Microsoft ha centrato un traguardo storico: nel 2025 ha coperto la totalità del suo fabbisogno elettrico globale con energia rinnovabile. Avvicinando così il suo ambizioso obiettivo 2030 di diventare addirittura “carbon negative“, cioè sottrarre gas serra dall’atmosfera. In qualche modo lo sta già facendo una società informatica del New Jersey, Iron Mountain, che autoproducendo più elettricità verde dei quella che consuma il suo data center, potrà cedere le eccedenze alla rete agendo come una piccola centrale elettrica.
Un portafoglio da 40 GW di rinnovabili, tra i maggiori al mondo

In Italia Microsoft ha firmato finora 2 Corporate Power Purchase Agreements (CPPA) pluriennali e altri accordi di lungo termine per un totale di 1.223 MW di nuovi progetti rinnovabili. Tra questi il contratto con Enfinity per lo sviluppo di un impianto fotovoltaico da 33,8 MW AC.
Nei prossimi 5 anni amplierà la gamma di soluzioni carbon free, includendo impianti di cattura e stoccaggio del carbonio dall’atmosfera. Attraverso il Climate Innovation Fund da lei fondato l’azienda di Redmond ha investito 806 milioni di dollari in 67 investimenti.
In New Jersey il data center diventa una centrale elettrica “verde
Iron Mountain ha installato un impianto solare da 7,2 MW sul tetto del suo data center in New Jersey e ha siglato un accordo con Calibrant Energy per costruire e gestire un sistema di accumulo da 23 MWh a servizio della struttura. L’obiettivo dichiarato è di autoprodurre energia carbon free h24. Non solo autoproduzione, dunque, ma anche capacità di modulare i flussi energetici in tempo reale, trasformando il sito da semplice carico passivo a asset energetico flessibile.

Accumulo e fotovoltaico: il progetto di Iron Mountain
Il sistema di storage utilizza controlli in tempo reale per decidere quando accumulare energia e quando rilasciarla in rete o a supporto delle operazioni interne. Nei momenti di picco della domanda elettrica, l’energia immagazzinata può essere distribuita per ridurre la pressione sull’infrastruttura, contribuendo a evitare l’attivazione di ulteriore produzione da combustibili fossili.
In quest’ottica, i data center – tradizionalmente considerati grandi consumatori di energia, stabili e difficili da modulare – iniziano così a gestire l’elettricità come una leva strategica. Il modello build-own-operate proposto da Calibrant dovrebbe consentire ai clienti di ridurre i costi, migliorare l’affidabilità e accedere a soluzioni energetiche avanzate senza immobilizzare capitale.

Una risposta al boom energetico dei data center
Il progetto arriva in un momento in cui la crescita dei data center negli Stati Uniti sta mettendo sotto pressione la rete. Secondo le stime dell’Electric Power Research Institute (EPRI), entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a consumare fino al 9% della produzione elettrica statunitense, più del doppio rispetto ai livelli del 2023. Una traiettoria che preoccupa anche in Europa.
In questo scenario, l’integrazione tra fotovoltaico on-site e sistemi di accumulo rappresenta una risposta concreta per evitare di attendere anni per potenziamenti di rete e nuove linee di trasmissione. Replicare modelli come quello del New Jersey potrebbe contribuire a integrare meglio rinnovabili e carichi critici, rafforzando la sicurezza energetica e accelerando il percorso verso la neutralità climatica.
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