Il caro energia ha un lato buono: impone l’urgenza di rivedere dalle fondamenta il sistema energetico europeo, oggi in ritardo nella transizione verso le fonti rinnovabili e l’elettrificazione. Quello italiano in particolare, dove le tariffe elettriche distorcono il mercato dando «segnali di prezzo errati» o addirittura controproducenti. Cambiare letteralmente le regole del gioco è la via scelta da Octopus. Come? Lo spiega a Fuoco Amico Giorgio Tomassetti, numero per l’Italia della compagnia energetica nata nel Regno Unito nel 2016 e oggi colosso con oltre 10 milioni di clienti nel mondo. Un milione solo in Italia.
Intelligent Octopus: una risposta al caro energia
Il colloquio con il manager risale alla scorsa settimana. Proprio oggi 24 marzo, però, Octopus ha annunciato l’estensione su larga scala della sua soluzione Intelligent Octopus che consente ai proprietari di auto elettrica di ottimizzare automaticamente i costi della ricarica, approfittando degli sbalzi del prezzo dell’energia.

Con l’arrivo della primavera e l’aumento della produzione fotovoltaica nelle ore centrali del giorno, infatti, il PUN ha oscillato da un minimo di 60 euro a picchi di 170 euro a MWh nelle ore serali, con l’entrata in funzione delle centrali a turbogas. Il 20 marzo, ad esempio, le oscillazioni sono passate dai 65 €/MWh delle ore 13, ai circa 220 €/MWh delle ore 20, con una forbice del 238%.
Tuttavia questa incredibile differenza intra-giornaliera resta un’occasione persa per la grande maggioranza dei consumatori italiani che in bolletta pagano una tariffa fissa. Viceversa Intelligent Octopus massimizza i prelievi di energia dalla rete negli orari di prezzo più basso e li sospende. Questa flessibilità si traduce in uno sconto del 30% in bolletta su ogni kWh di energia ottimizzato.
Sulla crisi energetica in atto Tomassetti non fa allarmismo: «Nel breve periodo non c’è problema perchè il sistema elettrico italiano è ancora coperto sulle forniture. Ma se la volatilità dei prezzi durerà mesi, approssimandoci all’inverno avremo tensioni crescenti» dice. «Speriamo almeno che vicende come queste servano a ridarci consapevolezza sull’urgenza di sviluppare un sistema energetico totalmente diverso, basato sulle fonti rinnovabili e sulla flessibilità Tamponare gli aumenti del prezzo del gas con misure temporanee non ci metterà mai al riparo dalla prossima inevitabile crisi. E’ arrivato il momento di raccontare le rinnovabili come una scelta ovvia».
Più rinnovabili e una rete più intelligente
L’obiettivo immediato è arrivare a coprire con energia verde almeno il 70% del fabbisogno elettrico europeo. Copiando di fatto quel che già avviene in Spagna. A quel punto finirà la schiavitù del gas e il suo “peso” nella determinazione del prezzo dell’energia elettrica diventerà marginale. Oggi l’Europa è appena sotto la soglia del 50%. L’Italia appena sopra a quella del 40%.
Come si aggiunge quel 20-30% che ancora manca all’appello? E quanto costa? Tomassetti non nega che percorrere quell’ “ultimo miglio” della transizione sia particolarmente complesso: più ci si affida alle fonti rinnovabili, più la loro intermittenza mette a rischio la resilienza della rete e l’affidabilità della fornitura di energia. Ma affrontare imponenti investimenti per sovradimensionare la capacità produttiva non è la strada giusta e nemmeno quella inevitabile.
Le giuste tariffe: e gli utenti diventano protagonisti

Octopus punta invece ad usare con più intelligenza quel che c’è e quello (poco), che andrà aggiunto. Basterà mettere insieme la digitalizzazione spinta sul lato delle reti elettriche e nuove abitudini di consumo sul lato degli utenti. Cambiare le regole del gioco, insomma. Con tariffe flessibili e concreti vantaggi in bolletta che invoglino gli utenti a diventare parte attiva del gioco.
«Finora – fa notare Tomassetti – il rapporto è stato unidirezionale: il fornitore eroga l’energia, il cliente la paga passivamente, come fosse una tassa. La nostra formula Intelligent Octopus, invece, trasforma la volatilità giornaliera dei prezzi in un’opportunità concreta di sconto in bolletta». I contratti con questa formula sono già oltre 400.000 nel mondo. Octopus ha fatto un secondo passo con Energy Break che segnala ai clienti i momenti di possibile stress della rete, premiandoli se riducono o annullano i consumi.
Il punto di atterraggio di questo processo sarà la bidirezionalità completa, con la possibilità per le auto elettriche di cedere energia alla rete. E’ il cosiddetto Vehicle to Grid o V2G. «Non utilizzare le potenzialità delle batterie auto a beneficio delle transizione è uno spreco – dice il manager -. Le case auto cominciano a capirlo abilitando questa funzionalità in molti dei nuovi modelli. Le resistenze vengono piuttosto dai gestori che devono investire nell’intelligenza delle loro reti. E’ un percorso complesso ma inevitabile».
Quello che non va nella ricarica pubblica
Altrettanto, pensa Tomassetti, dovranno fare i gestori della ricarica pubblica. Octopus, attraverso il suo network Electroverse, è anche un Mobility Service Provider (MSP) che ogni giorno si confronta con la giungla dei gestori in roaming. «La rete elettrica è la stessa, l’energia venduta anche. Il differenziale di prezzo fra ricarica domestica e ricarica pubblica è eccessivo e ingiustificato. E’ necessario che anche alle colonnine si facciano strada sistemi di flessibilità tariffaria come i nostri. Solo così si accompagnano gli utenti ad un utilizzo intelligente delle rete di ricarica».
Se in Italia stenta a diffondersi una soluzione che pare l’uovo di Colombo non tutta la responsabilità è dei gestori delle colonnine, ai quali Arera propone una specifica tariffa amministrata (BTVE) che sterilizza i costi fissi. «Manca così ogni interesse a stimolare un utilizzo più intenso delle strutture – commenta Tomassetti -. Se da un lato questo li mette al riparo da pesanti perdite, dall’altro non li spinge ad una maggiore dinamicità. Una riforma è necessaria. Magari all’inizio soffriranno un pò, ma poi il mercato comincerà a girare, i prezzi scenderanno e l’utilizzo dell’infrastruttura pubblica crescerà rapidamente».
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in attesa di avere auto BEV (e plug-in.. per i più pavidi) con sistema V2G/V2H io vorrei che magari venisse incentivata magari l’installazione DOMESTICA di accumuli per fare la “ricarica intelligente” negli orari migliori ed alleggerire la rete nazionale, oltre alle nostre spese domestiche. Tante abitazioni, anche piccoli appartamenti in condominio, potrebbero comunque dotarsi di qualche kWh di accumulo SE a prezzi convenienti (batterie LFP o altre in arrivo a basso costo ) magari ad IVA Agevolata (le detrazioni fiscali le usano solo i “capienti”) trattandola come una importante spesa per la sicurezza energetica nazionale e non un bene di lusso per pochi.
Ovviamente il meglio si avrà con la grande partecipazione di migliaia (milioni?) di auto connesse alle WB V2G ove riversare le eccedenze delle F.E.R. mentre i proprietari sono a fare altro (lavoro, palestra, pasti, dormire etc)… Non cito i BESS aziendali perché mi sembra più che scontato che ogni azienda di qualsiasi settore potrebbe e dovrebbe avere accumuli in caso fossimo organizzati per prezzi molto vantaggiosi in certe fasce orarie e contesti particolari (giornate molto ventose/soleggiate/idroelettrico a pieno regime) ed avere delle riserve (almeno di backup per alcune lavorazioni) in caso di cali di fornitura o rischi interruzione.
Basterà la “sveglia ” di questo periodo a prendere velocemente provvedimenti in tal senso … o continueranno a baloccarsi con sogni nucleari (con costi già adesso in crescita sicuri del 30/40% per rincari materiali ed energia necessaria) che comunque, nel migliore dei casi, darebbe risultati verso il 2040 !! (con magari l’ulteriore beffa che altri nel frattempo riescono a realizzare la fusione nucleare efficiente.. e ci troviamo la “vecchia stufa” a fissione 😂)… A dirla tutta… niente vieterebbe alle nostre big (ENEL & co) di partecipare a centrali nucleari in paesi europei con TERNA che ci porta l’energia in casa…. comprando quella necessaria e lasciando ad altri “onori & oneri ” del possesso dell impianto…. Senza dover ri-discutere lo scavallamento del famoso referendum anti-nuculare (>R.S.™️), data la batosta del referendum costituzionale….
Damiano ci hai visto più che giusto, per me l’accumulo diventerà un oggetto standard in ogni casa un po’ come (e al posto) della caldaia.
Aggiungo un tema di cui si parla meno che è l’accumulo stagionale, ad oggi associato quasi sempre all’idrogeno et similia: una volta che le batterie prenderanno piede a livello massivo si assisterà a una cannibalizzazione anche dei loro margini, con il profilo infra day che andrà ad appiattirsi man mano. Si acuiranno invece le differenze estate inverno con pesante intervento dei turbogas nella stagione fredda.
Ma dato che appunto molti dei consumi sono per riscaldamento, nulla vieta di portarsi in inverno il calore prodotto in estate, anche a costo di perderne metà per strada.
Un serbatoio ben coibentato pieno di acqua o meglio ancora materiale inerte, delle resistenze di adeguata potenza ed ecco servito un accumulo stagionale economico, sostenibile e scalabile
ciao janvaljan
in prospettiva non credo ci saranno enormi differenze tra consumi invernali ed estivi; se si comincia ad investire seriamente in F.E.R., in particolare eolico on/offshore (meglio il 2° ovviamente) la produzione di energia potrebbe essere più costante e destagionalizzata (in estate spesso c’è meno vento , pure meno precipitazioni = meno idroelettrico), compensando il naturale calo del fotovoltaico.
Accumuli ce ne sono tante tipologie, alcune delle quali assolvono il loro compito anche per lunghi periodi, quindi possono effettivamente trasferire potenziale tra una stagione e l’altra; in presenza di costi crescenti degli idrocarburi disponibili entrano in campo quindi anche quelle un po’ più costose (come quelle basate su idrogeno).
Poi io spero sempre e comunque nell’integrazione delle reti europee (elettriche, pipeline etc) per compensare eccedenze/carenze all’interno dell’Unione.
Ovviamente con una buona disponibilità di batterie economiche, gli accumuli domestici diventerebbero il nuovo “elettrodomestico must have”, a portata comunque di tantissimi… a maggior ragione se prende campo pure il riciclo batterie trazione (se tenessi a lungo la mia BEV, sarebbe più utile riciclare i 64kWh di batteria in un bell’accumulo in casa che svenderla come auto obsoleta 😉)
stavo riguardando un seminario del ricercatore del CNR Luigi Moccia, anche lui spezza spesso una lancia anche per gli accumuli termici, perchè molto economici da costruire; credo ne esistano per stoccaggi calore di varia durata temporale (corta, media, lunga)
Moccia è un esperto anche di simulazioni energetiche, con dei lavori pubblicati molto chiarificatori sui costi energia ottenibili;
in questo seminario per “ECCO – think tank” accenna che l’accumulo stagionale coprirà circa solo il 5% dei consumi totali, oppure usando anche opzioni di flessibilità nei consumi, scenderà a solo l’ 1% dei consumi; in ogni caso richiederà l’uso di tecnologie flessibili, con basse spese fisse:
https://youtu.be/6tOirCYTs1M?t=3942
percentuali che mi tornano perché anche nelle simulazioni che ho provato a fare per gioco con strumenti rozzi (lunghi fogli excel con una riga di calcolo per ogni ora dell’anno, al posto dei programmi professionali) e che cito ogni tanto, trovo circa 3% di accumulo stagionale
questo sotto le ipotesi di un mix per l’Italia 100% rinnovabili+accumuli “abbondante” cioè da 800-1000 TWh annui, e a predominanza fotovoltaico; eolico presente in quote importanti ma molto inferiori al fotovoltaico, cioè un mix volutamente non nelle proporzioni ottimali; poi ci sono anche biomassa, pompe di calore, idroelettrico, biogas, geotermia; l’accumulo stagionale copre circa 3% dei consumi, mentre il 97% si fa già anche solo con le rinnovabili e gli accumuli giornalieri
Qui in Toscana vogliono rilanciare al massimo anche la geotermia, per andare oltre al 60% di autoproduzione F.E.R. ; sarebbero da studiare pure le vecchie miniere, visto che vengono spesso usate (Inghiliterra, Cina mi tornano in mente) per realizzarci accumuli profondi.
A proposito della Cina hanno anche utilizzato una miniera di sale per fare un mega accumulo ad aria compressa:
https://scenarieconomici.it/la-cina-accende-il-super-power-bank-ad-aria-compressa-600-mw-in-una-miniera-di-sale/
Chissà se in Polonia potrebbero replicare un impianto simile (o altre parti d’Europa)… sarebbe un ottimo sistema per non utilizzare materiali inquinanti e potenzialmente pericolosi in caso di rilascio incontrollato.
L’ironia del CAES (Compressed Air Energy Storage) è che il primo impianto industriale fu costruito in Germania negli anni 70 per sfruttare l’energia in eccesso prodotta di notte dal nucleare. Da lì in poi tantissimi paper universitari, qualche impianto pilota per il caes adiabatico (dove non si brucia gas a differenza di quello tedesco), tanti progetti sulla carta ma nessuno realizzato. I cinesi ci hanno superato di rincorsa anche in questa tecnologia, che in teoria doveva essere un’eccellenza europea e anche italiana dato che si basa su compressori e turbine in cui siamo (eravamo?) leader mondiali. Unica speranza Energy Dome che si è inventata un ciclo che usa CO2 al posto dell’aria, ha ricevuto investimenti importanti (da CDP ma anche da Microsoft e Google) e sta firmando contratti in giro per il mondo per costruire i suoi impianti, tipicamente 20 MW/200 MWh
Tornando agli accumuli stagionali, R.S: ha fatto già notare che più eolico sarebbe la migliore soluzione per i consumi invernali ma la realtà italiana è un altra, con progetti fortemente osteggiati e con i cosi dei progetti in salita.
Non sono del tutto d’accordo con il ruolo che può avere l’accumulo termico, se pensiamo che il 20-25% dell’energia primaria in italia viene consumato per riscaldamento civile, terziario e ambienti industriali (non processo). Se lo elettrificassimo tutto con PdC aria-acqua andrebbe ad aggiungere 130-150 TWh ai consumi annui attuali di energia elettrica, e soprattutto generebbe picchi invernali impossibili da gestire per un sistema basato su rinnovabili. Allo stesso modo avremmo picchi di produzione non tanto in estate dove ci sarebbe il condizionamento ad assorbire, ma soprattutto nelle mezze stagioni, dove già ora nei giorni festivi si raggiungono percentuali green da paesi nordici.
Con una bella batteria di resistenze piazzata in un serbatoio si riescono a gestire curve di assorbimento ripidissime aiutando la rete elettrica in caso di sovrapproduzioni, e accoppiando accumulo e Pdc si riesce a sfruttarlo estraendo calore fino a che l’acqua raggiunde pochi gradi sopra lo zero.
Unica alternativa possibile su tutto il territorio sono le sonde geotermiche, che in realtà sfruttano lo stesso principio usando il terreno come accumulo stagionale.. Nulla vieta, ed anzi già si fa, di riscaldare il terreno d’estate usandolo per dissipare il calore del condizionamento e sfruttarlo d’inverno per tirar fuori il calore accumulato.
Senza queste tecnologie la vedo dura arrivare al 100% rinnovabili, posto che troppo spesso si usa questo spauracchio per non arrivare nemmeno a un 70-80% che sarebbe fattibilissimo in pochi anni con un minimo di volontà politica
@javaljan
premesso che sfondi una porta aperta sugli accumuli termici, e sul teleriscaldamento applicato nei palazzi non adatti alle pompe di calore individuali
nelle simulazioni vedo che l’elettrificazione dei riscaldamenti con pompe di calore si riesce comunque a gestire con un mix di rinnovabili, percchè il picco di consumi elettrici invernali derivante è più basso di quello che ci si aspetterebbe
approfitto per ricordare che nella bella ma famigerata (perché propone conclusioni errate e scoraggianti) simulazione di mix rinnovabili per l’italia fatta da Aspo nel 2022, avevano fatto la scelta di tradurre i twh termici del metano dei riscaldamenti, direttamente in twh elettrici che sarebbero stati necessari, cioè 1 a 1; cioè riscaldamenti a stufe elettriche; nella realtà sappiamo si useranno pompe di calore, con efficenza media 3 a 1, servirà 1/3 dell’elettricità
questo portava la simulazione Aspo a requisiti enormi di elettricità nei mesi invernali, falsando le conclusioni dello studio, in pratica per abbattere questi picchi, richiedevano una forte moderazione dei consumi nazionali (la loro curva dei consumi nazionali netti di elettricità era da 700 TWh annui, e ipotizzavano di tagliarei i consumi del 50%, scendendo a 350 TWh) che farebbe scoraggiare chiunque
correggendo questa svista sui picchi invernali, partendo dalla loro stessa identica simulazione, ho provato (e ci sono anche studi pubblicati più recenti e dettagliati) si riesce facilmente ad avere mix rinnovabili per l’italia che soddisferebbero una curva di consumi netti elettrici di rete da circa 600 TWh; la generazione lorda da rinnovabili sarebbe di 800-1000 TWh, per consentire di alimentare anche la filiera power-to-x per fare elettrocarburanti chimici di sintesi per aerei, navi e industria, per la la quota non copribile con la produzione di biometano e biocarburanti
=== DATI ==
in italia nel 2023 per usi termici civili (case + terziario), cioè riscaldamento, acqua calda, cucinare, sono stati usati circa 260 TWh termici di metano e gasolio, e 75 TWh termici di legna e pellets (totale 335 TWh termici)
260 TWh di metano e gasolio sono suddivisi in:
— 182 TWh riscaldamento
— 52 TWh acqua sanitaria
— 26 TWh cucinare
il metano (e un poco di gasolio residuo) per questi usi cala ogni anno, perché le abitazioni migliorano l’isolamento termico, il clima inoltre si fa più caldo; nel 2024, questi 260 TWh erano già scesi a 250 TWh; la legna possiamo invece considerare di lasciarla tal quale anche nei mix futuri
di questo metano, una parte (acqua saniataria e cottura) genera una linea dei consumi piatta durante; la parte che genera un picco di consumi in inverno sono i 182 TWh dei riscaldamenti; ad oggi (2026) credo scesi a meno di 165 TWh
con le pompe di calore, 165 TWh termici per i riscaldamenti invernali, li ricavi con 165 / 3 = 55 TWh elettrici
il picco invernale dei consumi dovuti ai riscaldamenti sarebbe di 55 TWh elettrici spalmati su 3 mesi
il picco dei consumi elettrici estivi, dovuti invece ai condizionari (e al raffreddamento dei datacenter), è simile;
la curva dei consumi elelttrici futuri annuali sarà circa piatta, con due modesti picchi in inverno e in estate
le stesse conclusioni le ho viste nei grafici nel libro dell’Ing. Marco Giusti, “L’urgenza di agire” e in altri studi pubblicati