettare che ci siano cittadini con troppo Overshoot e altri senza. Lo Stato deve assicurare un livello dignitoso di Overshoot per tutti. La transizione non può essere pagata dai più deboli: l’Overshoot è un diritto.”
Caustico Nicola Fratoianni di AVS: “L’Overshoot è l’ennesima prova del fallimento del modello estrattivo. Le grandi aziende accumulano Overshoot mentre i territori vengono svuotati. Bisogna riportare l’Overshoot sotto controllo pubblico, fermare il consumo di suolo e investire nella mobilità collettiva. L’Overshoot non può essere lasciato al mercato.”
E per finire il parere del Generale Vannacci: “L’Overshoot italiano va protetto. Basta regalarlo agli stranieri. L’Overshoot è parte della nostra identità e va preservato. Chi entra nel Paese deve dimostrare di non consumare Overshoot senza averne diritto. Serve una gestione nazionale dell’Overshoot, perché le risorse italiane devono restare agli italiani.”
Come potete dunque constatare, l’intero arco costituzionale dimostra di avere a cuore il problema e di averlo compreso fin nei minimi dettagli. Quest’anno l’Overshoot cade in anticipo rispetto al passato, e questa data dal 1980 è via via risalita nel calendario, dal mese di dicembre fino alla metà dell’anno. Ma siamo certi che il futuro non potrà che essere migliore: magari non subito, magari non dall’anno prossimo, ma la consapevolezza dei nostri politici ci permette di dire che siamo in una botte di ferro.
🤣😭🤣😭🤣😭