Anche nei Paesi simbolo dell’industria petrolifera qualcosa sta cambiando: negli Emirati Arabi Uniti è stato inaugurato un grande hub di ricarica rapida per EV in una delle principali arterie stradali del Paese. Un’infrastruttura da 60 colonnine che per dimensioni e visibilità va ben oltre la logica del progetto pilota.
Il nuovo impianto è stato realizzato da ADNOC Distribution, società legata al colosso energetico nazionale, ed è situato lungo la E11, l’autostrada che collega Dubai con altre aree chiave degli Emirati Arabi Uniti. L’hub ospita 60 stalli di ricarica DC fast charge ed è uno dei più grandi centri di ricarica rapida della regione.

Un’infrastruttura green per la rete autostradale
La collocazione non è casuale. La E11 è uno dei corridoi più trafficati del Paese e rappresenta un banco di prova ideale per testare la scalabilità della ricarica rapida su lunga percorrenza. Secondo ADNOC Distribution, questo hub è solo il primo tassello di un piano molto più ampio che punta a elettrificare quasi completamente la rete autostradale degli Emirati entro il 2027.
Un obiettivo ambizioso, soprattutto se letto alla luce della struttura del parco veicoli locale, storicamente dominato da SUV di grandi dimensioni e motorizzazioni tradizionali. Proprio per questo, la scelta di puntare su stazioni ad alta potenza lungo le highways suggerisce una visione di lungo periodo, orientata a rendere l’auto elettrica compatibile anche con gli standard di utilizzo più intensivi.

Gli Emirati e la strategia per la mobilità elettrica
L’iniziativa si inserisce nel quadro della National Electric Vehicles Policy degli Emirati Arabi Uniti. Durante l’inaugurazione, il sottosegretario per l’Energia e gli Affari Petroliferi del Ministero dell’Energia e delle Infrastrutture, Sharif Al Olama, ha sottolineato come l’espansione della rete di ricarica rapida sia centrale per ridurre i consumi energetici nel settore dei trasporti.
L’obiettivo dichiarato è particolarmente significativo: arrivare a una quota del 50% di veicoli elettrici sul totale delle auto circolanti entro il 2050. Un target che, pur lontano nel tempo, richiede decisioni infrastrutturali immediate, soprattutto in un contesto climatico e geografico complesso come quello mediorientale.

ADNOC, dal carburante alla ricarica
ADNOC Distribution gestisce oggi oltre 500 stazioni di servizio negli Emirati, più di 170 in Arabia Saudita e circa 240 in Egitto. Parallelamente alla rete tradizionale, l’azienda ha già installato quasi 370 punti di ricarica per veicoli elettrici sotto il marchio E2GO.
Per un operatore nato e cresciuto nel mondo dei carburanti fossili, l’investimento nella ricarica elettrica rappresenta una diversificazione strategica più che una semplice operazione di immagine. Non vuole abbandonare il petrolio nel breve periodo, ma si prepara a uno scenario in cui la domanda di elettricità per la mobilità diventa una nuova linea di business.
La svolta dei petrolieri?
Il progetto offre uno spunto interessante. Se anche un grande Paese esportatore di petrolio sceglie di investire massicciamente in infrastrutture di ricarica ad alta potenza, diventa difficile continuare a leggere l’elettrico come una transizione fragile o reversibile.
Sicuramente, la partita della mobilità elettrica si gioca ormai anche nei Paesi che, fino a pochi anni fa, sembravano avere meno incentivi a cambiare.
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Anche la Norvegia è un paese che esporta petrolio e nel quale si vendono quasi esclusivamente auto elettriche. Nessuna meraviglia. Il fesso non è chi vende il petrolio, ma chi lo acquista.
Con i soldi che hanno possono fare cio’ che vogliono…
Ho visto un filmato di piste da sci indoor con fuori 40 gradi…..cosa molto sostenibile per altro
Già un anno fa ho potuto notare con piacere e sorpresa colonnine di ricarica per EV in Oman.
A mie domande la risposta è stata duplice: la previsione della riduzione dei giacimenti petroliferi e la necessità di iniziare ad intervenire sulla protezione ambientale con contemporaneo sviluppo della rete fotovoltaica.