L’Unione Europea e la Cina sono tornate a negoziare un possibile sistema di prezzi minimi per le auto elettriche prodotte in Cina, come alternativa ai dazi introdotti nell’autunno 2024. In parallelo, Pechino stringe le maglie sul fronte interno con nuove linee guida sui comportamenti di prezzo dell’industria automobilistica. Si tratta di due dinamiche diverse ma strettamente connesse, che potrebbero avere effetti rilevanti anche sul mercato europeo e italiano.
UE-Cina negoziano: quote di import e prezzo minimo per le EV?
La ripresa del dialogo tra Bruxelles e Pechino è stata confermata dal Ministero del Commercio cinese, che ha accolto positivamente il ritorno a un confronto basato sul negoziato anziché sulle misure punitive. L’ipotesi di sostituire i dazi con impegni sui prezzi minimi di importazione era già emersa nella primavera del 2025, ma si era rapidamente arenata. Ora, secondo quanto trapelato, i colloqui dovrebbero proseguire nelle prossime settimane, anche se restano forti incertezze sull’esito.
A dare una mano a riaccendere il confronto è stato anche il “caso” Volkswagen. La Commissione Europea ha recentemente avviato una revisione dei dazi anti-sussidio applicati ai veicoli elettrici prodotti in Cina dal gruppo tedesco, valutando la possibilità di sostituirli con un accordo individuale su quote e prezzi minimi.

Il caso simbolo è quello della Cupra Tavascan, prodotta nello stabilimento VW Anhui in Cina e destinata anche al mercato europeo. Attualmente il modello è soggetto a una tariffa complessiva del 30,7%, che somma il dazio base del 10% a una sovrattassa del 20,7% legata alle presunte sovvenzioni. Seat ha confermato che la proposta sul tavolo prevede un tetto annuo alle importazioni e un prezzo minimo, senza però fornire dettagli.
Dal punto di vista europeo, il tema resta delicato: finora Bruxelles ha accettato meccanismi di prezzo minimo solo per materie prime, non per prodotti complessi come le automobili, ritenendo tali strumenti insufficienti a compensare l’effetto degli aiuti di Stato.
Pechino, nuove regole sui prezzi per i prodotti nazionali
Mentre all’estero cerca una via negoziale, la Cina interviene sul proprio mercato interno. La State Administration for Market Regulation (SAMR) ha pubblicato una bozza di linee guida sul comportamento dei prezzi nel settore auto, con l’obiettivo dichiarato di garantire concorrenza leale, tutelare i consumatori e stabilizzare la filiera.
BYD, leader cinese dell’elettrico, ha subito dichiarato che si atterrà alle nuove regole, rafforzando i propri sistemi interni di gestione e controllo dei prezzi. L’azienda ha sottolineato l’impegno a evitare pratiche scorrette, frodi o guerre di prezzo aggressive, proponendosi come riferimento per l’intero comparto. Posizioni analoghe sono arrivate anche da Nio, GWM e Xpeng, a conferma di un orientamento condiviso.

Effetti potenziali anche per l’Europa
Le nuove regole potrebbero portare a una maggiore standardizzazione dei listini in Cina, limitando sconti improvvisi e differenze eccessive tra canali di vendita. Per i grandi Gruppi questo significa più controllo e trasparenza, mentre per i costruttori più piccoli potrebbero aumentare i costi amministrativi. In prospettiva, un mercato cinese più regolato sui prezzi potrebbe rafforzare la tesi di Pechino secondo cui la competitività dei propri marchi non dipende solo dai sussidi.
Per l’Europa, il quadro resta aperto. Non è ancora chiaro se e come i veicoli elettrici cinesi – o quelli prodotti in Cina da marchi europei – potranno entrare nel mercato UE a condizioni più prevedibili. Quel che è certo è che la partita non si gioca più solo sui dazi: prezzi, regole e trasparenza stanno diventando strumenti centrali di una nuova fase del confronto industriale sull’auto elettrica.
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