Obiettivi 2035/ ACEA li vuole più blandi, T&E: “Irresponsabili”

obiettivi 2035





ACEA avrebbe sottoscritto e inviato  ai ministri dell’Ambiente europei un documento nel quale chiede di abbassare ulteriormente gli obiettivi 2035 di decarbonizzazione dei veicoli leggeri. L’associazione Transport & Environment ne è entrata in possesso, l’ha analizzato e conclude che «target più bassi priverebbero gli automobilisti di modelli elettrici più accessibili, proprio nel momento in cui è necessario ridurre la dipendenza dal petrolio».

L’import di petrolio costerebbe 74 miliardi di euro in più

T&E, principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, definisce  la richiesta «irresponsabile» proprio mentre le vendite di veicoli elettrici toccano nuovi record nell’UE e il caro petrolio per la crisi nel Golfo rende sempre più evidente la dipendenza energetica dell’Europa. «Le nuove richieste dell’industria automobilistica europea per obiettivi climatici meno ambiziosi – scrive T&E – potrebbero tradursi – se accolte – in 74 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di petrolio».

Inoltre, potrebbe far aumentare le emissioni di CO₂ delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026 e il 2050 rispetto alla normativa vigente. E’ l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE . L’analisi si basa sul contenuto del documento di ACEA, l’associazione dei carmaker europei, per ora tenuto riservato, ma venuto in possesso di T&E.

obiettivi 2035

Le richieste di ACEA fatte proprie da Germania (e Italia ?)

Il documento chiede di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, rispetto ai tra proposti in dicembre dalla Commissione europea.  Chiede inoltre di cancellare l’aggiornamento previsto dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in (PHEV) e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO₂.

Come abbiamo scritto ieri il governo tedesco ha fatto propria la posizione ACEA, sostenendo il prolungamento delle vendite di PHEV inquinanti anche dopo il 2035. Una scelta che, se concretizzata, «rischia di rallentare la transizione dell’industria automobilistica europea verso le full electric e di aumentare il divario con la Cina». L’Italia si accoderà a detta del ministro Adolfo Urso.

Ban termiche 2035: la Germania spinge per allentare ancora le regole Ue

Secondo i calcoli di T&E, se le richieste di ACEA fossero accolte, le vendite di BEV potrebbero rimanere ferme all’attuale quota di mercato del 21% per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57% attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente.

Un  danno per i cittadini e per la competitività europea

Andrea Boraschi, Direttore T&E Italia commenta: «Le case automobilistiche vogliono confermare la dipendenza europea dal petrolio proprio quando milioni di cittadini pagano la benzina fino a 2 euro al litro, e hanno un disperato bisogno di uscire dall’era degli idrocarburi. Le richieste dei carmaker, se accolte, ritarderanno l’arrivo di veicoli elettrici più accessibili in termini di prezzo, ciò di cui i cittadini europei hanno realmente bisogno. È deludente, in questo senso, vedere il governo tedesco cedere alle pressioni dell’industria automobilistica per rallentare il processo di elettrificazione. Ogni ulteriore ritardo danneggia sia i cittadini sia la competitività dell’Europa.”

obiettivi 2035

I carmaker voglio portare l’obiettivo di riduzione delle emissioni all’80% nel 2035, contro il 100% indicato originariamente dal Green Deal e il 90% proposto dalla Commissione Europea nella revisione dello scorso dicembre ora al vaglio dell’Europarlamento. Inoltre ACEA chiede di indebolire ulteriormente l’obiettivo  prevedendo per i costruttori un 10% di crediti senza condizioni, un ulteriore 5% per i carburanti con emissioni inferiori alla benzina e un altro 5% per i materiali a basse emissioni di carbonio.

Un ko per le elettriche: si fermerebbero al 52% nel 2035

Secondo i calcoli di T&E, questo potrebbe far sì che nel 2035 le vendite di auto elettriche a batteria si fermino al 52% del mercato, invece di raggiungere il 100%. I crediti legati ai carburanti permetterebbero inoltre ai costruttori di vendere meno veicoli elettrici in cambio di risparmi di emissioni attraverso i carburanti alternativi,  che di fatto, non esisterebbero.

  • LEGGI anche: “Auto elettriche Ue: ecco tutti i rischi del lungo addio al 2035” e guarda il VIDEO

 

 

Visualizza commenti (2)
  1. In un periodo in cui mezzo mondo e’ ostaggio di un paese (l’Iran) in mano a esaltati religiosi, in guerra con un altro esaltato, con il risultato che i prezzi dei carburanti sono alle stelle e non si sa se fra due mesi bisognerá bloccare gli aeroporti, chiunque non spinga per una transizione elettrica (auto BEV e fonti rinnovabili) sarebbe da incarcerare.

  2. Questa annata 2026 terminerà con un estate ed autunno molto “caldo”, ma non sarà solo per vertenze sindacali; è un anno ciclico in cui il fenomeno del Niño potrebbe provocare tempeste frequenti e molto più potenti e dannose dello scorso anno, con alluvioni che devastano campi coltivati, aziende, civili abitazioni, alberi di viali cittadini e grandi rischi per l’incolumità delle persone….
    Se ACEA & governi se la sentono di pagare TUTTI I DANNI e SUBITO…. magari ci possiamo pensare qualche minuto, altrimenti la proposta è irricevibile perché è già molto, troppo tardi per invertire facilmente la traiettoria del cambiamento climatico e da ora in poi dobbiamo veramente fare tutti gli sforzi possibili ed impossibili (a cominciare dal terminare le guerre devastanti anche per gli impatti sull’ambiente ed il clima) e mandare a casa governi cialtroni ed antiscientifici.
    Il conto che pagheranno i giovani di oggi e le successive generazioni è drammatico… altro che “ansia climatica” !
    Facciamo in modo che chi ad oggi ha ancora un po’ da spendere si prenda più BEV possibili (e magari FV a casa/azienda) in modo che la microscopica frazione di bio-carburanti prodotta in Europa sia sufficiente per quei tanti che purtroppo la vettura non la possono cambiare.
    Quanto ai voli aerei… vuol dire che non saranno più un fenomeno di massa, almeno finché non trovano il modo di produrre carburanti SAF non in concorrenza col cibo o l’autotrasporto di persone e beni.

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