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Mestieri del futuro: il tecnico per le stazioni di ricarica

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(Credit foto: Dekra)

Mestieri del futuro: il tecnico per l’assistenza alle stazioni di ricarica per auto. Le colonnine non basta installarle, devono poi continuare a funzionare.

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Il punto sulla rete di ricarica in una slide di Motus-e.

Mestieri del futuro: le colonnine aumentano e….

Ogni anno si installano in tutt’Italia migliaia di colonnine per auto elettriche e ibride plug-in. Secondo l’associazione di riferimento, Motus-e, già a fine 2020 erano attive 19.324 colonnine presso 9.709 stazioni, ma già oggi quota 20 mila è stata superata. Colonnine di ogni tipo, in AC e in DC, con potetze che vanno da 7 a 350 kW. Le sole auto elettriche in circolazione sono già più di 100 mila e raddoppieranno entro fine 2021, con una proporzionale domanda di ricarica. Ma le colonnine sono oggetti che hanno bisogno di manutenzione, un lavoro che non può essere certo demandato a operatori improvvisati. Ed ecco che in tutto il mondo sta emergendo il problema di dove trovare personale in grado di curare non solo l’installazione, ma soprattutto l’assistenza. Dato che non c’è nulla che irriti l’automobilista in viaggio che arrivare alla colonnina in cui ha pianificato la sosta e accorgersi che è fuori servizio. Non solo per un guasto, ma anche per un atto vandalico, eventualità sempre più frequente in tempi come questi.

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Il titolo dell’articolo uscito su The Mobilist.

Non basta chiamare un elettricista: costa e spesso non risolve il problema

Ci sono Paesi in cui il tema è ancora più pressante, dato che l’auto elettrica è già molto diffusa. Come gli Stati Uniti, patria del fenomeno Tesla. All’affannosa ricerca di tecnici per le colonnine di ricarica ha dedicato un interessante articolo il sito The Mobilist. Scoprendo che è un lavoro da 80 mila dollari all’anno che non richiede lauree in ingegneria, ma solo un corso di formazione da una settimana. La conferma viene da Kameale Terry, co-fondatore e CEO di ChargerHelp, un’azienda di Los Angeles che forma e impiega questi specialisti. Terry si è accorto che c’è una bella nicchia di mercato su cui lavorare. Quando qualcosa va storto in una delle circa 25.000 stazioni di ricarica della California, viene spesso convocato un elettricista. Con una serie di problemi, a partire dalla difficoltò di trovarne uno libero, visti i tanti impegni. Per non parlare del costo, da 125 a 175 dollari l’ora con un minimo di quattro ore. E, cosa più importante, spesso non risolvono il problema, che magari è nel software e non nell’impianto elettrico.

Mestieri del futuro: serve formazione, la richiesta c’è

Finora ChargerHelp ha formato circa 60 tecnici certificati, anche per altre società. Direttamente ha fornito assistenza a un migliaio di stazioni di ricarica. Ma il business sta crescendo e ChargerHelp si sta espandendo in altri cinque stati: Colorado, Florida, New York, Texas e Washington, con 5.000 stazioni da seguire. Il suo punto di forza, scrive The Mobilist, è che i suoi tecnici intervengono presso le stazioni entro un giorno o, per una tariffa premium, entro un’ora. L’attrezzatura diagnostica non esiste ancora. I tecnici sono addestrati per risolvere manualmente i problemi, leggono i codici di errore che la colonnina segnala emette girandoli a un ufficio centrale. E in Italia? Dedicheremo un prossimo articolo alla situazione nel nostro Paese: bisogna prepararsi subito per le opportunità di lavoro che si stanno aprendo. Senza piangersi troppo addosso su mestieri che, purtroppo, oggi non “tirano” più.


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5 COMMENTI

  1. Giustissimo, senza piangersi troppo addosso come dite voi, cosa di cui molti sono assolutamente specialisti
    Problema da risolvere sarebbe l’occupazione dello spazio riservato per la ricarica, occupato abusivamente, e di cui avete solo accennato. Ma i legislatori continuano, come dice la canzone di Petrolini del 1933 Tanto per cantà a ” rintontonirci de bugie” e a pensare più agli affari loro che ai nostri. Non so se questa ultima parte sarà accettata se volete toglietela, rimane però una situazione che ora non è da allarme rosso, ma lo diventerà entro poco, occupano i posti per i disabili, figuriamoci quelli per la ricarica !!!!

  2. Caro Massimo, hai ragione, con il sistema di controllo, collegato alla polizia, sarebbe tutto a posto: in un mondo perfetto! Hai mai provato a telefonare alla polizia, chiedendo soccorso? Vieni il più delle volte fiondato da un ufficio all’altro. Ho scritto per Espansione, quando faceva parte di Sperling più di 70 pagine in un anno e mezzo, sulle infrastrutture, poi ho smesso con quelle tematiche, perché i mesi passavano e non succedeva NIENTE, mi sono sentito preso in giro, ancor di più, di far parte dei complici di un sistema più che altro autoreferenziale. Vedremo nel corso di quest’anno, se la situazione cambierà VERAMENTE, la strada l’avete indicata voi, è segnata

    • Caro Tealdo, io abito a Bologna e ti assicuro che qui le multe “da remoto” fioccano a go go. ZTL, una buona dose di semafori videosorvegliati e alcuni autovelox sapientemente piazzati dove anche un cieco potrebbe fare più dei 50 km/h, non lasciano scampo. Fanno persino le multe per divieto di sosta “a strascico”, filmando tutte le auto parcheggiate a lato strada. Credo che i comuni non pererebbero la ghiotta occasione di far cassa con poco sforzo anche negli stalli per la ricarica. Cosa ne dici?

  3. A Milano purtroppo non è così, ci sono molti tratti in città dove con le multe potrebbero raddrizzare il bilancio comunale. Ho una Peugeot 308 con programmatore di velocità per cui è facile programmare quella giusta e in molti tratti vengo sorpassato da auto che sfrecciano molto più veloci.

    Vedo spesso su Facebook il giudice Caprio e negli USA basta sforare di poco che ti beccano, io stesso ho rischiato una multa nell’Oregon per eccesso di velocità, il poliziotto Mr Weiss mi ha visto a più di 1 miglio , ci siamo messi a parlare, fuori dall’auto (proibitissimo) e abbiamo “fraternizzato” con mia moglie e mio figlio che pensavano: ora gli sparano, non mi ha multato. Al ritorno l’ho visto che stava multando. Mi aveva detto: becco un sacco di italiani e tutti vanno più veloci del dovuto, deve essere una malattia speciale! Mi sono fermato e l’ho salutato, da allora sto più attento.

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