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MOTUS-E al Governo: la ripresa viaggia in auto elettrica

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Appello di MOTUS-E al Governo: la ripresa viaggia in auto elettrica. Rallentare la transizione elettrica del trasporto e indebolire o rinviare il processo di decarbonizzazione sarebbe il modo peggiore per affrontare la ripresa nel dopo coronavirus. Mentre si pianifica la “Fase 2” e si immagina la “Fase 3” l’Associazione MOTUS-E presenta la sua ricetta anti recessione in tre mosse:  stimolo alla domanda, sostegno all’infrastruttura di ricarica, supporto all’offerta. Nel dettaglio. Rifinanziamento e ampliamento del fondo Ecobonus. Fiscalità di vantaggio per le aziende che si doteranno di flotte elettriche. Incentivi per l’installazione delle ricariche domestiche e snellimento delle procedure per quelle pubbliche, in particolare sulle autostrade. Stimoli e supporto alle azienda della filiera. E uno stop a chi preme per un ritorno ai vecchi modelli di mobilità, sull’onda dell’emergenza economica (Leggi).

Nel comunicato diffuso oggi, l’Associazione che rappresenta gli stakeholder della mobilità elettrica si dice «consapevole del momento che sta attraversando il settore automotive» e del rischio di uno«sconvolgimento radicale dell’intera filiera». Perciò la risposta delle istituzioni deve essere «rapida ma anche lungimirante» e capace «non solo di salvare le imprese ma, anzi, di accrescerne la competitività nel contesto europeo e mondiale».

L’abbattimento dell’inquinamento nelle città e la decarbonizzazione dell’industria «non rappresentano più una scelta, ma una necessità e un’opportunità anche di tipo economico-industriale» rilanciando tutte le imprese coinvolte e creando nuove imprese e nuove professionalità.

Ecco nel dettaglio le proposte di MOTUS_E per la ripresa:

Uno stimolo della domanda

1. Percorrere la strada già tracciata, rafforzando l’Ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni. L’Ecobonus per i veicoli a zero e basse emissioni, introdotto con la legge di bilancio 2019, si è dimostrato uno strumento fondamentale nell’accelerare la transizione ad una mobilità più sostenibile, in particolare tra i privati. Per sostenere la ripresa di questo mercato dopo l’emergenza coronavirus è necessario incrementare i fondi dedicati all’Ecobonus, per evitare che gli esigui fondi stanziati per il 2020 e 2021 si esauriscano causando un ulteriore rallentamento del già fragile mercato. Stimiamo circa 200 milioni di euro necessari per il 2020 con consegne entro i primi 6 mesi del 2021 (+ 130 milioni rispetto all’attuale fondo).

2. Una cura shock per sostenere le piccole, medie e grandi imprese che decidono di
ripartire investendo in veicoli a zero e basse emissioni. Rivedere i meccanismi di deducibilità per le flotte aziendali e P.IVA, introducendo la possibilità per le aziende di dedurre, in caso di leasing, acquisto o noleggio di un veicolo a zero (0-20gCO2/km) e basse emissioni (20-60gCO2/km), rispettivamente il 100% e l’80% dell’ammortamento o del costo operativo del noleggio anche sulla componente IVA, alzando inoltre i costi massimi deducibili e azzerando le tasse sui fringe benefit ai dipendenti.

3. Decarbonizzare la logistica urbana, incentivando l’acquisto di veicoli da trasporto
merci elettrici. L’elettrificazione del c.d. “ultimo miglio” è uno strumento importante per la decarbonizzazione dei centri urbani. È necessario quindi stimolare la domanda di veicoli di trasporto merci a zero emissioni secondo uno schema progressivo: da 4.000 euro per i veicoli LDV da 0 a 1,5 ton a 14.000 euro per i veicoli LDV da 7,01 a 12. Allo stesso tempo, sarebbe utile creare uno schema di incentivo per le infrastrutture di ricarica dedicate ai veicoli commerciali.

Sostegno alle infrastrutture di ricarica

Enel X Juice Pole

1. Supportare la ricarica a casa e in ufficio, prevedendo per le infrastrutture private:
o agevolazioni fiscali per l’installazione o potenziamento del meccanismo di credito di imposta (da 50% a 65%) o rafforzamento delle agevolazioni per le imprese, estendendo il meccanismo a più di un’infrastruttura di ricarica per un massimo di spesa di 100 mila euro.

2. Costruire una rete nazionale efficiente e capillare, prevedendo per le infrastrutture
pubbliche: o semplificazione dell’iter per l’installazione, attraverso l’introduzione di un documento unico che unifichi le procedure di autorizzazione o piano di investimenti dedicato all’installazione di stazioni di ricarica ad alta potenza sulle autostrade, attraverso l’introduzione di obblighi a carico dei concessionari.

Supporto all’offerta

1. Creare, rendere vantaggiosi e diffondere strumenti di aggregazione per le PMI,
aumentando i vantaggi fiscali per gli investimenti alle imprese che aderiscono a contratti di Rete.

Montaggio ID.3

2. Prevedere sgravi fiscali e contributivi per l’assunzione di tecnici specializzati nel settore della mobilità elettrica ed estendere i programmi di formazione Industria 4.0 per la riqualificazione del personale, includendo le competenze dei lavoratori addetti ai processi produttivi, alla progettazione e fabbricazione dei prodotti, ma anche alle reti di vendita (concessionari) e assistenza post-vendita (officine).

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7 COMMENTI

  1. Ci sono evidenze scientifiche che la propagazione dei virus dipende anche dall’ inquinamento dell’aria in particolare da pm2,5 e pm10. Vedere studio dell’ università di Harvard e studio congiunto tra università di Bologna e Bari. Non è un caso che le regioni del nord Italia altamente antropizzate e industrializzate con clima avverso come la pianura padana e con tanti allevamenti intensivi sono le più colpite. Nelle stesse condizioni è la città di Wuhan dove tutto è cominciato, per questo la Cina ha lanciato un grande piano di decarbonizzazione con veicoli elettrici e in prospettiva a idrogeno. Se non fermiamo l’uso di combustibili fossili arriveremo prima del 2050 al punto di non ritorno.
    Ing. Antonio Saullo

  2. Ma stiamo scherzando con tutti i problemi che ci sono la prima cosa che eliminerei sono proprio gli incentivi per le auto elettriche.

      • Semplicemente perché l’Italia è un grande produttore di componenti meccanici nel settore dell’automotive che tra primo impianto e ricambi pesa il 15% del PIL.
        Quindi dopo l’attuale batosta, per le nostre industrie impegnate in questo settore, accelerare il passaggio dal termico e full eletric sarebbe un suicidio economico per il nostro paese. Per poi avere un basso vantaggio ambientale alla fine soprattutto se si parla di CO2.

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