Net-zero costa meno dei combustibili fossili. Lo dice il governo britannico

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Raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 costerà meno che restare dipendenti da petrolio e gas. È la conclusione del nuovo rapporto del Climate Change Committee (CCC), l’organismo che consiglia il governo britannico sulle politiche climatiche. Secondo l’analisi, uno shock dei prezzi dei combustibili fossili avrebbe un impatto economico molto più pesante sulle famiglie rispetto al percorso verso la neutralità carbonica.

Lo studio arriva in un momento di forte volatilità dei mercati energetici globali, con il prezzo del petrolio che negli ultimi giorni ha sfiorato i 120 dollari al barile, causa i timori di interruzioni delle forniture nel Medio Oriente. Un fatto che ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità delle economie occidentali alle oscillazioni dei combustibili fossili.

Regno Unito: bollette salate senza transizione

Secondo le simulazioni del Climate Change Committee, un nuovo shock energetico – con aumenti simili a quelli seguiti all’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 – avrebbe conseguenze pesanti sulle famiglie britanniche.
Se il Paese continuasse a dipendere fortemente da petrolio e gas, le bollette energetiche medie potrebbero aumentare fino al 59%. In un percorso equilibrato verso le emissioni zero, invece, l’aumento sarebbe limitato a circa il 4%.

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Il motivo è semplice: ridurre il consumo di combustibili fossili attraverso efficienza energetica, elettrificazione e sviluppo delle rinnovabili riduce l’esposizione alle fluttuazioni dei mercati internazionali.

Ecco perchè il Comitato giunge alla conclusione che la neutralità climatica entro il 2050 rappresenta la strada più economica” per il Regno Unito rispetto alla continua dipendenza dai combustibili fossili.

Verso Net-zero: ogni sterlina spesa, da 2 a 4 risparmiate

Il rapporto stima che il percorso verso il Net-zero comporterà al Paese un costo medio di circa 4 miliardi di sterline all’anno tra il 2025 e il 2050, pari a circa lo 0,2% del PIL annuo previsto.

In termini di investimenti, il sistema economico britannico dovrebbe mobilitare circa 26 miliardi di sterline l’anno, destinati a interventi come: efficientamento degli edifici, diffusione delle energie rinnovabili, elettrificazione dei trasporti e infrastrutture energetiche e di rete.

Tuttavia, questi investimenti sarebbero compensati in gran parte da risparmi annuali stimati in circa 22 miliardi di sterline, grazie alla riduzione dei consumi energetici e della dipendenza da combustibili importati.

Secondo il Comitato, per ogni sterlina spesa nella transizione climatica i benefici economici supererebbero i costi da 2,2 a 4 volte.

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Anche i danni climatici hanno un “peso”

Il beneficio più significativo derivante dal raggiungimento delle emissioni nette zero riguarda però i costi evitati dei cambiamenti climatici.

Il Climate Change Committee stima che i danni climatici evitati potrebbero generare risparmi tra 40 e 130 miliardi di sterline entro il 2050, grazie alla riduzione di fenomeni estremi come tempeste più intense o ondate di calore prolungate.

Se il riscaldamento globale raggiungesse un +2°C rispetto ai livelli preindustriali, i danni economici nel Regno Unito potrebbero costare tra il 2 e il 4% del PIL. In uno scenario ancora più severo, con un aumento di 4°C, le perdite economiche potrebbero raggiungere tra il 4 e il 10% del PIL ogni anno entro la fine del secolo.

Transizione: in UK ferve il dibattito politico

Le conclusioni dello studio arrivano mentre il Governo britannico si prepara a definire il nuovo “Carbon budget”, il piano che stabilirà i limiti legali alle emissioni di gas serra nei prossimi anni.

Storicamente questi bilanci sono stati approvati senza grandi difficoltà dal Parlamento. Tuttavia, questa volta il contesto politico appare più complesso. Alcuni esponenti conservatori e movimenti populisti sostengono infatti che l’obiettivo di zero emissioni nette rischia di pesare troppo sulle finanze pubbliche.

Il leader sovranista Nigel Farage ha recentemente promesso di ridurre gli investimenti legati al Net-zero se il suo Reform UK dovesse vincere le prossime elezioni. Come quelli sui programmi delle pompe di calore e le tecnologie di cattura del carbonio, sostenendo che questo permetterebbe di risparmiare 13,5 miliardi di sterline all’anno.

Da parte sua, il Governo ha ribadito il suo sostegno al raggiungimento dell’obiettivo di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050. Ma ha fatto un po’ marcia indietro rispetto alle promesse di investimento del passato.

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Rinnovabili e sovranità energetica contro lo shock prezzi

Per il presidente del Climate Change Committee, Nigel Topping, il contesto geopolitico attuale rafforza la necessità della transizione energetica. Secondo il dirigente, gli eventi internazionali dimostrano quanto sia rischioso continuare a dipendere da combustibili fossili importati e soggetti a forte volatilità dei prezzi.

La soluzione, sostiene il CCC, è accelerare lo sviluppo di energia pulita domestica, che può garantire maggiore stabilità economica e ridurre la pressione sul costo della vita.

Uno scenario che ovviamente riguarda da vicino anche l’Europa continentale, dove la crisi energetica del 2022 ha già dimostrato come rinnovabili, elettrificazione e efficienza energetica possano diventare non solo strumenti climatici, ma anche leve di sicurezza economica.

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