Metanodotto Snam in Sardegna, c’è chi dice no

Metanodotto Sardegna


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Eppur si contesta il metanodotto che Snam vuole costruire in Sardegna. Il fantasma mediatico – se ne parla poco o niente rispetto alle rinnovabili, sempre al centro dell’attenzione e della contestazione – incassa il primo voto contrario: quello del Consiglio comunale di Villacidro, che ha espresso il suo niet all’infrastruttura energetica. Arriva dopo la sostanziale bocciatura di Arera che, come abbiamo scritto, stima una pesante ripercussione sulle bollette dei sardi, visto lo sviluppo delle rinnovabili. Contrari anche gli industriali di Oristano. Insomma, l’opera è insostenibile economicamente e ambientalmente: il metano ha un potere climalterante molto superiore alla CO₂. Piace però alla Regione, che non ha mai brindato all’approvazione di un impianto rinnovabile e continua a spendere molte energie politiche sul metanodotto.

L’opposizione è motivata dal passaggio su terreni gravati da usi civici e sulle zone agricole.

Anche manifestazioni con poche decine di persone producono grande risalto mediatico quando si contestano gli impianti rinnovabili. Nonostante siano partiti gli espropri sul gas, invece, si assiste a un gran silenzio. La notizia si legge sul sito Sardinia Post, che spiega le ragioni del Consiglio comunale — voto all’unanimità — che nega l’attraversamento dei tubi nel perimetro comunale.

Metanodotto Sardegna
Il progetto di metanodotto per la Sardegna

Uno dei motivi è legato al fatto che il metanodotto attraversa terreni gravati da usi civici che, come riporta la testata, sono pertanto inalienabili, indivisibili, inusucapibili, in quanto la loro perpetua destinazione alle finalità agro‑silvo‑pastorali costituisce patrimonio della collettività villacidrese”.

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Sempre su Sardinia Post emergono le critiche dell’ente locale alla Regione. Parole forti: «Un livello del tutto insufficiente di informazione, partecipazione e coinvolgimento delle comunità locali interessate» e «non risultano adeguatamente definiti e illustrati i meccanismi di ristoro economico destinati ai proprietari e ai conduttori dei fondi interessati dall’opera, né risultano chiarite le eventuali misure compensative o di riequilibrio territoriale previste a favore delle comunità locali che subiranno gli impatti derivanti dalla realizzazione dell’infrastruttura».

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Da un lato la Regione — la presidente Todde è anche volata a Roma per chiedere aiuto a Meloni contro le rinnovabili — si straccia le vesti per le imposizioni statali, poi nega le informazioni alle comunità locali. E non si tratta di lotta politica, visto che il sindaco Federico Sollai è compagno di partito di Emanuele Cani, l’assessore regionale del Pd e grande sponsor del progetto firmato da Snam.

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Si potrebbe bypassare il territorio comunale, ma l’assessore — sempre su Sardinia Post — ammette che si potrebbero creare dei problemi. «Mi preoccupa la contrarietà a tutto. No al fotovoltaico, no all’eolico, no al nucleare, no al gas e no alle centrali a carbone. Vorrei capire in che modo risolvere il nostro fabbisogno energetico».

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Un ragionamento singolare, visto che il Partito democratico è contrario al carbone — solo in Sardegna sono ancora in attività le centrali— e al nucleare. È normale, quindi, l’opposizione. E anche sul gas solo se strettamente necessario, anzi bisogna ridurre la dipendenza. Il partito si spende per le rinnovabili a livello nazionale, poi a livello locale si vede di tutto: è questo il punto.

Metanodotto Sardegna
L’assessore regionale all’industria Emanuele Cani

«Certo, si potrebbe bypassare il territorio di questo Comune, ma noi abbiamo avviato un dialogo nel tentativo di trovare una soluzione che vada bene per tutti. Il diniego creerà una marea di problemi all’intero Medio Campidano. Un esempio? La Cermed (Ceramiche Mediterranee) di Guspini, dove lavorano più di cento persone, ha seri problemi legati al costo dell’energia. Non è l’unico caso, ovvio: dobbiamo semplicemente guardare in faccia la realtà e decidere cosa fare. Noi, come giunta regionale, lo stiamo facendo, ma abbiamo bisogno anche del sostegno della popolazione e delle amministrazioni locali».

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L’assessore richiama alle necessità delle imprese, ma anche in Sardegna esistono esempi di aziende — persino energivore come un cementificio — che hanno già decarbonizzato grazie alle rinnovabili. Ci riescono anche le acciaierie che puntano sulle rinnovabili.

Italia Nostra scrive al Ministero

Italia Nostra è contraria agli impianti eolici e fotovoltaici, ma rispetto ai tanti comitati e ai salvatori della patria contro la colonizzazione energetica ha una posizione discutibile, ma coerente. L’associazione ha depositato un atto di osservazioni al Ministero dell’Ambiente per chiedere la sospensione o il rigetto della procedura di verifica di assoggettabilità a VIA relativa alla “Derivazione per Portovesme e Allacciamento Eurallumina”, parte del più ampio progetto di metanizzazione della Sardegna.

Metanodotto Sardegna
Il tracciato del metanodotto sardo con i due tratti ipotizzati

Nel documento l’associazione contesta la prematurità della procedura, avviata mentre è ancora in corso la consultazione pubblica indetta da Arera, i cui esiti potrebbero ridimensionare o persino escludere la necessità dell’opera. Allo stesso modo, il metanodotto viene valutato separatamente dalla nave rigassificatrice (FSRU) a cui è funzionalmente legato, violando il principio – sancito dal Consiglio di Stato – che impone una valutazione integrata degli impatti cumulativi.

“Investire oggi in grandi infrastrutture fossili non risolve il problema del carbone, ma vincola la Sardegna a una nuova dipendenza dal gas“ sottolinea il segretario regionale Graziano Bullegas.

Il gas non è più un “ponte”, il carbone è stato prorogato al 2038

Il quadro normativo di riferimento, inoltre, è radicalmente mutato fa notare l’associazione: «Il DPCM 10 settembre 2025, che giustificava l’infrastruttura come ponte per l’abbandono del carbone entro il 2028, è stato superato dal “decreto bollette”, che proroga l’uso del carbone fino al 2038, facendo venire meno ogni urgenza». Bullegas cita anche Terna che «ha escluso la necessità del gas per la sicurezza elettrica della Sardegna nel medio periodo».

Metanodotto Sardegna
Una delle due centrali a carbone in Sardegna

Insomma il metano «non solo non risolve il problema del carbone, ma vincola l’isola a una nuova dipendenza dal gas, in controtendenza rispetto all’accelerazione europea verso l’abbandono dei combustibili fossili».  Pur nel sussurro minimo dei comitati contro le rinnovabili, c’è qualcuno che si oppone al metanodotto.

  • LEGGI anche: Sardegna, festival di bufale contro le rinnovabili e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (5)
    1. Sarà meglio che si sveglino i cittadini (e gli imprenditori) che siamo “alla canna del gas” ☠️

      Quest’ anno è raddoppiato di prezzo…e non potrà migliorare…

      La velocità con cui si avvicina il fallimento della nazione è molto più alta dello stravolgimento climatico che già ci sta colpendo duramente…

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