Nubi nere sul made in Germany: “Futuro a rischio”

Nubi nere sull’auto made in Germany: “Futuro a rischio”, dice uno dei più noti economisti tedeschi, Moritz Schularick. “Il loro futuro è a rischio, almeno nella forma in cui si trovano oggi”. 

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L’economista Moritz Schularick.

Nubi nere sull’industria tedesca: “Tutto cambia con l’elettrico e la guida autonoma…”

Schularick, presidente dell’Istituto di Economia Mondiale di Kiel, ha scatenato un vespaio di polemiche. Le reazioni stizzite non sono mancate, anzitutto da Hildegard Müller, n.1 dell’Associazione tedesca dell’industria auto (VDA), che parla di “previsioni assurde”. Ma i temi messi sul piatto dall’economista stanno facendo molto discutere, visto anche il progressivo deterioramento di bilanci dei big tedeschi. Il ragionamento di Schularick in soldoni è questo: i tempi stanno cambiando e la situazione di oggi non ha più nulla a che fare con l’industria automobilistica di appena 15 anni fa. C’è l’elettrificazione, che ha costretto tutti all’ottimizzazione dei costi. Ma c’è anche l’arrivo della guida autonoma, che potrebbe diventare una realtà nei prossimi anni. E c’è un rifiuto dell’acquisto dell’auto da parte delle nuove generazioni, a favore di utilizzi meno impegnativi anche sul piano economico come il noleggio a breve. Per questo Schularick paventa il tramonto dei principali marchi tedeschi. Almeno per come sono conosciuti e strutturati oggi.

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François Provost, n.1 Renault Group.

VW, Mercedes e BMW rischiano la fine della Volvo, assorbita dai cinesi

Penso che Volkswagen, BMW e Mercedes probabilmente non esisteranno più nella loro forma attuale entro la fine del decennio, data la situazione attuale dell’industria tedesca”, ha scandito l’economista intervistato dalla rete televisiva ARD. Portando come esempio il caso della svedese Volvo, tuttora viva e vegeta, ma solo dopo essere stata rinvigorita dall’ingresso nel gruppo cinese Geely, nel 2010. E citando il rischio che i big tedeschi restino nelle retrovie nella nuova era della guida autonoma, “la prossima rivoluzione”. Le sue parole arrivano a pochi giorni dalle allarmanti notizie arrivate da un fiore all’occhiello del made in Germany come la Porsche, che ha perso il 95% dei profitti. E fanno riflettere anche alla luce di quanto detto dal n.1 di Renault,  Francois Provost: Le famiglie europee non possono più permettersi un’auto nuova. Troppo costosa, con i prezzi aumentati del 30% negli ultimi 5 anni”. Insomma, è tutta l’industria europea ad avere il fiato corto, con i big dell’auto ad accusare la UE di avere appesantito i costi con troppe norme.

Visualizza commenti (18)
  1. D’altronde a saper costruire auto ai cinesi hanno insegnato i marchi tedeschi, quando, ingolositi dai bassi costi e da un nuovo grande mercato hanno investito in modo massivo nel paese del Dragone. Ora il Dragone presenta il conto. E’ l’allievo che supera e sconfigge il maestro. E’ fisiologico.

  2. Per la guida autonoma non so. Ma ogni novità, elettrico compreso mette in ansia e in crisi le case costruttrici europee. Possibile mai ? Vanno bene solo se fanno il termico immutato da tempo immemore ? Alcuni dati li ho riscontrati anch’io nel mio piccolo. Cioé che le auto costino troppo per le famiglie e che i giovani spesso, soprattutto nelle città, siano totalmente disinteressati all’argomento auto di proprietà. Affittano al momento. Quindi effettivamente una possibile contrazione del mercato europeo ci stà nel futuro. Ma il vero problema attuale delle case europee è a mio avviso, la perdita possibile dell’immenso mercato cinese. Credo sia più questo, che altro, che genera crisi ovunque.

  3. Alessandro D.

    Se c’è una cosa che mi diverte parecchio , nelle analisi di tutti questi “esperti” (in altre materie però: qui abbiamo un pur valido economista), è che la c.d. “guida autonoma” sarà la “next big thing” che cambierà il mondo e di cui non si potrà assolutissimamente fare a meno.

    L’evidenza dei fatti è che, tolta una nutrita e legittimamente interessata schiera di informatici e persone attinienti a quel mondo, la guida autonoma non interessa sostanzialmente a nessuno.
    Zero. Nessuno. Non è il messia atteso dal grande pubblico.
    Diverse case hanno semplicemente smesso di investirci sopra per mancanza di ritorni e oggettiva difficoiltà.

    E indendiamoci: a ben determinate condizioni trovo che potrebbe essere una cosa intelligentissima. E fattibile da domani mattina, se solo si avese l’umiltà di capire che la guida autonoma è una cosa intelligentissima all’interno di percorsi stabiliti e sempre ben definiti (le tratte dei mezzi pubblici, il “giro” dei camion della spazzatura, etc”). Ambiti in cui già da oggi stesso sarebbe facilissimo creare dei percosri “fisici”, fatti di radioripetitori o simili oggetti che qualcuno descriverà meglio di me, in grado di “guidare” un veicolo già di suo “informaticamente sveglio” e in grado di interfacciarsi in maniera sostanzialmente autonoma col resto del mondo.
    Già solo quello, sarebbe fantastico.

    Ma per il resto… Certo, sfido chiunque a dire che tecnicamente non sarebbe una meraviglia del’ingegno umano, ma all’atto pratico stiamo parlando di qualcosa che al dunque nessuno vuole veramente (quantomeno in occidente) tant’è che praticamente tutte le case hanno smesso di investirci.

    Eppure niente: si continua a parlarne come di un dato di fatto, un risultato acquisito “che non potrà essere che così”.
    E a basare analisi su presupposti che tali non sono.
    A volte lo trovo surreale, ma a suo modo divertente.

    1. In realtà la guida autonoma funzionante sarà la vera rivoluzione Permetterà alle persone di non acquistare le e macchine, ma basterà “chiamarle” quando servono. Diventeranno taxi senza autista che possono raggiungerti ovunque.

      1. Alessandro D.

        Ok.
        Ma ancora una volta lei dimistra che chi trova questa cosa interessante (e fa bene a farlo, mi raccomando!) in realtà fa i conti senza l’oste.
        E cioè il mercato.
        Il dato di fatto, lo spiega l’entità e a saper leggere tra le righe la tipologia assai prudente degli investimenti, è che qui in occidente non si vede tutta questa “ciccia” per la guida autonoma.
        Discorso diverso è la Cina, questo lo ammetto senza problemi.

        Ma secondo me si fanno corrispondere i desideri con le probabilità (non me ne voglia, lo facciamo tutti) se qui si parte dal presupposto che “sarà assolutamente così e non può essere altrimenti”, quando ancora la domanda a livelli di grandi numeri ne è lontanissima e mediamente (ho letto diverse rilevazioni in merito) al di fuori di coloro che ne sono comprensibilmente entusiasi si guarda la cosa con diffidenza se non proprio con sospetto.
        Sia la guida autonoma in sè, sia il fatto dell’automobile intesa come servizio e non come bene di cui disporre senza dipendere da terzi.

        Il che non esclude che questo tipo di discorso possa coprire una parte della questione. Ma a livello generale non in tempi brevi (non certo nei prossimi 5 anni come dice il nostro amico economista) nè probabilmente mai a livello di penetrazione totale del mercato.

        Sarà un’ottima cosa in più che andrà ad aggiungersi. Con buona pace dei taxisti, quello probabilmente sì.

        1. Alessandro D., io ho un altro punto di vista. La guida autonoma potrà essere complementare a quella umana, questo è certo. Ma c’è un ma. Sarà fondamentale per garantire la mobilità dell’attuale popolazione adulta nei prossimi 20-50 anni in questo occidente (anche con auto di proprietà), vista la forte denatalità e relativa riduzione della popolazione giovanile con conseguente diminuzione dell’assistenza (accompagnamento ecc…) che potrà offrire la popolazione più giovane a quella più anziana.
          Aggiungo che gli attuali 30enni (non informatici) usano già i sistemi di guida assistita (disponibili già ora) in maniera massiva. Quindi illudersi che ci si possa defilare da questa sfida tecnologica perché si parte dal presupposto che l’attuale popolazione (Italiana e non del resto d’Europa) non ami la sempre più presenza di questi sistemi è un bias bello grosso.
          Comunque, per i prossimi 5 anni potrai stare tranquillo, non vedo all’orizzonte sistemi di guida autonoma capaci di coprire i più disparati ambiti applicativi. Ma penso che intorno al 2035 (anno più, anno meno) avremo sistemi di guida assistita abbastanza avanzati che ipotizzo saranno capaci di coprire un buon 50% o forse più degli ambiti applicativi.
          Nel frattempo resto fiducioso sulla disponibilità di questa tecnologia per quando ne avrò bisogno (ovvero tra circa 20 anni).

          1. Sono un trentenne e non conosco mezza e dico mezza persona che ami questi sistemi (a parte forse il cruise control) anzi è una continua imprecazione per disattivarli ogni volta

          2. Alessandro D.

            Attenzione Bob, non mi stavo concentrando su come funziona l’autopilot/guida autonoma e i suoi probabili vantaggi. Nulla da obiettare ai suoi rilievi, ma io stavo dicendo altro.
            Analizzavo l’articolo che riporta il parere di Moritz Schularick e non potevo fare a meno di notare che, per i motivi che ho già esposto, questi basa la sua analisi dando per scontati ed assunti dei presupposti che tali non sono. Ma di gran lunga. Non sono presupposti reali, sono sacrosanti desideri.
            Ma che in base a tutto quanto ho detto prima mi portano a concludere, ferma restando l’umana simpatia: Qual’è il valore di questa analisi?
            Zero.

            Poi le sue considerazioni sulla guida autonoma sono condivisibilissime, dico sul serio.
            Ancora mi chiedo perchè non provanjo a fare da subito dei percorsi sulle autostrade, dove una guida autonoma si potrebbe implementare domattina creando una “galleria virtuale” di riferimenti fissi con cui le automobili potrebbero dialogare durante la marcia.
            Fose a questo punto sono io che la faccio troppo facile…

      2. Al di la dell’interesse intellettuale sul tema, è veramente difficile fare previsioni sul futuro.
        Una cosa però è certa, la guida autonoma ha bisogno di infiniti sensori su quasi tutto ciò che potrebbe presentarsi sulla strada e, soprattutto, ha bisogno di una rete radio cellulare 5G (che oggi è l’unica tecnologia con tempi di risposta adeguati alla guida autonoma) a copertura totale che interagisce in tempo reale con tutti i sensori esterni al veicolo e con l’AI per interpretare tutto quello che i sensori di bordo “leggono” ma non capiscono.
        Se non c’è sempre tale copertura costante e continua, la vettura a tratti è mezza cieca, dunque può essere pericolosa.
        E da questo punto di vista siamo molto ma molto lontani.

        1. Mah…mi sembra di vedere dei commenti un po’ miopi e che non si rendono conto di quanto l’innovazione può essere rapida quando porta oggettivi vantaggi.
          Come è stato già detto bisogna fare lo sforzo di immaginarsi un sistema con tanti taxi dal prezzo irrisorio, che ti vengono a prendere dove dici tu e ti lasciano dove vuoi.
          Pensateci: quante volte avreste preso un taxi se fosse costato un decimo di quanto costa ora? E’ un cambio totale di gestione della mobilità che toglierebbe tante auto inutili dalla strada e dai parcheggi, pertanto gioverebbe ai comuni, alle attività commerciali e ai cittadini. Permetterebbe addirittura di eliminare corse dei mezzi pubblici che oggi viaggiano semivuote, ed evitare attese interminabili e a volte pericolose.
          E, anche se non lo si vuole ammettere, diminuirebbe esponenzialmente il numero di incidenti e di morti sulle strade.
          I primi ad usarlo sarebbero i ragazzi, che appunto vedono ormai la guida come una scocciatura che non gli permette di usare il telefono. Ci sono poi gli anziani come già detto, le donne che hanno paura di usare i mezzi pubblici, i professionisti che magari in quel tempo lì vogliono lavorare…inomma ci sono tanti tipi di clienti che apprezzerebbero un servizio del genere, rimango allibito da chi ha scritto che “non c’è mercato”!!!

          1. Non ho dubbi sul fatto che tutte le innovazioni portino vantaggi, ho però un paio di dubbi in relazione a quello che lei scrive.
            Il primo dubbio: lei dice che l’innovazione può essere rapida. In linea di principio sono d’accordo, ma le faccio due esempi in cui questo non sembra avvenire: il primo sono le colonnine di ricarica, non so da voi, ma dalle mie parti (nord-ovest) io vedo che siamo quasi fermi, così come non vedo nessun lavoro nelle rete di distribuzione dell’energia elettrica; il secondo, la rete 5G, è da due anni che gli operatori di telefonia mobile hanno ridotto al lumicino gli investimenti su tale rete.
            Senza tali infrastrutture abilitanti, il salto tecnologico che lei immagina, non si può fare.
            Vero è che i vantaggi di una infrastruttura non sono visibili sino a che non ti rendi conto che quando ti serve non c’è.

            L’altro dubbio riguarda i prezzi di un potenziale trasporto senza guidatori: io su questo non sono d’accordo, o meglio non sono ottimista. Infatti sono convinto che tale infrastruttura finirà in mano a poche grandi multinazionali che cercheranno di non farsi concorrenza tra loro e quindi che i prezzi non saranno per nulla popolari (elitari semmai). Senza contare i tanti posti di lavoro in meno.
            Ovviamente spero di sbagliarmi.

          2. Rispondo alle giuste considerazioni di MT64, precisando che ho scritto che “le innovazioni possono essere rapide quando portano oggettivi vantaggi”. Le colonnine sono un ottimo controesempio: almeno in Italia NON sono vantaggiose come costi, pertanto l’adozione sta andando a rilento e di conseguenza rallenando la diffusione dell’auto elettrica. Sul 5G sono poco informato per cui non mi esprimo.
            Per cui è giusto dire che un robotaxi avrà senso se costerà poco. E quanto poco può costare? In america da quanto leggo i primi servizi di waymo e tesla costano poco meno di Uber, ma se vogliamo è lo scotto di essere i pionieri nel campo. Io proverei invece a guardare i costi italiani del car sharing, dato che mi immagino una struttura dei costi molto simile: c’è una quota iniziale importante per il costo dell’auto e costi operativi per ricariche, manutenzioni e per gestire il business. Enjoy inizalmente costava 25 c€/min, ora ho visto che è arrivata a 39 c€. Mi aspetto che un robotaxi costi qualcosa di simile, o in teoria anche meno per un fondamentale discorso di coefficiente di utilizzo: un enjoy può rimanere ferma anche giorni, soprattutto quando viene lasciata in zone periferiche della città, mentre un robotaxi è sempre “nel posto giusto” per caricare clienti.
            Un taxi a 30/35 centesimi/minuto, tariffa fissa giorno e notte, non diventerebbe qualcosa di appetibile per chiunque?

    2. Quanto hai ragione…la verità è che questi “analisti esperti” o li pagano per fare certe previsioni o hanno passato così tanto tempo nel loro appartamento domotico/sostenibile in zona ztl in centro da dimenticarsi cosa sia la realtà

    3. Alessandro, condivido. Due giorni fa guardavo un servizio sulle navette a Torino, la cosa è imbarazzante: questi piccoli bus che portano pochissime persone, che avanzano molto lentamente e che comunque hanno bisogno a bordo di un safety driver cooki cioè una persona che in caso di problemi prenda i comandi, tanti vale metterci un autista. Poi i soliti problemi, bisogna registrarsi , scaricare l’app, comprare il biglietto online, scansionare il QR code quando si sale… La cosa ideale per coloro che più usufruiscono dei mezzo pubblici come gli anziani. Anche qui da noi a Imperia hanno fatto qualche prova ma pare che oltre a spendere un sacco di soldi di risultati ce ne siano pochi. In compenso abbiamo il servizio tpl al collasso, nelle scorse settimane sono stati posti sotto sequestro un sacco di bus perché non in regola in materia di sicurezza, la gente aspetta alla fermata ore, inferocita con un abbonamento regolarmente pagato un bus che non arriva A parte il fatto che a mio parere è una cosa che resterà confinata a pochi percorsi ideali, voglio vederli qui nelle tortuose strade liguri in collina, strette e disconnesse dopo decenni di abbandono i mezzi che guidano da soli. Il fatto di avere buttato milioni di euro in bus ad idrogeno mai entrati in servizio e poi alienati non è bastato evidentemente. Invece di sprecare i nostri soldi giocando potrebbero comprare dei tradizionali bus magari elettrici e fare funzionare i servizi con un autista che si guadagna da vivere

  4. Mha … entro la fine del decennio , ovvero tra 3/4 anni mi sembra un pò pessimistica come previsione. A parte che riguarderebbe tutte le case automobilistiche ( se uno non ha soldi per cambiare auto …), al momento i dati vedono le case tedesche vendere come non mai almeno nel settore BEV in Europa.

  5. “Forse stiamo esagerando? Almeno riflettiamoci.”
    Veramente il problema sono le misure anti inquinamento e sicurezza? hai idea di quanto costa prendersi cura di chi a causa della mancanza di queste?
    Qui bisogna ragionare sui compensi allucinanti ai dirigenti e gli stipendi RIDICOLI a chi lavora.

    Rimango basito da certi ragionamenti, mi verrebbe veramente da dare le dimissioni e guardarvi vivere con i vostri figli nel mondo che tanto agognate.

    1. Se a causa del maggior costo non si dovessero vendere le nuove auto, il problema non sarebbe quello degli stipendi dei dirigenti, ma dei posti di lavoro di tutti i lavoratori.
      Inoltre, non ci sarebbe il ricambio degli autoveicoli, prolungando la vita dei mezzi più vecchi ed inquinanti.
      Di conseguenza senza vantaggi in termini di inquinamento e sicurezza e senza riduzione delle spese per prendersi cura degli effetti negativi.
      Veda lei.

  6. Tutto ragionevole.
    Quello che è certo è che le normative europee incidono in modo significativo sul costo di produzione delle auto: si stima che possano rappresentare fino al 36% del prezzo finale di un veicolo, soprattutto per le tecnologie legate a emissioni e sicurezza.
    E queste, seppur in misura minore, impatteranno anche sulle auto elettriche.
    Forse stiamo esagerando? Almeno riflettiamoci.
    Non capisco invece il punto dell’articolo dove si dice che: “C’è l’elettrificazione, che ha costretto tutti all’ottimizzazione dei costi. ”
    La filiera dell’automotive è una di quelle in cui già da decenni lavorano sulla minimizzazione dei costi (sono ormai ben oltre l’ottimizzazione), e poi le auto elettriche sono mediamente più care delle auto tradizionali.
    Quindi non capisco il commento.

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