Disastro nucleare: costi triplicati e tempi lunghi per la centrale di Hinkley Point

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Dalla Gran Bretagna arriva la prova: i grandi impianti nucleari sono sempre più costosi. E i tempi di realizzazione sempre più lunghi, assolutamente inadatti a rispondere alla domanda di energia crescente. In un contesto internazionale che richiede soluzioni in tempi rapidi. Lo dimostra il caso della nuova centrale di Hinkley Point C – primo nuovo impianto atomico costruito nel Regno Unito da una generazione –  i cui costi sono quasi triplicati rispetto alle previsioni iniziali

Ne parlano giustamente in questi giorni tutti gli esperti e gli analisti del settore energia. Il governo inglese ha deciso di dare ai via ai lavori della nuova centrale di Hinkley Point sulla costa occidentale della Gran Bretagna nel 2016. Il budget stimato era di circa 18 miliardi di sterline. Oggi la cifra è salita fino a circa 35 miliardi a prezzi 2015, equivalenti a circa 48 miliardi di sterline correnti. Il rincaro è legato soprattutto alla complessità delle installazioni elettromeccaniche, alla crescita dei costi civili e alla maggiore durata del cantiere.

Nucleare, la maledizione dei grandi reattori Epr

Inflazione, difficoltà nelle catene di approvvigionamento e modifiche progettuali hanno aggravato ulteriormente il quadro, con migliaia di cambi di design che hanno aumentato l’uso di acciaio e cemento di oltre un terzo. Tempi di realizzazione: da progetto “rapido” a cantiere ultraventennale

Anche il cronoprogramma si è progressivamente dilatato. L’entrata in funzione del primo reattore è ora prevista intorno al 2030, circa cinque anni dopo l’obiettivo originario del 2025.
Nel complesso, l’impianto inizierà a produrre elettricità circa 13 anni dopo l’avvio della costruzione.

Il rinvio riflette una produttività inferiore alle attese nelle fasi di installazione tecnica e test, che restano tra le più critiche nei grandi reattori di nuova generazione. Un problema non isolato: la “maledizione” dei grandi reattori EPR, la tecnologia i cui brevetti sono del colosso francese Edf.

Le difficoltà di Hinkley, infatti, non sono un’anomalia ma si inseriscono in una tendenza più ampia che riguarda i reattori europei di tipo EPR, la tecnologia scelta per rilanciare il nucleare nel continente. Progetti analoghi, come quello di Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia, hanno registrato ritardi e sforamenti di budget significativi, evidenziando criticità strutturali nella realizzazione di queste infrastrutture complesse. Due impianti che non a caso sono stati realizzati dalla stessa Edf.

La Francia non si smentisce mai: più nucleare e meno rinnovabili

Effetto domino sui nuovi programmi nucleari

Le difficoltà di costruzione stanno influenzando anche i progetti successivi. Il futuro impianto britannico di Sizewell C è già stimato intorno alle 40 miliardi di sterline, quasi il doppio delle valutazioni iniziali, proprio a causa dell’esperienza maturata (e dei costi emersi) a Hinkley. Le autorità di controllo francesi hanno invitato EDF a non esporsi troppo finanziariamente all’estero finché non saranno chiariti gli impatti economici di questi mega-progetti, sottolineando i rischi per la sostenibilità industriale del programma nucleare.

Hinkley Point C dovrebbe coprire circa il 7% della domanda elettrica britannica una volta operativo. Ma proprio la durata dei cantieri rischia di ridurne il peso relativo: mentre l’impianto viene costruito, la domanda evolve rapidamente sotto la spinta di elettrificazione, veicoli elettrici, pompe di calore e data center.

Il paradosso del “nuovo nucleare” europeo

Il rilancio dell’atomo viene spesso giustificato con la necessità di produrre energia stabile e decarbonizzata. Tuttavia, l’esperienza dei grandi impianti occidentali mostra un paradosso evidente: più avanzata è la tecnologia, più complessa – e incerta – diventa la sua realizzazione.

Il caso più emblematico è quello dell’EPR di Flamanville, in Normandia. Avviato nel 2007 con l’obiettivo di entrare in servizio nel 2012, il progetto ha accumulato oltre un decennio di ritardi a causa di problemi ingegneristici, difetti nelle saldature e revisioni imposte dall’autorità di sicurezza.
Il costo inizialmente stimato in circa 3,3 miliardi di euro è salito progressivamente fino a oltre 13 miliardi e, includendo gli oneri finanziari, a circa 23,7 miliardi: da quattro a sette volte il budget originario. Anche le valutazioni indipendenti hanno evidenziato una dinamica simile, con una spesa quadruplicata rispetto alle stime iniziali e continui rinvii legati a criticità tecniche.
Non a caso, l’impianto è entrato in funzione circa dodici anni dopo la data prevista, diventando il primo nuovo reattore francese collegato alla rete dopo un quarto di secolo.

Una traiettoria quasi speculare si è registrata a Olkiluoto, in Finlandia, il primo EPR costruito in Europa. I lavori erano iniziati nel 2005 con l’obiettivo di accendere il reattore nel 2009, ma l’avvio è slittato di oltre un decennio rispetto al piano originario.

Il costo finale è stato stimato intorno ai 12 miliardi di euro, circa tre volte superiore ai 3,2 miliardi preventivati all’apertura del cantiere.

Questi casi non rappresentano episodi isolati ma un pattern industriale che ha accompagnato l’intera diffusione della tecnologia EPR in Europa. Le autorità e gli analisti hanno sottolineato come ritardi e aumenti di costo abbiano inciso pesantemente sulla situazione finanziaria della filiera, con “notevoli ripercussioni” sulla credibilità dei programmi nucleari di nuova generazione.

Nucleare, crolla il “sogno” nei mini reattori: troppo costosi e troppe scorie

Grandi centrali nucleari, grandi rischi finanziari

Il filo che lega Flamanville, Olkiluoto e Hinkley Point C è la natura stessa di questi progetti: infrastrutture estremamente capital-intensive, dove la componente finanziaria pesa più della produzione energetica nei primi anni di vita.
Studi comparativi sui progetti nucleari mostrano che il rischio medio di sforamento dei costi può superare il 200% e quello dei tempi oltre il 100%, segnalando una vulnerabilità strutturale delle grandi opere atomiche. Una tecnologia pensata per la stabilità in un sistema che cambia rapidamente

Il risultato è che i nuovi reattori arrivano spesso sul mercato molti anni dopo essere stati concepiti, in un contesto energetico radicalmente mutato. Nel frattempo, la transizione corre su altre traiettorie: rinnovabili modulari, accumuli distribuiti, digitalizzazione delle reti. Il confronto non è solo tra tecnologie diverse, ma tra modelli industriali opposti – uno fondato su mega-progetti centralizzati e pluridecennali, l’altro su infrastrutture scalabili e installabili in pochi anni.

In sintesi. Questo scarto temporale apre un interrogativo strategico per la transizione energetica: tecnologie con tempi di realizzazione pluridecennali riescono a rispondere a un sistema energetico che cambia nel giro di pochi anni?

 

Visualizza commenti (14)
  1. Fa cacare la tecnologia francese, i cinesi sono molto piú evoluti e le costruiscono in un terzo del tempo a costi inferiori.

    1. tempo medio costruzione in Cina è 6 anni;
      ma per gli impianti più recenti, circa 7-8 anni,
      (a cui aggiungere la fase preliminare alla costruzione, circa altri 5 anni)

      https://www.worldnuclearreport.org/IMG/pdf/wnisr2024-figure26_nuke_china_constructionduration-2.pdf

      gli stessi impianti cinesi (in parte derivati da impianti francesi e koreani) se ipoteticamente fossero costruiti da noi costerebbero di più e richiederebbero più tempo, per cui non ci punterei e passarei ad altro

      == in Inghilterra
      i due reattori di Hincley point C ( 3,2 GW nominali ) costeranno, secondo la stima ufficiale più recente di EDF, 35 miliardi di Sterline del 2015 -> 49 miliardi sterline di oggi -> cioè 56 miliardi di € attuali, esclusi gli interessi sul finanziamento, aggiungendoli, credo si arriva a -> oltre 70 miliardi €

      70 miliardi / 3,2 GW = 22.000 € a kW potenza nominale
      e non sono ancora conteggiate le spese future di smantellamento

      per confronto:
      – accumulo BESS 1 kW pot. 5 kWh capacità = 700 €
      – fotovoltaico a terra 1 kW= 600 €
      – fotovoltaico sui tetti 1 kW= 1200 €
      – eolico a terra 1 kW = 1400 €
      – eolico in mare fisso 1 kW = 2800 €
      – eolico galleggiante 1 kW = 3500 €

  2. Il problema non è la natura relativamente pulita del nucleare. Alla fine abbiamo fatto un clamoroso errore dare al popolo il diritto di decidere su questa forma di energia. Con le vecchie centrali ancora esistenti ci sarebbe stata un’infrastruttura più solida per costruirne altre e operarle. Ora il problema è che dal momento che il governo darà il via, ci serviranno almeno 20-25 anni per collegare alla rete le nuove centrali. Pensate semplicemente all’itere. Progettazione della centrale, scelta del sito, progetto esecutivo, costruzione, possibili halt dovuti a varie ragioni (geopolitiche, costi, comitati del no), procurement del combustibile fissile, collaudo, test etc.

    Per quanto un certo avvocato e il suo seguito ci voglia soprattutto mostrare gli aspetti positivi di questa tecnologia, il nostro problema è il contesto storico in cui ci siamo da soli infilati. Urgente necessità di energia (non solo domestica e industriale, anche i sempre più energetici data center e centri di calcolo come quelli a Bologna che l’energia la vogliono ora non fra 20 anni) va soddisfatta nell’immediato.

    soluzioni rapide vanno trovate entro 5 anni o meno per soddisfare il fabbisogno ma nessun governo ha il coraggio di marciare avanti per non rischiare elettorato e, quindi, poltrone.

    1. secondo me, se il governo volesse risolvere il caro prezzi energia, correggerebbe in urgenza i decreti sabotanti del 2024-2025, e solleciterebbe il ministero Mase, sbloccando un po’ più di autorizzazioni di GW di progetti già pronti di rinnovabili utility (cioè gli impianti di grande taglia e costo più basso)

      un calo apprezzabile dei prezzi almeno dell’elettricità lo si inizierebbe a vedere già dopo 12 mesi, il tempo tecnico per fare le installazioni; i mesi di attesa si potrebbero anche tamponare con magheggi e misure fiscali provvisorie sulle bollette

      un grafico del prezzo all’ingrosso elettricità dei principali stati europei a gennaio, noi siamo i più cari (a pari de-merito con vari paesi dell est europa, non mostrati nel grafico).. Spagna invece se la passa bene

      https://www.pv-magazine.it/wp-content/uploads/sites/14/2026/02/20260209-AleaSoft-European-electricity-market-prices.png

  3. Discorso che faccio da tempo ma purtroppo resta inascoltato, il problema del nucleare non è tanto le scorie o i rischi alla Chernobyl che oggi salvo attacchi credo siano su valori di probabilità di zero virgola. Quanto costi e soprattutto tempi.
    Il problema è che la risposta che mi danno è che comunque non c’è questa emergenza climatica ed è energetica per cui da un lato è necessario inquinare meno e decarbonizzaee e dall’altro abbiamo bisogno di più energia senza dipendere da terzi. A me sembra che Paesi come Italia e Germania stiano pagando un dazio altissimo per questi problemi. In Francia va meglio ma loro hanno veramente tanto nucleare anche già vecchio, poi abbiamo l’esempio della spagna che paga pochissimo grazie alle rinnovabili.
    Per me non abbiamo 15/20 anni di tempo per mettere su una centrale. Poi c’è chi aspetta gli smr (tecnologia cmq non Europea) che se va bene se me parla del 2030 poi i tempi di costruzione.
    Però vedo veramente tanti preferire una centrale persino a carbone piuttosto che un palo eolico Bianco. Tra l’altro non è l’unica fonte eolico.
    Poi per molti con le rinnovabili c’è il problema della stabilità della produzione di energia ma credo sia già affrontabile.

    1. considera che se l’interesse è decarbonizzare / rendersi indipendenti in fretta, installando rinnovabili e accumuli si fa almeno 10 volte più velocemente che costruendo centrali, oltre che spendendo molto meno

      in Germania nel 2025 hanno aggiunto 23 GW potenza nominale di nuovo fotovoltaico ed eolico su terra e su mare; tradotto in energia effettiva, è come se ogni singolo anno costruissero 6 reattori da 1 GW nominali, cioè in 12 mesi, invece che in 15-25 anni; e senza doversi poi preoccupare di eventali attentati-sabotaggi russi alle centrali, mentre per la Francia è un punto delicato ( vedi puntata sulla guerra ibrida di PresaDiretta del 22-02-2026)

      In Cina, i più veloci a fare colate di cemento per i reattori, nel 2025 hanno installato circa 450 GW potenza di nuove rinnovabili e 1,5 GW di nucleare

      tra l’altro alla Cina un (poco) di nucleare civile serve sia come ricerca che anche per motivi militari, sono forse l’unica superpotenza che non ha ancora costituito abbastanza scorte di plutonio, se cerchi con goggle anche di recente lo hanno dovuto comprare dalla Russia; il plutonio si estrae dalle scorie delle centrali e serve per fare le bombe del tipo più potenti e compatte, quelle adatte per le flotte di centinaia di missili.. mentre le bombe fatte “solo” con uranio sono più per i “poveri” e per i terroristi.. in generale, tutta la filiera civile, competenze e centri di trattamento materiali, sono la base per avere la filiera militare

      su questo anche Macron è sempre stato chiaro; Francia e Inghilterra vanno viste anche in questa ottica, forse continueranno a installare un minimo di centrali nuove anche oggi che farlo costa uno sproposito, per mantenere le competenze e la filiera militare

      non è lo stesso interesse della Spagna (che dal 2027 inizia a spegnere le sue ultime centrali, per decisione dei gestori, con i bassi prezzi energia non riescono più a pagarsi le spese) e dell’Italia: non abbiamo un arsenale atomico (ne potremmo permettercelo, le spese di gestione sono altissime); da noi fitta molto bene un mix 100% rinnovabili (+ accumuli giornalieri + un pizzico di accumuli stagionali), con cui risanare anche i bilanci pubblici

      1. In Germania da quando hanno iniziato a spegnere il nucleare per installare rinnovabile, l’inquinamento derivato dalla produzione energetica è aumentato di 8 volte.
        Le rinnovabili non decarbonizzano. Mettiamocelo in testa… O si va di nucleare e il rinnovabile rimane con un 60%, o gli % in più del 60 necessita di un supporto di gas o carbone (come in Germania)

        In oltre i costi delle rinnovabili a pari kW sono molto più alti dei costi triplicati delle centrali… Che per la cronaca sono così alti perché in Europa non si voleva industrializzare il processo a causa dei no al nucleare in Italia e Germania

    1. Imbarazzante perché? C’è qualche inesattezza? Forse è lei che si dovrebbe vergognare di uscirsene con una tale affermazione senza darne alcun argomento a supporto, o no?

  4. In Italia c’è una forte campagna mediatica per convincerci che il nucleare sia una energia pulita ed economico. La realtà è che il nucleare non è né economico né pulito. Poi sappiamo benissimo come siamo fatti a parole tutti vogliamo una centrale nucleare nei fatti poi non deve essere a casa nostra e le scorie quelle dell’energia pulita devono stare il più lontano possibile

  5. GRAFICO del 2023 degli analisti finanziari BLOOMBERG che da l’idea di come i costi di una centrale nucleare di nuova costruzione siano molto alti in Europa e USA, e meno alti in Cina, Egitto, Emirati Uniti:
    https://i.guim.co.uk/img/media/087f87dc3632acedfe3190f014b4f0e84c5b26a1/0_0_902_801/master/902.jpg?width=1140&dpr=2&s=none&crop=none

    Bloomberg in Europa e Usa stima un costo energia all’ingrosso da nuova centrale nucleare superiore a 300 $/MWh, cioè 30 cents a KWh, è 2,5 volte l’attuale prezzo PUN medio del mix elettricità italiano

    LAZARD, un altro analista finanziario e gestore di fondi di investimento importante, stima per il solo contesto americano un intervallo di costo energia da centrali di nuova costruzione a circa 160-240 $/MWh usando ipotesi più ottimistiche, ad esempio reattori funzionanti a pieno regime per il 90% del tempo, situazione impossibile in Europa dove le reti, i mix energia, e le normative, sono già più moderni che in USA; in Francia il fattore di utilizzo medio delle centrali è infatti 71%

    i fanatici nucularisti e anche IEA spesso citano i prezzi in Cina o in medio oriente, o una media mondiale dei prezzi che risente appunto dei prezzi in Cina (buona parte delle poche centrali in costruzione sono in Cina), ma è un inganno se si discute di Europa..

    e non vale solo per i “complicati” reattori EPR, anche i reattori americani a progettazione “modulare” AP1000 di Westinghose (oggi la loro licenza la ha Ansaldo, e vorrebbe rifilarceli) sono costati una barbarie (Vogtle 3 e 4 in Georgia; Virgil C. Summer in Carolina del sud)

    i reattori francesi EPR-2 (senza doppio guscio protettivo come invece hanno gli EPR prima serie) o reattori Koreani potrebbero costare leggermente meno (si ipotizza 2 anni in meno di costruzione rispetto ai 15 anni degli EPR) ma siamo ancora a costi fuori mercato.. in Europa la manodopera, il cemento, l’acciaio, le certificazioni di sicurezza, le norme ambientali, la gestione degli appalti con soldi pubblici coinvolti, hanno intrinsecamente costi diversi che in Cina

    1. Tutto molto interessante, aggiungo che pure in Korea non brillano né per il rispetto di standard di sicurezza né di standard sugli asfalti. Sono tipo un’ Italia ) senza UE me ultra tecnologica e ancora più turbo capitalista e consumista.

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