Ivone, il nostro affezionato lettore che, da buon ingegnere, ama i numeri e le ricerche sul campo, si è chiesto come mai nelle Olimpiadi invernali “sostenibili” Milano-Cortina non compaia un solo cenno alla mobilità elettrica. Una grande occasione mancata per promuove e pubblicizzare un cambio di passo nella transizione italiana. In questo articolo Ivone esprime il suo disappunto e dà conto di una sua piccola, personale ricerca di mercato sulle struttura ricettiva cortinese.
di Ivone Benfatto
Come immagino molti di voi, in questi giorni sto seguendo le Olimpiadi invernali: immagini splendide, riprese spettacolari (anche grazie ai droni) e un’atmosfera che, almeno in TV, restituisce tutta la magia delle Olimpiadi e della montagna.
Eppure, ricordo bene che, quando vennero annunciate, si parlò più volte di Olimpiadi “sostenibili”: meno sprechi, più attenzione all’ambiente. Su infrastrutture e cantieri giornali e reti TV hanno già scritto e mostrato molto. Quello che mi sembra invece rimasto sullo sfondo, o in disparte, è un tema a me caro: la mobilità elettrica.
La “vetrina” di Parigi e le aspettative su Milano–Cortina
A Parigi 2024, ad esempio, almeno un tentativo di “vetrina” sulla mobilità alternativa ci fu: una flotta di taxi a idrogeno legata a uno degli sponsor, Toyota. Personalmente non ho mai condiviso quella scelta, e i costi di esercizio hanno poi presentato il conto, tanto è vero che ora tutti quei taxi sono in un grande parcheggio, in attesa di capire cosa farne. Ma l’idea di usare i Giochi come occasione di sperimentazione era chiara.
Nel caso Milano–Cortina, mi sarei aspettato qualcosa di più concreto, anche sulle piste: gatti delle nevi e motoslitte elettriche sono già usciti dalla fase sperimentale. Eppure, guardando le immagini, ho avuto l’impressione che si continui a vedere soprattutto mezzi endotermici. Non essendo sul posto, invito chi è stato lì a confermare o smentire nei commenti.
Trasporti di servizio: elettrico poco visibile
Lo stesso vale per i trasporti di servizio (pulmini, navette, logistica). A parte una notizia recentissima — riportata esclusivamente sui siti degli addetti ai lavori e, salvo errori, non sui quotidiani più importanti — sembra che solo la Provincia di Trento si sia dotata di una flotta di 68 autobus elettrici, arrivati giusto in tempo dal costruttore Yutong. In televisione e sui quotidiani, compresi quelli locali, non ho però notato un impiego evidente di veicoli a batteria.

Al contrario, è molto appariscente il pulmino giallo di ENI con il suo “viaggio a puntate” da sud a nord dell’Italia. Visto che ENI, con il marchio Plenitude, è anche operatore di stazioni di ricarica, mi sarei aspettato dal comitato organizzatore una richiesta più coerente: oltre a far passare il messaggio delle Olimpiadi come evento che unisce l’Italia, anche l’uso di mobilità sostenibile. Per esempio, un pulmino elettrico, non giallo (colore che richiama le tubature del gas), ma verde o blu o azzurro come il nuovo brand delle stazioni di rifornimento firmate Enilive
Il pullmino giallo e la colonnina “di scena”: i dettagli che contano

Nell’ultima puntata dello spot di ENI, dedicata all’arrivo a Cortina, si vede una colonnina HPC isolata: si capisce benissimo che è stata collocata lì soprattutto per esigenze di comunicazione. Per una frazione di secondo compare anche una persona che collega la presa per caricare la propria auto. Osservando bene, tra i tre connettori disponibili (2 CCS e un T2) viene usato il T2. Su questo “fotogramma”, mi astengo da fare commenti: a buon intenditore poche parole, lascio le conclusioni ai lettori. Qualcuno dirà che guardo il pelo nell’uovo; io credo invece che sia il segno di una scarsa attenzione, da parte di tutti gli attori (comitato olimpico, committente dello spot e agenzia che lo ha realizzato), ai dettagli della mobilità elettrica.
Il punto pratico: la ricarica per chi viaggia
C’è poi un altro aspetto, molto più pratico per chi viaggia: la ricarica. In passato, di passaggio a Cortina, avevo notato che le colonnine pubbliche erano poche. Mi aspettavo che con l’occasione dei Giochi la rete fosse stata rafforzata. Per quanto ho potuto verificare, l’unica novità è l’impianto ENI con 4 stalli da 300 kW a sud di Cortina che, per inciso, non è stato pubblicizzato dal video pubblicitario di ENI citato sopra.
Curiosamente, controllando ogni tanto le app (Eni Plenitude e Tesla), non ho quasi mai trovato i caricatori di Cortina, e quelli Tesla a Borca di Cadore, occupati oltre il 50%. Le spiegazioni possibili sono due: o in pochi hanno raggiunto Cortina in elettrico (temendo di non trovare colonnine libere), oppure molte strutture ricettive hanno finalmente installato punti di ricarica per i clienti, risolvendo il problema alla radice.
La ricarica “ideale” in vacanza: l’hotel
Per me, infatti, la ricarica “ideale” in vacanza è in hotel. Le HPC lungo le strade servono soprattutto nei giorni di viaggio; una volta arrivati, la comodità è attaccarsi la sera e ripartire al mattino. Il punto è che trovare informazioni affidabili sulle wallbox degli hotel non è affatto immediato.

Booking.com offre un filtro “stazioni di ricarica”, ma nella pratica molte strutture lo usano anche per una semplice presa domestica, oppure perché nelle vicinanze c’è una colonnina pubblica (che di notte può essere occupata da altri e non è la stessa cosa che avere il punto di ricarica nel parcheggio della struttura).
Quando vai in vacanza con un’auto elettrica, la ricarica ideale è quella più banale: attacchi la sera, stacchi al mattino e riparti. Peccato che frasi come “abbiamo la colonnina” oppure “a 500 m c’è una colonnina pubblica” spesso non bastino: serve sapere che presa è, quanti kW eroga davvero, quanto costa e se ci sono regole (prenotazione, forfait, limiti di orario—soprattutto per le colonnine pubbliche).
La mia piccola indagine: Cortina e Val di Fiemme
Così ho fatto una piccola indagine, limitata e senza pretese di esaustività. Usando Booking.com ho scelto alcuni hotel tra Cortina e Val di Fiemme, con preferenza per quelli con fasce di prezzo su Booking.com a mio parere ragionevoli per le zone prese in considerazione.
Ho poi verificato se sul sito internet di ciascun hotel fossero indicate le caratteristiche e i prezzi del servizio di ricarica. Infine, ho inviato un’e-mail (uguale per tutti) per ottenere le informazioni essenziali: dove si trova il punto di ricarica, tipo di presa (T2 o domestica), potenza e costo. In diversi casi ho dovuto chiedere chiarimenti, perché le risposte erano incomplete o imprecise.
Nel seguito riporto i risultati in forma anonima (Hotel A, B, C…).
Ricarica in hotel nelle Dolomiti: Cortina vs Val di Fiemme, tra risposte “da manuale” e prezzi creativi
Ho scelto queste due località perché le conosco bene: ci sono stato spesso in vacanza e mi è stato più semplice selezionare hotel “equivalenti” per quanto riguarda posizione rispetto al centro e vicinanza agli impianti di risalita.
Segnalo che un hotel a Cortina e uno in Val di Fiemme non hanno risposto alla mia e-mail.
Quello che ne esce è un piccolo spaccato: alcuni rispondono in modo impeccabile, altri “più o meno”, e i prezzi oscillano parecchio. Nel resoconto che segue, per gli hotel che hanno fornito tutte le informazioni richieste ho indicato, nell’ordine, il tipo di presa, la potenza massima erogata (kW) e la tariffa applicata.
Cortina: da 0,27 €/kWh a 1 €/kWh, più il club dei forfait “misteriosi”
A Cortina ho trovato due estremi.
L’hotel più “EV-friendly”: Hotel A, risponde con tutto quello che serve: presa T2, 11kW, punto nel parcheggio privato e 0,27 (scritto “0,27kW/h”, ma è evidente che intendano €/kWh), servizio chiaro, ottimo prezzo quasi “da ricarica a casa”.
All’estremo opposto, c’è chi offre dati completi ma con tariffa da scoraggiamento: Hotel B, presa T2, 22kW, 1€/kWh, e Hotel C presa T2, 8kW, 1€/kWh, tecnica ok, ma prezzo… da colonnina HPC “premium”.
Poi c’è il capitolo “forfait”: l’Hotel D dichiara presa T2 e persino alcuni parametri elettrici (230–416V, 32A), ma non chiarisce se l’alimentazione sia monofase o trifase (informazione che incide molto sulla potenza massima effettivamente disponibile). Inoltre, applica una tariffa di 30€ “a ricarica”. Il punto è che “a ricarica” non è un’unità di misura: senza sapere per quanto tempo si può restare collegati, la convenienza diventa una lotteria.
La presa? “Quella comune”. Il costo? “40€ per auto grande, 30€ per una piccola”
Infine, due casi interessanti per motivi diversi:
Hotel E, ha un punto di ricarica, indica 0,70€/kWh, ma ammette di non sapere neppure che presa sia (risponde “quella più comune”). Per chi pianifica un viaggio, manca l’informazione chiave.
Infine, tra gli hotel interpellati a Cortina, l’Hotel F risponde solo con tariffe per “taglia d’auto”: 40€ per “auto grandi” o 30€ per “utilitarie”. Senza indicare presa, potenza e regole d’uso, questa formula sembra più una “tassa” che un servizio. E poi: chi decide se la mia auto è grande o utilitaria? Per esempio, una Tesla Model Y Standard Range rischia di essere considerata “grande” e quindi di pagare 40€, pur avendo una batteria più piccola di molte auto che, con ogni probabilità, verrebbero classificate come “utilitarie”.
Val di Fiemme: più “risposte da manuale”, ma anche un caso da antologia delle unità sbagliate
Dagli hotel della Val di Fiemme, nel complesso, ho ricevuto più risposte complete, di quelle che ti permettono di decidere senza dubbi né rischio di malintesi. Ad esempio:
Hotel G, presa T2, 3,7kW, 0,50€/kWh. Hotel H, presa T2, 22 kW, 0,60€/kWh. L’Hotel I specifica persino che la colonnina ha due attacchi con presa T2, 22kW e 0,75€/kWh.
Molto interessante anche l’Hotel J, che dichiara esplicitamente la differenza tra potenza nominale (22kW) e potenza effettiva (11kW), con tariffa forfettaria di 8€ per le PHEV e 15 € per le BEV. Dal punto di vista tecnico, è una precisione apprezzabile. Resta però il dubbio tipico delle formule “a ricarica”: che cosa significa, in concreto? Una singola sessione senza limite temprale o una notte intera, e soprattutto c’è un limite di energia?
Ma, anche in Val di Fiemme c’è una nota stonata:
L’Hotel K, in un primo momento, invia una risposta con unità e valori francamente inverosimili (“16 watt”, “0,35 al kmh”). Dopo una mia osservazione e una richiesta di chiarimenti su potenza erogata e prezzo, risponde: “Consideri che normalmente per caricare un’auto qui da noi il tempo impiegato è di circa 8/10 ore in base… Il prezzo è di 0,35 come da Lei anticipato”. Mi astengo dal fare commenti e lascio la parola ai lettori.
Il confronto secco: dove si sta meglio?
Trasparenza delle informazioni
Val di Fiemme vince ai punti: più risposte “complete” (presa + kW + prezzo) e dettagli utili (numero di attacchi, potenza effettiva).
Cortina è più polarizzata: una risposta eccellente e altre buone, ma anche forfait e risposte incomplete.
Prezzi dichiarati a consumo:
Cortina: da 0,27 a 1,00€/kWh.
Fiemme: da 0,50 a 0,75€/kWh e un caso “0,35” che ho dedotto essere 0,35€/kWh.
Prezzi a forfait:
Val di Fiemme: 8€ per le PHEV e 15€ per le BEV, potenzialmente molto conveniente, in particolare per le BEV se copre la notte/sessione.
Cortina: 30–40€, molto “pesante” se non carichi tanto, o se hai un’auto classificata grande con batteria medo/piccola.
Cosa chiedere prima di prenotare e cosa dovrebbero rispondere gli hotel
Per chi viaggia in elettrico, il punto è semplice: non basta “avere una colonnina”, bisogna anche saperla raccontare in modo chiaro. Poche informazioni, sempre uguali, evitano malintesi e rendono davvero utile il servizio.
Basterebbero cinque righe standard, da pubblicare nella pagina del sito dell’hotel dedicata a parcheggio e servizi:
- Presa (T2, Schuko, o Wallbox con cavo);
- Potenza disponibile (kW) e se è condivisa con altri stalli;
- Prezzo (€/kWh; se forfait, specificare se vale per notte o per sessione e l’eventuale limite di tempo/energia);
- Dove si ricarica (garage/parcheggio privato, accesso, posto riservato)
- Regole d’uso (prenotazione, pagamento, tempi, eventuali penali se l’auto resta attaccata a carica finita).
Sono dettagli che evitano sorprese e fanno la differenza tra un hotel “EV-friendly” e uno “EV-compatibile… forse”.
Tra gli aspetti positivi ho notato che, rispetto al passato, nelle due aree considerate sembra essere aumentato il numero di hotel che hanno equipaggiato i propri parcheggi con wallbox, soprattutto tra le strutture a 4 stelle. Speriamo che questa evoluzione si diffonda presto anche negli hotel più economici e nei B&B.
- LEGGI anche: “Dove caricare in EViaggio: hotel, ristoranti…” e guarda il VIDEO



Complimenti per il lavoro svolto dal lettore.
Ma tutte le volte per andare a fare un weekend con una EV bisogna fare sto. “sbattone”???
IN casa abbiamo un neopatentato che con i suoi amici hanno fatto il giro della penisola iberica l’estate scorsa ( Spagna Portogallo Pirenei e ritorno in Liguria) con una fiat 600 di 23 anni….li avrei voluti vedere con una spring o chesso una dolfhin ….
Caro Mario, grazie per i complimenti sul lavoro che ho svolto: fanno sempre piacere. Detto questo, con il mio articolo non intendevo dire che ricaricare in hotel sia necessario, ma semplicemente che è comodo. Come dire che il posto auto privato a casa è comodo… non che senza non si possa vivere.
Per restare ai fatti: il weekend appena concluso sono stato in centro a Genova (circa 400 km da dove abito), senza hotel con ricarica, e ho fatto le ricariche dell’auto mentre mi fermavo per altri motivi (pranzo, spesa al supermercato Essleunga di Genova che è dotato di colonnine da 50 kW, ecc.). Nessuno “sbattone”: solo un minimo di buon senso, esattamente come quando con il termico si sceglie dove fare benzina perché costa meno.
Analogamente, tra qualche settimana andrò a vedere le Paralimpiadi in val di Fiemme e non ho prenotato un hotel con ricarica per l’auto: semplicemente perché i miei criteri di scelta della struttura ricettiva non sono solo la presenza del servizio di ricarica.
Sul paragone con la Fiat 600: capisco i ragazzi che hanno volto fare il viaggio con un’auto d’epoca, ma il punto è un altro. Con un’auto termica fai il pieno in pochi minuti; con un’elettrica dipende da rete e auto. Se prendi una Spring (batteria piccola e ricarica lenta) e la paragoni a un’auto pensata per viaggiare, è un confronto un po’ “truccato”: è come dire “ho attraversato l’Europa con una 600, quindi perché non farlo con una Panda a metano con le bombole minuscole?”.
Detto questo, esistono anche elettriche “cittadine” che possono fare viaggi lunghi e qui trovi un esempio concreto:
https://www.vaielettrico.it/viaggio-di-500-km-con-una-city-car-elettrica/
I miei figli sono patentati da qualche anno, ma credo sarebbero stati felicissimi di fare il giro della penisola iberica con una Inster, box sul tetto, tenda da campeggio e l’adattatore V2L per l’illuminazione elettrica in tenda e far funzionare un piccolo frigo portatile. Magari con qualche sosta in più… ma anche con molta meno benzina bruciata e questo, volenti o nolenti, riguarda il loro futuro.
Secondo il rapporto ufficiale di sostenibilità emesso dalla fondazione Milano Cortina (https://gstatic.olympics.com/s3/mc2026/documents/Sustainability%20-%20Now26/Sustainability%20Report/Rapporto_Sostenibilita_Impatto_Legacy_2024.pdf) solo il 21% dei veicoli della flotta utilizzata dallo staff saranno completamente elettrici. E per i bus navetta: “adozione di strategie di modellizzazione della
domanda che consentano di adattare il servizio alle reali
esigenze di trasporto e utilizzo di veicoli di categoria Euro 5 o
superiore e, ove possibile, alimentati a HVO” (pag. 92 del PDF)..
Insomma, per la mobilità sotto il diretto controllo degli organizzatori, si poteva e si doveva fare molto di più…
Almeno una buona notizia da Misurina (BL), piccolo paradiso ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Il servizio di trasporto via motoslitta dal lago Antorno fino alle Drei Zinnen appunto, si è da poco dotato anche di un mezzo elettrico: https://www.facebook.com/reel/751727420927468
Un bell’esempio che si spera sia seguito presto anche da altri.
pelo sullo stomaco ne hanno: ENI ha anche le concessioni per estrarre petrolio e spartirsi i ricavi da giacimenti nel mare dei territori palestinesi, ma sono concessioni giudicate illegali, date non dal proprietario, ma dallo Stato Israeliano
è un incentivo aggiuntivo a voler far scomparire la Palestina come entità politica, e poter iniziare a trivellare nelle sue acque territoriali.. contando che ENI è un consigliere forte del nostro governo attuale, mi chiedo se questo aggiunga ambiguità alla nostra politica tiepida sui massacri nell’area
Salve, d’ altronde se sono stati spesi 40 milioni di euro per il solo villaggio olimpico che verrà smantellato una volta concluse le olimpiadi ci meravigliamo se non si sia dato il giusto spazio alla mobilità elettrica ?
Dispiace tanto che di fondo una bellissima manifestazione del genere venga ” castrata ” del suo intero potenziale che avrebbe potuto offrire.
Passano gli anni ma il modo di pensare di chi muove i fili è sempre le stesso.
Ma con l’auto elettrica si può fare Milano Cortina in 2 ore e 54 minuti e 27 secondi? Perché la questione è tutta lì.
Da Milano a Cortina sono 405 km (con 60 extra autostrada). Tu non ci sei mai andato. La questione è tutta lì.
E non è nemmeno colpa nostra se tu la sera per guardare un filmetto divertente e disimpegnato prima di andare a nanna ti ri-vedi Solaris o Stalker*, entrambi di Andrej Tarkovskij. Sei fatto così, e ti vogliamo bene lo stesso. 🙂
La gente normale 🙂 , quando sente 2 ore e 54 minuti e 27 secondi pensa al Dogui e Vacanze di Natale.
*Stalker, da molti considerato come il film d’autore più lento e “pesante” della storia del cinema, terrificante proiezione da cineforum, con annesso dibattito.
Hai centrato il problema: il mondo avanza e l’Italia è ferma ai cinepanettoni del 1983.
Però a te Tarkovskij piace, ammettilo.
Io sono riuscito a vedere Solaris fino al termine, ma verso la fine in sala distribuivano i grappini per arrivare in fondo.
Mi domando se dal 1983 sono scaduti di più i panettoni o gli italiani…
Negli anni ’60 bastava un’ un’utilitaria caricata all’ inverosimile per andare ovunque con tutta la famiglia (e ci si portava pure acqua e olio aggiuntivo per il motore), senza navigatore ed aria condizionata…
Adesso il minimo inconveniente o piccola scomodità sono insormontabili (20 minuti per la riicaricaaa? ? Mai e poi mai ! ).
E dire che per il militare ho fatto 300km a viaggio con una Visa 650cc con qualsiasi tempo…nebbia e neve compresi …
Comunque… un’ altra occasione persa irrimediabilmente per mostrarci un paese moderno ed orientato al futuro…e solita improvvisazione anche da parte di molti albergatori (comunque complimenti ad Ivone per l’ ottima iniziativa)
Ok, cineforum a parte 🙂: se nel 2026 c’è ancora qualcuno convinto che Milano–Cortina “in elettrico senza ricariche non si può”, il problema non è l’auto… è che non ha guardato un listino da anni.
Parliamo di circa 400 km, e non “in gita domenicale”: anche in autostrada oggi ci sono più modelli in vendita che quella distanza la coprono con una carica, a patto di guidare normalmente e non come in una prova speciale.
Quindi sì: si può. Se poi l’obiettivo è 2h 54’ 27’’ “sempre e comunque”, allora non è una discussione sull’elettrico: è una discussione su traffico, meteo, Tutor ecc.
Avevo pensato la stessa cosa, e da povero illuso, avevo pensato….visto che arrivano le olimpiadi a Cortina, provincia di Belluno, anche Belluno stessa, capoluogo di provincia, si darà da fare per nuovi punti di ricarica, sperando in quelli fast e ultra fast…..e invece…..nulla di nulla…..andate a vedere come siamo messi a Belluno, secondo me malissimo, pochissime colonnine e quelle che ci sono sono solo quelle lente. E’ un problema soprattutto per me che sto valutando se passare all’elettrico o meno e non potendo caricare a casa dovrei appoggiarmi solo a quelle pubbliche…..ma in queste condizioni è un problema non da poco.
Grazie per l’articolo. Per parte mia, posso confermare (per esperienza diretta) che in Val di Fiemme circolano i bus “100% elettrici” (quelli della foto dell’articolo, che a occhio sono lo stesso modello che fa servizio su alcune linee in città a Trento). Inoltre, ho visto che a Predazzo circolano anche molte Grande Panda elettriche di colore giallognolo. Concordo al 100% che ancora una volta si sia persa l’occasione delle Olimpiadi per de-carbonizzare (almeno in quota importante) alcune delle nostre valli alpine più turisticizzate, che specialmente d’inverno – in condizioni di alta pressione – diventano delle camere a gas quasi peggio delle grandi città. Peccato.
Buongiorno, signor Paolo. Noto che conosce bene Predazzo e la Val di Fiemme: ci è stato recentemente o vive in zona? Glielo chiedo solo per curiosità, perché ho parenti acquisiti a Predazzo.
ENI, ENI… mi ricorda qualcosa… 🤔
Ah, sì, ecco: non è forse la stessa ENI che non si fa scrupoli ad accettare la “licenza” di estrarre petrolio in Venezuela concessale da… Trump??? 😱 😱 😱 (https://www.repubblica.it/economia/2026/02/13/news/petrolio_eni_venezuela_licenza_esplorare_5_major-425157321/)
E che continua ad investire miliardi per cercare nuovi giacimenti giro per il mondo? (https://www.repubblica.it/economia/2026/02/14/news/eni_conferma_scoperta_giacimento_pozzo_offshore_angola-425158908/)
E che lo scorso anno, dopo aver vinto bandi PNRR per l’installazione di oltre 2600 colonnine, decise all’ultimo di rinunciarvi, rendendo impossibile in molte zone riassegnare i fondi ad altri operatori?
Quindi, c’è qualcuno che si stupisce delle scelte fatte per gli spot olimpici? 😑