Senza terre rare nei motori marini? Ci stanno lavorando a Huracan Marine, l’azienda veneziana di Franco Moro che produce propulsori elettrici e li esporta anche all’estero, in particolare in Ungheria sul lago Balaton. «I test al banco stanno dando risultati positivi; poi passeremo alle prove in acqua e stimiamo di poter arrivare sul mercato entro la fine del 2026».

Le prestazioni: «Una perdita accettabile»
Rinunciare alle terre rare comporta una perdita di efficienza, ma entro limiti controllati sottolinea Moro. «L’obiettivo è non perdere oltre il 20%. Se ho un motore da 40 kW e me ne fa ancora 30–32–35, è più che sufficiente. E soprattutto evito l’approvvigionamento delle terre rare».
Secondo Moro, la perdita percentuale resta costante indipendentemente dalla taglia del motore: «Puoi farlo su un motore da 1 kW o da 100 kW: il 10% è sempre il 10%. Non è che più grande è il motore, più perdi». La realizzazione non cambia: «La lavorazione è identica. La differenza sta solo nei materiali usati tra rotore e statore».
Prezzi: «Nessun aumento, possibile riduzione»
L’eliminazione delle terre rare non fa lievitare i costi secondo l’imprenditore veneziano. «Il prezzo finale per il cliente può rimanere uguale o ridursi. Sicuramente non va in salita», afferma Moro. Capitolo batterie: libertà di scelta. «Puoi usare qualsiasi tecnologia: litio, sodio o l’ idrogeno… basta che ci sia una fonte che fornisca elettricità. Il motore non cambia». Al momento i prototipi sono ancora al banco prova, come da tradizione aziendale: «Il grosso dello sviluppo lo facciamo al banco. Quando qui ottieni la percentuale di prestazione che ti aspetti, in mare ritrovi lo stesso risultato».
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Sui tempi di commercializzazione, Moro è cauto ma ottimista: «Se arriva una richiesta concreta da parte delle aziende, potremmo essere pronti già entro fine anno». Nel settore non mancano altri percorsi, ma secondo Moro molte strade alternative sono meno efficaci: «C’è chi prova a togliere il rame, ma che senso ha? È il miglior conduttore e non è un materiale critico. Altri puntano sui motori a riluttanza o sugli asincroni, che però sono più grandi, più pesanti e meno performanti».

Huracan Marine invece ha scelto un approccio diverso: «Il nostro è un motore sincrono di ultima generazione, con una configurazione che lo libera dal problema delle terre rare». Chiediamo i dettagli, ma Moro risponde: «Dobbiamo preservare il nostro lavoro di sviluppo e ricerca che va avanti da anni». Vedremo a fine anno il prodotto.
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Approfittiamo dell’incontro per chiedere a Moro del mercato elettrico a Venezia. In Laguna. «Oggi è abbastanza marginale. Però stanno cominciando i mezzi grandi: traghetti, motonavi, veicoli pesanti». Non sempre full electric ma prevalentemente ibridi, con la presenza contemporanea di due motorizzazioni: , l‘elettrica per il centro città e quella convenzionale per i tragitti più lunghi.
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