Oceani mai così caldi: Copernicus registra un nuovo record

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Oceani mai così caldi. Le temperature superficiali  hanno raggiunto il valore più alto mai registrato per questo periodo dell’anno. I dati diffusi dai servizi europei Copernicus Climate Change Service (C3S) e Climate Change Service mostrano che il 21 giugno la temperatura media globale della superficie marina ha toccato 20,86 °C, superando i precedenti record del 2023 e del 2024. Un segnale che conferma come il riscaldamento degli oceani stia entrando in una nuova fase, destinata ad avere conseguenze sul clima, sugli ecosistemi marini e anche sulle coste italiane.

Il mare continua ad accumulare calore

Il nuovo record non riguarda soltanto la temperatura superficiale. Secondo Copernicus, il contenuto di calore degli oceani continua infatti ad aumentare, confermando una tendenza osservata da decenni. Gli oceani assorbono circa il 90% del calore in eccesso generato dall’aumento dei gas serra nell’atmosfera e rappresentano quindi il principale “serbatoio” dell’energia prodotta dal cambiamento climatico.

Questo accumulo di energia non è privo di conseguenze. L’acqua più calda si espande, contribuendo all’innalzamento del livello del mare, mentre il maggiore calore immagazzinato rende il sistema climatico più instabile.

Il ruolo di El Niño e dei cambiamenti climatici

Gli esperti sottolineano che il nuovo record era in parte atteso. A influire è infatti l’avvio di un nuovo episodio di El Niño, il fenomeno naturale che comporta un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale e che tende ad aumentare la temperatura media globale.

Ma El Niño da solo non basta a spiegare valori così elevati. Secondo Copernicus, il nuovo massimo riflette la combinazione tra il cambiamento climatico di origine antropica e il ritorno del fenomeno climatico nel Pacifico, che secondo le previsioni potrebbe raggiungere un’intensità tra le più elevate degli ultimi decenni.

Come ha dichiarato Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service, con oceani già così caldi è probabile assistere al superamento di ulteriori record nei prossimi mesi.

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Perché un oceano più caldo riguarda anche l’Europa

Un mare più caldo significa maggiore evaporazione, quindi più energia disponibile per alimentare perturbazioni intense. Il risultato può tradursi in precipitazioni estreme, alluvioni e tempeste più violente.

Le conseguenze riguardano anche gli ecosistemi marini. Le ondate di calore marine, sempre più frequenti, modificano la distribuzione delle specie ittiche, mettono sotto pressione la pesca e possono provocare episodi di mortalità di massa di organismi sensibili come coralli e molluschi.

Per il Mediterraneo, uno dei bacini che si sta riscaldando più rapidamente al mondo, questi fenomeni assumono un’importanza particolare. Temperature elevate favoriscono infatti la diffusione di specie aliene, alterano gli habitat e aumentano il rischio di eventi meteorologici estremi lungo le coste italiane.

Un altro segnale della crisi climatica

I dati di Copernicus rappresentano un ulteriore indicatore di un sistema climatico che continua ad accumulare energia. Il riscaldamento degli oceani procede molto più lentamente rispetto a quello dell’atmosfera, ma proprio per questo costituisce uno dei parametri più affidabili per valutare la portata del cambiamento climatico.

Se nei prossimi mesi El Niño raggiungerà l’intensità prevista dai modelli stagionali, il 2026 potrebbe segnare nuovi record non solo per la temperatura degli oceani, ma anche per quella dell’intero pianeta. Per l’Europa e per l’Italia, dove gli effetti del cambiamento climatico si manifestano già con ondate di calore, siccità e piogge estreme, il monitoraggio degli oceani diventa sempre più uno strumento essenziale per comprendere ciò che ci attende.

  • LEGGI anche: “Il cambiamento climatico è qui. Basta discuterne, affrontiamolo” e guarda il VIDEO

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