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Norfolk Broads: le barche a vela salvate dall’elettrico

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Le barche a vela tradizionali del Norfolk

Nelle Norfolk Broads _ siamo nell’Inghilterra orientale in un sito ricco di corsi d’acqua _ le barche a vela storiche hanno il motore elettrico. Una scelta recente e di successo nata con l’invecchiamento di marinai e velisti che non hanno più la forza per utilizzare i quants ovvero dei lunghi pali che spingono in avanti le pesanti barche di legno quando i venti sono sfavorevoli o per sostenere le manovre.

La storia in arrivo dalle Norfolk Broads ricorda l’uso sociale della bicicletta elettrica che permette la pedalata, seppure assistita, anche a tutti coloro che hanno problemi fisici e non possono sopportare troppi e lunghi sforzi. Un compromesso utile e necessario.

Ai velisti anziani serve il motore

Per i puristi la motorizzazione equivale ad una bestemmia, ma il tasso di richiesta delle barche con propulsione garantisce l’uso ed un futuro a queste imbarcazioni tradizionali. Lo hanno capito bene a Hunter’s Yard, gestiscono una flotta a noleggio di queste barche, visto il crollo delle prenotazioni e l’andare a fondo degli affari per le disdette dei clienti più anziani. Ormai stremati dall’uso dei quants.

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Le barche tradizionali nel sito naturalistico inglese di Norfolk Broads

La scelta del motore è, quindi,  diventata necessaria e l’opzione elettrica ha vinto perché influisce meno sullo stile di navigazione. Soprattutto il fascino storico delle barche si conserva meglio senza puzza e rumore. Si è così proceduto con un test ovvero la direzione di Hunter’s Yard ha fatto installare un sistema di propulsione elettrica Torqeedo su una barca di prova.

Un pod Torqeedo per le vele di Norfolk

Pod motore elettrico barcaSi tratta di un pod Torqeedo Cruise 2.0 con un’elica pieghevole, due batterie Power 24-3500, caricabatterie rapido, scatola di alimentazione a terra e unità di controllo/visualizzazione.  Questo il pacchetto. Possiamo dire buona la prima, ad ascoltare le parole di Philip Bray, segretario della compagnia: “Un successo immediato tra gli affittuari e così altre barche furono equipaggiate con lo stesso pacchetto l’anno successivo. Ora siamo arrivati a cinque e diverse sono in lista d’attesa”.

Si è vinta l’iniziale ritrosia: “Le nostre barche sono molto tradizionali e anche i nostri clienti, e quando l’idea è stata resa pubblica per la prima volta alla riunione generale annuale degli amici della flotta, nell’aprile 2016, si è sentito un grande respiro che ha quasi risucchiato il tetto.” Ironia inglese, poi il cambiamento è arrivato veloce. “I nostri clienti approvano, basta vedere le nostre prenotazioni in aumento e le barche con motore sono le prime ad andar via. C’è una lista d’attesa anche per loro”.

C’è il motore, ma si usa poco

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Uno dei motori installati

L’aspetto degno di nota di questo fenomeno, buon cibo per gli antropologi, è lo scarso utilizzo della propulsione elettrica: solo quando è strettamente necessario. “Quando abbiamo testato la prima barca dopo una settimana è tornata indietro con il 60-70% della carica”. A dir poco parsimoniosi, significa che il motore è integrativo ma non sostitutivo. Per la ricarica? “Impieghiamo circa due ore”.

Visto il successo del piano elettrico si prevede di dotare di motore quasi tutte le 14 imbarcazioni che compongono la flotta: “Sono divise in tre classi – due, tre e quattro posti letto – e al momento il nostro piano è quello di installare motori in tutte le classi tranne una per ciascuna, in modo che una di esse sia disponibile per i puristi”. Seppure in minoranza resistono.

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  1. Hunter’s Yard è la sede della flotta Norfolk Heritage, la collezione unica di queste imbarcazioni tradizionali a vela, costruite da Percy Hunter negli anni ’30 a Norfolk.

    La flotta è costituita da quattordici Hunter yacht, oltre ad altre sette a mezzo ponte. Costruite in mogano e altri legni, con vele di terylene, questi yacht sono esempi del lavoro dei maestri d’ascia.

    Tradizionalmente, nessun Hunter yacht aveva il motore, le barche erano rigorosamente a vela aulica e quando il vento moriva o l’albero doveva essere abbassato per passare sotto a un ponte, si spingevano a braccia con il “quant pole”.

    La storia dell’Hunter yacht inizia con Percy Hunter, con i suoi figli Cyril e Stanley, che costruirono il primo yacht nel capannone a Womack Water nel 1932.

    Subito buona la prima, perché nel giro di un anno progettarono, costruirono e alarono i primi due yacht della flotta.

    La flotta cresceva ogni anno e un secondo capannone fu costruito nel 1935 per aiutare a ospitare i 14 yacht nei mesi invernali. Gli ultimi 2 yacht a motore furono completati dopo la guerra alla fine degli anni ’40.

    La famiglia Hunter gestì il cantiere fino al 1968 quando fu venduto al Consiglio della Contea di Norfolk che divenne la base della navigazione della contea di Nortfolk.

    Nel 1995 il Consiglio della Contea decise di vendere la flotta.

    Dopo molte proteste, un gruppo di persone influenti, formò un Trust con l’obiettivo di acquisire la flotta e mantenerla secondo gli alti standard di costruzione navale che rappresentava.

    La mobilitazione ebbe successo, fu intrapresa una raccolta fondi, insieme a una sovvenzione di 200.000 sterline concessa dall’Heritage Lottery Fund e nel 1996 il Norfolk Heritage Fleet Trust poté così rilevare il cantiere per ristabilirne il nome originale, Hunter’s Yard e provvedere alla sua flotta.

    Le tradizioni della lavorazione di qualità dei maestri d’ascia e dell’eccellente assistenza ai fortunati armatori degli Hunter yacht rimangono oggi forti come un tempo.

    La maggior parte delle 21 barche ha più di 80 anni e sono tutte in legno di mogano.

    Il programma di manutenzione invernale è un’attività fondamentale per mantenere le “Lovely Ladies” di Percy non solo figurativamente, ma per migliorarne le prestazioni.

    Ovviamente c’è anche una scuola velica che insegna a sfruttarne al massimo le prestazioni.

    A Norfolk, c’è anche la sede della McLaren e poco lontano a Norwich la Lotus.
    Siamo nel cuore dell’ingegneria della velocità inglese.

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