Odissea per una wallbox: “Aspetto da 4 mesi che A2A nel mio garage attivi la ricarica che ho acquistato “, scrive un lettore vicentino. Vaielettrico risponde. Per scriverci: info@vaielettrico.it
Odissea per una wallbox: “Comprata a marzo da A2A…”

“Vi scrivo per segnalarvi le problematiche sorte con A2A dopo aver concordato l’installazione di una wallbox nel mio garage. Sito al piano interrato di un condominio a Vicenza. In data 04.03.26 ho sottoscritto il contratto (anticipando il 50% dell’importo). Nonostante il preventivo di A2A fosse del doppio rispetto a quello di un elettricista da me interpellato, convinto dai bei discorsi del commerciale sull’esperienza maturata e sulla struttura di A2A. I tecnici, dopo innumerevoli solleciti, hanno effettuato l’installazione in data 05.05.26 (ben oltre gli indicativi 30 giorni citati nel contratto). Tuttavia alla fine delle operazioni, misteriosamente, mancava il modulo TA per la gestione dei carichi quindi nulla di fatto.
“Sono costretto a ricaricare nelle colonnine pubbliche…”
In data 10.06.26 (il modulo TA era già a disposizione dei tecnici dal 14.05.26) sono ritornati per completare il tutto. Peccato che al momento del collaudo la wallbox è risultata non funzionante, promettendo la sostituzione. Ad oggi (quindi a ben quasi 4 mesi dalla sottoscrizione del contratto) mi ritrovo ancora a non poter ricaricare in garage (sono felice possessore di una BMW X1 xDrive 25e). Con tutti i disagi che ne conseguono (ricariche pubbliche scomode e a tariffe doppie rispetto alla mia residenziale). Perdonate lo sfogo, ma mi domando come una società del genere non riesca a gestire adeguatamente un’operazione, a mio avviso, tutto sommato semplice“. Dario Zanella
Risposta. Ci capita spesso di pubblicare lamentele per ricariche pubbliche che attendono da tempo di essere attivate. Raramente per wallbox da far funzionare in spazi privati. Che dire? A2A di solito è piuttosto sollecita: speriamo che non sia questo caso, protraendosi, a smentire tale fama. Magari val la pena sentire a che punto siamo dal numero dell’assistenza 800 035 151.
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cosa farei io ? monterei una wallbox a mie spese , ne ho viste a meno di 300 euri , se non altro risparmierei rispetto alle colonnine rientrando in breve tempo dell’investimento , ovvio dopo aver recesso il contratto con A2A , non so se e’ percorribile come soluzione , ma sarebbe la soluzione.
Sì, la risposta è assolutamente ridicola. Consigliare di rivolgersi a un servizio di assistenza che ha già ampiamente dimostrato di non funzionare non è la soluzione; è necessario fare chiarezza su come interloquire efficacemente con l’azienda.
Innanzitutto, i call center di solito lasciano molto a desiderare. Ad ogni modo, gli utenti hanno la facoltà di registrare la telefonata: una conversazione tra il cliente e il call center può essere legittimamente registrata. L’unica restrizione è che non può essere pubblicata sui social network, ma costituisce una prova del tutto lecita che può essere tranquillamente portata in giudizio, se necessario.
Oltre a questo, personalmente preferisco utilizzare la PEC (Posta Elettronica Certificata), perché è uno strumento formale, mentre le parole non lasciano tracce durature (e anche se registrate, la loro gestione diventa complessa). Per redigere una PEC efficace ci si può aiutare con l’intelligenza artificiale, avendo cura di esporre unicamente i fatti ed escludendo gli aspetti emotivi, poiché questi ultimi non hanno alcun valore ai fini giuridici.
Una volta inviata la PEC, l’azienda è tenuta a fornire un riscontro. Di solito, di fronte a comunicazioni di questo tipo si muovono, proprio perché non si tratta della solita lamentela generica che si può ignorare. Se l’azienda dovesse persistere nel disservizio nonostante queste prove, la mancata risposta o un riscontro insufficiente sarebbero elementi gravissimi a suo carico.
A quel punto, muniti di PEC e dell’eventuale registrazione, ci si può rivolgere a una seria associazione di consumatori (come Altroconsumo o Codacons , querst’ultima molto aggressiva verso le ditte inadempienti, non c’è che l’imbarazzo della scelta). In presenza di prove oggettive, l’associazione si farà sentire e vi sono ottime probabilità di risolvere il problema. In questi casi esistono anche procedure di arbitrato che riconoscono i danni legati al tempo perso e ai disagi subiti.
Il consiglio è di procedere prima di tutto formalizzando la contestazione con una PEC dettagliata, basata esclusivamente sui fatti. Potrebbe inoltre essere utile far analizzare i dettagli del contratto sottoscritto all’intelligenza artificiale, così da mettere in evidenza eventuali clausole vessatorie o illegali, cosa che può capitare. A2A non fa eccezione: è un’azienda che punta al profitto e spesso gli interessi del singolo passano in secondo piano. Purtroppo, in Italia i consumatori si trovano frequentemente in una posizione di svantaggio; nonostante l’esistenza di Autorità e organi di vigilanza, la tutela effettiva è spesso una pallida copia di ciò che avviene all’estero, dove gli utenti vengono trattati come veri clienti e non come sudditi.
Avete dato veramente una risposta orribile.