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Omoda e Jaecoo in Italia. Il primo EV dopo l’estate

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Debutto ufficiale di Omoda e Jaecoo (entrambi del gruppo Chery) in Italia. Per il primo veicolo elettrico però dovremo aspettare ancora qualche mese. 

Ne avevamo già scritto in anteprima, ma il vero e proprio debutto italiano di Omoda e Jaecoo è stato ieri sera, con un grande evento organizzato a Milano. I due brand cinesi del Gruppo Chery arrivano veloci e con decisione. È infatti un progetto che parte dalla Cina, ma che ha come obbiettivo quello di diventare sempre più europeo.

“La strategia di espansione del Gruppo Chery – ha annunciato dal Vice President di Chery Automobile, Zangshan Zhang – prosegue nel Vecchio Continente creando sinergie locali per diventare una vera azienda europea. In futuro, la produzione, la ricerca e la supply chain saranno locali, mettendo sempre al centro il cliente e garantendo capacità di reazione rapide”.

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I due brand si differenziano per per target e stile. Omoda nell’animo dei costruttori si rivolge ai giovani più attenti al fashion, Jaecoo invece è un brand più “gentleman” che punta su grandi prestazioni in fuoristrada ed eleganza. In meno di un anno Omoda-Jaecoo ha già realizzato 40 punti vendita con l’obbiettivo di raddoppiarli entro la fine del 2024 e di superare quota 100 nel 2025. Un concessionario in ogni capoluogo di provincia e più di uno nelle principali città. Di pari passo alla rete vendita sta crescendo anche quella di assistenza con un magazzino ricambi qui in Italia in grado di garantire consegne in 24 ore.

Omoda 5 EV

A debuttare per prima in Italia sarà l’Omoda 5, un C-Suv con motore termico e dal prezzo interessante (27.900 €). Sarà affiancato tra pochi mesi anche dal gemello elettrico: l’Omoda 5 EV. Non si conoscono ancora prezzo e data esatta di commercializzazione, ma dovrebbe essere prima della fine del 2024.

Esteticamente la differenza più grande tra la versione termica e quella elettrica è nella parte anteriore, dove scompare la griglia e al suo posto troviamo una superficie carenata dalle linee ancora più futuristiche e che nasconde la presa di ricarica. Ha lunghezza di 4,40 m e un profilo laterale in cui si è cercato di trasmettere dinamicità, leggerezza e stile. Gli interni sono minimalisti e dominati dai due display curvi. Quello da 10,25” piazzato dietro al volante è dedicato alla strumentazione, mentre l’altro, da 12,3” posto in posizione centrale, è riservato al sistema di infotainment. Tanta tecnologia immersa nelle tre colorazioni disponibili: Total black con inserti cromati; Blu Santa Cecilia, con rifiniture beige; Blu di Prussia con tocchi arancioni.

Motore, batterie e prestazioni

L’Omoda 5 EV è spinta da un motore sincrono e a magneti permanenti collocato sull’asse anteriore. Il propulsore sviluppa 150 kW (204 CV) di potenza massima e 340 Nm di coppia. È in grado di passare da 0 a 100 km/h in 7,8 secondi e raggiungere una velocità massima pari a 170 km/h.

La batteria da 62 kWh è di tipo LFP (litio ferro fosfato) per un’autonomia dichiarata di 430 chilometri. Omoda non esclude che in futuro siano commercializzati anche allestimenti con batterie di altri tagli.

La ricarica in corrente alternata arriva a 9,9 kW mentre quella in corrente continua a 80 kW. In questo caso sono necessari 28 minuti per passare dal 30% all’80% di carica. Interessante la funzione Vehicle-to-load (V2L), che consente all’auto di erogare fino a 3,3 kW di potenza e alimentare, grazie ad un apposito adattatore, apparecchi e dispositivi elettronici.

Tecnologia e sicurezza

La Omoda 5 EV già nel 2022 è stata valutata con 5 Stelle  EuroNCAP. Questo grazie a tutta una serie di dotazioni di sicurezza passiva, ma soprattutto merito di quelle attive. Tecnologie come l’ABS con Electronic Brakeforce Distribution (EBD), il Brake Assist System (BAS) e il Multi-Collision Brake System (MCB) e ovviamente i veri e propri ADAS, che assistono il conducente durante la guida. Nel pacchetto “Advanced Driving Assist System” ci sono 16 sistemi di ausilio: Cruise Control Adattivo con limitatore di velocità, Integrated Cruise Assist (ICA), riconoscimento della segnaletica stradale, il sistema attivo di mantenimento di carreggiata (Lane Departure Warning e Lane Departure Prevention), il monitoraggio dell’angolo cieco Blind Spot Detection (BSD) e il controllo del livello di attenzione del conducente Driver Monitoring System (DMS). 

Omoda 5 EV – Specifiche tecniche

-Dimensioni (mm) 4400 x 1830 x 1588
-Passo (mm) 2630
-Altezza minima da terra (mm) 135
-Volume del bagagliaio (litri) 380
-Peso in ordine di marcia (kg) 1.710
-Dimensione della batteria (kWh) 62
-Potenza massima (kW) 150
-Coppia massima (Nm) 340
-Velocità massima (km/h) 170
-Trazione anteriore
-Sospensioni anteriori Indipendenti McPherson
-Sospensioni posteriori Indipendenti multilink
-Sistema frenante Dischi ventilati
-Pneumatici e cerchi 215/60 R17 o 215/55 R18
-Pneumatico di scorta T125/80 R17
-Tipo di sterzo Servosterzo elettronico (EPS)

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9 COMMENTI

  1. Omoda 5 EV: “un profilo laterale in cui si è cercato di trasmettere dinamicità, leggerezza e stile.” Purtroppo senza successo. “Gli interni sono minimalisti” Gli interni mancano perfino delle regolazioni fisiche della climatizzazione. Per me sono ridotti all’osso, non sono minimalisti. Opinione personale eh, ci mancherebbe.

  2. Chi vuole giocare al toto-prezzi? Io penso orientativamente intorno ai 39.900 euro.

    Motivazione: a 43.000 euro ci sono già suv di brand importanti con quelle caratteristiche (Toyota BZ4X, Nissan Ariya, Byd Seal-U, BMX ix20, Tesla Model Y, etc.) quindi Omoda, almeno come prezzo lancio dovrebbe puntare a un prezzo più vicino ai B-Suv di Stellantis (Avenger in primis). Quindi se la versione a benzina costa 27900, poco più della Avenger a benzina, è ipotizzabile che la versione elettrica segua una logica simile, costando più della Avenger elettrica. Considerando i nuovi dazi è improbabile si possa scendere troppo sotto i 39.900 euro a meno che Chery non decida di fare una mossa azzardare: vendere inizialmente al prezzo di costo per farsi conoscere. In questo caso il prezzo potrebbe scendere a 36.900 e questo favorirebbe l’espansione della sua rete di distribuzione. Con un prezzo tra i 39.900 e i 41.500 ne venderebbero pochissime, si butterebbero tutti sulla versione ibrida da 197 cv e 27900 euro.

    • per me il vano motore di una versione ibrida con doppia alimentzione è un incubo di groviglio tecnologico

      psicologicamente non mi piace il rischio di necessitare di manutenzioni impreviste e con rischio di dubbi risultati degli interventi di ripristino effettuati in una officina di normali “umani” imperfetti, e non presso la fabbrica, quando già gli interventi di riparazione o manutenzione su una comune ICE hanno un certo tasso di fallimento o imperfezione che comporta altri sbattimenti per risolvere

      tu ti fideresti aggiungendo a questo fattore anche la rete assistenza non ancora sviluppata di un ibrido importato?

      almeno l’elettrico sono pochi gruppi componenti, poi soggetti a meno usure, e monitorabili e analizzabili in dettaglio dal software diagnostoco dell’auto; se c’è un problema in garanzia mi da l’idea che più facilmente arivano a risolverlo, anche se in officina c’è un normale garzone con meno esperienza invece di un super genio precisino ?

    • ah scusa.. per il totoprezzi:

      tra 34 e 36 K ( PS: anche il video accenna queste cifre, ma lo ho visto dopo)

      – ora mi confonde l’incertezza sui dazi;
      in effetti per fare più danni alle BEV cinesi, un modo è lasciare “incertezza” per mesi sull’entità dei dazi, anche se poi alle fine i dazi fossero più bassi

      – però è solo di pochissimo più corta e stretta di una E-scenic, che è una signora BEV, nel modello base batteria piccola (60 Kwh NCM) costa 40K, ad ha una rete assistenza

      – con questa taglia anche Huyndai Kona 2024 con batteria 65 kwh (però NMC) a 41K, e la cugina Kia a qualcosa meno

      – anche BYD Atto-3 a 39 K (?) e BYD Dolphin a meno, entrambi batteria 60 Kwh ( queste LFP balde, anche se caricano un po’ lente), e volendo MG4 Luxury ( 64 kwh NCM), ma con i dazi non so più quanto costeranno dopo l’estate

      -> insomma questa sopra 36K non mi sembra piazzabile, con l’incognita psicologica auto importata, anzi meglio se riescono (dazi permettendo) ad arrivare a 34K, simile a una Dolphin o una MG4, se vogliono venderne tante e fare rumore

      a livello di costi produzioni credo sia su livelli stracciati, 60 kwh LFP, forse anche scocca stampata gigacasting, finiture abitacolo diciamo medie

      altrimenti se non vogliono dar fastido ai brand europei da subito, e dare il tempo a tutti di abituarsi alla loro presenza senza villici sobillati che scendano in strada con i forconi, la lasciano sui 35-36K, e ne vendono solo qualcuna, magari la usano più per fare scena, e magari vendicchiano anche un po’ di termiche/ibride, visto che l’italia è il ricettacolo delle ibride?

      • Il video non l’ho visto ma dubito sia questo il prezzo per la batteria che consente 430 km. Più probabile il prezzo sia quello per una versione con batteria più piccola (inizialmente previsto per l’Europa ma non si sa se confermato o no). 34k – 36k con 430 km di autonomia piazzerebbe Chery come brand low cost mentre Chery vuole affermarsi come brand “semi-premium”. E comunque non avrebbe molto senso, fai la versione a benzina senza dazi più costosa di una Avenger e la versione elettrica (superiore alla Avenger con 430 km di autonomia) con i dazi ad un prezzo più basso? Boh, ripeto, mi sembra improbabile con 430 km di autonomia, invece montando una batteria più piccola più che plausibile.

        Discorso manutenzione: sì, mi fido, non è rocket science e comunque le ibride non hanno bisogno di tutta questa manutenzione. Io non so la vostra esperienza automobilistica ma nella mia recente non c’ho tutti questi viaggi in officina … Il cambio è un DCT 7 che su un’auto a benzina lo monti e te lo scordi, quindi escluderei problemi di volano o frizione. Il motore poi è molto elementare e stracollaudato, costruito per durare ed essere molto semplice infatti sconta dei consumi elevati. La qualità della versione ibrida dicono quelli che l’hanno già provata essere molto molto alta rispetto alla concorrenza in quella fascia di prezzo. E comunque la rete di officine autorizzata si preannuncia ampia …

        • Io non so l’esperienza che hanno tanti di voi con le auto, io sono 40 anni che ho la patente e guido, con una quindicina di auto possedute mai avuto problemi importanti. Con la mia attuale ibrida, la Niro hev mai avuto il minimo fastidio: solo i classici tagliandi annuali per cambio olio e filtri, finora a circa 190€ l’uno presso la rete ufficiale. Motore perfetto con consumi bassissimi, cambio DCT 6 marce preciso ed impeccabile, ottimo confort, tutti gli adas, praticamente è come guidare una bev. Se vogliamo dare contro alle ICE possiamo farlo senza dubbio sul fatto che inquinano, per il resto come esperienza d’uso non hanno nulla da invidiare alle bev, a mio parere.

          • Visto che abbiamo la solita esperienza come guidatori, per l’auto personale potrei anche confermare quasi tutto…. putroppo ho lavorato 30 anni nelle conc. (18 accettazione officina) con anche tanti marchi (anche 15 ..anche se non tutti nella stessa sede) … e di problemi anche rilevanti se ne vedono; quando consegni varie migliaia di auto all’anno, hai quindi migliaia e migliaia di clienti da assistere le casistiche capitano… anche le più strane.

            Vetture moderne richiedono tanta strumentazione diagnostica che però fa solo report da trasmettere alle varie piattaforme di assistenza che devono risolvere loro il problema, perché talvolta anche cambiando centraline, sensori o altro che “risultano guasti” il difetto non si risolve.
            Io stesso ho avuto un SUV che dopo una (non richiesta) riprogrammazione centraline motore/cambio è letteralmente “impazzita”, trasformando un pesante fuoristrada a gasolio in un proiettile “a due tempi” senza il minimo freno motore col cambio automatico che restava nelle marce alte: la diagnostica rispondeva “tutto ok”; ho dovuto far scendere da Torino un tecnico per far provare la vettura personalmente e far le modifiche SW e rimediare parzialmente (visto che l’auto non si è più comportata come nei primi 3 anni d’uso).

            Son d’accordo con @>R.S. che aver doppio impianto crea molte complicazioni in più visto che nelle ibride i motori lavorano assieme e possono influenzare il malfunzionamento reciproco, oltre poi a dover comunque avere tecnici abilitati a lavorare sugli impianti ad alta potenza da affiancare ai meccanici “puri”.

            I tecnici devono accumulare esperienze dirette; ci devono essere delle “statistiche di malfunzionamento” e possibili cause messe a disposizione dalle case OEM. Avere tanti nuovi punti di assistenza è sicuramente il miglior gesto che può fare un nuovo marchio sul mercato europeo… ma prima che riesca ad aiutare effettivamente e direttamente un cliente occorrerà del tempo. Le nuove vetture poi hanno componenti elettroniche che cambiano e si aggiornano in continuo; se il marchio è cinese bisogna affidarsi ad una messa a punto ottimale fatta in patria, su molti esemplari consegnati e circolanti nelle più disparate condizioni d’uso.

            Il ritardo dell’Italia nella diffusione di vetture più tecnologiche rischiamo di “pagarlo” anche sulla capacità della rete di assistenza; in giro vedo aumentare parecchio vetture che guidavamo “da giovani”, che possono essere assistite dall’ “amico meccanico” nella botteghina (salvo poi che ogni tanto si sente qualche “incidente”.. a volte anche con sviluppi drammatici).
            Spero che questa fase sia la più breve possibile per la sicurezza e la salute di tutti.

  3. SE passano i dazi su BEV occorrerà valutare come cambierà effettivamente il prezzo comunicato di queste versioni ” d’attacco ” al mercato europeo; tecnicamente potrebbero usare il gran margine che hanno sulle varianti ICE (Omoda 5) per addolcire al massimo le versioni EV e restare ugualmente competitivi sui nostri mercati europei, drogati da prezzi troppo elevati e incentivi “a pioggia” su tutte le motorizzazioni (anche se da vedere se rifinanziati in Italia; in Spagna lo faranno, come già su https://www.vaielettrico.it/spagna-incentivi-non-bastano-arrivano-altri-350-milioni-e-in-italia/ ).
    Come modelli non mi sembrano tecnologicamente molto avanzati, viste le basse prestazioni di ricarica batteria e di autonomia offerta (430km .. in WLTP immagino) che si allinea a molti modelli Stellantis come il trio 600e, Avenger, Junior ed altre di dimensioni più vicine
    Sicuramente serviranno a “sondare” le reazioni del mercato ed aprire i canali commerciali prossimi venturi, senza contare che se Europa (USA) e Cina si accorderanno per produzioni locali “salva-dazi” potrebbe essere un ulteriore marchio a presentarsi come costruttore.

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