Gli Stati Uniti accelerano sui magaimpianti solari con un mix di automazione, grandi investimenti industriali e nuovi impianti rinnovabili. Dalla robotica per costruire parchi fotovoltaici 24 ore su 24 ai piani di produzione su scala giga di Tesla, fino ai progetti industriali come quello di LEGO: L’industria americana prova a ricostruire una filiera domestica nelle fonti rinnovabili. le ragioni dell’economia, insomma sembrano prevalere sull’ostracismo della Casa Bianca.
La corsa è guidata da una nuova urgenza: l’aumento della domanda elettrica legata ad AI, data center ed elettrificazione, che sta spingendo il sistema energetico americano verso una trasformazione accelerata.
Robot e AI: la nuova frontiera dei cantieri solari
La novità più interessante arriva dal cantiere: la startup californiana Terabase Energy ha lanciato Terafab V2, un sistema robotico in grado di costruire impianti fotovoltaici su larga scala in modo automatizzato.
Il sistema funziona come una fabbrica mobile sul campo, combinando robot, software e intelligenza artificiale per assemblare e installare moduli con cicli di pochi minuti. Operando in continuo, può arrivare a oltre 20 MW installati a settimana per linea, riducendo tempi e costi di costruzione.

Il punto chiave è superare uno dei principali colli di bottiglia del settore: la carenza di manodopera e la lentezza dei cantieri. Automatizzare significa anche migliorare sicurezza e qualità, oltre a ridurre il costo dell’energia prodotta.
Un tema che riguarda anche l’Europa: la velocità di installazione, unita alla sburocratizzazione dei processi autorizzativi, sarà decisiva per centrare gli obiettivi climatici. E soluzioni di questo tipo potrebbero diventare rapidamente standard anche nei grandi progetti europei.
Tesla rilancia: 100 GW “made in USA” (ma con macchine cinesi)
Sul fronte industriale, il segnale più forte arriva da Tesla. L’azienda starebbe negoziando 2,9 miliardi di dollari di macchinari solari con fornitori cinesi per costruire una capacità produttiva da 100 GW negli Stati Uniti entro il 2028.
Un piano enorme: per dare un ordine di grandezza, significherebbe produrre ogni anno più del triplo delle installazioni annuali statunitensi di pochi anni fa. Dietro questa strategia non c’è solo la transizione energetica, ma anche la necessità di alimentare data center e infrastrutture AI, sempre più energivore.

Tuttavia emerge una contraddizione strutturale: per costruire una filiera domestica, gli USA devono ancora affidarsi alla tecnologia cinese. I macchinari – esclusi dai dazi proprio per mancanza di alternative – restano un punto critico.
Industria e rinnovabili: il caso LEGO
Anche LEGO sta costruendo un grande impianto fotovoltaico nel suo nuovo stabilimento in Virginia. Il sito includerà oltre 40mila pannelli a terra e sui tetti, per una capacità complessiva di circa 28 MW. L’obiettivo è coprire interamente i consumi energetici con fonti rinnovabili.
Il quadro che emerge è quello di un’America che prova a recuperare terreno nel solare, puntando su tre leve:
- automazione dei cantieri per accelerare la diffusione degli impianti
- mega-investimenti industriali per riportare la produzione in patria
- integrazione tra energia e industria digitale (AI, data center)
La dipendenza tecnologica dalla Cina resta un nodo centrale, così come la capacità di trasformare annunci ambiziosi in produzione reale – un punto su cui Tesla, storicamente, ha spesso mostrato difficoltà.
Uno snodo fondamentale per ogni progetto di transizione energetica è lo stoccaggio dell’energia intermittente e non programmabile prodotta dalle fonti rinnovabili. E su questo fronte il predominio cinese non solo resta, ma addirittura si rafforza. Secondo un’analisi riportata da Nikkei Asia , i produttori cinesi di batterie rappresentano circa il 70% del mercato globale. Nel 2021 le quota non superava il 50%.
Il futuro delle batterie lo scrive l’Asia. All’Europa resta il riciclo (forse)
Al vertice di questa gerarchia, CATL (Contemporary Amperex Technology Co. Ltd.) rimane il leader indiscusso con il 37% del mercato, seguita da BYD. Il gruppo ha registrato un utile netto record di 72,2 miliardi di yuan (circa 9 miliardi di euro) nel 2025, in crescita del 42% rispetto all’anno precedente. Più in generale, le aziende cinesi dominano le classifiche, occupando sei delle prime dieci posizioni a livello mondiale tra i produttori di batterie in termini di capacità installata. Coreane e giapponesi perdono quiote di mercato.
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Come già facevano in Cina.
Ed in Europa?
noi li faremo di LEGO … ma coi mattoncini di plastica colorata…